Cera una volta, mentre mi preparavo a visitare mia madre, che mi accomodai sullaereo con il mio fedele compagno, Leo, un cane dassistenza addestrato per aiutarmi con lansia e lo stress post-traumatico. Portava con sé tutti i documenti necessari, impeccabili come sempre.
Improvvisamente, una donna si avvicinò al mio posto. Appena vide Leo, scosse la testa con aria di disgusto, come se avesse davanti qualcosa di ripugnante.
“Mi rifiuto di sedermi accanto a un cane. Non sopporterò questa situazione per ore,” disse con tono gelido.
Rimasi calma, ma il cuore mi batteva forte. Capii subito che voleva attirare lattenzione di tutti. Lassistente di volo si avvicinò per controllare i documenti e confermò che Leo aveva tutto il diritto di essere lì.
Ma questo non la placò. Incrociò le braccia e, con aria altezzosa, replicò: “Davvero? Non ci sono altri modi per aiutare una persona senza trascinarsi un cane ovunque? È ridicolo!”
Alzò la voce, volendo che tutti sentissero: “Se è così importante per te, perché non prendi un volo privato?”
Mi sentii umiliata e sconvolta. Era come se non avesse alcuna comprensione per ciò che vivevo, né per laiuto che Leo mi dava ogni giorno.
Lassistente spiegò educatamente che Leo poteva restare, ma la donna non si calmò. Continuò a borbottare: “Alcune persone non hanno proprio educazione”
Fu allora che un uomo dietro di noi si alzò. E ciò che disse la fece ammutolire.
Luomo si rivolse a lei con voce ferma ma pacata: “Se le è così difficile sopportare la presenza di questo cane, le propongo di prendere il mio posto.”
Indicò il suo sedile, più avanti nel corridoio. “Sarò felice di sedermi accanto alla signora, mentre lei potrà accomodarsi vicino al passeggero più piacevole di questo volo.”
Poi, con un sorriso appena ironico, aggiunse: “Sembra che questo cane la disturbi molto, ma lui è qui per aiutare, non per creare disagio.”
Lassistente, sebbene un po disorientata, annuì riconoscente.
La donna, colta alla sprovvista, borbottò qualcosa di incomprensibile e si sedette, il viso arrossato dalla vergogna.
Leo, indifferente, mi guardò come per dirmi che non aveva bisogno di quella scena per sapere di essere esattamente dove doveva stare.




