Ho aperto il laptop di mio marito e ho scoperto una conversazione con mia sorella

Aprendo il portatile di Marco, mi imbatto nella chat con la mia sorella Vittoria.
Lettizia, quante volte devo dirti lo stesso? sbatte Marco il palmo sul tavolo, facendo tintinnare le tazze da caffè. Lho dimenticato, capisci? Non è stato intenzionale!

Lhai dimenticato! Ogni volta lo dimentichi! la voce di Elena trema, gli occhi rossi di lacrime nella cucina. È la terza volta questo mese! Leonardo domani ha il compito, gli serve il libro! Hai promesso di andare al negozio!

E tu non potevi farlo tu? Le tue mani non ti hanno aiutato?

Sono stata al lavoro fino alle otto! Tu te ne sei andato prima, potevi passare un attimo!

Marco si alza di scatto, spingendo indietro la sedia.
Sai, sono stufo delle tue lamentele! Sempre colpevole! afferra la giacca dallattaccapanni. Vado a fare una passeggiata, altrimenti impazzisco qui!

Chiude la porta con uno sbattimento. Elena si siede, poggia il viso tra le mani, le lacrime soffocano, ma non vuole piangere davanti a Leonardo. Leonardo è nella sua stanza, finge di studiare, ma ha sentito tutta la discussione.

Si asciuga, si alza. Devo calmarmi. Non è la prima volta che litighiamo, ma ultimamente qualcosa è cambiato. Marco è irritabile, distante, arriva tardi, risponde alle domande con monosillabi, è sempre incollato al telefono.

Entra nella camera da letto, si siede sul letto. Il silenzio è un peso sulle orecchie. Fuori piove a dirotto, una pioggia di ottobre monotona. Guarda il comodino, lì è il portatile di Marco, dimenticato quando è uscito per una passeggiata. Di solito lo porta ovunque, ma oggi, di fretta, lo ha lasciato.

Allunga la mano, poi si ferma. Cosa sto facendo? Sto spiando mio marito? È una cosa bassissima. Eppure la mano si dirige verso il portatile. Solleva il coperchio. Lo schermo si illumina, appare una foto di famiglia: lui, Marco, io e il piccolo Leonardo al casale dei nonni, tutti sorridenti, abbracciati. Deve essere stato tre anni fa.

Scorri il touchpad, inserisco la password: la data di nascita di Leonardo. Vedo il desktop, cartelle, icone, niente di sospetto. Apro il browser, la cronologia mostra solo siti di notizie e un forum di appassionati di auto: Marco è fissato con le macchine, è normale. Apro la posta, ci sono mail di lavoro, pubblicità, newsletter.

Sto per chiudere tutto quando noto licona di un messaggero in basso. Il cursore si posa, clicco.

Si apre la finestra della chat. La prima nella lista è Vittoria, la sorella.

Il cuore si affretta. Gli occhi non credono a quello che leggono. Vittoria? Perché Marco scrive a Vittoria? Non hanno mai avuto una relazione. Vittoria vive in unaltra città, la vediamo una volta allanno per le feste.

Clicco sul nome.

«Marco, grazie infinite! Non sai quanto per me significhi!»
«Di nulla, Vittoria. Non dirlo a Lettizia, ok?»
«Certo che non lo dirò! Lei non capirebbe mai. Sai comè»
«Lo so, per questo volevo parlare prima con te.»

Leggo le righe, sento il freddo dentro. Di cosa si tratta? Cosa nascondono? Scorro più su. La conversazione iniziò un mese e mezzo fa. Primo messaggio di Vittoria:

«Marco, ciao! Scusa se ti scrivo così allimprovviso. Ho bisogno di un aiuto. Possiamo sentirci?»
«Ciao, Vittoria. Certo, ti richiamo tra venti minuti.»

Da allora i messaggi sono quasi quotidiani. Vittoria si lamenta del lavoro, della solitudine; Marco la ascolta, le dà consigli. Poi:

«Marco, ho deciso. Vengo sabato. Mi trovi?»
«Sì, ti aspetto alla stazione alle tre.»

Guardo la data. Era sabato scorso. Ricordo che Marco era uscito la mattina, diceva di andare a casa di un amico, ma è tornato tardi. Quindi non era a casa di un amico, ma con Vittoria.

Le mani tremano. Continuo a leggere. Dopo lincontro:

«Marco, ti sono così grata! Mi hai salvata! Non so come ricambiare.»
«Non cè bisogno di ringraziamenti, limportante è che tu stia bene.»

Altre righe, frasi vaghe, indizi. E ieri sera:

«Marco, presto torno. Mi manchi. Ci vediamo?»
«Andiamo, ma fai attenzione, Lettizia sospetta qualcosa.»

Chiudo il portatile, rimango fissata al muro. Il caos nella testa. Marco e Vittoria. Incontri segreti. Un tradimento? È solo un fraintendimento! Vittoria è la mia sorella, con la quale ho condiviso bambole e segreti. Non tradirà!

Ricordo però che a scuola Vittoria rubò il mio ragazzo, Massimo, per divertimento. Mi dissi: «Scusa, Lettizia, non è stato intenzionale». Lo perdonai, ero solo sedici anni.

Penso al matrimonio, Vittoria era damigella, vestita di rosa, rideva accanto a Marco, lo toccava leggermente.

«Lettizia, sei felice! Marco è un tesoro!»

Allora non ci diedi peso. Poi, le visite occasionali di Vittoria per il compleanno di Leonardo, per Capodanno, sempre con regali e chiacchiere in cucina. Sembrava normale.

Mi alzo, giro per la stanza, devo calmarmi. Forse Vittoria ha davvero dei problemi e ha chiesto aiuto a Marco? Ma perché in segreto?

Sentiamo i passi in corridoio. Marco è tornato. Mi tuffo sul letto, fingo di dormire. Lo sento entrare in cucina, poi in bagno, poi nella camera.

Lettizia, dormi? sussurra.

Non rispondo. Marco si sdraia accanto a me, il suo respiro si fa regolare, si addormenta.

Il giorno dopo mi alzo con un forte mal di testa. Marco è allegro, quasi troppo.

Lettizia, scusa per ieri, ho davvero dimenticato il libro per Leonardo. Dopo il lavoro lo compro. dice, versandomi il caffè.

Va bene sbuffo, senza guardarlo.

Sei arrabbiata con me?

No, solo stanca.

Vuoi prendere un giorno di malattia?

Vedremo.

Mi bacia sulla guancia, rapidamente, e se ne va al lavoro. Leonardo si prepara per la scuola, io lo guardo andare via, resto sola.

Riapro il portatile di Marco, leggo di nuovo la chat, cerco indizi. Più leggo, meno capisco. Decido di chiamare Vittoria.

Pronto, Lettizia? la sua voce è assonnata. Che fai così presto?

Niente, solo è da tanto che non ci sentiamo. Come va?

Tutto bene, lavoro mi assorbe.

Senti, vieni a trovarci?

Non ho tempo, forse a Capodanno riesco.

Concludiamo, ma la risposta mi sembra una bugia. Vittoria ha mentito, dicendo che non verrà, mentre nella chat dice il contrario. Cè qualcosa di nascosto.

Il giorno intero sono ansiosa, al lavoro non riesco a concentrarmi, i colleghi mi chiedono se sto bene; dico di un mal di testa.

La sera torno prima, Leonardo fa i compiti, Marco ancora non è rientrato. Preparo la cena, metto la tavola, aspetto, provando a immaginare cosa dirò.

Marco arriva alle otto, allegro.

Ciao famiglia! Ho preso il libro per Leonardo! esclama, mostrando il volume.

Leonardo lo afferra felice.

Grazie, papà! dice.

E la cena è pronta? Ho fame come un lupo!

Sediamo, mangiamo in silenzio. Guardo Marco, non lo riconosco più. Racconta storie dal lavoro, ride con Leonardo. Dentro di me tutto ribolle.

Quando Leonardo esce, mi rivolgo a Marco.

Marco, dobbiamo parlare.

Lui alza lo sguardo.

Di cosa?

Della tua chat con Vittoria.

Il suo volto cambia, si rischiara, gli occhi si spalancano.

Che chat? Non capisco.

Non fingere. Lho vista sul tuo portatile.

Hai hai violato la mia privacy? alza la voce.

Sì, e ho trovato cose interessanti! Ti sei incontrato con mia sorella! In segreto!

No! esclama. È tutto un fraintendimento. Vittoria mi ha chiesto aiuto.

Che tipo di aiuto?

Ha perso il lavoro, non ha soldi. Ha paura che te lo dica, che ti preoccupi. Mi ha chiesto di aiutarla a trovare un impiego qui a Milano.

Mi fermo, assorbo linformazione.

Vuole trasferirsi qui? chiedo lentamente.

Sì. Ho contattato unagenzia per trovare offerte per lei.

Marco tira fuori il telefono, mi mostra la conversazione con il consulente del lavoro. Chiede offerte per una ragazza con quel curriculum. Nessun segreto.

È tutto? insisto.

Sì, è tutto. Giuro che tra me e Vittoria non cè nulla. Lho aiutata perché non potevo rifiutare, sai quanto sono generoso.

Gli chiedo perché non me labbia detto subito.

Vittoria temeva che ti opporrai al trasferimento, che ti metta ostacoli. Voleva organizzare tutto da sola.

Le mie parole sono dubbie, ma la sua risposta ha senso.

Giurami, per favore, che non cè niente

Lui prende la mia mano, mi guarda negli occhi.

Lo giuro, Lettizia. Ti amo solo. Vittoria è solo tua sorella, laiuto come aiuterei qualsiasi parente.

Credo, voglio credere. Annuisco, stringo la sua mano.

Va bene, ti credo.

Ci abbracciamo, sento il profumo del suo dopobarba, il suo calore. Ancora ho dubbi, ma decido di lasciar andare.

Una settimana dopo Vittoria mi chiama.

Lettizia! Ho una notizia! Mi trasferisco da voi! Ho trovato lavoro! Immagini?

Davvero? Quando?

Tra un mese, ho già lappartamento vicino.

Che bello, Vittoria.

Parliamo per venti minuti, lei racconta del nuovo ruolo, non menziona Marco.

Quando arriva, ci incontriamo tutti e tre in un bar. Vittoria è più bella, sorridente, mi abbraccia.

Lettizia, non sai quanto sono felice di stare qui! cinguetta.

Marco è tranquillo, amichevole, stringe la mano a Vittoria, la congratula per il lavoro. Nessun segno di intimità.

Osservo tutta la serata, cerco indizi, ma non ne trovo. Forse ho immaginato tutto?

Passa un mese. Vittoria si sistemò, porta dolci, chiacchiera con Leonardo in cucina, scherza con Marco.

Una sera Vittoria arriva turbata.

Lettizia, posso restare da voi? La mia tubatura è scoppiata, lidraulico arriverà domani.

Certo, accomodati sul divano.

Stiamo a bere tè fino a tardi. Marco è già a letto, Leonardo anche.

Lettizia, come va con Marco? domanda Vittoria allimprovviso.

Bene, perché?

Sembra… triste ultimamente. Lho notato.

È il lavoro, probabilmente.

Forse, ma tienilo al sicuro. È una buona persona.

Vittoria si addormenta sul divano, io vado in camera. Il suo sussurro mi segue nella notte.

Mi alzo per un bicchiere dacqua, passo per il salotto e vedo Vittoria sul divano, illuminata dallo schermo del telefono.

Oh, Lettizia! Mi spaventi! esclama.

Non riesci a dormire? chiedo.

Sì, penso a tutto.

A cosa?

Vittoria balbetta.

Alla vita alla solitudine.

Troverai qualcuno, sei bella e intelligente.

Grazie, vai a dormire. dice, spegnendo il telefono.

Torno a letto, ma il pensiero di Vittoria che parlava di tristezza mi tormenta.

Al mattino, Vittoria parte presto, ringrazia ancora. Marco è già al tavolo con il caffè.

Buongiorno, è andata bene?

Sì, grazie.

Gli chiedo, con un po di dubbio:

Hai sentimenti per Vittoria?

Lui alza lo sguardo, sorpreso.

Cosa? No! Da dove nasce questa idea?

Solo ti vedo guardarla a volte.

Lettizia, ne abbiamo già parlato. Ti amo, Vittoria è solo la sorella.

Bevo il tè, cerco di convincermi.

Le settimane passano, Vittoria viene meno spesso, il lavoro la assorbe. Mi sento più tranquilla, meno gelosa.

Una sera, tornando dal lavoro, vedo lauto di Marco davanti al portone. È strano, dovrebbe essere ancora in ufficio.

Entro, trovo Marco e Vittoria nel corridoio. Parlano a bassa voce, non mi accorgono ancora.

non posso più, è insopportabile dice Vittoria.

Capisco, ma dobbiamo resistere risponde Marco.

Io tossisco. Si girano, sorpresa.

Ciao, Lettizia! Marco finge un sorriso. Sei arrivata presto.

Che fate qui? chiedo fredda.

Ho chiesto a Vittoria un aiuto con dei documenti sulla casa, il nuovo contratto balbetta lei.

Documenti? insisto.

Vittoria balbette, ma io vedo la menzogna nei loro occhi.

Andate a casa, dobbiamo parlare dico.

Vittoria scappa, prende la borsa e se ne va. Restiamo solo noi due.

Parla, Marco. Dì la verità, subito.

Lui resta in silenzio, guarda il pavimento.

Marco!

Lettizia non è quello che pensi

Che cosa?! Che cosa?!

Vittoria ha una depressione grave. Lanno scorso, quando era a Bologna, è quasi caduta nel baratro. Sono lunico che le è rimasto vicino, la ascolto, la supporto, la incoraggio a cercare terapia.

Il mio cuore si blocca.

Cosa? Depressione?

Sì, ha nascosto tutto, soprattutto a te, perché temeva che ti sopraffacesse, che avresti aggiunto pressione con il lavoro e Leonardo. Ha chiesto che io la aiutassi, e io non ho potuto rifiutare.

Perché non me lhai detto?

Perché lei lo voleva! Non voleva che ti preoccupassi.

Mi siedo, la testa gira.

Non lo sapevo

Ora lo sai. Ti chiedo di essere più delicata con lei, qualsiasi commento brusco potrebbe farla crollare.

Lento, prendo il telefono e provo a chiamare Vittoria. Non risponde. Richiamo, niente.

Devo andare da lei dico, indossando la giacca.

Aspetta, lasciami calmarmi! protesta Marco.

Scendo le scale, corro giù per le scale, arrivo al quarto piano delledificio di Vittoria. Suono il campanello.

Vittoria apre, gli occhi rossi.

La stringo forte, le prometto di sostenerla sempre e, con la certezza che lamore della famiglia supera ogni dubbio, mi sento finalmente in pace.

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