Entrò nello studio del marito e capì perché lavorasse così tanto

Ginevra entrò nello studio di Vittorio e, al primo sguardo, capì perché si nascondeva dietro il computer.
Non mi senti più, vero! sbatté la mano sul tavolo, facendo tintinnare le tazzine. Ti parlo e tu sei ancora perso nei tuoi pensieri!

Vittorio sobbalzò, staccando lo sguardo dallo smartphone.
Che? Scusa, mi son distratto.

Distratto! Sempre distratto! la voce di Ginevra tremava per la frustrazione. Ti dico per la terza volta che Lia ci ha invitati in casa di campagna sabato. Vieni tu o rimani a lavorare?

Tesoro, ora non posso, ho cose importanti, Vittorio si mordeva il labbro, colpevole. Lo rimandiamo al prossimo weekend.

Cose importanti? il tono divenne stanco. Hai sessantadue anni, trent’anni alla fabbrica di componenti, sei in pensione. Che cosa può essere più importante della famiglia?

Il silenzio gli cadde addosso. Ginevra sentì un nodo stringersi dentro. Prima non taciava mai; prima parlavano per ore di tutto.

Va bene, si alzò, iniziando a raccogliere i piatti. Allora andrò da sola, come sempre.

Vittorio aprì la bocca, pronto a giustificarsi, ma si limitò a un cenno e tornò a fissare lo schermo. Ginevra portò i piatti in cucina, il cuore appesantito da lacrime non ancora versate. Quarant’anni di matrimonio, due figli adulti, tre nipoti, e ora sembravano due sconosciuti.

Tutto iniziò tre mesi fa, quando Vittorio andò in pensione. Ginevra era felice all’idea di passare più tempo insieme: una gita al mare, sistemare la casa di campagna, fare visita a Lia a Bergamo. Invece Vittorio si chiuse nello studio e vi trascorse intere giornate. Quando la interrogava, rispondeva vagamente: un progetto da ultimare, consulenza per ex colleghi, sono stanco, ho bisogno di stare solo.

Ginevra sopportava. Dopo tutti quegli anni aveva imparato a pazientare. Ma quando il nipote Matteo non trovò il nonno al suo compleanno, scusandosi per un lavoro urgente, la sua pazienza cominciò a svanire. E quando dimenticò lanniversario di nozze, Ginevra fu davvero arrabbiata per la prima volta.

Mentre lavava i piatti guardò fuori dalla finestra. La primavera era al suo apice: i rami si vestivano di foglioline tenere. Voleva passeggiare, respirare aria fresca, gioire della vita. Invece era lì, in cucina, a cercare di capire dove fosse finito il marito. Era fisicamente lì, ma con lanima sembrava sparito.

Il telefono squillò, comparve la foto di Lia.
Ciao, Ginevra cercò di dare al suo tono un timbro più allegro. Sì, ho già chiesto. No, non potrà venire. Dice che è occupato.

Occupato? Lia sbuffò. Ginevra, sembra proprio una commedia degli assurdi. Che cosa può fare un pensionato occupato?

Non lo so, Ginevra si sedette sullo sgabello, esausta. Sta lì dentro, a fare qualcosa. Non voglio più ficcanasare.

E non ti sei mai chiesta che forse Lia esitò. Beh, non si sa mai. A volte gli uomini della nostra età

Cosa? Ginevra non capì subito, poi il pensiero le colpì. Lia, di che cosa parli? Una sua amante?

Che cè di male? Lia parlò con cautela. Non voglio turbare, ma pensa bene. È sparito, non risponde, è più chiuso. Forse davvero sta vedendo qualcuno.

Ginevra rimase in silenzio. Lidea che Vittorio potesse tradirla non le era mai passata per la testa. Erano quarantanni insieme, avevano superato la povertà, le malattie, i problemi con i figli. Come poteva ora, quando la vita era tranquilla, trovare unaltra?

Non ci credo, disse alla fine. Vittorio non è così.

Ginevra, anchio non voglio credere, Lia sospirò. Ma i fatti sono lì. Vai nel suo studio, guarda cosa fa. Hai il diritto di sapere.

Non posso, Ginevra scosse la testa, anche se Lia non la vedeva. Sarebbe una violazione della sua privacy.

Che privacy? Siete marito e moglie! Non dovreste tenervi segreti.

Dopo unultima chiacchierata si salutarono. Ginevra rimase a rimuginare sulle parole di Lia. Una amante? No, impossibile. Lui non ha mai guardato altre donne. Eppure, se Lia aveva ragione? E se tutti questi mesi laveva ingannata?

Decise allora di andare allo studio. La porta era chiusa, come al solito. Sollevò la mano per bussare, ma si fermò: dallinterno si sentivano dei rumori, non voci, ma il fruscio di carta e il suo mormorio.

Alla fine bussò.
Sì? rispose Vittorio.

Vittorio, posso entrare?

Una pausa, poi un fruscio, come se stesse nascondendo qualcosa.

Aspetta un attimo!

Ginevra si irrigidì. Lui stava sicuramente nascondendo qualcosa. Il cuore le batteva forte.

La porta si aprì di traverso, mostrando il viso di Vittorio.
Che volevi?

Non mi lasci nemmeno entrare nel tuo studio? cercò di sorridere. Volevo solo sapere se ceniamo o sei di nuovo occupato.

Certo, cenareò, rispose anche lui con un sorriso forzato. Tra venti minuti esco.

Ginevra tornò in cucina. Dentro di lui c’era qualcosa che non voleva mostrare. Forse Lia aveva ragione?

Cena passò in silenzio. Vittorio ingoiò qualcosa in fretta e tornò allo studio. Ginevra rimase davanti al televisore, incapace di concentrarsi. I pensieri correvano, uno più spaventoso dellaltro.

Si coricò presto, ma il sonno non arrivò. Vittorio rientrò tardi, si sdraiò accanto a lei con cautela, senza svegliarla. Ginevra fece finta di dormire. Un tempo parlavano sempre prima di addormentarsi, condividevano le giornate, facevano progetti. Ora quel rituale era sparito.

Al mattino si svegliò al profumo del caffè. Vittorio era già al tavolo, scorrendo qualcosa sul tablet.
Buongiorno, disse Ginevra.

Buongiorno, lui alzò lo sguardo. Vuoi un altro caffè?

Lo faccio da sola.

Si sedette di fronte a lui, osservandolo. Laspetto stanco, le occhiaie, i capelli ancora più biancosetti. Quando era diventato così anziano?

Vittorio, iniziò con cautela. Dobbiamo parlare.

Di cosa? non staccò gli occhi dal tablet.

Di noi. Di quello che sta succedendo tra noi.

Non succede nulla, sbuffò. È tutto come al solito.

No, non è così! Ginevra non riuscì più a trattenersi. Mi eviti, rimani chiuso nello studio, ti sei dimenticato del compleanno di Matteo e dellanniversario nostro!

Vittorio finalmente la guardò. Nei suoi occhi spuntò una punta di colpa.
Scusa, è vero, ho lavorato troppo.

Su cosa? incalzò Ginevra. Dimmelo, perché non riesci a spiegarmelo?

È complicato, lui distolse lo sguardo. Dopo, ti spiegherò tutto.

Quando dopo?

Molto presto. Aspetta un po.

Mentre continuava, il telefono squillò. Vittorio afferrò il ricevitore e corse nel corridoio. Ginevra sentì frammenti di conversazione.
Sì, è pronta No, non lo sapeva Va bene, passo subito

Il cuore di Ginevra si strinse. Non sapeva cosa non doveva sapere.

Vittorio tornò, già con la giacca addosso.
Devo uscire, disse, infilando la giacca. Torno a pranzo.

Dove vai?

Affari, rispose e sparì.

Ginevra rimase al tavolo, fissando la tazza vuota. Gli affari erano sempre gli stessi. Le parole di Lia riecheggiavano nella sua mente. E se la sua amica avesse ragione? E se Vittorio avesse davvero qualcun altro?

Trascorse la giornata tra faccende domestiche, pranzo, ma i pensieri tornavano sempre allo studio. Doveva capire cosa nascondesse. Ogni volta che si avvicinava alla porta, si fermava. Non voleva infrangere la sua privacy, ma neanche ignorare il sospetto. Dopo tutto, si fidava davvero di lui?

La sera, sua figlia Olivia chiamò.
Mamma, come va? la voce di Olivia era agitata. Papà è impazzito con quei progetti?

Sai cosa fa, vero? Ginevra rispose, cercando di capire se Olivia sapesse qualcosa.

Beh Olivia esitò. Mi ha detto che sta lavorando a qualcosa di importante, ma non ha voluto entrare nei dettagli.

Non sai, vero? Ginevra fu sorpresa. Non ti ha detto nulla?

No, mamma, è molto misterioso ultimamente.

Il dubbio aumentò. Se neanche la figlia sapeva, cosa cera di più nascosto?

La notte Ginevra non riusciva a dormire. Guardava il soffitto, ascoltava il respiro di Vittorio accanto. Quarantanni insieme, e ora sembrava tutto potesse crollare in un attimo.

Il giorno dopo Vittorio si preparò per uscire di nuovo.
Tornerò tardi, annunciò. Non aspettarmi a cena.

Dove vai ancora? Ginevra gli rispose, decisa. Basta. Devo sapere la verità.

Chiuse la porta e si avvicinò allo studio. La maniglia non era chiusa. Lodore di carta e qualcosa di familiare le riempì le narici. Sul tavolo cerano fascicoli, foto, un laptop aperto. Si avvicinò, il cuore a mille.

Il primo oggetto che colpì gli occhi fu una foto del loro matrimonio. Vittorio in giacca, Ginevra in elegante abito bianco, sorrisi smaglianti. Accanto, unaltra foto: la piccola Olivia tra le braccia di Vittorio. Poi altre: il figlio Sergio, la famiglia in vacanza al mare.

Ginevra aprì una cartella. Dentro cerano foto stampate, ordinate per data, ognuna accompagnata da una piccola nota. Iniziò a leggere.

1992. Siamo appena sposati, vivevamo in una piccola stanza in un palazzetto popolare. Non avevamo soldi, ma lamore era a dir poco. Ogni sera, quando tornavo dal lavoro, il tuo sorriso mi diceva che tutto andava bene.

Poi una foto della loro prima auto, una vecchia Fiat 850.
Tre anni risparmiati per comprare questauto. Tu rinunciavi a un nuovo cappotto, il tuo vecchio era ormai straccato, ma quando lho portata in garage eri emozionata fino alle lacrime. Abbiamo girato tutta la città, mano nella mano.

Ginevra sfogliò pagina dopo pagina: nascite dei figli, primi passi, primi valori scolastici, lacquisto del primo appartamento, il viaggio al sud, la promozione di Vittorio, il matrimonio di Olivia. Accanto a ogni foto, Vittorio aveva scritto una breve storia, dettagli vividi, aneddoti che Ginevra aveva quasi dimenticato.

Le lacrime le scivolarono sul viso. Le mani tremavano mentre stringeva la cartella. Vittorio stava scrivendo un libro. Un libro sulla loro vita, su tutti quegli anni condivisi.

Aprì unaltra cartella più spessa. Dentro cerano pagine di un diario.
Tania, sei sempre più forte di me. Quando ho perso lenergia, tu mi hai sostenuto. Quando non cerano soldi per le medicine della mamma, hai venduto lanello di fidanzamento. Io piangevo, tu dicevi: È solo metallo, il nostro legame è nel cuore. Promisi che un giorno ti comprerò un anello nuovo, più bello. Ci sono voluti cinque anni, ma quando lho messo al tuo dito, ho capito di amarti ancora di più di quel giorno di nozze.

Ginevra si coprì la bocca per non singhiozzare. Ricordava quella storia, ricordava il sacrificio, il peso di quel gesto. Mai aveva immaginato che per Vittorio quel piccolo anello fosse così importante.

Sul laptop cera un documento appena salvato.
Presto sarà il nostro quarantaquattresimo anniversario. Voglio regalarti questo libro, la cronaca della nostra vita. Penso che pensi che mi sia stancato, che mi annoi, ma è solo che ti amo più di prima. Questi quarantanni sono il tesoro più grande della mia vita. Voglio che i nostri figli e i nipoti lo leggano, per capire che lamore vero esiste, anche se non è sempre facile o brillante, ma è reale e dura tutta una vita.

Le lacrime scoppiarono di nuovo, ma stavolta erano di gioia. Vedeva che Vittorio ricordava ogni dettaglio: i suoi fiori di glicine, le passeggiate primaverili, il sogno di vedere il mare, tutti i suoi timori e speranze.

Allimprovviso la porta si aprì. Vittorio entrò, un pacco in mano, lo sguardo colmo di imbarazzo.

Ginevra

Non volevo cominciò lei, ma lui la interruppe.

Scusa, sono stato troppo assorbCon un sorriso, Vittorio le porse il libro, e Ginevra capì che lamore era tornato a fiorire tra le loro mani.

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