**Diario Personale**
“Non ho una stanza in più,” mi disse mia figlia quando arrivai con le valigie. “Mamma, hai fatto tutto? Non hai dimenticato i documenti?” Sofia agitava nervosamente la maniglia della borsetta, in piedi davanti alla finestra della cucina.
“Ma che, pensi che sia diventata decrepita?” risposi, controllando per la terza volta il contenuto della mia borsa da viaggio. “Il passaporto cè, i soldi pure, le medicine Ah, la vestaglia! Lho dimenticata! Sofia, dovè la mia vestaglia blu?”
“È nellarmadio. Mamma, forse non serve portarla. Valentina avrà qualcosa da darti.”
Mi fermai e la guardai attentamente. “Sofi, non vengo per un giorno. Valentina mi ha invitata a stare un po con lei, per riposarmi dalla città. Laria è buona, cè il fiume vicino. Sei tu che dicevi che mi farebbe bene.”
“Sì, lo dicevo” Sofia si girò verso la finestra. “Ma non sapevo che Luca sarebbe rimasto senza lavoro di nuovo. È la terza volta in un anno che lo licenziano.”
Mi avvicinai e le posai una mano sulla spalla. “Non me ne hai parlato. Cosè successo?”
“Che cè da dire? Hanno messo un nuovo capo, ha deciso di rinnovare il team. Luca è stato il primo a essere tagliato. Esperienza, anni di lavoro niente conta. Prendono i giovani, disposti a lavorare per due soldi.”
Scossi la testa e mi sedetti su uno sgabello. “Capisco che sia difficile. Forse è meglio che rimanga? Potrei aiutarvi”
“No, mamma. Vai. Valentina ti aspetta, ha già preparato tutto.” Si voltò e cercò di sorridere, ma era una smorfia forzata. “Riposati e torna con le energie rinnovate.”
Stavo per rispondere quando squillò il telefono.
“Pronto? Mamma? Sono io, Valentina! Allora, vieni? Ho già preparato tutto, ho arieggiato la stanza e fatto il letto con lenzuola fresche!”
“Sì, cara, arrivo. Sofia mi accompagnerà alla stazione.”
“Perfetto! Avevo iniziato a preoccuparmi. Mamma, mi sei mancata tanto! Qui è bellissimo, i meli sono in fiore, laria è incredibile. Sentirai subito la differenza con lo smog della città.”
“Bene, Valentina. A presto.”
Appesi e guardai Sofia. “Vedi quanto è felice? Non mi vede da sei mesi.”
“Sì. Felicissima.” Prese le chiavi dellauto. “Andiamo, mamma, perderai il treno.”
Il viaggio fino alla stazione fu silenzioso. Provai a parlare più volte, ma Sofia rispondeva a monosillabi, come se la sua mente fosse altrove.
“Sofi, davvero, posso rimanere se hai bisogno. So che è un momento difficile.”
“Mamma, basta. Andrà tutto bene. Non è la prima volta che Luca è senza lavoro, troverà qualcosa.”
“E i soldi? Come farete?”
Frenò bruscamente al semaforo. “Ci arrangiamo. Ho il mio stipendio, lui avrà la disoccupazione. Non moriremo di fame.”
“Ma il mutuo per lappartamento”
“Mamma, per favore! Non immischiarti. Siamo adulti, ce la caviamo da soli.”
Sospirai e guardai fuori dal finestrino. Unansia sottile mi attraversò il cuore. Sofia non era mai stata così dura con me. Qualcosa di grave stava succedendo.
Alla stazione, mentre mi accompagnava al treno, Sofia mi strinse forte in un abbraccio.
“Scusa, mamma. Oggi sono nervosa. Sono al limite.”
“Ti capisco, cara. Se hai bisogno, chiamami. Tornerò subito.”
“Riposati. E saluta Valentina.”
Il treno partì, e salutai Sofia dal finestrino. Rimase lì, sulla banchina, finché non scomparve alla curva.
Valentina mi aspettava alla stazione con un mazzo di lillà e un sorriso smagliante.
“Mamma! Finalmente!” Mi abbracciò forte. “Comè stato il viaggio? Sei stanca?”
“Tutto bene. Come sei bella, Valentina! Abbronzata e piena di vita.”
“È laria di qui. Vivere in campagna è unaltra cosa. Vieni, ti mostro la casa! Non lhai ancora vista!”
La casa era davvero incantevole: piccola ma accogliente, con un grande giardino e una vista sul fiume. Valentina mi fece fare il tour, orgogliosa dei mobili nuovi e della ristrutturazione.
“Qui dormirai tu,” disse, aprendo la porta di una stanza luminosa con due finestre. “Vedi che bello? La mattina il sole entra diretto, la sera puoi guardare il fiume.”
“Bellissimo, cara. Dovè Marco?”
“È ancora a lavoro. Stasera torna, sarà felice di vederti. Parla sempre dei tuoi dolci, dice che gli mancano.”
“Gliene farò, non preoccuparti.” Mi sedetti sul letto e mi guardai intorno. “Che pace qui. Tranquillo, silenzioso.”
“Sì, mamma. Siamo felici. Marco ha un buon lavoro, io faccio qualche lavoretto. Presto vorremmo avere un bambino.”
“Che bella notizia! Finalmente dei nipotini.”
Valentina si sedette accanto a me e mi prese la mano.
“Mamma, come sta Sofia? Quando lho chiamata, sembrava giù.”
“Hanno dei problemi. Hanno licenziato Luca, i soldi scarseggiano.”
“Di nuovo? Ma è un bravo professionista!”
“Pare non abbia fortuna. Sofia è molto preoccupata.”
Valentina rifletté un attimo, poi disse:
“E se venissero anche loro qui? Cè lavoro, le case costano poco. Posso chiedere a Marco di informarsi.”
“Non so, cara. Sono abituati alla città. E poi, lappartamento? Il mutuo non è ancora finito di pagare.”
“Già, è complicato…” Si alzò. “Va bene, mamma, riposati un po. Io preparo la cena. Marco torna presto.”
Quella sera, Marco fu felice di rivedermi. Restammo a lungo in veranda, a bere the e chiacchierare. Sentivo che la tensione degli ultimi mesi si scioglieva. In quel posto tranquillo, tra persone che mi volevano bene, finalmente respiravo.
Passò una settimana. Aiutavo Valentina con le faccende, passeggiavo nei dintorni, leggevo. Chiamavo Sofia ogni giorno, ma le conversazioni erano brevi e tese.
“Come va, cara?”
“Tutto bene, mamma. Luca ha degli colloqui, speriamo bene.”
“E tu? Non sei stanca?”
“Lo sono, ma tengo duro.”
“Sofi, vuoi che torni? Sento che fai fatica.”
“No, mamma. Resta con Valentina. Si era preparata tanto per la tua visita.”
“Ma se hai bisogno…”
“Mamma, va tutto bene. Non preoccuparti.”
Ma io mi preoccupavo. La voce di Sofia era sempre più stanca, e lultima volta aveva pianto, riprendendosi subito con un “Sono solo stanca per il lavoro.”
“Valentina, credo che tornerò a casa,” dissi a colazione dopo due settimane. “Qualcosa non va con Sofia.”
“Mamma, sei appena arrivata! Avevo tanti progetti per noi. Volevo portarti in città a vedere un museo, e non siamo ancora andate al fiume!”
“Lo so, cara. Ma il cuore mi dice che Sofia sta male.”
Valentina sospirò e posò la tazza.
“Va bene, mamma. Se hai deciso, preparati. Marco ti accompagnerà alla stazione.”
Durante il viaggio, non stavo nella pelle. Un brutto presentimento mi tormentava. Provai a chiamare Sofia più volte, ma non rispose.
Arrivai a casa solo la sera. Il palazzo mi sembrò più tetto del solito, lascensore cigolava più forte. Allultimo piano, cercai le chiavi, ma la porta era chiusa dallinterno con il catenaccio.
“Sofia! Sono io!” bussai.
Nessuno rispose per un po, poi sentii dei passi.
“Mamma? Ma non eri da Valentina…”
“Apri, cara.”
La porta si aprì, e vidi mia figlia dimagrita, con gli occhi rossi.
“Sofi! Che succede?”
“Niente, mamma. Solo… sono stanca.”
Entrai e capii subito che qualcosa era cambiato. In ingresso cerano valigie, sul tavolo documenti sparsi.
“Cara, cosè successo? Dovè Luca?”
Sofia crollò sul divano e si coprì il viso con le mani.
“Mamma, non sapevo come dirtelo. Non volevo rovinarti la vacanza.”
“Parla.”
“Luca se nè andato. Per sempre. Ha detto che non ce la fa più, che ci ostacoliamo a vicenda. È andato a stare da un amico.”
Mi sedetti accanto a lei e la strinsi.
“Povera piccola mia… Pensavo fosse solo il lavoro.”
“Anche quello. Ma ormai non importa.” Alzò lo sguardo. “Mamma, vendo lappartamento. Non posso pagare il mutuo da sola. Ho trovato dei compratori, la settimana prossima firmiamo.”
“E dove vivrai?”
“Prenderò una stanza in affitto, per ora.”
Rimasi in silenzio, assorbendo le sue parole. Poi chiesi:
“E se venissi da me? Nella mia casa cè spazio.”
“Mamma, è un monolocale. Dove mi metto?”
“Ci arrangiamo. Dormirai sul divano intanto, poi vedremo.”
Scosse la testa.
“Non voglio disturbarti. E poi, il lavoro è lontano.”
“E da Valentina? Dice che lì cè lavoro.”
“No, mamma. Non voglio pesare a nessuno.”
Restammo abbracciate fino a tardi, a volte parlando, a volte in silenzio. Sapevo che Sofia aveva bisogno solo di presenza, del calore di chi la amava.
Il giorno dopo, ci occupammo insieme della vendita. I compratori erano persone gentili, frettolose ma oneste. Sofia firmò con sollievo.
“Sai, mamma, mi sento più leggera,” mi confessò tornando a casa. “Come se mi fossi tolta un peso. Chiuderò il mutuo, e qualcosa resterà. Basterà per un po.”
“E poi?”
“Poi mi sistema. Forse andrò davvero da Valentina. Ieri mi ha chiamata, mi ha ripetuto che sono benvenuta.”
“Vai, cara. Laria è buona, la gente è gentile. Troverai lavoro.”
Sofia si fermò sul marciapiede.
“E tu verresti con me?”
“Io? Perché? Ho la mia casa qui, i miei amici, il mio lavoro in biblioteca…”
“Ma ti sentirai sola.”
Sorrisi.
“Non mi annoio. Sono abituata. E poi, verrò a trovarvi spesso.”
Il giorno della partenza, aiutai Sofia a fare le valigie. Prese solo lessenziale: vestiti, documenti, qualche oggetto caro.
“Il resto lo vendo o lo regalo,” disse, guardando lappartamento quasi vuoto. “Tanto non mi servirà.”
“Hai ragione. Vita nuova, cose nuove.”
Alla stazione, Sofia scoppiò in lacrime.
“Mamma, perdonami. Per come ti ho trattata, per non averti detto niente. Mi vergognavo di ammettere che la mia vita era un fallimento.”
“Sciocchezze. La vita ricomincia ora.” La strinsi forte. “Vai, non aver paura. Valentina sarà felice, Marco ti aiuterà. E io verrò a trovarvi presto.”
“Devi venire. Ti aspetterò.”
Il treno partì. Salutai Sofia finché non scomparve. Poi tornai a casa lentamente. Lappartamento vuoto era silenzioso e un po triste, ma non opprimente. Avevo fatto la cosa giusta: non mi ero imposta, non avevo trattenuto le mie figlie.
Una settimana dopo, Sofia chiamò. La sua voce era allegra.
“Mamma, hai presente? Ho già trovato lavoro! Nella scuola del paese cercavano uninsegnante di storia. La vicepreside ha visto il mio curriculum e mi ha assunta subito.”
“Che bella notizia! E la casa?”
“Per ora sto da Valentina. Dice che posso restare finché non trovo un posto mio. Hanno spazio per tutti.”
“Valentina ha sempre avuto un cuore doro.”
“Sì, mamma. E sai una cosa? Non dormivo così bene da anni. Qui sto bene. Forse è davvero il mio posto.”
Appesi e sorrisi. Sofia sarebbe stata felice. Io sarei rimasta qui, nel mio mondo, ma con la certezza che entrambe le mie figlie avevano trovato la loro strada.
Quella sera, scrissi una lettera a Valentinavolevo ringraziarla per aver accolto sua sorella, per la sua generosità. A volte, il più grande aiuto è semplicemente esserci, senza fare domande.
Il giorno dopo, chiamai unagenzia di viaggi e cercai una vacanza al mare. Anche alla mia età si può ricominciarepiù liberi, più felici. Le mie figlie erano cresciute, avevano trovato la loro via. Ora toccava a me vivere per me stessa.
“Non ho una stanza in più,” aveva detto mia figlia. E aveva ragione. Non ci sono stanze in più, come non ci sono persone di troppo nella vita. Ci sono solo i momenti e i luoghi giusti per ognuno. E la saggezza di un genitore sta nel capirlo e accettarlo.






