**Diario di Luca**
“Chiudi quella bocca e non unaltra parola sulla vacanza, domani arriva mia sorella con la famiglia,” sibilò il marito.
“Smettila di rompermi con quel tuo mare!” sbottò Marco, lanciando il telecomando sul divano. “Lucia arriva domani con la famiglia, e noi non andiamo da nessuna parte!”
Quelle parole caddero in salotto come una doccia gelata. Sofia si bloccò al centro della stanza, il depliant con le foto del mare turchese che tremava tra le sue mani.
Cosa intendi con “rompermi”?
Abbassò lentamente il volantino sul tavolino. Marco, spaparanzato sulla poltrona, zappettava tra i canali, e la luce dello schermo gli rendeva il volto distante, indifferente.
“Che cosa hai detto?” La sua voce era bassa, ma nascondeva qualcosa di pericoloso.
“Ho detto quello che ho detto.” Non distolse lo sguardo dalla TV. “Lucia arriva con Paolo e i bambini. Per un mese. Quindi dimenticati il mare e smettila di scocciarmi.”
Un mese. La parola rimase sospesa nellaria, pesante e insopportabile. Sofia sentì qualcosa dentro di sé stringersi in un nodo.
“Marco, abbiamo organizzato questa vacanza da mesi. Ho già prenotato. Pagato tutto.” Parlava lentamente, come se spiegasse a un bambino. “Ho aspettato un anno intero…”
“E io ho detto di lasciar perdere!” Sbatté una mano sul tavolo. “La famiglia è più importante dei tuoi capricci!”
Capricci? Sofia sentì il viso accendersi. Le notti insonni con la calcolatrice, a contare ogni centesimo? Rinunciare a un cappotto nuovo per risparmiare per il viaggio? I sogni di quellaria di mare che immaginava ogni mattina andando al lavoro?
“Quali capricci, Marco?” Fece un passo verso di lui, un movimento carico di strana determinazione. “Lavoro senza sosta. A casa, in ufficio. Quandè lultima volta che mi sono riposata?”
“Non cominciare con le lamentele.” Alzò il volume della TV. “Lucia è mia sorella. Viene di rado. Punto.”
Di rado? Sofia sbuffò. Lucia si presentava da loro ogni estate come una tempesta inevitabile. Portava con sé i suoi tre figli, suo marito Paolo un uomo capace di svuotare il frigo e chiedere il bis. E ogni volta Sofia diventava la serva di tutti.
“Marco, ascoltami.” Si sedé sul bordo del divano di fronte a lui. “Capisco che la famiglia sia importante. Ma sono una persona anchio. Ho dei bisogni, dei desideri…”
“Quali desideri?” La guardò con sarcasmo. “Sdraiarti in spiaggia? Nuotare nel mare? Che sei, una gallina?”
Una gallina? Sofia fissò suo marito luomo con cui aveva vissuto per quindici anni. Quandera diventato così? Quanderano diventati così freddi i suoi occhi?
“Sì, voglio andare al mare.” Si alzò. “Voglio svegliarmi con il rumore delle onde. Camminare a piedi nudi sulla sabbia. Voglio essere solo Sofia, non la cuoca, la domestica e la tata per i figli degli altri.”
“Degli altri?” Marco balzò in piedi. “Sono i figli di mia sorella!”
“Che il primo giorno distruggeranno la casa!” Sofia non riusciva più a trattenersi. “Urleranno, romperanno le cose, pretenderanno tutto! E Lucia starà sdraiata sul divano a lamentarsi della vita!”
“Come ti permetti!” Il volto di Marco si oscurò. “Lucia è una madre meravigliosa!”
“Una madre meravigliosa non alleva mostri!” Le parole le uscirono di bocca come sassi che rotolano da una scogliera. “Ti ricordi coshanno fatto lanno scorso? Hanno rotto il vaso della nonna, hanno disegnato sui muri con i pennarelli, e il piccolo ha quasi dato fuoco alla cucina!”
“I bambini sono bambini…”
“E io? Non sono una persona?” Sofia sentì qualcosa di caldo e incontrollabile salirle dentro. “Devo sopportare questo incubo perché ‘i bambini sono bambini’?”
Marco la fissò, sorpreso come se vedesse sua moglie per la prima volta così: spettinata, gli occhi in fiamme, pronta alla battaglia.
“Lucia arriva domani,” disse piano. “E questa è la fine della discussione.”
“Allora accoglili tu da solo.” Sofia si avviò verso la porta.
“Dove vai?”
“In camera.” Si voltò sulla soglia. “A pensare.”
A pensare a come vivere con una persona che in lei non vede altro che una domestica.
La porta della camera si chiuse di colpo, e il silenzio cadde sulla casa. Un silenzio pesante, teso, come prima della tempesta.
Sofia si sdraiò sul letto, fissando il soffitto. Nella mano stringeva ancora il depliant di viaggio accartocciato. Il mare… Aveva immaginato quella vacanza così vividamente. Passeggiate mattutine sulla riva, laria salmastra, la libertà dalle faccende infinite. E invece, un mese da serva per bambini viziati e genitori indifferenti.
Ma cosa posso fare?
Si addormentò con quel pensiero, stringendo lultimo frammento del suo sogno.
Fuori, gli alberi frusciavano, un suono simile al mare lontano il mare che Sofia non avrebbe ascoltato quellestate.
O forse sì?
La mattina accolse Sofia con una pioggia grigia e il rombo di unauto che si avvicinava. Era alla finestra della camera, sorseggiando un caffè, mentre osservava un gruppetto familiare scendere da un SUV nero.
La prima a uscire fu Lucia alta, bionda ossigenata, con una tuta rosa shocking. Anche da lontano, gesticolava, urlando qualcosa a suo marito.
“Paolo, attento alla valigia! Ci sono le mie scarpe nuove!” strillò.
Paolo un uomo tarchiato con i capelli radi portava silenziosamente le borse dal bagagliaio. Aveva la bocca serrata, come chi si è rassegnato da tempo al suo destino.
I bambini… Sofia fece una smorfia. Massimo, dieci anni, aveva già pestato una pozzanghera e ora saltava, schizzando fango ovunque. Sonia, sette anni, strillava per una bambola dimenticata in macchina. E Dima, quattro anni, urlava e basta senza motivo, solo perché poteva.
“Sofia!” gridò Marco dal corridoio. “Sono arrivati! Vieni giù!”
Sono arrivati. Come se non lavesse visto. Come se non avesse sentito quellincubo per cinque minuti di fila.
Sofia finì il caffè e scese lentamente. Lingresso era un caos. Lucia abbracciava Marco, lasciando impronte rosa sulla sua camicia; i bambini correvano tra le valigie, e Paolo cercava invano di togliersi il fango dalle scarpe.
“Sofiiii!” Lucia le si avventò addosso con le braccia aperte. “Come stai, cara? Sei dimagrita! Sei stata male?”
Lucia odorava di profumo dolciastro e sigarette. Sofia trattenne a stento listinto di tirarsi indietro.
“Ciao, Lucia. Comè stato il viaggio?”
“Terribile!” Alzò gli occhi al cielo. “I bambini erano insopportabili, Paolo si è perso tre volte, e io sono quasi morta dal caldo. Dovè laria condizionata? Ce lavete, vero?”
“Sì,” rispose Sofia asciutta. “In camera da letto.”
“E in salotto?” Lucia era già entrata, guardandosi intorno. “Dormiremo lì. Paolo russa,





