Non meritavi le mie lacrime

«Non dimenticarti, Marina: se non fosse stato per me, non saresti nemmeno diventata una vera donna», disse la madre, infilando una molletta dambra tra i capelli. «Ti ho cresciuta tra le mie braccia, ti ho trovato un marito decente, ti aiuto con la bambina e tu?»

Marina, in silenzio, lavava i piatti. Le mani si muovevano meccanicamente sulle stoviglie, ma dentro si stringeva un nodo. Sapeva già che a breve sarebbe iniziata la lezione su come facesse tutto sbagliato.

«E poi il tuo lavoro, neanche a parlarne. Chi diventa ragioniere dopo la facoltà di lettere? Che vergogna. Avresti potuto insegnare, come la Carla, la figlia di una mia amica. E invece»

Marina non rispose. Aveva imparato a tacere; il silenzio era il suo unico scudo. Quando provava

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