15 aprile 2025, caro diario,
Il dolore se ne va insieme allamore, e quella che era intimità diventa estraneità. Marco mi ha tradito con Costanza, una donna di Milano che ho incontrato per caso al mercato. Io, Alessandra Ferri, sono rimasta sconvolta; il mio cuore ha pianto per più di trentanni di vita insieme. Pensavo di essere incollata a lui come due gemelli siamesi, in spirito e in carne. Poi, improvvisamente, uno dei due ha preso un coltello affilato, si è tagliato una parte e ha strappato via un pezzo dellaltro, per poi andare dove desiderava. Io mi sentivo la sorella ferita, debole, senza difese.
Ho iniziato a rimproverarlo, a interrogarlo, a cercare prove. Alla fine ne ho trovata una, lho incastrato contro il muro. Marco, con un sospiro di sollievo, ha confessato. Il peso delle bugie non esiste più, e a me spetta decidere se separarmi o continuare a vivere così. Ho scavato dentro di me, ho scavato finché non ho trovato il fondo. Marco non voleva davvero andarsene; la vita è fatta di case da ristrutturare, di patrimoni, di nipoti, di figli ricominciare dai zero a cinquantacinque anni sembrava una pazza impresa. Ma se io insistevo, doveva andarsene.
Mi sono affrancata, ho dimostrato la verità e la situazione è peggiorata. Ora dovevo scegliere tra la separazione e lumiliazione, perché le menzogne non hanno più spazio. Sentivo quasi gli amici dire: «È andato dalla sua amante, non aspettarti la cena». Io non volevo il divorzio; lo amavo ancora e gli ero sempre fedele.
Un amico saggio mi ha consigliato un approccio da gente forte: non dare peso alle parole, rafforzare le amicizie, risolvere insieme le faccende di casa come prima, vivere la propria vita, lavorare, uscire con gli amici, andare alle terme, ballare al ballo di fine estate, come un buon vicino di casa. Un tempo abitavamo in un appartamento condiviso a Napoli, i vicini vivevano nelle stanze accanto e a volte cera una simpatia calorosa. Non chiedi ai vicini dove vanno o con chi escono: così si vive con meno umiliazione se non si può separarsi.
Ho seguito quel consiglio. Non restava nulla da fare. Parlavo normalmente con Marco, non gli chiederei nulla di personale, gli preparavo il letto nello studio, come voleva lui. Condividevamo la colazione, discutevamo i conti in euro, andavamo al teatro, facevamo visita ai parenti. Eravamo in pace.
Le notti non dormivo; pensavo: E se se ne va? E se nascerà un bambino? Non potevo influenzare nulla, così ignoravo, restavo cortese, mantenevo la calma.
Sei mesi sono passati, uneternità di sofferenza per me. Non riuscivo a immaginare un divorzio, quindi recitavo amicizia e legami familiari, sperando che la strategia funzionasse, anche senza garanzie.
Marco è rimasto più a casa la sera, ha smesso di uscire. A volte passeggiava in mutande per lappartamento, mi baciava prima di uscire, e una sera ha cercato di abbracciarmi come una volta. Io mi sono ritratta, come se un vicino cercasse di stringerti improvvisamente: Ma non siamo più intimi!. Ho avvertito un odore estraneo, una guancia non rasata, lorecchio che non riconosco. Mi sono liberata, in tutti i sensi, dal peso dellamore tradito.
Davanti a me cera un uomo conosciuto, non più giovane: un parente lontano, senza sentimenti nuovi, solo il ricordo di ciò che fu e del dolore sopportato, come dopo unoperazione. È avvenuta la separazione interiore. Marco è tornato a interessarsi, il trucco ha funzionato!
Ora però Marco non suscita più emozioni. È diventato un vicino, un familiare, un vecchio amico. Un uomo buono, non perfetto, ma vivibile. Possiamo parlare, condividere, ma niente di più. Così vivono due persone: vicini di casa e vecchi amici.
A volte Marco mette in scena piccoli gesti romantici, allunga le braccia, ma a me non piacciono; li schivo, scuoto la testa con disapprovazione e cambio argomento. Non è vendetta, è la perdita di intimità, è solo un legame amichevole. Dal punto di vista di tutti gli altri, la nostra famiglia è perfetta, tutti invidiano e ammirano la nostra serenità.
Trattenere le emozioni è difficile. Nascondere lamore e la gelosia in un sacco, legarlo più stretto, ma alla fine quello che resta dentro il sacco muore. Rimangono solo relazioni a volte davvero buone come ricordo di ciò che laltro rappresentava per noi e di quanto eravamo vicini.




