Il compagno di classe benestante al raduno

Roberto era in viaggio verso il raduno dei compagni di classe. Lo vedeva lultimo da trentanni e il tempo era tiranno. Dopo il liceo, subito si era trasferito a Bologna per luniversità, poi a Milano per lavoro.

Con il tempo voleva guadagnare di più e aprì una sua azienda. Ci furono alti e bassi, ma il suo impegno non venne mai meno. Ogni tanto, al riposo, scorreva le foto dei vecchi amici sui social e mostrava le proprie.

Il suo pensiero tornava sempre a Ginevra. A scuola laveva sempre ammirata, ma lei lo ignorava: Che noia, quel secchione! Lultima volta che le portò dei fiori, Ginevra saltò sulla sella della motocicletta di Adriano, senza guardare il mazzo, e sparì in una nuvola di polvere. Roberto non la rincorse più; la sua vita prese una direzione diversa, e la distanza tra loro crebbe.

Roberto non aveva molti amici intimi al liceo, perché la scuola lo assorbiva. Si legava solo a pochi compagni, Luca, Marco e Giovanni, con cui faceva doposcuole di matematica per lesame di ammissione.

Il giorno del raduno arrivò di buon umore, con dei piccoli regali per ciascuno. Nessuno fu dimenticato. Si accomodarono in una caffetteria, risero e ricordarono i vecchi tempi. Roberto osservava Ginevra da lontano, immersa nel suo telefono. Dopo il liceo, lei aveva sposato Adriano, ma da qualche anno viveva separata e si occupava da sola del figlio malato.

Roberto decise di parlare con lei, ma le parole si scontrarono in unaccesa discussione.

Abiti nella tua villa e non capisci le nostre difficoltà! Ho visto la tua casa, tua moglie non lavora, passa il tempo nei saloni di bellezza, eppure hai servitori che non mostri nelle foto. I tuoi figli studiano allestero, io invece ho un bambino malato. Di cosa possiamo parlare? ribatté Ginevra.

Ginevra, è colpa mia se sei in difficoltà? chiese Roberto.

Nel nostro Paese mancano i fondi per i bambini malati, e gente come te si arricchisce sulla loro sofferenza! replicò lei.

Roberto si incrinò. Non amava questo argomento, ma aveva qualcosa da dire.

Quanti bambini malati hai aiutato? domandò.

Io stessa ho un figlio malato! E talvolta invio messaggi di sostegno. rispose.

Io, invece, dono regolarmente somme grosse a enti di beneficenza, senza farne spettegolare. Chi è più utile, allora? replicò Roberto.

Per te è facile: non ti impoverisci donando centomila euro. Il mio aiuto è più prezioso, perché lo faccio con le mie forze, ogni mattina prendo due autobus per andare al lavoro e guadagno pochi spiccioli! contestò Ginevra.

Alcuni intorno a loro guardavano, altri sostenevano Ginevra, ma molti tacevano.

Roberto si alzò, lasciò i regali sul tavolo e chiese al cameriere di portare una busta a Ginevra. Mentre usciva, rifletteva: entrambi avevano le stesse capacità, gli stessi inizi. Lui aveva scelto lo studio invece di passare il pomeriggio a bere birra in cortile, invece di fumare agli angoli, invece di andare in discoteca. Aveva seguito luniversità che gli interessava, aveva rischiato, uscì dalla sua zona di comfort e aprì unimpresa.

Tra successi e cadute, imparò tanto. Non era colpa sua che gli altri avessero preso strade diverse o lo giudicassero per la sua ricchezza; non aveva rubato nulla, aveva guadagnato con il proprio lavoro.

Quante persone conoscono figure come Ginevra e gli ex compagni di Roberto, che contano i soldi altrui? Alcuni nascono in famiglie benestanti, altri, come Roberto, provengono da contesti modesti e riescono a emergere con impegno.

In fondo, la vita è una scelta: chi decide di lottare, chi si accontenta. E la vera ricchezza non sta nel denaro che si possiede, ma nella capacità di guardare al prossimo con rispetto e solidarietà. Solo così si può davvero dire di aver vinto.

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