Ciao, ti racconto una cosa che è successa a noi, così come se ti parlassi al volo. Non capivo perché la mia moglie, Ginevra, tremasse così al solo pensiero della visita della suocera fino a quando non è arrivata e ha preso le redini della nostra vita.
Quando la suocera, Marta Galli, ci ha telefonato per dire che sarebbe venuta a stare qualche giorno da noi, ho subito visto Ginevra irrigidirsi.
Non capivo il motivo: dopotutto Marta viveva da sola a Bologna e quasi mai veniva a trovarci nella nostra casa tranquilla vicino al Lago di Como. Pensavo fosse loccasione perfetta per un bel pranzo in famiglia, una scusa per stare insieme.
Ma più la data si avvicinava, più Ginevra sembrava tesa.
Perché ti preoccupi così tanto? le ho chiesto, sorridendo. Sta solo venendo per qualche giorno, per stare con noi, per vedere i bambini non può essere il colmo del disastro!
Lei mi ha guardato, stanca, quasi rassegnata.
Tu non la conosci come me ha sussurrato.
A quel punto ero convinto che stesse esagerando. Non avevo idea di quello che ci aspettava.
**Linvasione**
Marta è arrivata con due valigioni enormi, come se volesse sistemarsi per un anno intero. Non si è neanche fermata a darci un bacio prima di entrare, ha iniziato subito a scrutare la casa con occhio critico, come unispettrice pronta a giudicare se tutto fosse allaltezza dei suoi standard.
Allinizio è sembrato tutto normale. Ci ha abbracciati, ha regalato dei piccoli doni ai bambini e ci ha portato una borsa piena di marmellate fatte in casa, biscotti e piatti già pronti. Ho pensato che Ginevra fosse semplicemente iperprotettiva.
Poi è arrivato il mattino successivo.
E la nostra casa non era più nostra.
Che caffè è questo? Che orrore! Come potete bere una cosa così amara? ha esclamato, guardandomi mentre sorseggiavo la mia tazzina.
Le ho sorriso, pensando fosse uno scherzo. Ma non aveva quasi finito.
Queste tende sono orribili! Rendono la stanza buia e triste. Bisogna comprarne di nuove.
Perché avete messo il divano qui? È totalmente illogico! Serve una riorganizzazione completa.
Non sai mica lavare i piatti come si deve? Prima sciacqua con acqua calda, poi strofina, poi risciacqua di nuovo!
In poche ore aveva preso possesso della nostra casa, sconvolgendo le nostre abitudini e imponendo le sue regole. Ginevra rimaneva in silenzio, ma si vedeva che tratteneva le parole.
**Un déjàvu**
La scena mi ricordava un episodio avvenuto qualche mese prima con la sorella più giovane di Ginevra, Livia.
Marta era andata a trovarla a Firenze, dove aveva previsto di stare due settimane. Alla fine è tornata a casa sua dopo soli quattro giorni. Ci siamo chiesti il perché; Livia è sempre docile e dolce, non si lamenta mai.
Alla fine abbiamo capito. Marta si era comportata esattamente allo stesso modo lì: criticava leducazione dei figli, riorganizzava la cucina, le diceva come doveva condurre la sua vita. Livia non ha più sopportato la permanenza; ha fatto silenziosamente le valigie, le ha comprato un biglietto del treno e lha accompagnata alla stazione senza una parola in più.
E così la storia si è ripetuta, ma stavolta eravamo noi a rimanere intrappolati.
**Il punto di non ritorno**
Dopo quattro giorni la tensione era insopportabile. Rientrando dal lavoro, ho trovato Ginevra seduta al tavolo della cucina, lo sguardo vuoto.
Non ce la faccio più ha mormorato.
Quella mattina Marta aveva superato tutti i limiti.
Non prepari una colazione vera per tuo marito? Solo cereali? È un pasto da bambini!
Non mi chiami mai! Una figlia deve prendersi cura di sua madre!
Ci ho pensato e se mi trasferissi da voi? Sono sola a Bologna, voi siete la mia famiglia, dopotutto
Era troppo. Abbiamo capito che se non facevamo nulla, non sarebbe mai più andata via.
Il giorno dopo, con il coraggio di chi non ha altra scelta, le abbiamo detto che era ora di tornare a casa. Si è fermata, sbigottita.
Ah, capisco vi sto disturbando. Mi state cacciando fuori, come hanno fatto con Livia, vero?
Abbiamo provato a spiegarle che avevamo solo bisogno del nostro spazio, che eravamo esausti. Ma non voleva sentire ragioni. In silenzio ha chiuso le valigie e se nè andata senza neanche salutare.
**Il silenzio dopo la tempesta**
Dopo la sua partenza, il tranquillo che è sceso in casa nostra sembrava irreale. Ginevra ed io eravamo rimasti al tavolo della cucina, a bere il tè in silenzio, ancora sotto lo shock di quegli ultimi giorni.
Credi che un giorno ci perdonerà? ha chiesto piano.
Ho sospirato. Non ne ho idea.
Per la prima volta in una settimana mi sono sentito davvero sollevato.
**Un cerchio senza fine**
Una settimana dopo, Livia ci ha chiamati.
Non riesco a credere che le abbiate fatto così a mamma! ha esclamato, furiosa.
Ginevra ed io ci siamo scambiati uno sguardo. Che ironia.
Quando Marta era da Livia, non aveva sopportato più di quattro giorni prima di mandarla via. E ora erano loro a rimproverarci per aver fatto lo stesso. Siamo rimasti in silenzio per un bel po, immersi nei nostri pensieri.
Tutti i genitori invecchiando diventano così? Più invadenti, più esigenti, più opprimenti?
E la domanda più spaventosa di tutte
Diventeremo un giorno come lei?
Un abbraccio, e ci sentiamo presto.





