E adesso vivrà con noi?” – chiese a sua moglie, guardando il figlio…

E adesso vivrà con noi? chiese al suo marito, fissando il figlio. Vera Bianchi, appena rientrata a casa a Milano, rimase davvero sorpresa nel vedere il giovane. Dario, da due anni separato dalla moglie, abitava in un appartamento a Napoli e si incontravano al massimo un paio di volte al mese, sempre nel weekend. E ora, durante una settimana lavorativa, era tornato.

Qualcosa è successo? domandò Vera, invece di salutare.

Non ti fa piacere vedermi? cercò di scherzare Dario, ma davanti allo sguardo severo della madre rispose: Sì, ho lasciato Lidia.

Cosa intendi per lasciato? chiese la madre, con tono rigido.

Con il suo carattere duro, Vera non amava scherzare. Il lavoro in un centro di detenzione per minorenni le aveva lasciato un po’ di amarezza.

Beh ci siamo arrabbiati, mormorò Dario, cercando di far capire che non voleva parlare di più.

E allora? lo fissò negli occhi: Vuoi venire a cercarmi ogni volta che litighi con tua moglie?

Divorziamo! sbottò Dario.

Vera continuava a guardarlo, gli occhi chiedevano spiegazioni. Dopo un sospiro, Dario aggiunse:

Lei vuole che io faccia anche le faccende di casa, ma io torno dal lavoro già esausto.

E tu, sei così disposto a soccombere? replicò la madre, senza sostenerlo.

Anche lei mi ha detto la stessa cosa. Io le ho risposto che la donna è la custode del focolare e dovrebbe occuparsi delle faccende domestiche.

E dove hai trovato questa assurdità? chiese la madre, perdendo la pazienza.

Era stanca dopo il turno, voleva una doccia, rilassarsi, cenare con il marito, e invece ecco Dario con le sue idee da cavaliere medievale. Aveva vissuto tutta la vita con il marito, condividendo lavoro, casa e figli, senza separare i ruoli. E ora, guarda caso, un UOMO in casa!

Ti chiedo! urlò la madre, al punto che se non fosse stato uomo, sarebbe stato imbarazzato. Da dove ti è venuta questa brillante idea? Lui ha diviso i compiti! E tu? Stai già stanco di zappare? Voi due lavorate entrambi e siete entrambi provveditori. Allora le faccende di casa devono essere fatte insieme. O le hai convinta a lasciare il lavoro per stare a casa? No? Allora smettila di fare il saputello! Hai mai visto noi due litigare per le pulizie? No, perché sappiamo tirare la carrozza insieme.

Nel frattempo, il padre, Giovanni Bianchi, rientrò dal lavoro e, vedendo il figlio, chiese:

È successo qualcosa?

Anche le domande sono le stesse, pensò Dario, e rispose a voce alta:

Stiamo divorziando da Lidia.

Che scemo, commentò il padre, e si diresse verso la cucina con una borsa della spesa da 30.

Giovanni, il nostro figlio è un tontolone, disse Vera al marito, spiegando il motivo della lite.

E allora vivrà adesso con noi? chiese Giovanni alla moglie, poi rivolgendosi al figlio:

Sai che la parola coniuge deriva da compagno di tiro? Il compagno di tiro è chi tira lo stesso carro con il proprio partner. Perciò le responsabilità familiari devono essere condivise. Se uno si tira indietro, laltro deve trainare due volte. Alla fine o uno si rompe o il carro si rompe.

Dario rifletté, ma il risentimento verso Lidia non lo lasciava. Sperava di trovare sostegno nei genitori, ma loro sembravano contro di lui. Continuarono a parlare di Dario senza guardarlo. Giovanni scaricò la spesa, Vera la sistemò, mostrando chiaramente che Dario era di troppo e non avrebbero fatto da babysitter.

Dario osservava quellidillia familiare, senza capire come fossero così duri fuori ma, insieme, si comportassero come conigli.

Allora perché stai lì fermo? Vai a fare la pace con la moglie! ordinò il padre. Smetti di pensare a chi deve a chi! Dovete proteggervi e aiutarvi a vicenda, è tutto. Ora andate, io e tua madre abbiamo le nostre cose da fare.

Dario uscì sconvolto, non era quel tipo di accoglienza che si aspettava. Però il risentimento verso Lidia si era placato, capì che anche lui aveva sbagliato, aveva litigato per nulla. E alla fine capì una cosa: voleva costruire una famiglia felice come quella dei suoi genitori.

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