Il figlio di Galina si è sposato per la seconda volta un mese fa

Il figlio di Graziella si è risposato da un mese

Il figlio di Graziella si è risposato da circa un mese e ha portato con sé questa splendida ragazzina di tredici anni, Bianca, figlia della nuova moglie, a conoscere la sua nuova nonna. È rimasta con noi per unintera settimana.

La mamma di Bianca, prima di partire, mi sussurrò allorecchio:

Guardi che Bianca è la prima volta che viene in campagna. E di carattere non è affatto semplice. Capisce anche lei, alletà sua Quindi, la prego, sia un po severa. Se cè qualche problema, mi chiami che vengo subito a prenderla.
Ma che vuol dire, se cè qualche problema? non riuscivo a capire bene cosa intendesse mia nuora.

Lei mi sorrise, mi diede un bacio sulla guancia e poi si accomodò in macchina col marito, allontanandosi di lì.

Bianca cara, per favore, mi vai a prendere dellacqua? le chiesi subito, porgendole il secchio vuoto.
Dove dovrei andare? mi guardò perplessa.
Alla fontanella.

E la fontanella cosè?
Una fontanella, appunto. Appena fuori dal cancello, sulla strada: cè quella cosa con la leva. Metti il secchio sotto, spingi la leva, lacqua scende e la porti in casa.
Nonna Graziella, ma sul serio? Bianca mi fissava con due occhi enormi. Lacqua di solito si prende dal rubinetto in cucina, no? Avete il rubinetto, vero?
Sì, il rubinetto cè, le risposi sorridendo. Ma ormai da una settimana lacqua non esce più.

Come mai?

Perché il nostro idraulico, Stefano, ha chiuso lacqua nella nostra via. Dice che deve sostituire una valvola. Quindi, per ora, dobbiamo andare alla fontanella. Lì lacqua non manca mai.
No Bianca lasciò il secchio per terra. Io questo non lo faccio. Se cè il rubinetto, ci deve essere anche lacqua.

Va bene, dissi con calma. Allora, ti laverai qui. Le mostrai la grande botte di raccolta della pioggia, sotto la grondaia. Prendi lacqua con le mani e lavati.
Nonna, ma siete matti? protestò ancora più sconvolta. Là dentro ci sono pure dei vermetti!
Sono larve di zanzara, spiegai. Non mordono mica.

E per lavarmi i denti? fece una smorfia. Devo prendere lacqua da lì?
Eh sì. Lacqua nella brocca non cè.
Va bene, vado sbuffando, Bianca prese di nuovo il secchio e si diresse svogliatamente verso il cancello.

Ritornò dopo un quarto dora, sudata fradicia, e nel secchio cerano sì e no tre litri dacqua.
Ma cosa hai fatto tutto questo tempo? le chiesi.

Non sapevo come funzionava la fontanella. Meno male che è passato un signore e mi ha spiegato.
Bene, hai visto? Svuotai lacqua nella brocca, poi le porsi di nuovo il secchio. Brava, adesso tocca prenderne unaltra per la cena.
Ancora? Bianca sgranò gli occhi, impaurita. Serve altra acqua pure per cucinare?
Certamente! Ma se vuoi prendo quella della botte, proposi facendo spallucce.

No, per favore! esclamò Bianca, afferrando il secchio per tornare subito alla fontanella.

Così fece la spola, avanti e indietro, cinque volte. Io, nel frattempo, cominciai a preparare la cena.

Nonna, ma perché non aggiustano il rubinetto? mi chiese Bianca, sfinita. In città da noi basta una telefonata e unora dopo lacqua torna a scorrere.
Qui invece bisogna andare di persona, in via Santa Lucia, al civico cinquantotto, e chiedere. Ma loro hanno lacqua, perciò Stefano non si precipita.
E perché non vai da lui a farti sentire?

Ci sono andata cento volte, risposi agitando la mano, stanca solo al pensiero. Ma Stefano lavora sempre: o nei campi, o in stalla, o chissà dove. Dice domani vengo, ma il domani non arriva mai. Ce ne sta uno solo per tutta la zona.
Va bene Bianca rimase un attimo in silenzio, poi chiese di nuovo: Qual è lindirizzo?
Il cinquantotto.

E in che direzione?
Di là. Accennai col capo verso casa di Stefano. Perché, che ti è venuto in mente?
Vado io da Stefano.

Fu così veloce ad uscire dal cancello che neppure me ne accorsi, e poi scomparve. Dopo mezzora, non ce la feci più, andai anchio da Stefano.

La mia nipotina è stata qui? chiesi alla moglie di Stefano.
Quella piccoletta un po impertinente? mi fissò storto Annamaria.

Perché impertinente?
Eh, lo sa lei! Prima ha preteso di vedere Stefano subito. Poi è passata a rimproverarci: Stefano pensa solo a sé!, diceva. Ma se il mio Stefano non si ferma mai e lavora sempre! Allora lho minacciata di cacciarla con la scopa. E sai che mi ha risposto? Che se oggi non sistemiamo lacqua al vostro rubinetto, ci brucia la legnaia! Ma roba da matti!
Dio mio mi presi una mano sul petto. Possibile che labbia davvero detto?
Bianca? rise Annamaria. Che nessuno abbia a che fare con una così, davvero…

E adesso dove sta?

E io che ne so! Sarà corsa dietro a Stefano.
Lui dovè?
Nei campi, certo. A riparare trattori. E io invece qui, a farmi spaventare dai bambini.
Madonna santa! esclamai di nuovo, uscendo di corsa e dirigendomi verso la campagna, dove tutti stavano raccogliendo le olive.

Ma non arrivai nemmeno in fondo al campo, che vidi un trattore venire verso di me. Alla guida Stefano, con accanto Bianca imbronciata.

Quando ci vide, Stefano frenò di colpo.
È tua questa qui? urlò tra il baccano del motore, indicando Bianca.
Accennai di sì, ma subito chiesi con ansia:

Dove la porti, Stefano? Dal maresciallo? Guarda che è minorenne!
Ma quale maresciallo! rispose lui Sto venendo a cambiare la valvola dellacqua. Ma questa monella, sapessi! Voleva buttarsi sotto le ruote delle mietitrebbie, minacciando di bucare pure le ruote a tutti col chiodo, se non le riattacco lacqua. E poi, figurati se le ruote dei trattori si bucano così! Stefano scoppiò a ridere. Ah, se ce ne fossero di più di ragazzi così svegli nei nostri paesi! Nel giro di pochi anni metteremmo tutto a posto, sai! Poi si rivolse a Bianca, Allora, furbetta, vuoi guidare il trattore?

Sì! gridò Bianca tutta felice.

E allora dai, siediti qui al posto mio, prendi il volante, partiamo a sistemare il tuo rubinetto! Ma solo se mi passi gli attrezzi!
Daccordo! rispose Bianca, felicissima.

I suoi genitori sono venuti a riprenderla solo dopo venti giorni, esattamente il trenta agosto. E solo perché il giorno dopo cominciava la scuola. Altrimenti sarebbe volentieri rimasta ancora in paese: in campagna, prima dellautunno, il lavoro non finisce davvero mai.

Questa esperienza mi ha insegnato che i ragazzi, a volte giudicati difficili, hanno solo bisogno di sentirsi utili e valorizzati. E anche che noi grandi, dovremmo riscoprire la caparbietà di una ragazzina di tredici anni per far girare meglio il nostro piccolo mondo.

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Il figlio di Galina si è sposato per la seconda volta un mese fa
Sono cresciuta cercando di non deludere mia madre – e così, quasi senza accorgermene, ho rischiato di perdere il mio matrimonio. Mia madre sapeva sempre cosa fosse giusto, o almeno così sembrava. Fin da bambina imparai a leggere il suo umore dalla voce, dal modo in cui chiudeva la porta o dal suo silenzio. Se era soddisfatta, tutto andava bene. Se non lo era… ero io ad aver sbagliato. “Non chiedo tanto”, diceva, “solo di non deludermi”. Quel “solo” pesava più di ogni divieto. Crescendo e sposandomi, credevo che finalmente la mia vita fosse mia. Mio marito era calmo e paziente, non amava i conflitti. All’inizio mia madre lo apprezzava, poi iniziò ad avere opinioni su tutto: “Perché torni così tardi?”, “Non credi di lavorare troppo?”, “Non ti aiuta abbastanza”. All’inizio ridevo, dicevo a mio marito che lei si preoccupava soltanto. Poi cominciai a spiegarle le cose. Poi… a tenerne conto. E senza rendermene conto, iniziai a vivere ascoltando due voci. Quella di mio marito – pacata e vicina. Quella di mia madre – sempre sicura, sempre esigente. Quando lui voleva partire solo con me, mia madre si ammalava. Quando avevamo dei progetti, lei aveva bisogno di me. Quando lui mi diceva che gli mancavo, io rispondevo: “Capiscimi, non posso lasciarla sola”. E lui mi capiva. Per molto tempo. Fino a una sera in cui disse una cosa che mi spaventò più di ogni litigio: “Mi sento di essere il terzo in questo matrimonio”. Risposi male. La difesi. Mi difesi. Gli dissi che esagerava; che non era giusto farmi scegliere. Ma la verità era che avevo già scelto, anche se non lo ammettevo nemmeno a me stessa. Cominciammo a tacere. A dormire ognuno voltato dall’altra parte. A parlare solo di cose pratiche, non di noi. E quando litigavamo, mia madre lo capiva subito: “Te l’avevo detto”, ripeteva. “Gli uomini sono tutti uguali”. E io le credevo. Per abitudine. Fino al giorno in cui tornai e lui non c’era più. Non era andato via facendo scena: aveva lasciato le chiavi e un biglietto: “Ti amo, ma non so come vivere con tua madre tra noi”. Mi sedetti sul letto e, per la prima volta, non sapevo chi cercare: mia madre o lui. Chiamai mia madre. “Ecco, cosa ti aspettavi?”, disse. “Te l’avevo detto…” In quel momento qualcosa in me si spezzò. Compresi che per tutta la vita avevo avuto paura di deludere una sola persona… e ne avevo persa un’altra, che voleva solo avermi accanto. Non do tutta la colpa a mia madre. Mi ha amata come ha potuto. Ma sono stata io a non porre confini. Io a confondere il dovere con l’amore. Ora sto imparando qualcosa che avrei dovuto capire molto prima: che essere figli non significa restare bambini per sempre, e che un matrimonio non sopravvive se in mezzo c’è una terza voce. E tu, ti è mai successo di dover scegliere tra non deludere un genitore… e salvare la tua famiglia?