Una bambina scalza aspettava la mamma nella neve — finché sulla strada non sono arrivati i motociclisti

Guarda ti racconto una storia che mi è successa qualche anno fa in inverno, e sai, ancora oggi ne parlo con una specie di tremore nel cuore.

Era una notte gelida, di quelle in cui dai colli di una cittadina dellEmilia-Romagna, il vento sembra tagliare in due ogni cosa. Dal supermercato alluscita del paese sai, uno di quei market che stanno sempre aperti, frequentati da chi fa tappa tra una città e laltra, qualcuno che prende il caffè, qualcuno che riempie la tanica le luci tremolavano nelle vetrine e tutto il resto era buio, silenzioso.

Là, ai margini del parcheggio, cera una bambina. Si chiamava Giada Bellini. Aveva sei anni, era scalza con i piedi completamente viola dal freddo, tremava tutta e la sua giacchina sottile non bastava a tenerle fuori il gelo. I fiocchi di neve le si appiccicavano sui capelli, sciogliendosi e ricongelando sulle ciglia come piccoli cristalli.

Giada non distoglieva un attimo gli occhi dalla strada statale. A ogni auto che passava le si fermava il cuore. A ogni fanale, sperava fosse sua madre. Sussurrava piano, quasi tra sé: Mamma per favore, torna.

Nessuno nel market si era accorto di lei, tutti troppo presi a scrollarsi la neve dalle scarpe, chiacchierando in fretta. Solo le sue mani appoggiate al vetro, bianche e quasi immobili, cercavano un po di calore dal respiro ormai troppo debole. Le lacrime le erano finite tempo prima; piangere le aveva consumato le energie.

Ricordava bene le parole della mamma: Aspettami qui, torno in un attimo. Non muoverti, Giada. E lei ci credeva. Ma il freddo distorce il tempo, e il cielo che era ancora azzurro ormai era finito nel nero più profondo, mentre i cumuli di neve si accumulavano lungo il bordo della strada. I piedi prima non li sentiva, poi facevano male, poi di nuovo non più. Non sapeva quanto fosse rimasta lì, capiva soltanto la solitudine.

Con la fronte al vetro, sussurrava ancora, come appoggiando lattesa contro la notte: Mamma sono qui. Sto ancora aspettando.

Dun tratto, un suono diverso: come un tuono… ma era quello, tipico, che si avverte prima ancora di sentirlo. Una vibrazione che arrivava dal terreno. Alzò lo sguardo, i fari delle macchine erano diversi: questo era un corteo di luci, non solo una o due.

Erano moto. Tante. Dodici motociclette, tutte in fila, attraversavano il parcheggio, i motori che scuotevano laria gelata, i caschi neri e le giacche imbottite coperte di neve. Una figura alta, con la barba imbiancata dalla brina, si tolse il casco e si avvicinò. Lui si chiamava Lorenzo Riva, di mestiere faceva il meccanico, ma soprattutto organizzava con altri motociclisti volontari una specie di pronto soccorso notturno per chi restava in difficoltà per strada.

Si è chinato accanto a lei con voce calma: Ciao piccolina qui fuori fa troppo freddo per te, eh? Lei ha risposto appena con un filo di voce: Sto aspettando la mamma. Ha detto che tornava presto

Lorenzo ha guardato la strada vuota, poi di nuovo Giada. Tornerà, stai tranquilla. Ma adesso dobbiamo scaldarci. Posso aiutarti? Ha tolto un guanto, le ha porto la mano, e Giada, un po titubante, gli ha dato le sue dita gelide. Il calore di quella presa vera lha fatta quasi commuovere.

Gli altri motociclisti si sono fatti avanti piano, senza fare rumore. Una signora ha tolto la sciarpa e glielha annodata intorno al collo, un altro le ha passato un plaid bello spesso. Finalmente ha smesso di tremare, un po alla volta.

Lorenzo lha presa in braccio, rassicurandola. Solo allora il cassiere del market si è accorto di tutto e stava per intervenire, ma Lorenzo, calmissimo: Va tutto bene, adesso è con noi.

Hanno acceso di nuovo i motori, hanno adagiato Giada tra due di loro, avvolta nelle coperte. La colonna di luci si è rimessa in strada, tra i fiocchi e il silenzio bianco del paese.

Si sono fermati davanti a una casetta. Una luce sè accesa subito sulla porta, e una donna Bianca Bellini è corsa fuori, e alla vista della figlia tra i motociclisti si è gettata in ginocchio sulla neve. Giada! lha abbracciata stretta, e la bambina piangendo le ripeteva: Ho aspettato tanto mamma, io ho aspettato davvero

La madre la stringeva senza parlare, solo commossa, ripetendole Ci sono, amore. Va tutto bene ora. I motociclisti, silenziosi, li hanno guardati per un istante, poi Lorenzo ha rimesso il casco e, prima di partire, ha detto: Hai davvero un bel coraggio, Giada.

E così i motori si sono persi nella neve, lasciando la notte a continuare. Giada, finalmente al caldo, si è addormentata tra le braccia della mamma, sapendo che avrebbe ricordato quella notte non per il gelo, e nemmeno per la lunga attesa.

Ma per quel momento in cui la strada stessa ha risposto alla sua speranza. Quando sconosciuti le hanno fatto da scudo. E quando ha capito che, anche nella notte più buia, aiuto e calore possono arrivare rumorosi, rapidi, e proprio quando ne hai bisogno.

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