Per quale sorte le toccò una vita così strana
Anno dopo anno, crescendo, Giulia si convinceva che mai avrebbe vissuto come sua madre, Benedetta. Benedetta era ancora una donna giovane, ma il viso segnato la faceva sembrare molto più vecchia. Colpa di suo marito, Lorenzo, sempre ubriaco.
Giulia aveva diciassette anni. Dopo il liceo non aveva scelto di proseguire negli studi per paura di lasciare la madre sola. Ci avrebbe messo anni a trovarne il coraggio, e intanto restava, pietosa verso la madre. Se fosse scappata, chi avrebbe messo il ghiaccio sui lividi? Chi le avrebbe passato lacqua?
Quella sera, il padre era tornato ancora ubriaco e si era lasciato cadere sulla sedia della cucina. Benedetta, in silenzio, gli mise davanti una scodella di minestrone, ma subito la vide volare e spaccarsi al suolo, sfiorandola appena.
Basta con questo minestrone, ringhiò Lorenzo, con gli occhi spiritati.
Giulia saltò ad aiutare la madre a raccogliere i cocci. Passando, Lorenzo colpì Benedetta al ginocchio. Poi attraversò la stanza, rivolgendosi a Giulia:
Domattina presto andiamo a pescare, porteremo un po di pesce a questa gallina che almeno faccia un brodo decente.
Giulia sperava che ora dormisse, dimentico della sua idea. Ma allalba lo trovò sul letto, che la scuoteva.
Su, alzati, perdiamo il pesce buono se non andiamo adesso che cè ancora la bruma.
Giulia si vestì in fretta, ma nella porta apparve Benedetta con un secchio di latte, appena munto dalla mucca.
Hai visto il cielo? Sta arrivando una bufera, disse al marito. Dove credi di andare col fiume che si gonfia così?
Lasciando il secchio a terra, si mise tra Giulia e la via duscita.
Non la faccio andare, la affogherai.
Ma Lorenzo spinse Benedetta che cadde rovesciando il latte. Lui, ghignando, afferrò la figlia e la trascinò fuori. Sul cielo, dietro la casa, si gonfiava una nuvola nera; quando furono sulla barca il vento si alzò furioso. Giulia aveva paura, il padre ignorava le onde che crescevano, remando verso il centro, là dove diceva che il pesce abbondava.
Laltra riva era ormai vicina, ma il vento ululava, la pioggia picchiava. Giulia, irrigidita dal terrore, si aggrappava ai bordi della barca.
Mio padre diceva che col temporale il pesce abbocca meglio! urlava Lorenzo, lanciando lesca in piedi.
Unondata capovolse la barca. Lorenzo cadde in acqua, le mani afferravano il nulla. Giulia provò a tendere il remo per salvarlo, ma la barca si rovesciò, colpendola forte alla testa.
Aprite gli occhi, la stanza era piccola, bozzolosa dumidità e odori confusi. Un uomo barbuto entrò, respirando forte. Giulia non riusciva a muoversi.
Ti sei svegliata bene, borbottò mentre accendeva la stufa a legna. Ma Giulia di nuovo fu trascinata nel sonno, e vide una donna giovane, sua madre.
Quando si ridestò di nuovo, cera luomo barbuto che le porgeva con un cucchiaio un decotto amaro di erbe.
Bevi ti farà bene, poi mangerai qualcosa.
Quanto tempo era passato non lo sapeva. Quando si sentì meglio, si alzò piano. Le gambe le tremavano. Si avvicinò alla finestra, fuori cera lautunno profondo. Indossava un pigiama troppo grande, i lunghi capelli in una treccia disfatta che non riconosceva. Sapeva di essere in una casa di legno, dentro la fame cresceva. Uscì nella stanza accanto.
Ah, finalmente! Vieni, siediti, cè pane fresco! luomo stava mescolando qualcosa di profumato nella pentola.
Giulia, imbarazzata e disorientata, si sedette. Lui le mise davanti una scodella di zuppa e si mise a mangiare.
Come sono finita qui?
Prima mangia.
Giulia, intimorita, obbedì.
Non ricordi nulla? chiese luomo, studiandola.
No, mormorò scuotendo il capo.
Eppure Con una persona ci si vive, ci si prende cura e poi perde la memoria Forse sarà per la febbre che ti ha preso. Sei quasi affogata nel fiume, ti ho tirata fuori io.
Giulia non rispondeva, non ricordando niente.
E almeno il tuo nome, te lo ricordi? scosse ancora la testa.
Vedi comè strana la vita Eppure tu sei mia moglie, Valentina. Vali, come ti chiamo io.
Non può essere esclamò Giulia, sgomenta, ma non ricordava veramente nulla.
Eccome se può rise luomo, sgradevolmente. Vieni, in camera ti ricordo tutto. Ho aspettato mesi che ti riprendessi.
Lafferrò per il braccio e la trascinò nella stanza dove stava a letto. Lei cercava di divincolarsi, lui la colpì e la spinse sul letto.
Ingrata! Ti ho salvata dalla morte! Ora capirai chi è tuo marito
Giulia, senza forze, si arrese. Le lacrime scesero silenziose. Fuori, dal cortile, il rumore di una motosega mosse laria. Dopo un po, Giulia, afferrata una vecchia giacca dallattaccapanni, scivolò fuori di soppiatto dalla casa verso il bosco e il fiume. Vide la barca con il motore, si voltò e sentì crack di rami rotti: luomo barbuto le balzò addosso e la fece cadere.
Sollevandola per il colletto, ringhiò:
Coshai in mente? Offesa perché non ti ricordi? Non te la prendere, sono solo agitato, temevo ti perdevi per sempre. Credevi di scappare? Niente da fare. Ora scalderò la sauna, ti riprendi. Ricordi come mi chiamo? Sono Mario, Mario!
Come ipnotizzata, Giulia tornò in casa. Non ricordava nulla, accettò la vita, spezzata dalla malattia, incapace di reagire ma risoluta ad attendere il momento giusto.
Perché, Signore, questa sorte per me? pensava sempre.
Mario la caricò di lavori domestici; voleva la casa splendente, panni puliti, pranzo pronto, e che pulisse la stalla. Ma il peggio era quando la gettava sul letto con quel sorriso disgustoso. Se resisteva, la picchiava: capì che era meglio lasciarlo fare.
Passarono i giorni. Mario andava a pescare, a caccia, vendeva carne e pesce al mercato del paese. In sua assenza, Giulia respirava, leggeva libri polverosi. Quando tornava, la paura ritornava con lui.
Un giorno, con la scusa di raccogliere legna, andò sul fiume e vide la barca incatenata. Il mazzo di chiavi era appeso in casa, lo sapeva. Un pomeriggio, Mario si addormentò dopo pranzo; Giulia prese il mazzo, si vestì calda, e corse alla barca. Stava per scioglierla, quando una fucilata le sibilò sopra la testa. Voltandosi, vide Mario armato.
Torna indietro o la prossima non manca il colpo. Sparò ancora. Lei dovette tornare.
Lui la aiutò a scendere, la colpì selvaggiamente. Si risvegliò a letto, dolorante.
Non capisci a modo? Prossima volta ti chiudo in stalla con la catena.
Passò una settimana. Giulia pensò seriamente che la pazzia sarebbe stata il suo destino. Rinsavì pian piano, ma una nausea la perseguitava; corse fuori, Mario la osservava freddo.
Aspetta non sarai incinta?
Capì che era vero. Mario cambiò atteggiamento: niente lavori pesanti, meno botte, solo schiaffi al volo. Un giorno andò al mercato cittadino, attraversando il fiume con la barca a motore e proseguendo in autobus.
Giulia uscì sulla riva a respirare il cielo freddo di novembre. Udì un rombo: una barca si avvicinava, ma non era Mario. Un uomo scese, lenza in mano, la fissò con occhi increduli.
Giuliettina, sei tu! esclamò stupefatto.
Mi confondi con qualcunaltra. Io mi chiamo Valentina.
Basta scherzare, ti conosco da quando eri piccola. La tua mamma, Benedetta, ha seppellito tuo padre e ti ha persa, pensavano tutti che fossi annegata! La povera si è distrutta dal dolore Io sono Michele, il vicino! Non ti ricordi? Come sei finita qui?
Abito qui con mio marito, rispose incerta Giulia.
Credevo che la casa fosse abbandonata. Ma Giulietta, vieni con me sullaltra riva, ti ascolto: racconta tutto ciò che vivi qui Mario mi ha sempre dato la sensazione di non essere un uomo normale.
Portami via, ti prego! Ho paura, Mario mi ucciderà.
Presto, sali.
Sbarcarono nascosti dietro il costone mentre sentivano colpi darma da fuoco.
Entrando nella casa dove laveva portata Michele, Giulia vide una donna che le pareva di conoscere dai sogni.
Buongiorno sussurrò.
Figlia mia! Benedetta corse ad abbracciarla. Michele, dove lhai trovata?
La felicità della madre era incontenibile. Michele spiegò tutto, ma Giulia non ricordava niente. Poi, lentamente, riaffiorarono pezzi di memoria: padre, madre, lincidente. Raccontò anche di Mario, che però laveva salvata.
Mamma, se lui mi trova ucciderà entrambe Non è un uomo, è una bestia.
Arrivò anche la vicina Teresa, moglie di Michele, la quale abbracciò Giulia dando conforto.
Benedetta, vostra figlia ha ragione, filatevene subito dal paese. Andate da mia sorella in campagna, là sistemerete le cose. Michele vi accompagna in macchina.
Caricate le poche cose sulla vecchia Fiat, madre e figlia partirono, voltandosi indietro solo un attimo verso la loro vecchia casa. Mario arrivò dopo, bussò inutilmente; Teresa lo scacciò:
Chi cercate?
Unamica, dove si trova?
Non saprei, mi pare sia partita.
Non aveva creduto, e se ne andò stizzito.
Michele aiutò Benedetta a vendere la casa e le portò i soldi: diverse migliaia di euro. Acquistarono un piccolo podere in paese. Teresa veniva a dare una mano, imbiancava, aggiustava quello che serviva.
Giulia ormai ricordava tutto. Piano, le ombre di Mario svanivano salvo che per il vivace piccolo Antonio, il suo bambino, che amava più della vita. E la felicità la aspettava accanto: nelle lunghe giornate, il vicino Gregorio era già pronto a chiederle la mano, sognando insieme un futuro più luminoso sulle rive del Po.





