Amore secondo le circostanze

Amore per necessità

E ricordati, Chiara, nessuno ti amerà mai quanto tua madre. Non servi a nessuno, capisci? Solo a me! Ti ho messo al mondo, ti ho cresciuta, ti ho fatto diventare donna!

E Marco, mamma? Chiara si osservava davanti allo specchio, tirandosi giù la nuova gonna.

E cosa ha Marco di così speciale? È un uomo come tanti! Adesso ti sta dietro come un cagnolino, ma poi? Quando avrai figli, quando arriveranno i problemi? Pensi davvero che ti tratterà ancora così? Ma va! Laffetto sparisce, figlia mia!

Rosa sistemò la cintura della figlia e si allontanò per ammirarla meglio. Bella ragazza, niente da dire. Rosa aveva fatto bene a scegliere, anni prima, Giulio al posto di Enrico, che sì, era innamorato perso ma, a parte questo, non aveva niente di speciale. Giulio almeno era piacente e ben piazzato. Che poi bevesse come un alpino, quello era venuto fuori dopo il matrimonio. Ma Rosa non lo aveva sopportato a lungo si erano lasciati quasi subito. Pazienza essere madre single! Ormai ce ne sono tante Eppure, la figlia era venuta fuori proprio bene: slanciata, gli occhi furbi, una treccia bionda che sembrava fil doro. Rosa aveva sempre curato i capelli di Chiara. Macché parrucchiere, ci pensava lei con i risciacqui dinfusi derbe, acqua fresca e tanta pazienza. Chiara si lamentava, voleva tagliarla, ma Rosa niente: sapeva che un giorno la figlia avrebbe capito.

Ed è stato proprio così. Quella treccia è piaciuta subito a Marco: appena la vide, il giorno in cui si conobbero alluniversità, le chiese persino il permesso di toccarla! “Mamma,” raccontava ridendo Chiara, “ma questo è normale?”

E, a sorpresa, sì, era più normale di quanto si pensasse. Marco veniva da una buona famiglia, stavano bene, avevano persino un appartamento di proprietà! Rosa e Chiara, invece, vivevano in un bilocale piccolo da cui non ci si poteva separare. E i soldi dove si trovavano? Eppure, Rosa aveva fatto di tutto per fare studiare la figlia. Chiara era brava, ma per la maturità ci era voluto un tutor e quei soldi erano usciti proprio dal cuore. Fortuna che almeno aveva ottenuto buoni risultati: era entrata in università e ora si sposava! A Rosa faceva paura, ma cosa vuoi farci? La ragazza andava per i ventitré, era ora di sistemarsi. E Marco era un bravo ragazzo, nonostante tutte le lamentele materne.

Il campanello la fece sobbalzare. Chiara lanciò uno sguardo impaurito alla madre.

Sono arrivati

E tu perché sei agitata così? Li conosci già! Di cosa hai paura?

Mamma, non capisci È diverso stavolta

Chiara sentiva lo stomaco annodato. Una cosa è andare a prendere un tè dalla famiglia del ragazzo, unaltra quando vengono per chiedere la tua mano. La madre di Marco sembrava proprio tosta; in fondo, aveva diretto dipartimenti per anni, aveva cresciuto il figlio da sola. Chiara la temeva, ma la rispettava. La nonna di Marco, Adelina, invece era una donna dolce, affettuosa, che la chiamava sempre “Chiaretta”. Con lei tutto diventava più facile.

Mazze di fiori, pasticcini, torta Si sedettero. E cominciò la “trattativa”! Chiara e Marco si scambiavano sguardi supplichevoli, entrambi avrebbero voluto fuggire da lì. Sembrava un mercato: tutte le informazioni possibili, dal padre alla prozia di secondo grado. La madre di Marco era la voce principale, mentre Adelina annuiva. Chiara tratteneva a fatica il riso, mascherandolo con colpetti di tosse. Sembrava di essere tornati ai tempi in cui si combinavano i matrimoni. Mancava solo la sauna! Tutto, davvero tutto, veniva passato al setaccio: salute, carattere, difetti.

Signora Adelina azzardò Rosa comè che ha dovuto crescere suo figlio da sola?

Domanda insidiosa Chiara sapeva solo che il padre di Marco era stato un ingegnere famoso, forse costruiva aerei, ma nessuno ne parlava mai. Era curiosa, ma non aveva mai trovato il coraggio di chiedere a Marco.

Il padre di Marco è morto quando lui aveva sette anni. Un incidente.

Chiara guardò la futura suocera, che evitava di alzare lo sguardo dalla tazza. Rosa cambiò prontamente argomento. Ci sarebbe stato tempo per capire tutto. Per ora, bastava stringere i denti.

Il matrimonio fu come avevano voluto: intimo, solo la firma in Comune e cena in un ristorantino con i più cari. Chiara, tolte le scarpe sotto il tavolo, sognava già lindomani: avrebbe visto per la prima volta il mare.

Lei e la madre non andavano mai in vacanza. Perché? Cera la casetta in campagna, assegnata a Rosa anni prima dalla fabbrica. Rosa non voleva far diventare la campagna una fatica, così aveva piantato rose, ribes e fragole e lasciato due grandi meli crescere come voleva la natura. Tra i due alberi, unamaca: “Qui si riposa, Chiara. Il lavoro lo si fa in città, non in campagna. Io ne ho già fatti troppi di orti a casa di nonna. Vivila serena, la vita, per quello che puoi!”

Chiara correva con i ragazzi del paese fino al lago, passava le sere attorno al fuoco, le dita bruciate dalle patate cotte sotto la brace, cantava con la vecchia chitarra scordata dei fratelli Ricci e rideva come aveva ordinato la madre.

Eppure, ogni tanto qualcuno nominava il mare blu e le montagne dellAppennino, laggiù, a un solo giorno di treno. Chiara sognava. Sapeva che la madre non lavrebbe mai mandata in colonia, né sarebbe partita lei stessa. Rosa avrebbe solo risposto: “E con che soldi, figlia mia?”

Chiara lo sentiva come un peso, iniziò presto a fare qualche lavoretto, portando con orgoglio le sue prime banconote a casa: “Brava ragazza! Una donna non deve dipendere da nessuno. Solo così sarai padrona della tua vita!”

Mamma, che vuol dire?

Cresci e capirai tagliava corto Rosa.

Chiara non insisteva più. Ricordava le parole e metteva i suoi sogni in un baule immaginario, da aprire in futuro, quando sarebbe stato il momento.

Ora, finalmente, il sogno del mare diventava realtà.

Quelle due settimane sul Tirreno furono un sogno. Chiara avrebbe potuto stare ore a giocare tra le onde, o seduta a fissare lorizzonte. Marco, che il mare lo conosceva bene, si divertiva e labbracciava: “E adesso di che sogni, Chiara?”

Il sogno più vero lo condivise solo mesi dopo, in imbarazzo. Marco, colpito, riuscì solo a domandare:

Maschio o femmina?

Ma che ne so, Marco! Ancora non si vede, ha detto il dottore.

Notizia accolta in modo diverso dalle nonne: Rosa saltava di gioia, chiedendo di chiamare il nipote come suo padre; Adelina invece la baciò sulle guance, chiese subito in che ospedale fosse seguita e si attivò perché lamica Maria, ginecologa stimata di uno degli ospedali migliori di Roma, la seguisse.

Ti affido a Maria: brava professionista, avrai tutto quello che serve.

Chiara si ricordò dei consigli della madre (“non dare troppo spazio alla suocera”) e provò a protestare:

Io mi trovo bene con la mia dottoressa

Lei ti segue, ma chi farà nascere tuo figlio saranno altri. Meglio che il medico che ti seguirà in gravidanza sia lo stesso che assisterà al parto, capisci? Quellospedale è il top.

Ma non è che pensate che mio figlio nascerà malato?!

Eh no! È prudenza, tutto qui.

Chiara ragionò e, alla fine, decise che aveva senso accettare.

Figlia mia, sei troppo ingenua! Rosa, nella cucina della nuova casa, girava il tè rumorosamente.

Mamma, basta! Ho mal di testa! Chiara, pallida, mordicchiava un biscotto, mentre pensava che la torta portata da Rosa, carica di crema al burro, sarebbe finita dritta nellimmondizia appena la madre fosse uscita.

E di cosa te la prendi alla tua età? Io ero forte come un toro! Questa generazione… Dovresti ascoltarmi di più! Perché hai accettato? Ora la suocera saprà tutto sulla tua salute! E chi lo sa, dorme meglio! Ti sto dando lezioni e tu niente

Chiara non replicava. Sempre e comunque sua madre; avrà le sue ragioni. Ma ormai era tardi, e la dottoressa indicata dalla suocera le piaceva. Maria era una donna robusta, sorridente, toccava il pancione di Chiara con dita morbide e parlava affettuosamente a mamma e bimbo insieme:

Allora, miei cari! Facciamo i bravi? Bimbo, cresci e diventa forte! Mamma, attenta che il polso non mi piace, nemmeno le analisi. Ma rimediamo. E tu chiamami subito se cè qualcosa, qualunque ora sia! Hai capito? Niente eroine: pensiamo solo a far nascere questo miracolo sano! Che preferisci, maschio o femmina?

Non so

Limportante è che sia sano. Poi andiamo per la seconda, eh? Ma dopo! Devi riprenderti, Chiara.

Matteo nacque puntuale, ma non senza complicazioni: taglio cesareo. Appena sveglia, Chiara chiese alla infermiera ridendo tra le lacrime:

Ha tutte le ditina?

Dopo le dimissioni, con la casa di nuovo solo sua, Chiara andò in bagno desiderosa di sistemarsi, ma Matteo non le lasciò nemmeno il tempo di aprire lacqua: versi sempre più forti, fino a un vero urlo.

Caspita, che voce che hai!

Questa frase si trasformò presto in un mantra non più sorridente: Matteo piangeva in continuazione e solo allaperto si calmava, ma solo se Chiara camminava con la carrozzina al parco.

Marco fu promosso e partiva spesso per lavoro.

Vuoi chiamare tua madre a darti una mano?

Unidea sensata, ma Chiara taceva. Aveva già chiesto aiuto a Rosa.

Ma che dici? Ti ho cresciuta da sola senza aiuti! Né nonni né tate. Sei giovane, forte! Non lamentarti! Guarda come hai trascurato la casa! Quando hai spazzato lultima volta? Polvere dappertutto! Non ti riconosco! Spero non pensi di contare su di me: ho già dato. E ora devo sistemare la campagna. Quando Matteo cresce un po, me lo porti: correrà allaperto!

Mamma, ma è piccolissimo. E io sono distrutta Mi sogno di dormire, capisci? Per favore, anche solo due ore ogni tanto

Ma non ti vergogni? Io lavoro, tu sei a casa con un solo bambino! E tuo marito? Dovè? Perché non ti aiuta?

Lavora anche lui, mamma! Ha una posizione nuova, è importante per il suo futuro

Sì, ma anche la coscienza! Lui ha un figlio e tu non puoi spiegargli che hai bisogno? Non ti ho cresciuta così! Prima di fare figli bisogna sapere chi se ne occuperà!

Ma tu volevi i nipotini mentre ti sentivi giovane

E li voglio! Ma li seguirò quando saranno grandi. Ora sta a te! Di nervi ne ho consumati abbastanza con te. Mi basta!

Chiaro Chiara corse dal figlio che piangeva.

Non ti azzardare a chiamare Adelina qui! Poi non la mandi più via! E piangerai, ma sarà tardi.

Perché?

Perché la prima cosa che ti dirà sarà che non vali come madre! Nemmeno con un solo bambino.

Chiara taceva, ma le parole della madre le rimbombavano in testa ogni volta che pensava di arrendersi e chiedere aiuto.

Matteo diventava sempre più inquieto. Chiara lo portò da diversi medici, ma risultava tutto a posto. Disperata, chiamò Maria:

Come va, tesoro?

Male

Ecco il punto! E tu come stai?

Male, Maria

Vedi? I bambini sentono tutto. Sei stanca e nervosa, e anche lui! Lascia tutto e dormi con lui!

Non posso.

Perché?

E chi mette a posto? E devo lavorare Anche da casa, ma devo tenermi aggiornata!

Chiara, non sei un robot! Finirai in depressione! Matteo ha bisogno di una mamma sana. Non di una scopa. Solo così potrai starti dietro quando inizierà a correre e chiedere mille perché al giorno. Ce la farai?

Non voglio essere una scopa

Allora ascoltami: prenditi cura di te.

Chiara ci provò, ma cambiò poco. I vicini iniziarono dei lavori: ruggiti di trapano dalle prime ore, e Chiara col figlio andava a spasso per la città a farlo dormire.

Un giorno, i muratori iniziarono presto e con particolare foga. Matteo si mise subito a urlare e Chiara, insultando sottovoce il destino, prese e uscì.

Il cielo era plumbeo, la pioggerellina fredda tipica di uninizio di primavera romana. Chiara coprì la carrozzina e si avviò al parco. Il bar dove di solito faceva colazione era chiuso.

Che sfortuna

Mani gelate nelle tasche, camminò lungo i viali. Marco era via, la lista di cose da fare infinita: visita col bimbo, lavoro da finire, qualcosa da cucinare. Il solito yogurt bianco e un panino andavano bene, ma Matteo era più capriccioso se la madre si metteva a dieta.

Bel tipetto che ho sospirò Chiara, regolando la cappottina.

Quando decise di rientrare, la casa era insolitamente silenziosa. Dopo aver sistemato Matteo e avendo poco tempo, si mise al pc finché sentirsi la voce del trapano dei muratori. Ma era pronta: finì il report appena in tempo. “Ecco, forse oggi non va così male”

Visita in pediatria, altre piccole fatiche domestiche, la giornata volò via che il sole già tramontava. Chiara fece il bagno al figlio inginocchiata davanti alla vasca, il piccolo batteva felice le mani sullacqua.

Hai freddo? Facciamo così

Girò il rubinetto e rimase appoggiata al bordo. “Caldo, piccolino?”

La sua mano, che stava controllando lacqua, rimase sospesa quando dun tratto tutto si oscurò, il mondo girò e perse conoscenza.

Si riprese sentendo degli schiaffetti sulle guance.

Chiaretta, tesoro, svegliati! Dai! Santo cielo, dovè questa ambulanza?

Adelina, spettinata e bagnata, la scuoteva tra le urla di Matteo.

Finalmente! Resistete ancora un po! Arrivano i medici!

Che medici? Perché? Chiara fu colpita da terrore Matteo!

Calma, calma, lui sta benone! Adelina la tenne stretta. Senti come urla? Va tutto bene…

Chiara strinse il lenzuolo tra le dita.

Ho quasi fatto del male a mio figlio

Sì, ti sei messa a rischio.

La voce di Adelina era talmente calma da farla trasalire.

Non sgridatemi per favore

E perché dovrei?

Mia madre mi urlerebbe!

Chiara, io non sono tua madre. E la voglia di urlare ce lho, ma per altri motivi.

Tipo?

Perché non mi hai mai detto la verità? Perché hai rifiutato il mio aiuto quando te lho offerto? Pensavi che sarei stata una suocera cattiva, pronta a rimproverarti per ogni cosa? È così?

Chiara annuì a malincuore.

Capisco! Anche colpa mia.

In che senso?

Avrei dovuto raccontarti qualcosa di più della mia vita. Avresti capito meglio.

Raccontami

Proprio ora?

Quando, se no? Però porta Matteo: altrimenti non si calma.

Adelina tornò col nipotino e, guardando Chiara sistemarlo vicino, le chiese:

Va meglio?

Sì. Ma che mi è successo? Non ricordo nulla

Sei svenuta in bagno.

Ma come sei entrata?

Ho le chiavi. Non lo sapevi?

No, non sei mai venuta così

Senza permesso? Adelina sorrise. Io ho sempre rispettato la privacy di mio figlio. Forse perché la mia di privacy non è mai stata rispettata? Chissà. Ho avuto unottima scuola da moglie e madre: la mia e la suocera. Ma di questo parliamo dopo. Oggi sono entrata perché sentivo Matteo piangere e tu non rispondevi. Mi sono spaventata e ho aperto.

Avrebbe potuto?

Affogare? Non credo. La vaschetta con il supporto è sicura. Piangeva talmente forte che mi sono tappata le orecchie! Bel caratterino!

Eh sì.

Mi hai fatto paura. Non rispondevi nemmeno con gli schiaffi, nemmeno con lammoniaca Chiara, non si fa così! Non sei sola! Non sei unorfana, non vivi su unisola! Perché non me lhai detto? Perché devo sapere tutto sempre da Maria? Mi sento in colpa, come se non avessi fatto abbastanza.

Non è colpa tua. Sono io che non volevo averti tra i piedi.

Ecco, i pregiudizi Chi ha detto che le suocere devono essere mostri? Anche io, come te, pensavo così. Ma io almeno avevo le mie ragioni: la mia suocera mi detestava.

Perché?

Non lo so. Non lo diceva, ma sopportava a stento la mia presenza veniva anche quando non cera nessuno. Vivevamo con la nonna di mio marito, che era allettata: io la curavo. Poi, la nonna lasciò la casa a me, non al nipote. Questo puoi immaginare inasprì parenti e suocera. Anche mia madre non amava mio marito; le loro liti ci rovinarono. Tra me e mio marito allinizio cera tanto amore, ma le discussioni crebbero. Era già nato Marco e io mi convinsero che fossi una madre pessima. Piangevo, spaccavo piatti e pensavo che sarebbe stato meglio affidare mio figlio alle nonne Ero terrorizzata di fargli male, di romperlo, così piccolo! Adelina tirò il fiato. Poi, nella mia vita, arrivò Maria. Sai, a volte una coincidenza ti cambia: uscendo dal portone gliela chiusi in faccia. Lei mi diede una testata sul naso in risposta!

Chiara rise ricordando la energia della dottoressa Maria.

Maria mi cambiò la vita. Mi fece capire che era ora di chiudere la porta in faccia a tutti i consigli inutili e vivere per mio figlio e per me. E ci riuscii. Per sette anni vissi felice. Poi mio marito morì in modo assurdo: ubriaco dopo un compleanno, guidando per andare dalla madre che voleva il figlio a casa. Nessun motivo reale, solo un capriccio. E io fui la colpevole ufficiale di quel dolore.

Perché mai?

Perché serve un colpevole. Non puoi dire a una madre che ha torto dopo che perde un figlio. Lasciala credere quello che vuole, basta che trovi pace. Ma non bastò. Si mise a mettere Marco contro di me. Questo non lo accettai. Ci trasferimmo, tagliando i rapporti quasi del tutto. Ogni tanto solo poche foto di Marco per i compleanni poi nemmeno quelle. Non si è mai interessata davvero al nipote, diceva pure che non era suo, chissà. Ho lasciato perdere.

Ma Adelina, tu sei la nonna di Marco, no? Lo chiamate tutti così

No, non sono sua nonna di sangue, ma per noi lo è. Era la mia vicina, mi è stata accanto come nessun altro. Mi ha aiutata a crescere Marco con amore e attenzioni. Per lui è una vera nonna, per me più di una madre. La chiamo mamma Sasa. Lei mi ha insegnato una cosa importante: criticare è facile, ma dare una parola buona, infondere coraggio, sanno farlo in pochi. Una sola frase giusta ti fa trovare una forza che pensavi persa. A volte quello che ci serve davvero è una parola incoraggiante! Ma tu hai la famiglia giusta.

Adelina si affacciò alla finestra.

Arriva lambulanza. Ora farai tutto quello che ti dicono. Se vogliono portarti in ospedale, vai.

No! Non posso! E Matteo?!

Matteo ha una nonna. Finalmente posso dimostrarti che valgo mi dai fiducia?

Non la ricoverarono: era stato solo un calo di pressione per la stanchezza. Maria venne la sera stessa, le riempì due fogli di prescrizioni e la ammonì col dito: “Non farmi arrabbiare!”

Al ritorno di Marco, che vide la scena con Adelina che coccolava Matteo, sussurrò stupito:

Ma non volevi tua suocera in casa?

Sono stata stupida.

E sei anni dopo, nella vecchia casetta in campagna, tutta la famiglia era riunita. Chiara, pulendo la faccia sporca di fragole della figlia minore, rimproverava il primogenito:

Matteo! La coda del gatto non è una campanella, lascia tua sorella in pace! Chiedi alle nonne quando andate al lago.

E tu?

Io oggi leggo nellamaca, in pace! Posso?

Sì! Matteo scese le scale di corsa. Nooonnaaa! Dove siete? La luna la voglio stasera! Ora voglio fare il bagno! Poi la luna… tanto ora non si vede!

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

thirteen − four =

Amore secondo le circostanze
– E che figlia in gamba che ho! – si vantava Oxana con le vicine. – Ha chiuso la sessione solo con trenta! E riesce pure a lavorare, non prende una lira da noi! – Ti invidio, Oxana! I miei figli fanno solo una cosa: chiedere soldi, – sospirava una donna. – E non vogliono proprio studiare. Masha dice che dopo il liceo vuole subito sposarsi, tanto deve mantenerla il marito. E mio figlio… eh! – La vicina allargò le braccia, profondamente delusa dalla sua prole. – Ma tua Anastasia è in gamba, sa vivere con la sua testa. – Eh già, come no, – mormorò Michele tra sé, allontanandosi un attimo dalle chiacchiere della mamma e delle vicine. Sarebbe voluto tornare a casa, ma la mamma non aveva finito il giro dei negozi: con papà al lavoro, oggi toccava a lui l’onore di portare le borse. – Se solo sapessi cosa combina la sorellina a Roma, di certo non te ne vanteresti così. Anzi, meglio se proprio non la nominavi… – Hai detto qualcosa? – Oxana guardò stizzita il figlio che borbottava. Nemmeno cinque minuti riesce ad aspettare? Non aveva ancora raccontato tutti i dettagli. – Sì mamma, ho detto che devo preparare una presentazione e scrivere un tema per domani. Magari ti vanti un’altra volta? – rispose tranquillo Michele. – Tu e tuo padre! Non lasciate parlare la gente! Va bene, andiamo… Michele fece spallucce, notando lo sguardo sollevato delle vicine. Sembrava che pure loro si fossero pentite di aver trovato Oxana per strada: non faceva che parlare della figlia, con un tono da far sembrare Anastasia un modello irraggiungibile. Ma solo lui conosceva la verità. E non voleva far preoccupare la mamma… *** – Qui abita Anastasia Melnik? – Lo sguardo altezzoso della signora confuse Oxana, già inquieta dai due uomini alle sue spalle. – Mia figlia adesso vive a Roma. Studia all’università, – rispose fiera Oxana. – Cosa volete da lei? – All’università? Davvero? – la donna rise seccamente. – È stata cacciata dopo il primo esame. Nemmeno una materia superata, non mi stupisce: non andava mai a lezione, cercava solo di rimorchiare qualcuno… – Come osa parlare così di mia figlia! Faccio denuncia per diffamazione! – Oxana sentì voci dietro la porta e si zittì. Invitarla in casa sembrava ammettere che diceva la verità. Ma se non apriva? Chissà cosa avrebbe raccontato in giro… – Prego, accomodatevi, – interruppe Michele. – Niente pettegolezzi inutili. Mamma, lasciali entrare. – Ma Michele! – Falli entrare. In quel momento sembrava più grande dei suoi sedici anni: serio e solo un po’, pochissimo, agitato. Accompagnò gli ospiti in soggiorno col gesto di sedersi; la donna si prese una poltrona, i due uomini restarono in piedi. – Michele! Come fai a farli entrare dopo quello che ha detto su Anastasia! – Ho sentito, perciò li lascio entrare, – si spazientì il ragazzo. Con papà fuori casa, a lui spettava il ruolo di capo famiglia. Doveva limitare i danni! – Ma… – Scommetto che tu conosci meglio la sorellina, – ironizzò la donna. – Sai dov’è ora? – E’ a Roma, qui mamma non mente. Ma non vive in uno studentato: sta in un appartamento che le paga un uomo. Non so l’indirizzo, ma so che lui è sposato, vent’anni più di lei e tre figli adulti. E ha un mucchio di soldi. – Si chiama per caso Gregorio? – Posso indovinare, è suo marito? – chiese teso Michele. In che guaio si era cacciata la sorella, se venivano fino a qui per cercarla? – Per fortuna no. Sono la sorella di Gregorio e sono stufa delle sue “escapade” – sorrise fredda la donna. – Gregorio ha una moglie splendida, la figlia del nostro principale socio in affari. Che non sopporta queste “amichette” del marito: se va avanti così chiederà il divorzio. – E questo, immagino, non deve succedere, vero? – Sei un ragazzo sveglio, – sussurrò la donna. – Nessuna idea su dove sia ora la tua adorabile sorellina? – No, ma forse la sua amica lo sa. Posso sentirla, però prima voglio sapere cosa avete intenzione di fare. Ho una sola sorella, capisce? – Michele, cosa significa tutto questo? Quale Gregorio? Quale appartamento? Cosa sta succedendo con mia figlia? – Oxana era sconvolta. Michele corse in bagno a prendere le medicine che la mamma conservava lì. – Vuole che chiami l’ambulanza? – La signora sembrava anche un po’ in colpa. Michele agitò la mano. Certo che l’avrebbe chiamata! Quando correva a prendere le pastiglie, la signora Nina aveva già promesso che sarebbe arrivata in cinque minuti. – Michele… ma tu come lo sapevi? – chiese Oxana disperata, incapace di credere alla verità. – Quando Anastasia è tornata l’ultima volta, aveva il telefono rotto, ricordi? Mi ha chiesto il pc, per parlare con un’amica, ed è rimasta loggata. Ho letto i suoi messaggi, mi sono fatto qualche domanda e poi le ho chiesto direttamente. Non ha negato nulla, mi ha solo chiesto di non dire nulla a te. Michele era sinceramente preoccupato per la mamma: una donna buona e generosa, il cui unico difetto era essere troppo fiera dei successi dei figli. Anche lui arrossiva ogni volta che lei si metteva a raccontare agli altri delle sue medaglie e diplomi. Dopo che Oxana fu sistemata a letto sotto controllo dei medici, Michele tornò dagli ospiti. Era curioso di sapere cosa volessero dalla sorella. – E ora, cosa volete fare? – Niente di male. Le darò dei soldi e qualche conoscenza. Non sposate, questa volta. Se sarà abbastanza furba, si sistemerà bene… – Va bene, torno subito, – sospirò Michele, già prevedendo una conversazione difficile. L’amica di Anastasia era… un tipo tosto. Bisognava inventarsi qualcosa. Gli venne l’idea della “sessione chiusa bene”. Forse un fratello da lontano poteva volerle fare un regalo tramite corriere. – Ecco, questo è il numero della sua amica, – diede un foglio alla donna. – Spero che manterrà la parola. – Tranquillo, non preoccuparti. E uscendo dall’appartamento, la signora disse a voce abbastanza alta, di certo per le vicine che origliavano: – Scusatevi se vi ho turbato così, ma era l’unico modo per parlare senza troppe orecchie indiscrete. Spero nessuno metta in giro storie strane. Se succede, mi scuserò direttamente con Anastasia. Ma sono sicura che qui vivono brave persone e non si daranno al pettegolezzo. Le voci ci furono, ma fiacche. Oxana le spegneva subito, chiedendo di non infangare il nome della figlia. Ma smise di vantarsi e, in generale, usciva di casa molto meno. Michele parlò col padre e decisero insieme: era il momento di cambiare città. Oxana si vergognava a guardare in faccia i vicini, dopo averli ingannati per tanto tempo. Un giorno di sole, la famiglia si trasferì. Come disse Michele alle vicine curiose: andavano a Roma, vicino a Nastia. Lì ci sono ottimi medici, e la mamma ultimamente non stava bene. Anastasia non tornò più: si era sistemata “bene” e la famiglia quasi la dimenticò…