Amico mio, ascolta questa storia che mi ha davvero toccato il cuore…
Un uomo apre gli occhi e, con stupore, si ritrova sulle ginocchia un gattino piccolo, grigio e tanto magro da sembrare un rametto. Le orecchie, buffe, spuntano in tutte le direzioni da quella testolina minuscola. Il micino si mette sulle zampette posteriori e si struscia con il musino contro il suo viso…
Sai, i problemi seri al cuore sono tra le diagnosi più pesanti che puoi sentire. A volte, quando la situazione precipita, lunica speranza rimane il trapianto di un cuore donato. Intanto chi aspetta vive di operazioni su operazioni, interventi e dispositivi elettronici che cercano di tenere il cuore in corsa.
Nemmeno le tecnologie moderne riescono a garantire molto: tanti, specialmente chi è nato con questi problemi, spesso non arrivano neanche alletà adulta.
Ma la storia di questo uomo, Luca Bianchi, è stata uneccezione.
È arrivato a trentacinque anni, che per i dottori era quasi un miracolo. Ricoveri ogni anno, controlli infiniti, interventi chirurgici tutto questo era diventata la sua routine. Gli mettevano impianti, aggiustavano il cuore come potevano, cercavano di regalargli ancora un po di tempo.
Così è tirato avanti che chiamarla vita, quella tra ospedale, liste dattesa e paura, è quasi una beffa. E infatti non si è mai sposato. Difficile trovare una donna pronta a vivere dentro a quellombra costante. E poi, non voleva pesare su nessuno. I genitori non cerano più, e lui si era ritrovato solo.
Quei lunghi mesi in ospedale erano diventati una triste abitudine, ma stavolta era diverso.
Il medico esaminava la cartella, controllava il computer, tirava sospiri. Poi, dopo essersi fatto coraggio, dice:
Deve sistemare le sue cose. Se vuole lasciare testamento, lo faccia. E magari vada a trovare i parenti…
Il dottore abbassa gli occhi, aggiunge:
Speriamo ancora in un donatore, ma… è questione di fortuna. E lei sta davvero male. Altre operazioni non servirebbero. Potremmo metterla in una stanza singola, collegarla alle macchine, ma da lì non potrebbe più uscire fino al trapianto. E quando arriverà il cuore… solo Dio lo sa.
Luca resta zitto. Era svuotato dalla paura, stanco di lottare per una vita che ormai non sentiva sua. Sorride, dice piano:
Non si preoccupi. Va tutto bene. Ho già deciso: parto per un viaggio.
Il dottore spalanca gli occhi.
Non può allontanarsi dallospedale! Se arriva un cuore? Non possiamo aiutarla!
Ma Luca alza la testa, si alza e se ne va. Non ce la fa più, basta ospedali, basta orari, basta limiti. Va in unagenzia viaggi. Il suo ultimo desiderio? Venezia quel miracolo sullacqua. Sognava di passeggiare tra i ponti, viaggiare in gondola
Il cuore batteva a fatica, si sentiva debole, allora si siede su una panchina al parco cittadino. Chiude gli occhi, respira piano per non sentire più il dolore. Il sole filtrava tra le foglie e lui fissava la luce, finché non ha dovuto stringere gli occhi e…
Allimprovviso qualcuno di leggero gli si è accovacciato sulle ginocchia. Quando ha riaperto gli occhi, ecco lì: un gattino sporco, magro e tutto grigio con certe orecchie buffe. Il piccolo si è messo sulle zampette posteriori e si è strofinato teneramente contro il suo viso.
Mi scusi una voce di donna, dolce, arriva da destra.
Una donna, avrà avuto trentanni, era accanto a lui.
Sono venuta a prenderlo, volevo portarlo via, ma lui è scappato… Lei non lo terrà davvero, vero? Per favore, me lo restituisca.
Luca sorride, tende il gattino, ma quello testardo si aggrappa alla camicia con i minuscoli artigli strillando piano. Luca lascia la presa, un po spaesato.
Dai, piccolino Non puoi restare con me, nemmeno so se domani mi sveglierò ancora. Vai da questa bellissima signora.
Perché dici così, che non sai se sarai vivo domani? chiede lei sottovoce, sedendosi accanto.
Non sa come, ma a quella sconosciuta ha raccontato tutto dallinfanzia allultimo colloquio con il medico. Le sue paure, la lotta infinita, il sogno di Venezia. Intanto quel batuffolino si è addormentato fra le sue mani, stringendolo con forza delle zampette. La donna ascoltava con gli occhi lucidi.
Mi scusi si vergogna lui. Non volevo intristirla.
Lei però si alza decisa:
Alt, a Venezia tu ci andrai, garantito. Ma adesso
Ora vieni da me, io prendo tutto quello che ho preparato per il gattino. E poi da te. Gli troveremo casa insieme. Tanto lui ha già scelto, si vede.
Luca si alza, le porge una chiave.
È il mio appartamento. Se dovesse succedermi qualcosa tieni il piccolo con te.
Non succederà proprio niente! dice con sicurezza lei. Ora hai una ragione per vivere.
Si incamminano lungo il viale, chiacchierando e ridendo. E per la prima volta Luca non ascolta più i battiti del suo cuore. La debolezza svanisce, come se non fosse mai esistita.
Evito di tediate con troppi dettagli. Arrivo subito al punto.
Luca ha vissuto altri ventanni. Venti anni felici.
Con quella donna che si chiamava Chiara hanno avuto due figli maschi. Tutti insieme sono andati a Venezia, si sono persi tra i canali, hanno cantato sulle gondole, passeggiato sotto la luna. Venezia è diventata il loro sogno di famiglia realizzato. Luca si era quasi scordato delle corsie dospedale.
Anche se ogni anno i medici lo chiamavano per i controlli, Chiara doveva trascinarlo di peso.
Ma sto benissimo! borbottava.
Ma la morte, si sa, non si inganna. Puoi solo posticiparla, se davvero hai qualcuno per cui vale vivere.
Poi, una notte, un vecchio gatto grigio è saltato sulle sue ginocchia e si è accoccolato tra le sue braccia. Luca ha capito subito. Senza svegliare Chiara, è andato sul balcone. La luna splendeva come non mai, quasi fosse tutta per lui.
Si è seduto sulla poltroncina, ha stretto il gatto al petto e gli ha detto:
Non temere. Sono qui. Ti voglio bene.
Il gatto lha fissato negli occhi, ha fatto un respiro profondo e si è addormentato per sempre.
Luca lo carezzava piano, guardando la luna.
E lì li hanno trovati al mattino insieme. Luca guardava ancora il cielo.
Li hanno sepolti vicini. Chiara ha detto solo:
I loro cuori hanno vissuto assieme. E si sono fermati insieme.
Non se lè presa con il destino, né con Dio. Sapeva che quei ventanni regalo erano una fortuna che non capita a tutti. Era grata: al mondo, al piccolo gattino sporco, a Luca dal cuore fragile e anche a sé, che non era passata oltre.
Chissà dove nasce un miracolo?
Così si è chiusa la loro storia. Forse non un finale allegro, ma chi ha il coraggio di dire che lì, la felicità non cera?
Di certo non ioE, da allora, nel giardino dove li avevano sepolti, ogni primavera sbocciava una fila di margherite. Mai una in meno, mai una in più: venti, come gli anni donati oltre la speranza. E tra le erbe matte, nei pomeriggi di sole, si vedeva ancora a volte un piccolo gattino grigio che rincorreva farfalle invisibili.
Si dice che la felicità non sia un diritto, ma un dono che va afferrato al volo quando arriva, anche se non dura per sempre. Chiara, ogni anno, portava i figli a Venezia, e su una gondola, sotto le stelle, raccontava la fiaba di un cuore che aveva battuto più forte della paura. E ogni volta, guardando lacqua che brillava di riflessi lunari, sentiva in sé una certezza lieve: certi miracoli sbocciano quando meno li attendi, anche nei cuori già stanchi.
E se ascolti bene, ancora oggi, tra i canali di Venezia o nel vento che passa tra le margherite, puoi sentire una risata leggera la felicità che, nonostante tutto, ha sempre la forza di tornare.







