Mamma ci ha sussurrato un mistero aveva comprato un appartamento.
Lappartamento non era lontano da Firenze, ma ci aveva chiesto di non rivelare mai lindirizzo a nessuno, soprattutto per evitare che i genitori della mia moglie, con la loro passione per il vino e le visite inaspettate, il trovassero.
Allinizio non sapevo se dovevo sentirmi offeso o felice. Non mi è stata offerta alcuna scelta. Allalba, come ladri silenziosi, abbiamo portato in segreto le nostre cose nella nuova casa. Dovevo cercare lavoro vicino, mentre mia moglie cercava di abituarsi alle nuove abitudini. Dentro di noi, una misteriosa inquietudine si spargeva come nebbia nelle colline toscane. Cosa sarebbe successo se i suoi genitori ci avessero scovato ancora, e avessero cominciato le loro visite?
Trovai posto come operatore di ascensore in un palazzo antico. Il secondo giorno, insieme al mio collega Francesco, dovemmo aiutare una signora rimasta imprigionata dentro la cabina tra due piani sospesi.
Aprii la porta metallica, la presi tra le braccia e la accompagnai fuori. Rimase ossessivamente grata, i suoi occhi spaventati riflettevano le luci dorate del mattino. Cercai di rassicurarla, parlandole con dolcezza e semplicità. Era diversa da tutti: magnifica, delicata, come una statua di marmo vivente. Non volevo lasciarla.
Da allora ho creduto alla magia dellamore al primo sguardo. Decisi di accompagnarla fino a casa, abbracciandola piano, come si abbraccia uno spirito fragile. Lei tremava e aveva lacrime di cristallo agli occhi, come se il sogno fosse diventato realtà e paura. Sognavo di parlarle, di abbracciarla ancora. Entrò nel suo portone, che si chiuse dietro di lei col suono grave di una campana lontana.
Quando quella sera mettevo mia figlia Giulia a dormire e mia moglie Rosalia si rifugiava nel bagno, il ricordo di quellevento mi tormentava, triste e dolce al contempo. Non riuscivo a scacciare dalla mente quella donna enigmatica. Era impossibile trattenermi: era bella, tenera, fragile.
Il giorno dopo, finito il turno, andai di nuovo davanti al suo portone. Raccontai alla mia vicina che ero un cugino di un paesino vicino Siena. In pochi minuti, venni a sapere che suo marito era un ubriacone pigro, e che avevano due figli.
Questa notizia mi fece sentire leggera, come se fossi sospeso tra sogno e realtà. Dopotutto, questo significava che potevo tornare da Rosalia e Giulia, nella nostra casa, nella nostra vita, senza rimorsi. Non avevo bisogno delle tribolazioni degli altri e dei figli degli altri volevo solo i miei.
Sentii un senso di sollievo, mentre il sogno si dissolveva come un gelato nella piazza di Firenze.







