PRESENTIMENTO DI UN GUAI
Giulia si svegliò nel cuore della notte e capì che non avrebbe più chiuso occhio fino al mattino. Non sapeva se era stato un brutto sogno o una serie di pensieri strani a tormentarla, ma nel petto sentiva un peso così forte che le lacrime le sgorgavano fuori da sole. Non riusciva a spiegarsi il perché, non capiva. Le sembrava di non riuscire a respirare, come se un cattivo presagio le stesse per piombare addosso.
La ragazza si avvicinò silenziosa alla culla dove dormiva il suo piccolo Marco. Sembrava sereno: nel sonno sorrideva e faceva smorfiette buffe con la bocca. Giulia sistemò la copertina e andò in cucina. Fuori dalla finestra, solo buio pesto.
Giuliè, ancora sveglia? disse la voce di Andrea alle sue spalle.
E vai con la solita storia! Non capisco davvero cosa mi stia succedendo, Andre, sussurrò Giulia.
Sarà quella famosa depressione post-partum, provò a sdrammatizzare il marito.
Ma dai, Marco ha quasi sei mesi, non ho avuto nulla fino ad ora! Possibile che mi venga adesso?
Sai, magari sono gli ormoni, o i nervi! Non ti angosciare, vedrai che passa!
Ho paura, Andrea, disse piano, stringendosi a lui.
Tutto bene, fidati! rispose lui abbracciandola.
Tre settimane dopo, Giulia venne convocata dalla loro pediatra di base, la Dottoressa Moretti, perché Marco aveva compiuto sei mesi e dovevano fare i soliti controlli e analisi. Il messaggio della segretaria la colse di sorpresa.
È successo qualcosa? chiese Giulia con la voce che tradiva ansia.
Giulia, non si preoccupi, il dottore le spiegherà tutto, rispose la segretaria, lasciandola nel limbo.
In sala dattesa, Giulia era nervosa come una pentola a pressione. Quando fu il suo turno, si sentiva già sull’orlo del panico.
Si accomodi, signora Giulia Rossi, disse la pediatra con voce pacata, devo parlarle. Non si allarmi, ma servono altri esami.
Che succede?! sussurrò Giulia, capendo in quel momento che i presagi si stavano concretizzando.
Gli esami di Marco non vanno bene. Ha i globuli bianchi molto più alti del normale, e pure altri valori sono preoccupanti. Bisogna ripetere tutto, magari in una struttura specializzata.
Che struttura? chiese tremando Giulia.
LIstituto Oncologico di Milano, rispose la dottoressa con fare grave.
Giulia arrivò a casa in trance, senza ricordare nemmeno la strada. Andrea era già lì, aveva lasciato il lavoro di corsa dopo il messaggio allarmato.
Giuli, che succede?! chiese, terrorizzato.
Le lacrime di Giulia cadevano come gocce di pioggia e lei neanche se ne accorgeva.
Ci mandano alloncologico sussurrò come una sentenza.
Dai, sarà solo per escludere dei sospetti Non diamoci subito per vinti! provò a rassicurarla Andrea.
Lo sapevo che non si sarebbe risolto così, sospirò lei affranta, lho sentito tutto questo tempo, solo che non capivo cosa mi stava aspettando
Giulia abbracciò forte Marco, scoppiando in un pianto liberatorio. Il piccolo si agitò nel sonno, ignaro di ciò che succedeva tutto intorno.
Leucemia acuta, disse il primario sfogliando i risultati, bisogna iniziare subito le cure.
Fu come precipitare in un pozzo senza fondo. Giulia pianse ancora. La chemioterapia iniziò senza di lei. Marco era in terapia intensiva, lei dietro la porta.
Torni a casa, signora! supplicava uninfermiera di turno, Tanto oggi non potrà vedere suo figlio!
Non ce la faccio! A casa senza mio figlio cosa faccio?
Giulia e Andrea si erano sposati otto anni prima. Giulia aveva passato anni con analisi e visite e nessuno capiva perché non rimanesse incinta. Poi, al compimento dellottavo anniversario, era arrivata la sorpresa: una gravidanza insperata. Per Andrea fu la gioia e il terrore insieme. Le portava anche solo il bicchiere d’acqua, guai a farle portare altro! Lultimo mese lo passò in ospedale per timore di un parto prematuro. E sei mesi fa finalmente il loro piccolo era nato. Lavevano chiamato Marco, come il padre di Andrea, che era venuto a mancare in un incidente anni prima.
Giulia, non si danno nomi di chi è morto male ai bambini! sentenziò la nonna al telefono.
Nonna, sono tutte superstizioni! si schermì Giulia. Era felice, non voleva pensare a nuvole nere allorizzonte
Ora, accanto alla culla dove Marco stava diventando sempre più pallido, con guance scavate e occhiaie bluastre, Giulia non aveva più lacrime. La stanza sterile glielavevano concessa solo dopo che era diventata una furia con il primario che le vietava laccesso per timore di infezioni il sistema immunitario di Marco era uno scherzo. Non ce la faceva più a stare lontana, urlava davanti alla porta della rianimazione. Alla fine acconsentirono: poteva stare con lui, almeno un po. Marco dormiva. Giulia lo fissava come a volersene riempire gli occhi per sempre.
Qui non facciamo operazioni di quel genere, dichiarò il dottor Vitali, il primario.
E dove le fanno? domandò Giulia senza esitare.
In Israele. Lì le possibilità sono reali. Ma costa… tanto.
Troveremo i soldi. Mi prepari per favore tutta la documentazione.
Le cartelle volarono a una clinica specializzata a Tel Aviv. La risposta arrivò: disponibili a operare, ma servivano oltre 250.000 euro.
Giuli, anche vendendo la casa e la Panda vecchia, non mettiamo insieme nemmeno la metà! disse Andrea scoraggiato, Sto già spargendo la voce, ma ci vuole tempo
Ma Marco non ha tutto questo tempo! piangeva Giulia. Dovevano inventarsi qualcosa.
Si attivarono tutti: amici, parenti, la parrocchia, la scuola, negozi, il bar sotto casa. La giunta comunale qualcosa sganciava, i volontari pure. Riuscirono a mettere insieme circa la metà. Mancava poco tempo, non potevano più aspettare.
Giulia, vai tu a Tel Aviv con Marco, le disse Andrea, io mando tutto quel che riesco! Forse riusciamo a vendere la casa prima
Nel loro paesino tutti tifavano per loro, ma fare miracoli con i soldi serviva ben altro.
I documenti erano pronti: Giulia e Marco volarono in Israele. I soldi non bastavano, purtroppo. Marco iniziò prelievi e terapie, la preparazione allintervento era lunga. Giulia cercava di non pensare dove trovare il resto della cifra, sperando solo in un colpo di fortuna. Tra un mese Marco avrebbe compiuto un anno.
Nella camera accanto cera anche Francesca, con suo figlio Matteo, tre anni. Scoprirono che venivano dalla stessa provincia, Bergamo. Francesca aveva già trovato i soldi ma la situazione era più complicata: diagnosticarono tardi la leucemia di Matteo, e i medici non riuscivano a fermare la malattia; così lintervento era rimandato ogni volta.
Giulia, coraggio! Tutto si aggiusta! Porterai ancora Marco allo zoo e al circo! Lanno scorso noi col piccolo ci siamo andati: non sai come si è divertito a vedere lorso nero! Lì ho notato per la prima volta sangue dal naso Mi sono spaventata un sacco. Poi è successo altre volte e solo allora siamo andati allospedale terzo stadio. Non mi perdono di non averci pensato prima!
Dai Francesca, vedrai che ci andrai ancora! Ci andremo tutte insieme! ora toccava a Giulia rincuorarla.
Ma io lo sentivo che non andava, Matteo era sempre più magro, smunto, inappetente Ero cieca a non reagire, anche mia madre mi diceva portalo a fare controlli! ma io niente. Come farò a convivere con questa colpa? piangeva disperata Francesca.
Giulia si sentiva impotente. Cosa poteva dire? Nessuna parola era di conforto davvero.
Poi, pochi giorni dopo, Matteo peggiorò. Fu portato in rianimazione, e per la madre porte chiuse. Francesca sedeva in corridoio, ad aspettare.
Francesca, vieni a stenderti un attimo! provava Giulia a convincerla.
Non posso Lui lo sente che sono qui, così gli arriva la mia forza!
Lo sa comunque, anche se vai a sederti! Dai!
Niente da fare: Francesca resisteva, come una sentinella davanti alla porta. Linfermiera le fece una puntura calmante; ora non piangeva, ma guardava il vuoto aspettando il miracolo.
Quella sera chiamò Andrea. Giulia stringeva Marco tra le braccia. Ora contava ogni minuto con lui, mai sapendo quanto ne sarebbero rimasti.
Giuli, ho fatto un bonifico di 10.000 euro, disse il marito, per ora più di così Hanno visto la casa, una coppia giovane, ho abbassato il prezzo, dicono che ci pensano.
Va bene e tu
Un urlo disperato da fuori interruppe la telefonata. Le cadde il telefono e Marco si svegliò piangendo. Giulia lo accarezzò, il piccolo sbadigliò e subito si riaddormentò. Lasciandolo in culla, si precipitò nel corridoio. Aveva già capito tutto, anche se sperava di no. Francesca era in ginocchio davanti alla porta della rianimazione, in lacrime, circondata dalle infermiere che cercavano di calmarla e darle un altro sedativo. Quella sofferenza negli occhi, Giulia non laveva mai vista.
Francesca, resisti! la strinse in un abbraccio, devi vivere, per Matteo!
Ma perché?! Mio figlio è morto! È solo colpa mia! Come si sopravvive a questa colpa? singhiozzava Francesca.
Giulia le restò accanto finché non le somministrarono un altro calmante. La portò in camera, ormai svuotata da qualsiasi forza.
Facciamola riposare! sospirò il medico di turno, Avrà tempo per piangere
Quella notte Giulia non chiuse occhio. Rimase vicino al letto di Marco, osservandolo, come volesse fare scorta dimmagini per il futuro.
Il giorno dopo, Francesca venne da lei. Non piangeva più. Durante la notte, era come invecchiata di dieci anni. Nel suo sguardo solo il vuoto. Le due donne rimasero abbracciate a lungo.
Giulia, che vi vada tutto bene! Avete ancora una possibilità Usatela! Ora io devo occuparmi di Matteo: il funerale, poi nove giorni, poi quaranta Gli metterò il monumento e, quando avrò tempo si asciugò le lacrime, sospirando, Leggi questa lettera dopo che sono andata via, non riuscirei a dirti tutto e mise in mano a Giulia una busta chiusa.
Grazie, Francesca, riuscì solo a sussurrare Giulia.
Dopo la partenza di Francesca, calò una tristezza cupa. Marco era alla terapia. Giulia aprì la busta:
«Cara Giulia, era scritto con calligrafia traballante, desidero con tutta me stessa che Marco viva. Che salga sulle spalle del papà al parco, corra dietro un pallone, vada sugli sci E venite, vi prego, in visita allo zoo di Bergamo: salutate il grande orso nero anche da parte mia! le lacrime annegarono gli ultimi caratteri e dovette asciugarle per finire di leggere, per favore, prendete anche questi soldi per loperazione. Matteo non ne avrà più bisogno, che almeno siano utili a salvare Marco.»
Giulia pianse. Di gioia perché finalmente cerano i soldi per operare Marco. Ma anche di dolore aveva ottenuto quei soldi a caro prezzo
Andrea, non serve vendere casa! lo chiamò il giorno dopo, abbiamo i soldi, torneremo a casa!
Ma come hai fatto? chiese lui, incredulo.
Ora cè, non preoccuparti. Tutto andrà per il meglio!
Per la prima volta da mesi, Andrea le sentì nella voce una convinzione nuova, capì che cera una speranza. E Giulia questa volta ne era certa.
Marco fu operato il giorno dopo il suo primo compleanno. Giulia, come Francesca, passava i giorni fuori dalla rianimazione. Ma questa volta, le notizie erano buone. Dopo poco permisevano ancora incontri con mamma e figlio, poi furono trasferiti nella stessa camera. Un mese di isolamento e qualche altro periodo in ospedale, ma non erano più paure: loperazione era andata bene. I valori miglioravano.
Il bambino si riprendeva: si divertiva con i giochi, mangiava un po di più, sorrideva. Quando balbettò un incerto mamma, Giulia pianse, anche questa volta di felicità. Il miracolo si era compiuto.
Oso! urlava Marco indicando lenorme bestione nero nella gabbia.
Non oso, Marco, si dice orso! correggeva Giulia ridendo.
Erano al famoso zoo di Bergamo, proprio dovera stato Matteo a fissare con meraviglia lorso nero.
Ciao, orso, un saluto da parte di Matteo, sussurrò Giulia.
Marco correva felice, mangiava gelato, stava sulle spalle di Andrea e guardava tutti gli animali con gli occhi pieni di stupore. Ora la sua vita era fatta di scoperte, piccole gioie, nuove risate. Lospedale era ormai un ricordo lontano: solo qualche volta Giulia, svegliandosi nel cuore della notte, si avvicinava ansiosa di sentire il respiro sereno del figlio. L’angoscia pian piano lasciava il posto alla fiducia. Avevano davanti una vita intera per Marco e anche per il piccolo Matteo, che gli aveva regalato il suo futuro.






