«Non sei più mia figlia. Chi è lui? Da dove viene? Mi vergogno di te. Vai a vivere nella casa della nonna. E smetti di fare la ragazzina: impara cosa significa essere responsabile delle tue scelte.»
Giulia, hai sentito? Sono arrivati uomini nuovi in città per aiutare i nostri. Andiamo stasera al circolo? disse Martina con un sorriso sfrontato, sprofondando nella poltrona della cucina.
Martina, ma sei matta? E con chi lascio Davide, il mio bimbo? Lo porto lì, magari come mascotte? rise piano Giulia.
E se chiedessimo a zia Pina? suggerì Martina con una punta di speranza.
Giulia alzò le spalle sconsolata.
Lascia perdere Pina ancora non mi ha perdonato per la nascita di Davide. Lei voleva che sposassi Lorenzo, e invece io sono partita per Roma e ho mancato pure lesame dingresso. Son tornata col pancione, pensa che figura. Non mi rivolse parola per un anno! Solo da due mesi mi saluta. Vai tu, magari trovi qualcuno che ti piace davvero.
Martina sospirò.
Sì, vado con Francesca, allora. Domani ti racconto tutto.
La sera, quando Davide dormiva già nel suo lettino, Giulia uscì fuori sul terrazzo. Dal centro del paese arrivava il ritmo della musica e i cori dei giovani. Si strinse nello scialle, chiuse gli occhi e immaginò la sala del circolo: Martina sicuramente avrà indossato di nuovo il vestito a righe tigrate! Quella volta le avevano detto che somigliava a una farfalla di carnevale Sorrise appena, poi tornò triste in casa.
***
La mattina dopo, il sole era appena sorto che Martina si precipitò da Giulia. Sfortuna volle che la madre di Giulia Teresa fosse passata in visita. Giulia accennò di tacere, mettendo un dito alle labbra, ma con Martina figurati
Peccato che non ceri! Cerano ragazzi da urlo! Uno, Marco, mi ha pure accompagnata a casa, simpatico, fa battute E stasera mi rivedo con lui, sbottò fuori tutto in un soffio.
Teresa la fulminò con lo sguardo:
Sicuro che non sia sposato?
Martina fece spallucce.
Non lo so, mica gli ho chiesto la carta didentità. E se anche fosse, almeno avrò qualcosa da ricordare.
Ragazze, che vi passa per la testa? Guarda là Lorenzo, che bel ragazzo! Giulia ha buttato via la sua occasione, ma tu, Martina, potresti ancora farlo rinsavire, sintromise zia Pina, rincarando la dose.
Ma dai, zia Pina! A chi serve uno come Lorenzo? E poi la madre sua lasciamo perdere, meglio da sole sbuffò Martina.
Si voltò a Giulia:
Però un tipo ieri Mamma mia, affascinante, davvero! Tutte lo guardavano, ma lui niente, lì coi suoi amici, e poi via da solo. Neppure un ballo, si capisce?
Fu allora che successe limpensabile. Zia Pina, pensierosa, suggerì:
Giulia, vai anche tu al circolo. Di Davide mi occupo io. Chissà, magari incontri uno serio, per bene. A tuo figlio serve un padre, ma, mi raccomando: lascia stare quelli già impegnati, hanno il fiuto per le donne sole. Capito?
Giulia annuì incredula, e, superata dallemozione, abbracciò la madre.
Dai va, smetti, vai pure borbottò Teresa, nascondendo un sorriso.
***
Quella sera, Giulia indossò il suo vestito più bello e raggiunse le amiche, ridendo tra una chiacchiera e laltra, felice come non le capitava da tempo.
Eccolo, il misterioso! Di nuovo qui! sussurrarono le ragazze.
Giulia si voltò. Quando lo vide, le tremarono le ginocchia. Distolse subito lo sguardo e disse a bassa voce a Martina:
Forse torno a casa Davide avrà già pianto tre volte.
Martina la guardò incredula:
Ma sei fuori? È la prima volta che riesci a venire, e già te ne vuoi andare? Neppure un ballo?
Giulia fu irremovibile:
Vado. Lì cè il tuo Marco, non morirai di noia e savviò verso luscita.
Poco prima di varcare la porta, una mano le afferrò il polso.
Vuoi ballare? le chiese una voce gentile.
No, non so ballare, sussurrò Giulia, cercando di liberarsi.
Ma il ragazzo insistette:
Solo un ballo, te lo chiedo per favore.
Si girò, e quando lo riconobbe il cuore mancò un battito: era lui, il ragazzo degli occhi chiari, quello che non avrebbe mai smesso di pensare. Per fortuna, lui non laveva riconosciuta. Così si rassicurò e sorrise.
Va bene Ma solo uno, sono di fretta.
Si lasciò trasportare dalla musica. Lui, ironico:
Immagino che tuo marito sia geloso
Non sono sposata, rispose lei, secca.
Allora ho una possibilità? sussurrò, con quella faccia impunita che la faceva ridere e tremare.
Giulia si staccò di colpo.
Nemmeno per sogno, e scappò via, occhi lucidi, fuori nella notte.
Camminando verso casa, le lacrime scendevano a fiotti. Lei non lavrebbe mai dimenticato: lamore improvviso di un viaggio. E lui? Neppure la riconosceva.
***
Si erano conosciuti su un Intercity per Napoli. Giulia, triste per lesame fallito, tornava al paesino in provincia di Avellino; lui, diretto dai genitori. Aveva provato a tirarla su di morale:
Sono Massimo, ma chiamami pure Max. O Massi, come mi chiama la nipotina. Tu invece sei?
Giulia silluminò:
Chiamami pure Giulia.
Giulia, nome da regina la guardò serio, stringendole la mano.
E pian piano aveva confessato la delusione universitaria; la madre che non le avrebbe perdonato mai quellerrore. Massimo sorrise:
Torna questinverno, riprepara tutto, e riprova! le consigliò.
Davvero potrei farcela Grazie!
Poi lui, allimprovviso:
Lo sai che sei bellissima?
Giulia arrossì:
Ma smettila Normale, sono solo una come tante. Ma grazie ancora.
Massimo si avvicinò, e la baciò allimprovviso. Dopo, i ricordi si confondevano: imbarazzata, emozionata e tremante, lo vide scendere alla fermata dopo. «Ti troverò, promesso.» Solo che non aveva nemmeno chiesto lindirizzo.
***
Qualche mese dopo, Giulia si accorse di aspettare un bambino. La madre, sconfitta, le disse con voce severa:
Non sei più mia figlia. Non mi dire neppure chi è, mi fai vergognare. Prendi la roba e vai a vivere nelle stanze della nonna. E così imparerai cosè la responsabilità.
Fino al parto, Giulia trovò lavoro nella biblioteca comunale, e resistette fino alla maternità. Ad aspettarla fuori dallospedale cera solo Martina. La madre non cera. Solo quando Davide compì cinque mesi, Teresa ricomparve.
Non ci somiglia, fu il suo gelo.
Col tempo però veniva più spesso, portando al nipote dei giochi di legno.
Una sera, tornata presto dal circolo, la madre domandò:
Sei già qui? Niente di interessante, immagino. Comè Davide?
Sta dormendo, rispose Teresa, Ora vado.
Appena chiuse la porta, Giulia, stremata, provò a dormire a sua volta. Verso lalba, sonnolenta, provò a dare la pappa a Davide. Lui, capriccioso, non voleva mangiare.
Dai, Davide, se vuoi diventare forte come il tuo papà lui sì che è forte!
Da dietro una voce le interruppe il sogno:
Parli di me? Sono onorato. E questo, allora, è mio figlio?
Giulia lasciò cadere il cucchiaino e si girò: era Massimo, con un sorriso.
Lavevo detto che ti avrei trovata. Non immaginavo avessimo già un figlio! Quella volta, nel treno, nemmeno chiesi dove abitassi. Ma forse era destino, che dovevamo ritrovarci, disse, facendosi buffo davanti a Davide.
Il piccolo scoppiò a ridere.
Il mattino dopo, Teresa sorprese Giulia con negli occhi una luce nuova, e Massimo che sollevava suo nipote come fosse il tesoro più bello del mondo.
È lui? chiese, piano.
Sì, mamma, rispose Giulia, e sorrideva finalmente senza paura.
Teresa tese la mano a Massimo:
Mi chiamo Teresa Ricci. Ti avviso: sarò una suocera difficile, e non perderò di vista come farai il padre.
Massimo strinse la mano e annuì solenne.
Ricevuto, signora.



