Tra due fuochi
Ma che coshai di nuovo? Ma basta! Io non ne posso più! la voce femminile che si udiva dallingresso di una palazzina di Napoli rimbombava per tutto il vano scale.
In quel momento, sulle scale stavano salendo Giulia e Matteo. Si bloccarono allistante, come se avessero sbattuto contro un muro invisibile. I loro sguardi si incrociarono per una frazione di secondo: unintesa silenziosa, sufficiente per capire che era meglio svignarsela. Sospirarono insieme e silenziosamente svoltarono, allontanandosi da quel portone. Quella sera non sarebbero certo rientrati in quella casa.
Chi mai avrebbe voglia di trascorrere la serata ascoltando continue liti tra i propri genitori? Non loro, di certo. Si avviarono con passo sicuro verso lingresso della palazzina accanto, dove viveva la loro nonna, Caterina Vittoria. Ormai la sua casa era diventato un vero rifugio per entrambi. Se prima ci andavano solo nei weekend, adesso quasi ogni notte finivano da lei.
Latmosfera in casa era divenuta insostenibile già da tempo. I genitori, come se si fossero scordati del mondo, litigavano senza sosta. Sempre più spesso, poi, cercavano di coinvolgere anche loro nei diverbi.
Ora era la madre che, voltandosi di scatto verso la figlia, pretendeva:
Dimmi tu, non ho ragione io? Sei daccordo, vero?
Poi il padre, senza aspettare risposta, si rivolgeva al figlio:
No, ho ragione io! Dillo!
Giulia e Matteo tacevano. Non volevano essere costretti a prendere una posizione, essere la causa di una guerra che non li riguardava. Desideravano solo pace, silenzio e affetto: tutto quello che trovavano dalla nonna.
Scene così si ripetevano ogni giorno, come un vecchio disco che nessuno aveva il coraggio di fermare. I ragazzi ormai sapevano riconoscere i primi segnali: il tono della voce, la velocità dei gesti, il modo in cui i genitori si guardavano. Bastava nulla per capire che si sarebbe scatenato il finimondo. E chi vorrebbe crescere nella costante tensione, sapendo che ogni parola può trasformarsi in urla improvvise?
Non riuscivano nemmeno a capire cosa avesse innescato quella tragedia familiare. La loro famiglia non era mai stata da pubblicità: qualche discussione è normale, ma prima riuscivano sempre a chiarirsi. Bastava una mezzora, e tutto tornava tranquillo. Ogni tanto la mamma si imbronciava, il papà magari alzava appena la voce, ma poi ci si riuniva per prendere un tè e parlare del fine settimana.
Da due anni, invece, era come se qualcuno avesse sostituito i loro genitori con altri: bastava una tazza lasciata sporca sul tavolo o una camicia appesa allappendino sbagliato per scatenare attacchi crudeli e discussioni infinite.
Una sera, seduta in cucina dalla nonna, Giulia girava il tè nella tazza senza dire una parola. Dopo una lunga pausa, domandò amara:
Ma come è stato possibile, nonna? È cambiato tutto da quella vacanza insieme. Che è successo?
Caterina Vittoria rimase un momento in silenzio, posò la tazza e accarezzò la mano della nipote. Anche lei aveva dei sospetti sulle cause dello sfacelo, e la cosa la rattristava.
Lascia stare, tesoro, i grandi a volte devono trovare da soli la strada, rispose con voce bassa ma ferma. A volte serve tempo per capire cosa è giusto fare.
Giulia annuì, ma il suo sguardo restava dubbioso. Sapeva che la nonna le stava nascondendo qualcosa, ma non insistette. Tanto, fino a che la consideravano una bambina, niente di importante le avrebbero mai confidato.
Non ce la facciamo più con tutte queste urla! intervenne sconsolato Matteo. Non si riesce a fare neanche i compiti, o leggere un libro! Non ricordo neanche lultima volta che abbiamo mangiato tutti insieme. Se stanno così male insieme, che divorzino, sarà meglio per tutti.
Le parole gli uscirono di getto, esprimevano la verità di quei mesi. Sapeva che anche sua sorella la pensava così. In casa non cera quiete: bastava una frase della madre oppure una risposta brusca del padre, e la lite ricominciava. Non potevi sfuggire…
Matteo la nonna esitò. Poggiò il suo lavoro a maglia, guardò il nipote negli occhi e scosse lentamente la testa. Hai pensato a cosa succede se si separano? Dovreste dividervi. Sei pronto a vivere lontano da Giulia?
Vivremo con te! intervenne subito Giulia, rivolgendosi alla nonna con occhi imploranti. Tanto, ormai, siamo quasi sempre qui! Tu non hai niente in contrario, vero?
Caterina Vittoria rimase immobile. Capiva bene come stavano i suoi nipoti. Da lei sarebbero stati al sicuro, finalmente circondati da calore e serenità. Li amava più di ogni cosa e desiderava solo proteggerli.
Ma come avrebbero reagito i genitori? Accetterebbero mai? E cosa avrebbe significato sulla loro relazione con i figli? Il pensiero di vederli estraniati le faceva paura.
Non prendiamo decisioni in fretta, sospirò la donna. Da me siete sempre i benvenuti, lo sapete. Però proviamo prima a parlare con mamma e papà. Magari insieme troveremo una soluzione.
Non preoccuparti, ci pensiamo noi, assicurò Giulia, con un sorriso. La nonna sembrava già convinta: il punto essenziale era assicurarsi che li avrebbe accolti. Ti prego, non dirci di no! Non possiamo più tornare lì. Almeno loro, da separati, forse smetteranno sul serio di distruggersi! Ieri ho visto papà che quasi alzava le mani su mamma Non lha toccata, giuro! Ma ci è mancato poco.
Giulia si fermò, ricordando quellattimo terribile. Era entrata per prendere un bicchiere dacqua e si era bloccata sulla soglia: il papà aveva una mano alzata, la mamma si era piegata istintivamente. Poi la mano era ricaduta, ma per Giulia quel secondo era durata uneternità.
Dai, nonna! la incoraggiò Matteo, stringendole la mano come per trattenerla. Ti aiuteremo in tutto in casa. Basta, non vogliamo più stare lì. Non si accorgono nemmeno di noi! Ieri sono andato da papà a dirgli che ci sarebbe stato il ricevimento dei genitori in classe. Sai che mi ha risposto? Dillo a tua madre! Così ci sono andato. Indovina cosa mi ha detto?
Dillo a tuo padre? sussurrò la nonna, già sapendo la risposta.
Esattamente. rise amaramente Matteo. Poi hanno passato due ore a litigare su chi dovesse andare. In stanze separate, gridando uno contro laltra lungo il corridoio
Io avevo bisogno della firma per lautorizzazione alla gita, aggiunse Giulia, abbassando lo sguardo. Smangiucchiava nervosamente la manica. Così sono lunica nella classe a non poter andare. Nessuno ha firmato la carta. Ma hanno trovato il tempo di litigare, sostenendo che la responsabilità era dellaltro.
La nonna osservava i nipoti e vedeva la stanchezza di chi non è più un bambino: una fatica accumulata in mesi di giornate tutte uguali, in una casa dove manca ogni affetto.
È sempre la stessa storia sospirò Matteo abbattuto. Lo diceva come se lavesse ripetuto infinite volte. Qualunque cosa, per loro, diventa un pretesto per iniziare una nuova lite. Neanche abbiamo più voglia di rientrare. Laltra sera siamo arrivati alle undici. E pensi che ci abbiano sgridati? No! Ci hanno mandati a letto senza chiedere dove fossimo stati. Ma poi hanno passato ore a incolparsi a vicenda di cattiva educazione.
I due adolescenti sospirarono di nuovo, come in una sinfonia. Negli ultimi tempi avevano iniziato a pensare sul serio che solo il divorzio potesse liberare tutti. Ma li spaventava lidea di separarsi: chi sarebbe stato con la mamma e chi con il papà? Sarebbero diventate rare le giornate insieme.
Ne avevano parlato a bassa voce, la sera prima di addormentarsi. Un giorno Matteo, scherzando, aveva detto che avrebbero potuto scappare di casa: prendere uno zaino e andare via. Aveva sorriso per sdrammatizzare, ma Giulia aveva preso la proposta sul serio. E se andassimo davvero? Anche solo per un paio di giorni Allora capirono che ormai la situazione era insostenibile persino da immaginare.
Ed ecco che li illuminò un pensiero: la nonna! Perché non chiedere direttamente di vivere lì? Lidea si accese contemporaneamente nei loro cuori. Giulia fu la prima a dirlo ad alta voce: Chiediamolo alla nonna, qui nessuno urla mai, e basta litigi Matteo annuì subito: Certo! Lei è buona, ci capisce sempre. E cè spazio per tutti.
Cominciarono così a sognare la loro nuova vita: colazioni in pace, compiti in silenzio, serate con la nonna tra partite a carte e racconti. Nessuna voce alta, nessun rimprovero: solo una vera casa. Per la prima volta da anni, provarono di nuovo speranza. Pensavano: che i grandi si arrangino tra loro, almeno noi finalmente avremo un po di tranquillità.
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Mamma, papà, dobbiamo parlare seriamente, dissero in coro i gemelli quando entrarono in salotto. Era sera, entrambi i genitori a casa. Giulia stringeva forte la mano di Matteo per non lasciarsi vincere dallemozione. Ma prima promettete di ascoltarci fino in fondo, senza interrompere.
Gianluca, il padre, sollevò gli occhi dal cellulare, perplesso. Valeria, la madre, si raddrizzò immediatamente. Il suo volto espresse incredulità.
Ah, ecco qui la tua educazione! sbottò Valeria, incrociando le braccia sul petto. Adesso i figli ci mettono pure condizioni! Dobbiamo pure rendere conto a voi?
Guarda chi parla! replicò subito Gianluca mettendo via il telefono. Io sono sempre fuori per lavoro, faccio di tutto per la famiglia. Tu invece sei con loro ogni giorno! E che cosa hai insegnato? Ora comandano loro!
I ragazzi si guardarono: tutto secondo copione. Ma non potevano tirarsi indietro.
Basta! urlò quasi tra le lacrime Giulia, avanzando di qualche passo, cercando di parlare chiaro e calmo, anche se dentro tremava. Abbiamo deciso che dovete divorziare.
Per un attimo calò il silenzio. Valeria rimase a bocca aperta, Gianluca si alzò piano dal divano.
Questa sì che è una novità! sbottò la madre con tono minaccioso. Giulia, sei solo una bambina per dare ordini agli adulti! Cosaltro avete deciso? Ci dividete pure la casa?
Se non divorziate, andremo dagli assistenti sociali, dichiarò Matteo, stringendo la mano della sorella. La sua voce era sicura anche se dentro neanche lui ci credeva davvero. E papà, perderesti il lavoro. In banca non amano gli scandali, me lo hai detto tu stesso. La reputazione è tutto.
E tu, mamma, continuò Giulia, fissando la madre negli occhi, perderesti lamicizia delle vicine. Nessuno ti rivolgerà più la parola, tanto più se racconteremo come urli e litighi a ogni ora!
Ci state minacciando! Guarda un po che figli abbiamo! Valeria era ormai quasi in lacrime Ma come vi permettete?
Non minacciamo, ribadì piano ma con fermezza Matteo. Vogliamo solo che capiate: così non si può vivere. Siamo esausti! Di urla, di non essere ascoltati, del fatto che ogni minima cosa diventa una lite.
Divorziate, ognuno per la sua strada. Noi andiamo a vivere dalla nonna, conclusero assieme, come avevano provato. Sarà meglio per tutti: a noi la tranquillità, a voi la libertà. Non vogliamo più essere tra due fuochi.
I genitori rimasero muti. Per la prima volta non seppero che rispondere. Di solito alle prime accuse si gettavano addosso, a vicenda, ma in quel momento sembravano sconfitti.
Anche loro, più volte, avevano pensato al divorzio. Ma la domanda era sempre quella: con chi sarebbero rimasti i figli? Separare i gemelli sembrava impensabile: erano così legati da non poter fare nulla uno senza laltra. Ma non avevano mai pensato alla nonna come soluzione. Forse, troppo presi dai loro rancori.
Chiamo mamma, si decise Gianluca, la voce incerta. Se è daccordo
Non fece in tempo a finire la frase. Valeria lo interruppe bruscamente, la sua voce stanca, come mai prima:
Così almeno smetteremo di torturarci a vicenda. Chiama pure. Sarò solo felice di non vedere più la tua faccia ogni giorno.
Le sue parole si sospesero nellaria. Non voleva esser così amara, ma i troppi anni di delusioni le avevano strappato la gentilezza.
E tu credi che sia contento? rispose Gianluca, coprendo il dolore con sarcasmo.
Il suo tono era ormai solo una mesta ironia sulla fine del loro sogno familiare. Prese il telefono e lentamente digitò il numero di sua madre. Attesero il segnale, ognuno guardando il vuoto. Non sapevano dove li avrebbe condotti quella scelta, ma ormai la linea di non ritorno era stata superata.
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Quel giorno, la famiglia Lombardi prese una decisione irrevocabile. Tutto iniziò con una lunga telefonata tra Gianluca e la madre. Caterina Vittoria ascoltò in silenzio, facendo solo qualche domanda di tanto in tanto.
Quando Gianluca ebbe finito, lei sospirò profondamente e gli disse:
Se davvero pensate che questa sia la scelta migliore per i ragazzi, io ci sono. Qui saranno protetti: non mancheranno di nulla.
La sera, i due ex coniugi si ritrovarono in cucina, per la prima volta dopo mesi, senza urla né accuse incrociate. Si sedettero uno di fronte allaltra e pian piano discussero i dettagli. Capirono che la cosa più sensata era davvero divorziare. I figli sarebbero andati dalla nonna, e loro avrebbero contribuito ogni mese alle spese con regolari bonifici in euro.
Nessuno, però, pensava di abbandonarli. Sia il padre che la madre promisero solennemente di venire a trovarli ogni settimana ma in giorni diversi, per non rivedersi mai.
Io passerò il sabato mattina, li porto un po fuori, tu vai la domenica, propose Gianluca, stancamente, e Valeria annuì. Così è più semplice. Limportante è che i ragazzi non si sentano abbandonati.
La regola principale: evitare il più possibile ogni contatto, niente più liti davanti ai figli, né il tentativo di portarli dalla propria parte.
Restiamo comunque i loro genitori, fece notare Gianluca. E dobbiamo rimanerlo anche se non siamo più una coppia.
Alla prova dei fatti la soluzione si rivelò lideale. I ragazzi poterono finalmente rilassarsi, tornare a vivere da adolescenti. Giulia si iscrisse al corso di pittura che sognava da tempo, ma che la tensione casalinga non le aveva mai consentito. Matteo iniziò a giocare a calcio e si fece amici nella squadra. Passavano tempo insieme: passeggiate in città, cinema, chiacchiere sulla scuola senza più la paura delle discussioni.
Anche nello studio ci fu un grande miglioramento. Nella quiete di casa della nonna facevano i compiti con serenità; anche i risultati a scuola ne beneficiarono, tanto che persino i professori notarono il cambiamento: Siete molto più attenti ultimamente!.
Poco a poco, la vita riprese un ritmo nuovo: non perfetto, ma stabile e prevedibile. I gemelli non si rifugiavano più in camera per paura, non temevano ogni parola. Semplicemente, crescevano come i ragazzi dovrebbero: trovando un appoggio anche nel mezzo delle avversità.
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Cinque anni dopo, la famiglia Lombardi aveva raggiunto una nuova stabilità. Giulia e Matteo si erano abituati alla routine: scuola, attività, amici, lunghe serate in cucina dalla nonna. I genitori continuavano a visitare i figli uno per volta, ognuno nel proprio giorno, con regali e attenzioni senza più le ostilità reciproche. Avevano imparato a essere cortesi e misurati nelle rare occasioni in cui si vedevano.
Il primo incontro faccia a faccia dopo il divorzio avvenne alla festa di diploma dei gemelli. Ovviamente parteciparono entrambi. Allinizio si sedettero lontani, ma pian piano il ghiaccio si sciolse.
Quando iniziarono i balli, Gianluca si avvicinò a Valeria.
Che dici, balliamo un po? Ricordiamoci comera
Lei esitò, poi annuì.
Alla fine si ritrovarono a parlare sotto il portico della scuola, guardando i figli che festeggiavano vicino alla fontana. Discutere venne naturale: dapprima sui ragazzi, poi sui ricordi belli di tanti anni prima.
Parlarono a lungo, con tono rispettoso e senza tirare fuori vecchi rancori. I due gemelli assistevano da lontano, felici di vedere i genitori senza astio. Era doloroso pensare che due persone che avevano tanto condiviso si fossero trasformati quasi in estranei.
Poi il colpo di scena. La mattina dopo, Gianluca e Valeria invitarono i figli in una pasticceria. Mentre sorseggiavano del tè, si scambiarono uno sguardo complice, si presero per mano e Gianluca annunciò con un sorriso:
Ragazzi, abbiamo deciso di risposarci. Dopo questi anni abbiamo capito che lamore non è finito! Siamo cambiati, ci amiamo ancora e vogliamo ricostruire la famiglia.
La sua voce era esultante, come quella di chi porta la notizia più felice del mondo. Valeria sorrideva, convinta che i figli sarebbero stati entusiasti.
I due si guardarono e la delusione si dipinse subito sui loro volti. Negli occhi di Giulia passò un lampo di incertezza; Matteo serrò le mani sotto il tavolo. Di nuovo la stessa storia? Possibile che i genitori non capissero quanto fosse fragile quellequilibrio?
Siete sicuri? balbettò Giulia.
Del tutto, rispose Gianluca Ci siamo davvero ascoltati, abbiamo imparato a parlarci. Vogliamo darci una seconda occasione.
Nessuno dei due fratelli trovò nulla da dire. Dentro sentivano un turbine di emozioni: voglia di credere che fosse possibile, ma il terrore di rivivere il passato.
Non li scoraggiarono però. Non dissero niente: avrebbe solo ferito ancora. Valeria guardò i figli smarrita:
Non siete felici? Pensavo che ci avreste sostenuti.
Ma i gemelli si limitarono a incrociare gli sguardi e a stringere le spalle. Cosa potevano dire? Non fatelo, rovinerete tutto ancora? Le parole rimasero bloccate in gola. Non volevano sembrare senza cuore, ma non riuscivano più a fingere.
Il resto della giornata si trascinò a fatica. I genitori raccontavano i loro progetti, i figli annuivano, ma i pensieri erano altrove. Sulla strada del ritorno, Giulia sussurrò:
Speriamo sappiano cosa stanno facendo.
Matteo rispose solo con un sospiro
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Quindi si va a Roma? domandò Giulia aprendo il laptop, pronta a spulciare siti di università nella capitale. Lontano da tutta questa follia. Mi immagino già come finirà questa farsa…
Certo, che si va via, disse Matteo con una stanchezza inadatta alla sua giovane età. Si passò una mano nei capelli, come per liberarsi dal peso di quei mesi. Al massimo dureranno due mesi prima che ricominci tutto: urla, porte sbattute, accuse Non voglio restare ostaggio dei loro sbalzi dumore, né chiedermi chi dei due oggi ci riverserà addosso la propria frustrazione.
Si mise a raccogliere i libri sparsi per la stanza. Un pensiero continuava a girargli nella mente: comera possibile che i genitori, che avrebbero dovuto essere guide mature, si comportassero come adolescenti capricciosi? Perché invece di crescere e imparare, ripetevano sempre gli stessi errori?
Dobbiamo andare lontano, ripeté guardando fuori dalla finestra. Il sole tramontava, colorando Napoli di sfumature dorate. Matteo fissava lorizzonte come se cercasse lì la propria vita. Così lontano che le loro urla non ci raggiungano più. Che continuino pure a litigare senza coinvolgerci. Ormai abbiamo la nostra strada, i nostri sogni. Non glieli lasceremo più distruggere.
Quando inviamo le domande? domandò serena Giulia.
Domani, rispose Matteo senza esitazione. Così non ci ripensiamo.
Lei fece un cenno del capo, fissando lo schermo. Da giorni studiava le offerte formative delle università, i posti in collegio, le prospettive di lavoro. Aveva già riempito il quaderno accanto con liste di pro e contro, scadenze, documenti da preparare.
Limportante è studiare in pace senza le loro beghe, concluse piano, quasi tra sé. Almeno dobbiamo stare sereni.
Esatto, confermò Matteo, sedendosi vicino a lei e leggendo le pagine sul monitor. E quando inizieranno di nuovo a litigare e a chiamare aiuti o consigli di famiglia, noi non ci saremo più. Vogliono dare una seconda chance? Va bene. Ma non ci riguarda.
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La seconda volta, Valeria e Gianluca si sposarono davvero. Scelsero una cerimonia senza fronzoli, niente sprechi, niente inviti inutili: solo il registro in Comune e una cena tra genitori, amici stretti, figli.
Nelle foto sembravano al settimo cielo: sorridevano, si tenevano per mano, si guardavano negli occhi con dolcezza. Pareva che tutte le delusioni fossero dimenticate, che la separazione li avesse migliorati. I ragazzi osservando quegli scatti si chiesero: e se, questa volta, andasse davvero bene?
Ma… purtroppo no. Le prime settimane filarono lisce: attenzione reciproca, tante grazie, piccole gentilezze. Ma piano piano le vecchie abitudini riaffiorarono. Nel giro di un mese, in casa tornarono le voci alte. Iniziò con battutine: Hai lasciato ancora tutto in giro?, Potevi avvisarmi che facevi tardi, Avresti potuto aiutare, visto che non lavori
Poi scoppiarono nuovamente litigi veri e propri. Una notte una discussione sulla spesa finì in una tempesta: Gianluca, furioso, scagliò una tazzina contro il muro; Valeria, altrettanto esasperata, gettò un piatto per terra. I cocci portarono in silenzio il messaggio: tutto era tornato come prima.
Dopo ogni scontro, cercavano conforto nei figli. Le chiamate si facevano frequenti, le voci cariche di rabbia e rancore.
Ma ti rendi conto di cosa ha fatto? singhiozzava al telefono Valeria, appena Giulia rispondeva. Non tenta nemmeno di capirmi!
Figlio mio, cerca di capire è lei che non ragiona! si lamentava Gianluca con Matteo. Io provo, davvero, ma sembra che cerchi solo pretesti!
Ma Giulia e Matteo avevano imparato con delicatezza a troncare i sfoghi. Non ascoltavano più, non si facevano coinvolgere nei soliti giochi. Le loro risposte erano brevi ma ferme:
Mamma, sto per entrare a lezione, ne parliamo dopo, diceva Giulia, anche se mancava ancora mezzora. Non aveva più voglia di ascoltare.
Papà, ora lavoro, sentiamoci nel fine settimana, rispondeva Matteo, restando sul computer. Sapeva che se lasciava sfogare, ci sarebbe voluta almeno unora per chiudere la telefonata.
Quel dopo non arrivava mai. Giulia e Matteo trovavano sempre una scusa studio, tirocinio, una birra con gli amici e le chiamate divennero più rare. I ragazzi non si sentivano in colpa: stavano solo proteggendo se stessi.
I gemelli avevano davvero una loro esistenza, vibrante e piena di senso, lontana dai drammi parentali. Le loro giornate erano fatte di progetti, sogni, pensieri rivolti al futuro.
Giulia studiava psicologia, affascinata dai meccanismi umani e dalla possibilità di aiutare gli altri. Al terzo anno iniziò a fare volontariato in un centro di sostegno ai ragazzi in difficoltà. Guidava piccoli gruppi, insegnava a riconoscere i sentimenti, offriva un punto di ascolto: in quei ragazzi rivedeva se stessa, e cercava di essere il sostegno che avrebbe voluto avere.
Matteo si innamorò dellinformatica. Già al primo anno di università passava le notti a programmare, risolvendo problemi sempre più complessi. Presto trovò amici nel club di sviluppo software, partecipò ai primi hackathon. Al quarto anno, il suo team vinse la medaglia di bronzo in una competizione regionale: finalmente sapeva di essere sulla strada giusta. Nei mesi successivi trovò un lavoretto in una piccola azienda IT, dove imparò a gestire progetti e rapporti umani.
I gemelli facevano progetti per il futuro senza più paura delle tempeste a casa. Giulia sognava uno studio tutto suo, per aiutare le famiglie in crisi. Matteo pensava a una startup. Ne parlavano in pizzeria davanti a un caffè: scrivevano idee, studiavano alternative, si sentivano insolitamente forti.
Quando Valeria e Gianluca provarono di nuovo a coinvolgerli e ad attirare la loro compassione, i gemelli risposero mantenendo la promessa che si erano fatti: mai più mediatori delle frustrazioni altrui.
Basta, mamma, papà. Ora dovete arrangiarvi, disse Giulia, decisa. Avete la vostra vita, e noi la nostra.
Ma siete i nostri figli! piangeva Valeria. Dovete sostenerci!
Se vi comportaste da adulti invece che da bambini, vi sosterremmo, replicò Matteo senza esitare. Rifarete lerrore di sposarvi e vi renderete ancora infelici. Non riuscite a convivere: che senso ha? Divorziare di nuovo sarà lunica strada.
Forse erano parole dure, ma ormai Giulia e Matteo volevano solo vivere in pace. E, guardandosi negli occhi, sapevano di aver scelto la serenità sopra ogni cosa.







