Ginevra Bianchi e Vincenzo Rossi stavano preparando il loro matrimonio. Si frequentavano da un anno e mezzo, e alla fine Vincenzo le aveva chiesto di sposarlo. Ginevra, senza batterci nemmeno un attimo di dubbio, aveva accettato. Iniziarono subito i preparativi.
«Il testimone sarà Pietro, il mio amico dinfanzia», annunciò Vincenzo con tono deciso, e poi aggiunse: «E la testimone? Deve essere una bella ragazza, Pietro non ha gusto per i brutti volti». Ginevra non colse la battuta del futuro sposo e rispose al volo: «Che ne dici se prendo come testimone Lucia?».
Vincenzo ingoì il suo panino e la fissò perplesso: «Ma sei davvero fuori di testa? Un uomo come testimone?». «Lui è il mio miglior amico, non ho bisogno di altre amiche», ribatté Ginevra con un sorriso di sfida.
Per Vincenzo, Lorenzo De Luca era come una sciarpa rossa per un toro: non poteva farci nulla. «Non riusciva a trovare unaltra amica donna, è sempre in giro con questo Lorenzo: vanno a fare la spesa insieme, studiano insieme, sono ovunque». Ginevra e Lorenzo si erano conosciuti al primo anno di università, ma Ginevra non aveva mai visto in lui nulla di più di un compagno di corso. Anche Lorenzo le diceva sempre che lei per lui era solo unamica.
Tutti gli amici non smettevano di scherzare: «Ginevra e Lorenzo sono le migliori amiche del mondo». Quando Ginevra presentò Lorenzo a Vincenzo, questultimo lo prese subito di mira. Lorenzo era sempre educato con Vincenzo, ma Vincenzo non perdeva occasione per fare battute sgarbate o per superare i limiti della buona educazione. Spesso Ginevra doveva rimproverare il futuro sposo, ma lo amava così tanto da perdonarlo sempre.
Durante i preparativi, Lorenzo era sempre al suo fianco: laiutava a scegliere il bouquet, lo accompagnava alle prove da sarta. «Che cosa? Lo sposo non può vedere il vestito da sposa prima del grande giorno, ma al testimone sì», scherzava Ginevra con le amiche. Alla fine, la testimone fu Annalisa, conosciuta dallo stesso primo anno di università. Annalisa però non poteva aiutare molto con i preparativi, perché doveva prendersi cura della madre malata. Le due amiche chiacchieravano per ore, ma Annalisa non aveva tempo per accompagnare Ginevra in negozio.
Mancava solo una settimana al matrimonio, quando il volubile Vincenzo annunciò a Ginevra di aver trovato una nuova fiamma e di aver annullato le nozze. Ginevra cercò di ragionare con lui, disperata: «Tutti gli inviti sono già stati spediti, le decorazioni pronte, come faccio a guardare negli occhi i parenti?». Vincenzo rimase irremovibile, le fece gli auguri di felicità e la bloccò sul suo cellulare.
Ginevra trascorse tutta la giornata a piangere sulla spalla di Lorenzo. «Come ha potuto? Cosa faccio adesso?», singhiozzava. Lorenzo le accarezzava la testa, la stringeva in un abbraccio e la consolava. «Ho unidea!», le sorrise. «Che ne dici se divento io il tuo sposo?». Ginevra, sorpresa, smise di piangere e lo guardò. «Tu? Ma noi siamo solo amici!». «E allora? Sono il tuo amico di cuore, non ti farò mai del male. Con me sarai al sicuro come dietro un muro di pietra», promise Lorenzo, aggiungendo: «E Vincenzo, se lo scopre, morirà dal geloso».
«Ma come faremo con lufficio di stato civile? Il matrimonio è fra cinque giorni», chiese Ginevra. «Non ti preoccupare, sistemerò tutto. Una cara amica di mia madre lavora allanagrafe», rispose Lorenzo.
Il matrimonio si svolse alla perfezione, proprio come aveva sognato Ginevra. Lunico inconveniente fu che gli invitati continuavano a chiamare Lorenzo Vincenzo. Lui rideva bonariamente e correttamente correggeva gli errori. La prima notte di nozze, però, non ci fu alcuna sceneggiata romantica: Lorenzo era timido e Ginevra non riusciva nemmeno a immaginare qualcosa di più.
«Niente, me la caverò», pensò Lorenzo, stringendo la sposa addormentata.
Ventanni dopo, Lorenzo sedeva sulla terrazza di casa al mare, a colazione. Amava alzarsi presto per respirare laria fresca e osservare il suo orto. In un angolo fiorivano i garofani che Ginevra aveva piantato. In un altro, i rami di un melo, che Lorenzo aveva piantato qualche anno prima, erano già carichi di mele. Dal cielo cantavano gli uccelli, e il sole estivo scaldava dolcemente.
Sotto le loro finestre, la famiglia si stava svegliando. Ginevra iniziò una sessione di yoga nella camera da letto, accompagnata da una musica leggera. La loro figlia di quindici anni, Valentina, accese di nuovo le canzoni del suo idolo e cantò a squarciagola sotto la doccia. Il figlio di diciannove anni, Matteo, scese sulla terrazza e si sedette accanto al padre per colazione.
«Perché sei così affranto? Ti alzi così presto, non ti alzi mai prima delle undici al villaggio», gli chiese Lorenzo. «Papà, non ho dormito tutta la notte. Ho un problema: mi piace una ragazza della mia stessa classe, ma mi ha detto subito che vuole solo amicizia. Che devo fare? È davvero impossibile?».
«Non è vero, figliolo. A volte le cose vanno diversamente. Ti racconterò il mio segreto: lamico di cuore. Anchio, alluniversità, sono stato innamorato senza ritorno di una ragazza».




