Sulla strada ho notato una ragazzina completamente sola; per scoprire dove fossero i suoi genitori, ho finito con l’apprendere qualcosa di terribile su sua madre.

Ero il mio solito turno. Tutto procedeva come sempre: qualche multa per parcheggio irregolare, un paio di incidenti stradali niente di eccezionale. Stavo già contando mentalmente le ore alla fine della giornata quando l’ho vista.
Una bambina. Cinque anni, non di più. Era da sola, all’angolo di una strada trafficata. La gente passava senza voltarsi, come se un bambino abbandonato fosse ormai normale.
Mi sono avvicinato.
Ciao, piccola. Perché sei qui da sola?
Mi ha guardato spaventata, ma la sua voce era chiara:
La mamma mi ha detto di non parlare con gli sconosciuti.
Sono un poliziotto ho indicato la divisa, i manganelli. Vedi? Puoi fidarti di me.
La mamma mi ha detto di stare qui e di non muovermi.
Dovè andata?
Non lo so. È salita in macchina ed è partita
Non ti ha detto dove andava?
No ho solo visto la macchina andare da quella parte ha indicato la strada verso lautostrada. Era rossa non ricordo la targa
Abbiamo aspettato quasi mezzora. Speravo che da qualche parte ci fosse una madre preoccupata, magari entrata in un negozio, bloccata da un incidente. Ma nessuno è arrivato.
Ti porto in commissariato. Troviamo tua madre insieme, daccordo?
Ha annuito.
Al commissariato ho controllato i video delle telecamere e, francamente, sono rimasto scioccato nel scoprire dove era finita la madre di questa bambina Continua
Più tardi, in questura, è iniziata la parte che stringe il cuore a chiunque. Abbiamo cercato di capire chi fosse, da dove venisse, cosa ricordasse.
Psicologi, assistenti sociali, tutto come da protocollo. Ma è diventato chiaro: la madre laveva abbandonata. Non per caso. Non per sbaglio.
Volutamente.
Non laveva affidata ai servizi sociali. Non laveva lasciata in ospedale. Nessun biglietto. Solo se nè andata.
Una macchina rossa e una strada piena di gente indifferente: questo è tutto ciò che è rimasto a quella bambina della sua vita passata.
Ora vivrà con una nuova famiglia, che le troveremo di sicuro. E io ogni tanto tempo passo ancora da quella strada e guardo tra la folla. Forse la vedrò, quella donna. Solo per chiederle: come ha potuto?

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Sulla strada ho notato una ragazzina completamente sola; per scoprire dove fossero i suoi genitori, ho finito con l’apprendere qualcosa di terribile su sua madre.
Il malocchio – Antonia, come mai sei così giù di corda? – le chiese la vicina. – Mi sembri proprio debilitata, non sei più quella di una volta. – Hai ragione, non sto bene, – sospirò Antonia, quarantasette anni, – non ho voglia di fare nulla, quasi mi vergogno davanti a mio marito. – Sei sempre Antonia, ma c’è qualcosa di diverso in te. Senti, Antonia, non sarà mica il malocchio? Anche a me era capitato, poi la nonna Anisia mi tolse il maleficio con la cera. – E ha funzionato? – Eccome! Ti ricordi che anche ai tuoi bambini, sempre la stessa Anisia fece il rito? – Ma non capisco, da dove mi sarebbe arrivato il malocchio? – si stupì Antonia. – Quanta gente gira per il nostro paese… Ti ricordi di quei forestieri che venivano porta a porta a vendere copriletti colorati? Gente sconosciuta, occhi scuri, invidiosi, potevano benissimo lanciarti una fattura. – Ma mica li ho fatti nemmeno entrare in casa. – Allora ripensa a chi hai potuto offendere; magari qualche parente del marito ce l’ha con te. – Macché! Con Stevano viviamo in perfetto accordo e i suoi parenti mi trattano con affetto. – Allora non so che dirti, cara mia. Però sembra proprio malocchio. Antonia sospirò e si decise ad andare dalla nonna Anisia per farsi togliere la fattura. Anche Anisia, come la vicina, confermò che su Antonia avevano lanciato il malocchio, e iniziò il rito con la cera. – Dovrai venire da me ancora un paio di volte, – ordinò la donna. Ma il rito non funzionò; Antonia stava esattamente come prima. *** – Mi sembri un po’ più in carne, Antonia, – osservò la dottoressa Maria Zaccaria, scrutando la paziente. – Dai, fammi vedere la pancia. Malocchio dici? Ma tu sei una donna istruita, Antonia, – la rimproverò, – quale malocchio! Questa è una mioma. Devi andare in città e farti vedere da uno specialista. – Mamma mia, non ci voleva! – Antonia era abbattuta. – Proprio ora che ci hanno portato il nipotino… e adesso pure la mioma? Tuttavia, il mattino dopo prese l’autobus. “Non sarà malocchio, sarà mioma,” rimuginava, “ma che roba è questa?” Il medico, la dottoressa Olga Basile, visitò Antonia, che spiegò di sentirsi male senza capire il motivo. – Avevo persino pensato al malocchio… – Malocchio, eh? – Olga Basile la guardò con un sorriso. – È stato tuo marito a lanciarti il malocchio. Più il sorriso della dottoressa si allargava, più Antonia si stupiva. – Questa è una gravidanza, altro che malocchio o mioma! Perché non sei venuta prima? Invece vai in paese a raccogliere diagnosi a caso. Antonia restò senza parole. – Dottoressa, ma è sicura? – Sicurissima. Questo dillo anche a tuo marito, che magari si farà due domande… In ogni caso, hai tutte le carte in regola per avere un bambino sano. O non lo vuoi? – No, certo che lo voglio, è il mio bambino! – borbottò smarrita Antonia. – Ma cosa dirò agli altri figli? Abbiamo già un nipote… – Quello deciderai tu. Io ti faccio fare degli esami e, se decidi di portare avanti la gravidanza, a casa tua non devi sollevare pesi, mi raccomando. Antonia tornò a casa ancora incredula, incapace di credere che sarebbe diventata madre per la terza volta. – Stephano, – chiamò il marito, che trafficava in garage, – sono incinta. – Ma come? – Aspetto un bambino. – Santissima Madonna! – Stefano si sedette sbalordito. – Ma non era una mioma? Prima parlavi pure di malocchio! – Eh già, ecco la mioma! – E adesso che si fa? Antonia lo guardò in silenzio. – Dove stanno in due, c’è posto anche per tre! – rise Stefano. – Tu partorirai, vedrai che ce la facciamo. – E ai nostri figli cosa diciamo? – Gli diciamo che avranno un fratellino o una sorellina! *** Nel nostro ufficio, questa donna si è sempre distinta per la sua grazia e charme; era gentile con tutti, sia nell’aspetto che nei modi. – Così è andata, – raccontò Luisa Stefanini, – pensavamo fosse il malocchio e poi una mioma, invece… eccomi qui, sono nata io. Grazie mamma! Ed era davvero incredibile guardarla – così bella, così amata dai suoi genitori, eppure “inaspettata” tanti anni fa.