Cera una volta, ormai tanti anni au trecut, un uomo che lavorava con noi in azienda. Si chiamava Tommaso Bianchi. Era il responsabile di uno dei reparti del nostro ufficio a Milano, e non se la cavava affatto male: guadagnava abbastanza bene, anche se sembrava sempre che volesse farlo credere meno. Guidava una macchina elegante, vestiva solo con abiti firmati e non-i sfuggiva mai di apparire impeccabile in ogni ambiente.
Ma Tommaso aveva una pecca che toți noi cunoșteam bene. Era tirchio, spilorcio fino allosso, mai visto un altro simile. Cercava il risparmio ovunque potesse, soprattutto quando si trattava del cibo. Durante la pausa pranzo, si aggirava lento per gli uffici e tra le scrivanie, annusando laria dove sentiva profumo di qualcosa da mangiare; e, senza farsi troppi scrupoli, si sedeva per caso vicino a qualcun altro, iniziando a servirsi come se fosse invitato. Spesso lo sentivamo esclamare frasi come:
Ma che profumino si sente qui! oppure Accidenti, ma ci sono le cosce di pollo oggi? Fammene assaggiare una! e il suo classico Cosa abbiamo qui?. E subito si impadroniva del piatto, senza alcun pudore.
Non spendeva mai nulla per i regali di compleanno ai colleghi, anche se, alla festa, era sempre il primo a brindare e a mangiare, come se ci avesse contribuito più di tutti. Avevamo notato che caricava sempre il cellulare alla presa dellufficio, così da risparmiare il consumo elettrico a casa, e non lasciava mai la sede prima di aver usato il bagno, risparmiando acqua sua.
In sostanza, Tommaso era un vero parsimonioso, ma lui giustificava tutto con il fatto di essere semplicemente economo. Ricordo bene lultima festa aziendale, quando si lasciò un po andare col vino, e un collega gli chiese se avesse mai pensato al matrimonio. Tommaso, senza alcun filtro, rispose:
Ma perché dovrei sposarmi? Una moglie non farebbe altro che chiedermi soldi per vestiti e da mangiare. E se mi fa un bambino, mi manda in rovina! Non ho voglia di tutte queste spese, sto benissimo da solo.
Il collega replicò ridendo: Eh sì, certo che stai bene, ma alle nostre spalle!. E a quelle parole, Tommaso si fece paonazzo dalla rabbia e sbottò: È vero, ma vivo con intelligenza! Ho una macchina fiammante, casa mia è splendida. Voi invece spendete tutto per mangiare!
Dopo quella serata, la misura era colma. Nessuno in ufficio voleva più averci a che fare, smettemmo tutti di parlargli e di lavorare con lui. Alla fine dovette cambiare azienda, costretto quasi dallisolamento che lui stesso si era creato. Ma ancora oggi, se ne parliamo tra di noi davanti a una tazzina di caffè, la storia del tirchio Tommaso Bianchi ci strappa sempre un sorriso e un po di riflessione sulla vita e sulla generosità.







