Tutto Deve Essere Diviso a Metà: Quando la “Parità” dei Conti in Famiglia Porta la Guerra Fredda tra…

Martina, dobbiamo parlare delle spese. Delle tue spese, per essere precisi. Sei una vera spendacciona.

Martina si bloccò, la tazzina di caffè a metà strada tra il tavolo e la bocca. Erano appena le sette di mattina, ancora persa nel sonno, quando Lorenzo apparve sulla soglia della cucina come un avvocato pronto a leggere la sentenza.

Di quali spese parli? E perché sarei una spendacciona? Deglutì comunque un sorso, ma allimprovviso il caffè le sembrò insipido.
Spendiamo troppo per colpa tua. Ogni settimana spunta un sacchetto, una scatola nuova. Un vestito, poi una crema da settanta euro.

Martina appoggiò lentamente la tazzina sul tavolo. Che modo di iniziare la giornata. Nessun “buongiorno, cara”, solo recriminazioni.

Era una crema da cinquanta euro, se proprio vuoi saperlo. E lho comprata due mesi fa, non tutte le settimane.
Martina, abbiamo un bilancio familiare condiviso.

Lorenzo recitava la formula come un professore che spiega le tabelline a uno scolaro svogliato. Martina strinse i denti. Contò fino a cinque. Inutile, non servì.

Lorenzo, hai idea di quanti soldi spendi tu ogni mese per la macchina?

Lorenzo si rabbuiò. Evidentemente non si aspettava una risposta a tono così presto.

È diverso.
Ma certo che è diverso. Benzina, lavaggi, additivi, assicurazione, tagliando ogni sei mesi. E io, quella tua Giulietta, non la tocco mai, lo sai? Neanche una volta ho guidato.
Ma la uso per andare al lavoro. Lorenzo incrociò le braccia. È uno strumento di lavoro.

Martina scoppiò a ridere. Una risata secca, nervosa.

Uno strumento di lavoro, davvero? E i miei vestiti e trucchi cosa sono, secondo te? Un capriccio? Anche io sto in ufficio tutto il giorno, incontro clienti. Non posso presentarmi con la maglietta slabbrata e la pelle screpolata.
Ma si può risparmiare, no?
Certo. Martina annuì. Posso indossare lo stesso blazer per tre anni di fila. E tu potresti vendere la tua Giulietta e prendere una Panda. Tanto sempre in ufficio arrivi, no?

Lorenzo aprì la bocca, la richiuse. Si massaggiò la fronte.

Stai travisando.
No, caro, qui chi travisa sei tu. Le tue spese sono investimenti, le mie sprechi. Unaritmetica molto comoda.

Rimase qualche secondo ancora, poi sbuffò e uscì dalla cucina. Martina sentì la porta dingresso sbattere.

Il caffè era ormai freddo. Lo rovesciò nel lavello e appoggiò la fronte sulle mattonelle gelide sopra il lavandino.

Che splendida giornata. Proprio meravigliosa…

In ufficio, Vera quasi si strozzò con linsalata sentendo il racconto.

Aspetta, ti ha detto davvero così? Al mattino presto?

Martina trafficava svogliata con la forchetta nella cotoletta. Nessuna voglia di mangiare, nemmeno cinque ore dopo linizio della giornata.

Te lo giuro. Non ho fatto in tempo nemmeno a finire il caffè.
Classico. Vera si abbandonò allo schienale della sedia e strizzò gli occhi. Anche il mio ex aveva iniziato con la storia di dividere tutto a metà. Moderni, giusti, bla bla bla.
E tu che hai fatto?
Mi sono messa a fare i conti: tu mangi il doppio di me, guarda: la mattina yogurt per me, tu quattro uova col prosciutto. Io insalata a pranzo, tu sempre due piatti. Quindi, bello mio, il conto della spesa si fa proporzionato.

Martina ghignò. Vera, con i suoi ragionamenti taglienti da avvocato, non sbagliava mai.

Lha capita?
E come! Tre giorni con la calcolatrice, a farsi dare gli scontrini. Poi si è calmato. Dopo un mese, ognuno a casa sua.
Per quello?
Era solo la spia. Vera alzò le spalle e tornò allinsalata. Quando un uomo comincia a centellinare i tuoi centesimi, lui è già altrove. È con unidea in testa, dove tu sei solo un fastidio.

Martina restò in silenzio. Le parole di Vera colpivano nel segno.

Quella sera rincasò più lentamente del solito. Scese intenzionalmente una fermata prima, preferì camminare sotto il cielo grigio, tra il profumo di asfalto bagnato e quellodore amarognolo di foglie e traffico. Non voleva pensare a cosa avrebbe trovato a casa.

Lappartamento la accolse nel silenzio. Lorenzo non era ancora tornato. Martina si cambiò, tirò fuori dal frigo pollo e verdure, cominciò a cucinare. Mani in automatico: taglia, sala, metti in padella. Testa vuota, e in fondo era meglio così.

Lorenzo arrivò verso le otto. Si affacciò in cucina, rimase sulla soglia.

Oggi non hai fatto altre spese inutili?

Martina non si voltò nemmeno. Continuò a girare le verdure.

No. Non ho comprato nulla, grazie.

Accennò con il capo e andò a cambiarsi. Martina spense il fornello, apparecchiò la tavola: due piatti, insalata, pollo con verdure. Tutto come sempre, solo che le porzioni erano decisamente più scarne il frigo era quasi vuoto e lei aveva deciso di non passare di proposito dal supermercato.
Si misero a tavola. Lorenzo guardò il proprio piatto, poi lei.

Ma che cosè sta miseria?

Martina poggiò la forchetta sul bordo del piatto e lo fissò seria, calma.

Tu hai voluto tutto a metà. Ecco la tua metà, precisa.

Lorenzo spalancò gli occhi. La forchetta sospesa a mezzaria.

Cioè?
Cioè: ho preparato la cena e diviso in due parti esatte. Questa è la tua. Martina indicò il suo piatto. E pensa che la mia metà mi basta anche per la colazione, domani. Tu invece chissà come farai: visto che ormai tutto si divide in parti uguali, non è giusto usare i generi alimentari in eccesso solo per te.

Lorenzo posò la forchetta. Gli si colorarono le guance, le mascelle serrate.

Martina, non è giusto
Non è giusto? Lei sollevò le sopracciglia e si poggiò allo schienale. Cosa non è giusto, di preciso? Sei stato tu a voler dividere ogni spesa. Io divido.
Ma io intendevo qualcos’altro!
Cosa? Che solo le mie spese andavano dimezzate e le tue restavano intoccabili?

Lorenzo tacque. Martina vedeva che cercava una replica ma gli mancavano le parole.

Ah, a proposito Si portò il bicchiere dacqua alle labbra. Quanto hai speso oggi di carburante?
Cosa centra la benzina?
Tutto c’entra. Quanto?

Lui esitò, fece i conti in silenzio.

Boh venti euro, forse venticinque.
Facciamo venti. Martina si alzò da tavola. Un attimo.

Uscì nel corridoio. Lorenzo la sentì frugare nellarmadio. Tornò con il suo portafoglio in mano.

Cosa stai facendo? Lui si tirò su dalla sedia.
Prendo la mia metà.

Martina aprì con calma il portafogli, prelevò una banconota da dieci euro, la piegò e la infilò in tasca. Lorenzo la osservava interdetto.

Martina, stai scherzando?
Per niente. Poggiò il portafogli davanti a lui. Hai speso venti euro per il pieno, quindi io prendo i miei dieci per le mie cose. Tutto giusto, tutto equo. Come volevi tu.
È ridicolo!
È una tua idea, Lorenzo. Io la sto solo mettendo in pratica. Martina sorrise con calma, tornò al suo posto e riprese il pollo.

La cena proseguì in silenzio.

La settimana trascorse lenta. Ogni sera Martina preparava porzioni matematicamente esatte, divise a metà. Lorenzo guardava il proprio piatto, poi quello di lei, ma non diceva nulla. Ogni mattina Martina chiedeva quanto avrebbe speso per la benzina. Ogni sera si prendeva la sua metà.
A metà settimana Lorenzo cominciò ad andare a lavorare in metropolitana.

Venerdì era pallido come un lupo affamato.

Entro il fine settimana, Martina aveva quasi centocinquanta euro in una busta a parte. Il marito aveva iniziato a comprare panini al bar, il cibo di casa non bastava più. E Martina sapeva tutto, perché già dal lunedì aveva contato attentamente i soldi di lui. Se deve essere metà, allora metà sia.

Sabato mattina Lorenzo era in cucina con una tazza di tè. Quando Martina entrò, lui sollevò lo sguardo. Aveva le occhiaie nere.

Martina tossicchiò, si sfregò il collo. Ho sbagliato. Perdonami.

Martina si versò il caffè, si sedette di fronte a lui. Lo guardava in silenzio, mani strette sulla tazzina calda.

È una follia sospirò Lorenzo. Una sciocchezza. Ho letto troppe cose online, mi sono fatto prendere. Dimentichiamoci questa storia?
Va bene acconsentì lei, tranquilla. Ma sappi che non ho contato ancora il mio lavoro in casa.
Che lavoro?
Cucina, pulizie, bucato, stirare. Se calcoliamo le tariffe di mercato, mi devi almeno altre centocinquanta euro. Minimo.

Lorenzo si strozzò. Tossì e prese un fazzoletto.

Ma non lo farò continuò Martina tranquilla, sorseggiando il caffè. A patto che tu non trasformi più la nostra vita in un foglio Excel. Intesi?
Intesi, lo prometto. Mai più divisioni, lo giuro.
Perfetto.

Martina sorrise e afferrò un biscotto. Lorenzo la guardava come uno che si fosse appena salvato da una catastrofe.

E Martina pensava che, a volte, basta accompagnare certi ragionamenti maschili fino in fondo. Fargli vedere lassurdità di certe idee con i fatti. E allora non solo si salva la coppia, ma si vince anche la discussione. Semplice matematica, niente di più.

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