«Non ce la faccio più!» esclamò Viola, pronta a lasciare lappartamento impregnato di nostalgia per la nonna di suo marito. «Non voglio ballare al suono del suo stantio piffero!» dichiarò, rivolta a Luca.
Lui sospirò. «Dobbiamo fare così. O hai unaltra soluzione? Io no.»
«Ma è assurdo! Una follia!»
«Che vuoi che faccia?» chiese Luca, sfinito. «Non posso entrare nella sua testa e riordinare tutto come ci farebbe comodo.»
«Vado a fare le valigie,» disse Viola con voce gelida, mentre dentro di lei ribolliva la rabbia.
«Viola, aspetta. Siediti. Non puoi agitarti così, nelle tue condizioni,» la fermò Luca, prendendola per mano e guidandola verso il divano. Si lasciò cadere e scoppiò in lacrime, appoggiandosi alla spalla di lui.
«Su, basta piangere,» sussurrò lui, accarezzandole i capelli come si fa con una bambina. Poi le asciugò le lacrime con delicatezza. «Troveremo una soluzione. Te lo prometto.»
«Me lo prometti davvero?»
«Sì.» Ma dentro di sé, Luca sapeva di non avere la minima idea di come risolvere la situazione. E in fondo, per lui, il problema non valeva un fico secco. Però Viola soffriva. E per lei, avrebbe fatto qualsiasi cosa.
***
Luca e Viola si erano sposati tre anni prima, dopo più di un anno di fidanzamento. Avevano deciso di vivere in affitto. Prima del matrimonio, Viola abitava con la madre in un bilocale, mentre Luca aveva preso un appartamento in affitto perché tra lui e sua madre cera un accordo: appena fosse stato abbastanza grande per vivere da solo, se ne sarebbe andato.
Sofia, la madre di Luca, insegnava inglese alluniversità e dava lezioni private a casa e su Skype. Aveva una quantità infinita di studenti, era uninsegnante nata, e il suo nome passava di bocca in bocca. Preparava gli studenti per gli esami universitari, aiutava i più deboli e trovava persino il tempo per tenere webinar per chi voleva approfondire la lingua. Era una donna dinamica, incapace di stare ferma, e Luca Luca le dava un po fastidio. Solo un pochino.
«Figlio mio, capisci che quando vorrai portare a casa qualche ragazza, qui sarà come dire un po stretto? Viviamo in un bilocale, io ho studenti, lezioni alluniversità, ricordi che da questanno tutte le mie ore sono online? Ho bisogno di silenzio,» gli disse un giorno Sofia con un sorriso.
«Stai scherzando?» fece Luca, fingendosi offeso.
«Nientaffatto. Ti sto solo facendo un piccolo suggerimento»
«Ah, un suggerimento velato per problemi grossi,» rise lui. Conosceva bene sua madre. E se aveva iniziato quel discorso, anche scherzando, era meglio prenderlo sul serio.
Così fece. Affittò un appartamento e andò a vivere da solo. Aveva ventiquattro anni e si era appena laureato. Le ragazze, per il momento, non le portò a casa. Qualche flirt cera stato, ma nulla di così serio da presentarle a sua madre. Ma sognava una famiglia. E così, appena laureato e trovato lavoro, iniziò a mettere da parte i soldi.
«Affittare e risparmiare sarà un po difficile» rifletteva tra sé. «Ma vivere da solo è meglio. Perché non ci ho pensato prima? Solo quando mamma ha iniziato a farmi quei discorsi»
Due anni dopo, conobbe Viola, e un anno dopo si sposarono. Più o meno nello stesso periodo, morì la nonna di Luca, madre di Sofia. Lappartamento di due stanze, nello stesso quartiere, fu chiuso a chiave da Sofia, che dichiarò di non volerlo né affittare, né vendere, né tantomeno ristrutturare.
«È un ricordo di mia madre,» spiegò. «Lasciamo tutto comè, fino allultimo dettaglio. Non sono così disperata da metterci degli inquilini. Sarebbe un gesto barbaro, perché dellappartamento non resterebbe più nulla. E quellarredamento mi è caro. Mi ricorda lei»
Luca ricordava bene la disposizione dei mobili, perché aveva spesso visitato la nonna.
«Sai, sembra un museo,» raccontò una volta a Viola. «Ci sono due stanze. In una cè il divano dove dormiva nonna, la televisione e una vetrina. Nellaltra cè un pianoforte, raro, speciale, con uno sgabello che mamma fece arrivare su misura per il compleanno di nonna. Sulla parete opposta ci sono tantissime foto di concerti, premi, viaggi. Nonna non era una persona qualunque, era una pianista rinomata, insegnante al conservatorio, vincitrice di molti concorsi. Si esibiva, viaggiava molto. In quella stanza ci sono scaffali con souvenir che portava dai suoi viaggi. E poi collezionava statuette. Strane, non so cosa rappresentino, ma ne aveva riempito due scaffali enormi. I gioielliadorava le pietre dure e la bigiotteriasono in quattro scatole sul comò. Un armadio enorme è pieno di abiti da concerto. Sopra ci sono scatole con cappellianche quelli li adorava. In cucina, una collezione di ceramiche di Deruta. E le piacevano tantissimo. Quando entro in cucina, mi sembra di essere in una grotta piena di tesori. Non cè un centimetro libero, tranne il soffitto. Alle finestre, vasi di fiori: gerani, violette, e in terra un ficus, una palma Mamma va ancora ad annaffiarli. Alcuni li ha portati da lei.»
«Ma come faceva a starci tutto in un bilocale?» chiese Viola, stupita.
«Ci stava. Ma era un po stretto.»
Il tempo passò. Lappartamento di Paolina, la nonna di Lucaaveva un nome raro, di cui andava fierarimase chiuso. Sofia continuò a insegnare inglese, anche se smise di ricevere studenti a casa.
«Sono stanca, figlio,» confessò un giorno a Luca. «Non si possono guadagnare tutti i soldi del mondo. E a volte bisogna riposarsi. Ho deciso di ridurre un po il lavoro.»
«Brava, mamma,» approvò lui. «E abbiamo una novità. Pare che diventerai nonna.»
«Ecco!» esclamò Sofia, fingendo indignazione. «Volete invecchiarmi! E invece sono ancora giovane!»
«Essere nonna non è unetà, è uno stato danimo,» rispose Luca sorridendo.
Chiacchierarono ancora un po, poi si salutarono. Ma Sofia rimase a pensare. Rifletté tutta la sera e la mattina dopo, e a pranzo chiamò il figlio.
«Sarà difficile con i soldi quando Viola andrà in maternità. Perché non vi trasferite nellappartamento di nonna? Non avete ancora abbastanza per comprare, vero?»
«Mamma, no, ce la caveremo da soli,» disse Luca. «E poi manca ancora un mese.»
«Chiedilo a Viola, insomma.»
«Glielo chiederò.»
Tornato a casa, Luca raccontò alla moglie della conversazione.
«È unidea fantastica!» esclamò Viola. «Non dovremo pagare laffitto, solo le bollette, sarà più facile.»
«Ma mamma ha detto di non cambiare nulla. E di non fare lavori,» disse Luca, osservandola attentamente.
«Non faremo lavori. Non abbiamo i soldi, stiamo risparmiando!»
«Non so Questidea non mi piace»
«Sciocchezze! Tua madre è stata generosa! Perché rifiutare il suo aiuto



