Voglio ciò che è giusto

Una bella macchina si fermò davanti a una graziosa fioreria, un negozio che in poco tempo era diventato il preferito degli abitanti del quartiere. Persino dai paesi vicini arrivavano clienti per ammirare le sue composizioni uniche.

“Mi prepari il mazzo più bello che ha, e il più grande. È nato mio figlio!” disse un giovane con gli occhi luminosi alla fiorista.

Mentre si dirigeva allospedale, Luca immaginava il momento in cui avrebbe tenuto tra le braccia il suo bambino per la prima volta, promettendo a se stesso di essere il padre che lui non aveva avuto. I ricordi di suo padre erano un peso sul cuore. Lunica memoria felice era quella di un uomo robusto che lo sollevava in aria, suscitando in lui un misto di paura e gioia. Ma poco dopo, Mario Rossi aveva abbandonato la famiglia, lasciando la moglie e il figlio di dieci anni senza nemmeno un tetto.

Tutto era iniziato con le frequenti visite di una collega della madre, Veronica Bianchi, che lavorava allospedale. Spesso portava una bottiglia di vino, e quando la madre di Luca protestava, Veronica rispondeva:

“Dai, non esagerare! È solo per stuzzicare lappetito,” diceva, mentre versava da bere a Mario. “Hai un marito meraviglioso, dovresti trattarlo come un tesoro!”

Una volta, Veronica li invitò tutti al suo compleanno. Viveva dallaltra parte di Firenze con le sue due figlie. Quella sera, non fece che girare intorno a Mario, riempiendogli il bicchiere e lusingandolo in ogni modo.

Poi, un giorno, tornando dallallenamento, Luca sentì i genitori litigare in cucina.

“Me ne vado. Sì, amo Veronica. Tra noi è finita da temponon cè più amore né rispetto. Con lei invece è diverso. Lei mi apprezza, a differenza tua.”

“Non apprezza te, stupido, ma i tuoi soldi!” ribatté la madre.

“Sapevo che avresti detto così. Non sai fare a meno di creare drammi. Ah, e venderemo la casa. I soldi li divideremo.”

“Cosa? Hai ancora la faccia di dirlo? I miei genitori ci hanno regalato questo appartamento per il nostro matrimonio!”

“Appunto, per il nostro, non per il tuo. È proprietà comune.”

“E Luca? Dove vivrà, dove dormirà, cosa mangerà?!”

“E io dove vivrò con Veronica e le sue figlie in un bilocale? Voglio solo quello che mi spetta di diritto…”

Per due anni, Luca e sua madre vissero con i nonni. Poi, con un mutuo, comprarono una piccola casa. Quando Luca si laureò e sposò Francesca, il patrigno gli regalò il loro appartamento.

“Amerò mio figlio e non tradirò mai lui o Francesca,” pensò Luca, tornando a casa dalla moglie. Nei giorni seguenti avrebbe dovuto comprare tutto il necessario per il bambino e sistemare la cameretta. Per scaramanzia, avevano evitato di acquistare cose in anticipo.

Mentre si avvicinava alla porta di casa, notò un uomo calvo che lo osservava. Qualcosa in quel volto gli sembrò vagamente familiare.

“Luca, ciao, figliolo! Non mi riconosci?”

“Padre?…”

“In persona! Ti ho visto scendere dalla macchina. Bella macchina, tra laltro.”

“Mi scusi, ma ho fretta.” Luca strinse i pugni, cercando di evitarlo.

“Mi scusi… che freddezza. Su, siamo padre e figlio. Non mi inviti a bere un caffè? Parliamo da uomini.”

In un altro momento, Luca non avrebbe sprecato tempo. Ma oggi era felice. Senza rispondere, entrò nel palazzo. Mario lo seguì, interpretando il silenzio come un invito.

“Che bel appartamento! Spazioso,” commentò lospite. “Vedo che te la passi bene. Potresti aiutare un parente in difficoltà.”

“Di cosa sta parlando?”

“Non fingere di non capire. Hai una camera libera, e i mezzi per risolvere i miei problemi.”

“Che centra la mia situazione con lei? Sono ventanni che non ci vediamo. Cosa vuole?”

“Ho avuto dei guai. Il genero di Veronica mi ha cacciato di casa. Luca rimase in silenzio, lo sguardo fisso sul viso segnato di quelluomo che un tempo aveva sollevato in aria ridendo. Poi, lentamente, scosse la testa.
“Questa casa non è mia da dividere con te. È il posto dove crescerà mio figlio. Un posto senza bugie, senza abbandoni.”
Aprì la porta, prese il mazzo di fiori ormai appassito e lo depose sulla soglia.
“Non entrerai qui. Mai.”
Chiuse la porta con fermezza, mentre dentro, dalla stanza accanto, arrivava la voce dolce di Francesca che lo chiamava per cena.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

13 − 5 =

Voglio ciò che è giusto
Ventisette anni di menzogne