La golosa pallina di pane

Potete abbassare un po la musica? Grazie! Cari miei! Brindiamo insieme a questo anniversario! Sono dieci anni che lavoriamo fianco a fianco, la nostra azienda è cresciuta e continua a prosperare. E il merito è vostro! Desidero ringraziare ciascuno di voi e augurarvi salute, felicità e ogni bene! Evviva! disse Marcello Berardi, alzando il bicchiere e segnalando ai camerieri.

La torta era splendida. Caterina, pensò con soddisfazione di aver scelto la migliore pasticceria di Milano, ignorando i consigli che le suggerivano un pasticcere privato. Aveva un aspetto invitante e il sapore era delizioso. Addentò un pezzetto, quando sentì subito:

Cate, forse per te sarebbe meglio evitare i dolci! le disse Marcello con velato rimprovero e un sorriso appena accennato.

Caterina arrossì profondamente, spostò il piattino. Il suo capo era sempre stato un sostenitore incallito della vita sana, ma ultimamente la cosa stava diventando quasi una mania. Tutti i dipendenti erano obbligati a frequentare una palestra convenzionata, con abbonamenti annuali pagati dallazienda. Correva voce che volesse inserire, tra i requisiti dassunzione, anche limiti su peso e altezza.

Una persona sana è un buon lavoratore! Se non è afflitta da piccoli disturbi, può concentrarsi su ciò che conta davvero. Se sta bene e pensa in modo giusto, anche la sua famiglia godrà di salute. I bambini non si ammalano e il congedo malattia non servirà più.

Discorsi che Caterina ormai si limitava ad ascoltare senza protestare. Unabitudine strana, pensava, ma chi non ne ha? Eppure, ultimamente la situazione le pesava di più.

Le pastarelle sono perfette ma solo come rarità, meglio mai. Una donna non migliora certo mangiando così.

Queste frasi si facevano sempre più frequenti e Caterina cercava di evitare il capo, pur di non sentire altre stoccate, palesemente rivolte a lei.

Era stata tra le prime ad entrare in azienda. Appena laureata alla Bocconi, durante il primo colloquio si era trovata davanti Marcello, che agitato cercava di risolvere una pratica urgente dellAgenzia delle Entrate: la responsabile amministrativa aveva appena rotto una gamba. In mezzora, Caterina compilò i moduli e sistemò tutto.

Meno male che sei arrivata! sospirò Marcello. Così Caterina ebbe il suo primo vero impiego fisso.

Rapida e pratica, non si vergognava di chiedere e imparare. Divenne presto vicedirettrice amministrativa, poi subentrò alla titolare quando questa decise di godersi la pensione e coltivare rose nella casa di campagna.

Basta numeri! Pianto rose, adesso! Se vedessi le mie, diresti che la mia vita tra carte e rendiconti è stata sprecata!

Caterina allinizio aveva paura: quella responsabilità le pesava. Poi imparò, si rassicurò e prese il ritmo. Preferiva non perdere tempo in corse inutili: se non sapeva una cosa, ricercava e risolveva. Così, quasi sempre, portava a casa il risultato.

Nel frattempo, Caterina costruì anche una famiglia: sposò Riccardo e mise al mondo due gemelli. Sempre immersa nel lavoro, andò persino in ospedale direttamente dallufficio. Doveva chiudere il bilancio annuale! Dopo appena due mesi ricominciò ad aiutare con alcune scartoffie, e a sei era già tornata a pieno regime. I nonni si alternavano con i bambini e lei poté conciliare famiglia e vita professionale. Marcello non obiettò sugli orari flessibili, tanto Caterina era affidabile e precisa.

La sua unica croce era il peso. Non che a lei importasse davvero: non si era mai piaciuta da ragazza, troppo magra, quasi scheletrica. Dopo i figli, invece, aveva iniziato a piacersi di più. Riccardo rideva vedendola davanti allo specchio.

Ma sei bellissima, dovrei essere geloso! rideva lui.

Sì, mi porti via come una capretta al guinzaglio! si schermiva Caterina.

Non sapeva che avesse il suo corpo, ma il peso continuava a salire. Poi si fermò. E qualunque sforzo facesse, restava lì. Visitò mille medici, fece esami, ma risultava in perfetta salute. Si rassegnò, cambiò guardaroba e continuò la sua routine in palestra e piscina con i colleghi. Tutto bene, se non fosse mutata, allimprovviso, latmosfera in ufficio.

Cate, non devi trascurarti così! Devi pensare alla salute! Ero solito vederti piena di energia! Ora così metti a rischio la salute tua e dei tuoi bambini! Quanto pesi?

Caterina vacillò.

Settantaquattro chili.

Terribile! Con la tua altezza, un disastro! E i tuoi figli? Che faranno se ti ammali?

Caterina arrossì, impallidì. Le sembrava di tornare ragazzina, ripresa da una prof.

Chinò la testa, scivolò fuori dallufficio, persino dimenticando i documenti da firmare. Piangeva a lungo nel suo studio e prese una decisione: doveva dimagrire.

Quella sera, Riccardo, trovandola impassibile davanti a uno yogurt magro, sollevò le sopracciglia.

Non ceni con noi?

No, devo perdere peso.

Perché? Riccardo la guardava stupito.

Perché anche altri ora notano che non sto bene. Potrei avere problemi di salute.

Non stai bene? Riccardo rise. Non cè nessuno più bella di te, Cate! E stai benissimo, gli esami lo dicono! Scommetto che hai speso quanto il bilancio della Costa dAvorio dai medici! Nessuno ha trovato nulla.

I medici possono sbagliare. Dai, Riccardo, fammi compagnia almeno. Sai quanto ho pianto oggi?

Lui la abbracciò, scuro in volto.

E perché dovresti vergognarti?

Marcello mi ha rimproverata. Dice che non penso al futuro, alla salute per me e i bambini.

Accidenti! Riccardo la guardò negli occhi. Sei sicura di dover permettere che ti trattino così? Non sei più una bambina.

Ma forse vuole solo il mio bene.

Strano modo di mostrare la premura. Guarda, io voglio solo che tu faccia ciò che ti fa stare bene davvero. Conta il mio parere di marito?

Caterina sospirò, stringendosi a lui.

Sì, certo.

E ti piaci ancora?

Prima sì.

Allora promettimi che farai ciò che desideri. Non importa cosa pensano gli altri.

Caterina annuì, ma il tarlo restava.

Sin da bambina era stata influenzata dal giudizio degli altri. Sua madre laveva avvertita: non possiamo piacere a tutti, non si può essere i migliori ovunque e sempre.

Mamma, ma non è giusto cercare di riuscire in tutto e comportarsi bene?

Anche dopo la laurea, le era rimasto il complesso della brava ragazza. Cercava lapprovazione ovunque, e più ci riusciva, più diventava dipendente dagli sguardi degli altri.

Il dialogo con Riccardo laiutò. Ma già il mattino dopo, Marcello entrò con una brochure.

Una clinica eccezionale. Te la consiglio, per la salute tua e della famiglia.

Anche se il colloquio fu privato, dal giorno seguente cominciarono pettegolezzi e battute sussurrate o apertamente rivolte a Caterina. Critiche su come fosse brutta essere in carne, battutine su quelli che mangiano troppo e su presunti cattivi odori in piscina. Anche le colleghe: Non capisco come possano vivere! E gli uomini? Solo strani feticisti amano le donne grasse.

Quelle parole ferivano Caterina, che smise persino di prendersi il caffè in compagnia. Passò lintera giornata nel proprio studio: i pensieri la schiacciavano. Solo i suoi gemelli riuscivano a farla sorridere quando li accompagnava alle lezioni di massaggio.

Senta Caterina chiese Liliana, la fisioterapista oggi vi vedo giù. Cosa succede?

Nulla, solo pensieri. Sarà il tempo

Strano, da una donna come lei sentirlo! Bella come è hai solo pensieri cupi. La dieta non aiuta e in palestra ci vai già! Chi ti obbliga?

Mio marito dice che gli vado bene così.

Allora ascolta lui, non gli altri! Ti stai trascurando e lo vedo dalla fatica che fai coi bimbi, dalla tensione. Sei sempre stata la più sorridente. Ora accumuli rabbia e tristezza

Caterina ascoltava, sorpresa. Liliana conosceva tante madri, e le sue osservazioni la colpirono.

Ci sono quelle che si accettano e vivono tranquille, con energia e ottimismo, e quelle che non si rassegnano, diventano astiose e scaricano il malumore su tutti, persino sulla famiglia. E non è la vita a essere amara, ma la loro stessa prospettiva.

Forse Liliana aveva ragione, pensò Caterina.

Sai cosè che vorresti davvero, un desiderio lasciato sempre nel cassetto?

A dire il vero sì Ho sempre sognato imparare a ballare il tango.

E cosa ti frena?

Con questo fisico? Dove vado mai?

Sei convinta che il tango sia solo per le magrissime? Prova, senza troppe pretese. Magari insieme a tuo marito!

Tornando a casa, Caterina canticchiava coi bambini e sentiva che forse Liliana aveva ragione.

La mattina dopo arrivò presto in ufficio, tra un caffè furtivo e una veloce ricerca online di scuole di ballo, inviò a Riccardo link e proposte. La risposta arrivò subito: Quando vuoi!. Questo le regalò una nuova leggerezza. Si iscrissero a un corso per principianti, dove nessuno sapeva ballare. Nessuna figura ideale, nessun giudizio.

Da subito sentì la differenza: non doveva più nascondersi, giustificarsi, smentire, evitare sguardi. Capì che delle cose in lei stavano cambiando.

Dopo qualche tempo, listruttrice li convinse a partecipare a una serata interna.

È solo una festa, ballano tutti! Vi prego, partecipate. Ma tu, Caterina aggiungi un po di sentimento. Il tango non è solo tecnica: lasciati andare. Ballalo pensando a tutto ciò che ti pesa. Libera la mente: racconta con il ballo ciò che vuoi lasciarti alle spalle.

Caterina allinizio era a disagio, ma osservando gli altri, capì che pochi avevano corpi perfetti. Accanto a molti, si sentiva persino snella.

Visto, Cate? Tutto è relativo! sussurrò Riccardo.

Quando fu il loro momento, Caterina si abbandonò al ritmo, danzando tutte le pene, i pensieri, le notti insonni. Danzava con il cuore, a testa alta, dichiarando il suo diritto a essere se stessa, senza sentire il bisogno di giustificarsi agli occhi altrui. Era felice del sostegno di Riccardo, della forza che le aveva dato. Alla fine, nel silenzio, scoppiò un applauso fragoroso. Solo allora si rese conto di quello che aveva fatto. Riccardo le strinse la mano.

Cate, in piedi, sei la star della serata!

Mai aveva ricevuto tanti complimenti. Listruttrice la strinse e disse:

Caterina, oggi hai fatto vivere il vero spirito del tango. Non basta la tecnica: serve autenticità. E tu oggi hai raccontato davvero qualcosa. Grazie.

Una settimana dopo Caterina era pronta per il decimo anniversario dellazienda. Trucco, sorriso, lo sguardo di Riccardo riflesso nello specchio.

Sei sicura?

Mai stata così sicura.

Sei proprio una donna eccezionale! la baciò dolcemente sul collo.

Solo eccezionale? ironizzò lei.

E bellissima! Adesso andiamo, o faremo tardi.

Quellanno la festa era diversa. Marcello aveva chiesto di partecipare con gli accompagnatori. Tutto andava secondo programma, con la solita predica sulle abitudini sane e limportanza della salute in azienda. Stavolta però, Caterina, serena e sorridente, non abbassava lo sguardo. Cera qualcosa in lei di diverso, lo notavano tutti.

Adesso cedo la parola a Caterina Rossi, la nostra straordinaria responsabile amministrativa!

Grazie! si alzò, col bicchiere in mano. Un attimo, prima del brindisi.

Fece cenno ai musicisti, Riccardo le porse la mano e insieme danzarono al centro della sala. Tutti tacevano, concentrati su quella coppia che sembrava vivere unaltra dimensione. Applausi, stupore. Alla fine, Caterina prese il bicchiere:

Voglio ringraziarvi, tutti. Ringrazio Marcello e ognuno di voi per questi anni. Soprattutto per lultimo, che mi ha insegnato tanto. Ogni essere umano arriva al momento di cambiare. Bisogna avere rispetto per sé stessi: quando serve, si impacchetta tutto ciò che di bello si è vissuto, si butta il resto e si fa un passo avanti. Questo per me è quel momento. Vi saluto, grazie ancora, e vi auguro una sola cosa: amatevi per ciò che siete. Cambiate, ma solo per voi stessi. Cercate la felicità che nasce dai vostri desideri, non dai giudizi altrui. E allora, la vita sarà davvero bella. Salute a tutti Caterina fece tintinnare il calice. Felicità e successo!

Uscì e aspettò Marcello nel corridoio.

La mia lettera di dimissioni è sulla scrivania. Farò il preavviso, e lascerò tutto in ordine. Ci tengo a spiegare: non me ne vado perché mi manca qualcosa, ma perché è ora di dare una svolta. Cambiare davvero.

Ma allora, hai seguito i miei consigli? Liposuzione? O qualcosa di più drastico?

Caterina scoppiò a ridere e prese sottobraccio Riccardo.

Molto più drastico, davvero.

Ma perché lasciare il lavoro? Ti do tutto il tempo che vuoi per rimetterti in forma.

Marcello, sono già in perfetta forma. Semplicemente, ora i tuoi criteri non fanno più per me. Così, ne creo di miei. Ecco il mio biglietto: se hai bisogno di consulenza contabile, sarò lieta di aiutarti.

Non gli spiegò quanto avesse tremato registrando la sua partita IVA, come Riccardo lavesse incoraggiata fino allultimo, come i bambini si fossero divertiti nel nuovo studio, allinizio ancora vuoto. Ora aveva assunto un piccolo team e i primi clienti erano arrivati. Linizio era faticoso, ma emozionante.

Un peccato Marcello scosse la testa. Forse non ci siamo capiti fino in fondo.

Invece sì rispose Caterina col sorriso. Ci siamo capiti eccome. Tanti auguri, e prenditi cura di te! Su una cosa avevi ragione: la salute è il bene più prezioso. Da domani, ognuno per la sua strada. Tu cerca la mia sostituta, io passo le consegne.

Marcello guardò Caterina allontanarsi leggera verso la sua auto, saltando tra le pozzanghere, e pensò tra sé:

«Altro che pastarella…»…questa donna è un trancio di libertà».

Caterina si lasciò alle spalle il portone dellazienda con passo fermo, laria frizzante le solleticava le guance. Riccardo e i bimbi la aspettavano in macchina, ondeggiando allegri sulle note del tango. Salì, guardò la sua famiglia e sorrise, accorgendosi di sentirsi finalmente intera.

Accese la radio: una melodia argentina si diffuse nellabitacolo. Schiacciò il piede sullacceleratore, si voltò verso Riccardo e i bambini, i quali, senza bisogno di parole, capirono che una nuova danza stava cominciando la loro, libera e imperfetta, senza più spettatori a giudicare.

Dietro di sé, Caterina lasciava il tempo in cui la felicità dipendeva dagli occhi degli altri. Davanti, la grande avventura di costruire ogni giorno la versione più vera di sé, passo dopo passo, come in un abbraccio di tango. E questa volta, conduceva lei.

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