Vai da tua madre per sempre, disse sua moglie.
Se parti ora, sussurra quietamente Lidia, non tornare più. Davvero. Prendi le tue taniche, gli attrezzi, i cataloghi dei trattori. Vai da tua madre per sempre.
L’appartamento è mio, Riccardo. Me lo hanno lasciato i miei genitori. E i tuoi soldi… sai, ce la faccio da sola.
Ricky, oggi è sabato. Abbiamo promesso a nostra figlia di portarla al circo. E dobbiamo fare la spesa… il frigo è vuoto.
Riccardo si irrigidisce.
Comprala da sola, cè il supermercato dallaltro lato della strada. E il circo… Beh, ci andiamo il prossimo weekend, prometto. È un’emergenza vera, mamma sta congelando.
Sono cinque anni ormai che ogni settimana tua mamma ha freddo, mormora Lidia. Prima la stufa, poi la recinzione, poi i pomodori che non crescono bene.
Non ti sembra che passi più tempo là che a casa tua?
Quella è casa mia anche, sbotta Riccardo. Ci sono cresciuto. La tua città… mi sento in prigione. Casa-lavoro, lavoro-casa.
Non mi piace stare qui, capisci? Voglio tornare al paese, solo lì mi sento vivo!
***
Da quando Lidia è rimasta incinta, Riccardo ha costruito un muro invisibile tra loro.
Lei è diventata “la madre di sua figlia”, qualcosa di santo ma senza più intimità, quasi non si poteva più toccarla.
Litigavano da anni, regolarmente, ma nessuno lasciava laltro chissà perché, entrambi aggrappati a quel matrimonio.
Lultima fuga di Riccardo in paese provoca lennesima lite.
Ecco, ci risiamo! urla lui nel corridoio mentre si mette le scarpe. Porto i soldi? Li porto. Risolvo i problemi? Li risolvo. Cosaltro vuoi?
Voglio un marito, Riccardo. Non un coinquilino che passa solo per cambiarsi e mangiare tra i turni da mammà.
Basta, non ne posso più! Tornerò tardi domani, non aspettarmi.
Riccardo esce di corsa, Lidia resta a guardare dalla finestra. Lauto parcheggiata si allontana di scatto, scompare dietro langolo.
Eppure prima della nascita di Serena, si viveva bene… cosè successo? Sedici anni insieme…
***
Un paio di settimane dopo, Lidia ha un problema. Nellappartamento della nonna, vuoto da quando è andata in una casa di riposo, si è trasferito un cugino lontano.
Valerio, cugino di terzo grado, arrivato da unaltra regione, si è piazzato lì senza permesso e dice di non voler andarsene.
Alla domanda su come abbia le chiavi, risponde che “la nonna gliele ha date”, a ogni richiesta reagisce con maleducazione.
Lidia prova a risolvere, ma Valerio, grosso e arrogante, le chiude la porta in faccia.
Ric, dice Lidia una sera quando il marito è finalmente a casa. Dobbiamo andare dalla nonna.
Valerio si è messo e fa il prepotente. La nonna è in ansia, ha la pressione alta. Dice che non ha mai dato il permesso a nessuno di abitare lì.
Quello lì… sicuramente ha cambiato la serratura le mie chiavi non entrano. Va sbattuto fuori. Sei un uomo, ti ascolterà.
Riccardo smette di guardare le foto di trattori sul cellulare.
Arrivare a buttarlo fuori? E la sua roba, dove la mettiamo?
Anche solo sul pianerottolo! Sta lì senza diritto. Riccardo, ho davvero bisogno di te. Ho paura ad affrontarlo da sola.
Riccardo sospira, si gratta la testa.
Va bene. Domani dopo lavoro passo, parlo con lui. Ma niente scenate, Lidia. Odio queste cose.
Riccardo il giorno dopo va davvero. In pochi minuti Valerio, vedendo la stazza di Riccardo, raccoglie le sue cose e sparisce.
Lidia tira un sospiro di sollievo. Prepara perfino la cena, sperando sia il primo passo per riavvicinarsi.
Macché! In serata chiama la suocera. Lidia alza il telefono, pronta ai soliti discorsi sul cuore, ma…
Lidia, so tutto.
Di cosa parla, signora Vincenza? chiede Lidia, sorpresa.
Di come sfrutti mio figlio! Che ti credi, una padrona? Perché lhai coinvolto in questa storia?
I tuoi parenti, i loro problemi risolviteli da sola! Perché lui dovrebbe sporcarsi le mani?
Lidia sconcertata:
Signora Vincenza, è mio marito. È anche un problema suo! Non ha fatto altro che aiutarmi a sbattere fuori uno scroccone. Cosa cè di male?
Cè che qui in paese pensano che a te un marito non serve! strilla la suocera. Lo tratti come uno schiavetto!
Ma lui è mio figlio, prima di tutto! Risolvi i tuoi guai da sola, non chiamarlo più con queste tue sciocchezze!
Lui qui ha casa, madre, vita! Tu… tu gli offri solo il letto e dovresti pure ringraziare!
Lo tieni legato col bambino e non lasci vivere nessuno come si deve!
Lidia ascolta, tutto le gira davanti agli occhi in sedici anni, la suocera non le aveva mai parlato così.
Capisce cosa sta dicendo? Sta distruggendo il nostro matrimonio
Quale matrimonio, Lidia? la interrompe bruscamente la signora Vincenza. Qui non cè nessun matrimonio. Riccardo ormai è di qui, con la testa.
Hai fatto un figlio? Brava. Missione compiuta. Ora lasciami vivere come voglio.
Lui mi dice tutto. Di come lo assilli, di come lo stressi. Lascialo in pace!
Lidia lascia il telefono, si volta verso la finestra. Riccardo entra e capisce subito.
Chi era? Mia madre?
Ha detto che non ho diritto alla tua aiuto. E che un marito non mi serve. Anzi, che tu non hai bisogno di me.
Riccardo resta fermo. Gli occhi sbandano, poi si ricompone.
Dai, si è scaldata. È sensibile, lo sai.
Sensibile? Mi ha appena messo da parte. Ha detto che per lei non sono nessuno.
Cosa le hai raccontato? Che ti costringo a portare pacchi?
Niente! Ho solo detto che ero stanco ieri dopo essere andato da tua nonna…
Stanco? Ma di cosa? Riccardo, guardami. Ho trentanove anni. Sedici anni insieme.
Capisci che sei sposato con tua madre? Mentalmente, in profondità, senza speranza? La tua vera famiglia è là, al paese, con una mamma che farebbe di tutto per riportarti lì.
Non dire sciocchezze, ribatte Riccardo, indietreggiando verso la porta. Esageri. Aiuto i miei, è mio dovere.
Lidia esplode.
Ma qui hai una figlia! E una donna che ti ha amato! Sai perché tra noi non cè più niente?
Perché nella tua testa la madre ha preso tutto il posto. È una patologia, Riccardo!
Basta! lui dà un pugno sullo stipite. Non ti ascolto più. Me ne vado al paese. Un paio di giorni. Dobbiamo calmare i nervi.
Se parti ora, sussurra Lidia, non tornare. Mai più. Prendi le tue taniche, attrezzi, cataloghi. Vai da tua madre per sempre.
Riparazioni, orticello, tisane serali è questo il tuo sogno, vero?
Lappartamento è mio, Riccardo. Mi è stato lasciato dai miei genitori. Dei tuoi soldi… so cavarmela.
Meglio sola che sentirmi ospite a casa mia.
Riccardo fa la valigia in silenzio. È convinto che la moglie bluffi. Le donne della sua famiglia hanno sempre sopportato. Sua madre sopportava, le zie sopportavano.
***
Passano due settimane. Riccardo sparisce. Lidia conosce il suo gioco aspetta che lei vada a chiedere scusa. Sempre così, lei cedeva per prima.
Al paese di certo fanno festa: la signora Vincenza sforna crostate, celebra il ritorno del figliol prodigo.
Lidia non aspetta. Cambia la serratura, chiede gli alimenti e non quelle briciole che Riccardo dava per la casa, ma il legittimo venti per cento del suo buon stipendio in euro.
Trova un avvocato e fa pratica per il divorzio.
Il telefono squilla dopo tre settimane.
Lidia, hai cambiato la serratura? Riccardo è spaesato. Sono venuto, la chiave non va. I vicini mi guardano strano…
Lidia, che è dalla sua amica, spiega con calma.
Oggi niente visite, mi spiace.
Ma sei fuori? Apri subito! Ho le mie cose dentro, il passaporto nel cassetto…
La tua roba è dal portinaio. In scatole. Il passaporto anche. E ci sono i documenti del divorzio. Leggi con calma.
Che divorzio? Lidietta, ma dai… Per tua madre? Ne parlo con lei, chiede scusa…
Non serve, Riccardo. Ormai ha quello che voleva. Ti ha tutto per sé. Felicitazioni.
Lidia riattacca, lamica le dà una pacca incoraggiante sulla spalla.
***
Lidia e Serena escono per una passeggiata. Sua figlia di quattro anni è più tranquilla, non chiede più dovè il papà.
Papà ora si fa vedere ogni due settimane per un paio dore, porta giochi e pare sempre più… provato.
Quel giorno Lidia lo incontra sotto casa. Riccardo sta vicino allauto, pronto ad aspettarle.
Ciao, borbotta. Porto Serena al bar? La tengo unoretta.
Ciao. Prendila pure. Basta che non le togli il cappello fa freddo.
Lidia si siede sulla panchina e osserva Riccardo che sistema la bambina nel seggiolino.
Allora… in paese come va? chiede per cortesia.
Riccardo si stringe nelle spalle.
Va… si annoia.
Comè possibile? Hai amici, aria buona, natura. La mamma sempre lì.
Riccardo la guarda storto.
La mamma ora mi tormenta ogni giorno. Non va bene niente. Vuole più soldi mi detraevano gli alimenti, lo stipendio non è infinito.
Prima le davo tutto, ora… Ogni giorno polemiche. Mi chiama fallito perché non ho trattenuto mia moglie.
Lidia non trattenne un sorriso.
Che strano. Era così felice quando ci ha separati
Riccardo si fa scuro in volto.
Pensava che avrei avuto lei e i soldi. Invece ho solo lei, senza soldi.
Risistemare la casa in paese non è solo mettere a posto la staccionata una volta allanno. Cade tutto a pezzi.
E gli amici… quelli sanno solo bere. Lavorare, nessuno.
Riccardo tace, poi si volta verso lex moglie.
Sai… stavo pensando… Magari… ricominciamo da capo? Prendo una stanza in città. Vengo a trovarti…
Lidia si alza, si sistema la sciarpa, lo guarda negli occhi.
No, Riccardo. Non si ricomincia. Sai cosa ho capito? Tu non hai mai amato davvero quel paese come dicevi.
Ci andavi solo per scappare dalle responsabilità. Dal crescere. Lì eri sempre il “figlio”, sempre perdonato.
Qui dovevi essere uomo. E non ci sei riuscito.
Lidietta…
Riporta la bambina fra un’ora. E niente gelato!
Lidia si avvia verso casa. Finalmente tutto è al suo posto.
Si sorprende a pensare che tutto sommato Riccardo le fa quasi pena.
A quarantanni, ancora attaccato al grembiule di mamma.
E per cosa sperava, chiedendole di tornare insieme? Quale donna sensata ricomincerebbe daccapo con gli stessi errori?






