Beh, almeno con la moglie mi è andata bene – Liduccia, ho appena dato le dimissioni! – chiamò sua moglie, il professor Paolo. – Mi terrai con te, un pensionato disoccupato? – Vediamo come ti comporti! – rispose Lidia. Al professor Oleg Paolo Scerbaccini, stimato docente di Matematica all’Università degli Studi di Milano, era arrivata un’email in cui si imponeva di assegnare il massimo dei voti a cinque studenti nell’esame di matematica superiore. Un paradosso tautologico spaventoso: la matematica superiore pretendeva i voti più alti… Il professore era avanti con gli anni e cresciuto nei valori più autentici della società italiana: meglio una vita dignitosa che piegarsi ai compromessi. Ma come si dovrebbe capirli questi ragazzi? Neanche il sei stiracchiavano! E se si presentavano a lezione, era già tanto… La sua coscienza da ex scout e cattolico convinto diceva tutt’altro. Ma c’era anche il rettore che non suggeriva, ordinava. Insomma: dai il trenta! E magari anche con la lode! E così sarai felice! Il professore, non giovane e non in perfetta salute (diabetico, iperteso, sovrappeso), come tanti oltre i settanta. Ma chi si preoccupa della sofferenza altrui? Gli studenti non lo amavano. Anzi, lo odiavano! Quando Liduccia, curiosa di cosa scrivessero sul marito, trovò la pagina delle recensioni, le mancò il fiato. Non per felicità, ma per orrore. Insulti di ogni lettera possibile, vietati ormai dalle piattaforme. Tutto perché pretendeva! E giudicava solo per merito. Secondo tanti “bamboccioni” – non doveva farlo: tanto l’università è privata! Paghi, passi! Ma qui non bastava pagare: dovevi anche studiare qualcosa! E questa non era l’intesa. Che razza di professore, davvero! C’era da chiedersi quanto avessero “investito” nella direzione, se arrivavano tali ordini. Non pensate che volessero sfruttare Paolo gratis. Sicuramente c’erano interessi da spartire. E ci provarono. Ma lui, astuto, amava gli scherzi: appena vide la busta in mano al rettore, capì subito il trucco. Recitò una rima che gli venne in mente: “Se prendi i soldi in nero, finisci col penale davvero!” E rifiutò la busta, mostrando subito la sua posizione civile: niente voti, ma scope per le strade! Il rettore, deluso, uscì. Oleg Paolo rimase senza soldi, ma con una grande soddisfazione morale, cara a chi è cresciuto nell’Italia migliore. Il professore era una specie di “italiano colobacino”: robusto, rassicurante, al contrario di quello della favola con la volpe… La morale: stattene a casa, perché cercare guai come Cappuccetto Rosso? L’anima italiana cerca sempre avventure… Oleg Paolo era prudente, mai in cerca di avventure. Eppure, lo trovavano. In quell’università insegnava da decenni: poi il carico era minimo, ma persino quello dava fastidio. Belle ragazze della segreteria annunciavano ordini sempre nuovi della direzione. Ordini aumentavano, paghe no! Da tempo si dovrebbe pagare la “nocività”. Le segretarie nulla sapevano di matematica, come spesso i capi. Ma per dirigere bastava il titolo! Tu dovevi sapere! E compilare scartoffie! Allora, la relazione annuale? Muoviti, musone! La segretaria lo guardava con disprezzo: che vuoi da quel dinosauro? Non sa cos’è “cringe”! Mai un “wow”! E i pantaloni? Negati! Dai, ormai tutti portano i jeans! Insomma, il lavoro dava solo soldi, non gioia: la gioia era la famiglia. Aveva una moglie amata, due figli e cinque nipoti. La storia con la moglie era speciale. La bella e ricciolina Lidia, all’inizio, non amava il giovane studente di matematica. Ma lui si era innamorato. Eppure Lidia accettò di uscire con lui, alla vigilia di Capodanno. Le inverni erano gelide. La prima cosa che chiese lui: – Hai messo la lana? Fa freddissimo! – La lana? – si stupì Lidia. – Sì: i pantaloni sono caldi? Lei arrossì, delusa. Non pretendeva rose: già tre garofani erano lusso. Nonostante il gelo, Oleg portò cinque garofani avvolti nel giornale. Glieli donò e li rimise al caldo: usanza diffusa. Come nel film amato: “I pantaloni gialli – tre volte ‘cu’!” Il film non era uscito, ma stessa cosa: i pantaloni caldi – tre volte ‘pu’! Si parlava d’alto: città, dighe, fisica e letteratura. E qui: pantaloni caldi. Che prosa! E la coppola? In inverno si usavano cappelli di pelliccia, la sua era troppo piccola. Poi Lidia seppe che lui non si curava del vestiario! Per nulla. All’epoca era quasi goffo: sembrava una caffettiera, con manico in cima… Lidia si sentì triste e scappò con una scusa, non si rividero più. Lui la ricontattò quattro anni dopo: si incontrarono per caso. E lui l’aveva amata sempre. Che dire di Lidia? A venticinque anni, ancora nubile. All’epoca ci si sposava presto. Com’è? Bella e single? Non c’era nulla di serio, uomini troppo irrequieti. I ricordi dei pantaloni caldi non le parevano più imbarazzanti. Alla seconda occasione, il dottorando Scerbaccini era cambiato: portava il cappello d’ondatra, mentre gli altri quello di coniglio. Lidia non era venale, ma lo guardò diversamente. Iniziarono a vedersi, presto fu la signora Scerbaccini e il sostegno del matematico: si innamorò dell’ironia di Oleg. Così il professore pensava alla moglie prima della lezione: che fortuna, averla! Doveva iniziare la lezione, ma mancava il quorum: su quindici, solo tre arrivati. Tanto, dicevano: “Pagato, dov’è il problema?” Non poteva aspettare: iniziò. Mezz’ora dopo arrivò uno studente straniero. – Perché il ritardo? – chiese il docente. – Ero in bagno, mal di pancia! – rispose sfrontato. – Mezz’ora? – chiese Paolo. – Di diarrea! – rispose senza scomporsi. Risate… Cosa fare? Nessun rispetto ormai! Mai visto. E nelle scuole? La lezione continuò: ma ormai la decisione era presa. Il professore decideva sempre con attenzione. S’intramurò nella decisione quando quello studente, all’appello, non rispose a nessuna domanda, eppure lui era tra i cinque “di raccomandare”… Stava lì, osservando il docente sfrontato: tanto il rettore aveva ordinato… Sai quanti soldi ho speso per te? Vedremo come te la cavi quando ti licenziano! – Perché non sa nulla? – chiese Paolo. – Son stato male! – E di che? – Mal di pancia! Sapete voi! Il bel barbuto ondeggiava sulla sedia… – Ah, vero! Mi ero dimenticato che lei è il capo degli infiltrati! Non si direbbe! – disse il professore e restituì il libretto senza firma. – Alla prossima! Lo studente ammutolito… Poi Paolo scrisse al rettore: “Volete i trenta? Dateli voi!” E fece le dimissioni, deciso a non presentarsi né a lavorare né a chiudere le pratiche. Basta lavoro, basta tutto! E adesso si arrangino: Scerbaccini era l’unico docente di matematica superiore all’Università… – Liduccia, ho dato le dimissioni! – chiamò sua moglie. – Mi vorrai con te, pensionato disoccupato? – Vediamo come ti comporti! – rispose Lidia. – Vuoi polpette o pesce per pranzo? – Siccome sono stato bravo, meglio le polpette! – scelse il professore. – Oggi fa freddo. Se esci, mettiti i pantaloni caldi! – Anch’io ti amo tanto! – sussurrò Liduccia.

Almeno con la moglie mi è andata bene.

Lella, ho appena consegnato la lettera di dimissioni! chiamò sua moglie Paolo. Accetterai un pensionato disoccupato in casa?
Vedremo come ti comporti! rispose Lella.

Il professor Orazio Paolo Santicci, dottore in matematica e docente presso una delle più prestigiose università di Roma, ricevette una mail in cui gli veniva ordinato di dare il massimo dei voti a cinque studenti allesame di analisi avanzata.

Un paradosso inquietante, proprio come diceva la lettera: Analisi avanzata merita voti avanzati.

Orazio era ormai un uomo anziano, cresciuto negli anni doro della Repubblica: Meglio vivere dignitosamente che piegarsi davanti allingiustizia.

Ma come si doveva interpretare quellordine? Quegli studenti non avrebbero raggiunto neppure la sufficienza, e la loro frequenza in aula non superava il venticinque per cento.

Lo spirito da ex membro dellAssociazione Nazionale Partigiani gli suggeriva ben altro, ma il rettore non faceva nemmeno finta di proporre alternative: ordinava e basta.

In sostanza, Dai cinque! E magari con la lode e sarai felice!

Il professore non godeva di buona salute, e – diciamocelo dopo i settantanni chi sta davvero bene? Diabete, pressione alta, qualche chilo di troppo e chi si preoccupa del tuo dolore?

Gli studenti, poi, non lo sopportavano. Anzi: odiavano le sue lezioni!

Quando Lella, curiosa di sapere che si diceva in rete del suo uomo, trovò la pagina con le recensioni, le venne quasi un infarto. Non per gioia, ma dal terrore.

Insulti di ogni genere, a ogni lettera dellalfabeto! Tutto perché lui pretendeva impegno e giudicava solo in base alle competenze.

Per molti giovani pagare = promozione. Paghi e passi!

Ma qui sorpresa! oltre a pagare dovevi persino imparare qualcosa! Ma così non si era concordato. E poi, sul serio, professore, ma che ti mangi il sapone?

Chissà quanto avevano dato alla dirigenza quei ragazzi perché da lì partissero istruzioni simili

Non pensiate che volessero approfittare di Paolo gratis: probabilmente le mazzette erano generose, tanto da dividerle.

Ci provarono, in effetti. Ma il professor Santicci, arguto e ironico, appena vide la busta in mano al direttore, capì subito il trucco.

E dimprovviso recitò un paio di versi che gli erano venuti in mente:

Chi ti paga in contanti rischia la galera davanti,
Ricever la busta è reato, lasciatemi stare, son stato educato!

Rifiutò la busta con fermezza, segnando la propria posizione civica: Niente voti! Andate a pulire le strade!.

Il rettore rimase lì, rigirandosi la busta tra le mani, poi uscì senza aver concluso nulla.

Orazio Paolo rimase senza denaro extra, ma con il cuore colmo di soddisfazione morale, quella che conquistano solo gli uomini con principi.

Il professore, in un certo senso, aveva molto dellitaliano rotondo, robusto e affidabile, come una pagnotta appena sfornata: integro, contrariamente a certi furbi che finiscono divorati dai lupi.

Ecco la morale: non andare in giro cercando guai; stai a casa con chi ti vuole bene.

Cosè questa smania di avventura come Cappuccetto Rosso? Lanimo italiano cercherà sfide, ma a volte la vera ricchezza è nella tranquillità.

Orazio Paolo, insomma, non era uno che desiderava disavventure ma furono loro a cercare lui.

Alluniversità insegnava da molti anni, e ormai la sua carica era minima. Ma anche quella minima presenza diventava sempre più faticosa.

Le giovani segretarie della segreteria amministrativa ripetevano ogni giorno nuove richieste della dirigenza, rotolando come una valanga.

Le richieste aumentavano, ma lo stipendio restava sempre lo stesso! Da tempo i docenti avrebbero dovuto ricevere un bonus per sopportare certi disagi.

Le donne della segreteria non sapevano nulla di analisi matematica, come pure molti dirigenti. Ma per dirigere bastava gesticolare!

Dovevi sapere tu! E fornire montagne di relazioni! E il rapporto annuale? Muoviti, professore musone!

La segretaria lo guardava di traverso: Da questo dinosauro cosaltro puoi aspettarti? Non sa nemmeno cosè cringe! E non dice mai wow, che figata!

E quei pantaloni? Che disastro! Possibile che non abbia soldi? Ormai ci sono jeans ovunque!

Il lavoro portava qualche euro, ma niente gioia: la felicità stava solo nella famiglia una moglie adorata, due figli maschi e cinque nipoti.

Con sua moglie cera una storia tutta particolare. Allinizio la bella, snella e riccioluta Lella non sopportava il giovane studente di matematica. Lui invece si era innamorato perdutamente.

Eppure Lella accettò di uscire con lui. Proprio poco prima di Capodanno.

Gli inverni allora erano rigidissimi. Il primo gesto del giovane fu chiedere:

Hai messo la biancheria pesante? Fa davvero freddo oggi!

Cosa intendi, biancheria calda? si stupì Lella.

Letteralmente: indossi pantaloni imbottiti?

La ragazza arrossì, colpita dalla delusione.

E no, non pretendeva petali di rose: già tre garofani erano considerati il massimo.

Nonostante il gelo, Orazio portò cinque garofani avvolti nella carta di giornale. Li estrasse dalla giacca, li donò, e li rimise al caldo si faceva così. Era vero stile.

Come nel celebre film: Pantaloni gialli tre volte ku!

Quel film sarebbe uscito dopo. Qui, però, con i pantaloni caldi si gridava: Tre volte bah!

Si preferiva parlare di cose elevate: città moderne, la diga di Bratsk citata da Evtushenko, la diatriba tra scienza e arte. E invece: pantaloni caldi! Mamma mia, che quotidianità

Per giunta il giovane indossava una coppola, mentre dinverno la moda chiedeva un bel cappello di pelo. E quella coppola non gli donava affatto.

Più tardi, Lella avrebbe capito che lui con labbigliamento non si preoccupava. Zero, proprio.

Ma quel giorno, il robusto Orazio con quella coppolina sembrava una caffettiera con il coperchietto e la manopola centrale

Lella si sentì triste e imbarazzata. Ma chi me lha fatto fare? pensò, e scappò via con una scusa. E non si rividero più.

Dopo quattro anni, il corteggiatore riemerse per caso in centro. Quattro anni, capite! E lui non aveva mai dimenticato Lella.

E Lella? A venticinque anni era ancora single impossibile in quei tempi! La bellezza, e nessuno la voleva?

Niente di convincente; tutti troppo frivoli. Si facevano belli con girocolli alla moda, sempre pronti a cercare avventure che allora non esistevano.

E il ricordo dei pantaloni caldi ormai le sembrava tenero, non imbarazzante.

Quando ritrovarono Orazio, ormai dottore di ricerca, aveva un bel cappello di pelliccia mentre tutti andavano in giro con quelli di coniglio.

Non pensate che Lella fosse materialista neanche per sogno! Lo guardò solo con occhi diversi: la delusione di allora le aveva impedito di apprezzarlo.

Cominciarono a frequentarsi. E poco dopo Lella diventò Santicci, salda roccia per il matematico. Si innamorò dellironia di Orazio.

E anche ora il professore pensava a sua moglie. Che fortuna avere Lella!

Doveva iniziare la lezione, ma mancava il numero sufficiente di studenti. Aspettò ancora: su quindici ne erano venuti solo tre.

Che problema cera? Ormai si diceva: Pagato ingoiato!

Non poteva aspettare oltre, era ora di iniziare.

Mezzora dopo linizio, entrò con calma uno studente straniero.

Perché è in ritardo? domandò Orazio.

Sono stato in bagno, mal di pancia! rispose sfrontato il bel ragazzo.

Mezzora? chiese il professore.

Eh, succede! ribatté senza battere ciglio.

In aula si sentì un risolino

Come comportarsi? Lirriverenza verso i docenti era oltre ogni misura! Mai successo prima! E nella scuola figuriamoci

La lezione proseguì: Orazio non aveva voglia di spargere perle ai porci. Ma la sua decisione era già presa.

E tutte le sue scelte erano sempre ponderate e responsabili.

Se ne convinse ancor di più quando, allesame, quello studente non rispose a una sola domanda: neanche la sufficienza. Eppure era nella lista di quelli cui si doveva dare il massimo dei voti

Quello si limitava a fissare il professore con sfrontatezza, come a dire: E ora che fai, se il rettore ha ordinato?

Sai quanto ho pagato? Vediamo come ti salvi quando verrai sgridato, suicida!

Perché non sapete nulla? chiese Orazio.

Sono stato poco bene, non ce lho fatta a prepararmi!

E che malattia sarebbe?

Mal di pancia, sa come succede!

Il ragazzo si dondolava sulla sedia

Ah, ecco! Come ho fatto a dimenticarmi che lei è il nostro agente segreto! Che faccia da giovane, direi! rispose sereno il professore, rimettendo il libretto senza firma. Verrà alla ripetizione!

Lo studente, sbalordito dallaudacia del docente, uscì in silenzio.

Poi Orazio mandò una mail al rettore: Volete i voti? Allora dateli voi!

Quindi scrisse la lettera di dimissioni, deciso a non tornare il giorno dopo né a lavorare le due settimane obbligatorie. Rovinino pure la mia carriera: con il lavoro è finita una volta per tutte!

Che ora si arrangino come possono: Santicci era lunico docente di analisi avanzata in quella facoltà

Lella, ho consegnato le dimissioni! chiamò Paolo a casa. Accetterai un pensionato senza lavoro?

Vedremo come ti comporti! rispose Lella. Cosa vuoi a pranzo: polpette o pesce?

Visto che oggi sono stato bravo, meglio i polpettoni! scelse il professore, aggiungendo automaticamente: Fa freddo. Quando vai al mercato, mettiti i pantaloni pesanti!

Anche io ti voglio tanto bene! rispose Lella, dolce e sincera.

Alla fine, la vita insegna che lintegrità vale più di ogni successo, e che la vera felicità si trova accanto alle persone che ci amano davvero.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

8 + twenty =

Beh, almeno con la moglie mi è andata bene – Liduccia, ho appena dato le dimissioni! – chiamò sua moglie, il professor Paolo. – Mi terrai con te, un pensionato disoccupato? – Vediamo come ti comporti! – rispose Lidia. Al professor Oleg Paolo Scerbaccini, stimato docente di Matematica all’Università degli Studi di Milano, era arrivata un’email in cui si imponeva di assegnare il massimo dei voti a cinque studenti nell’esame di matematica superiore. Un paradosso tautologico spaventoso: la matematica superiore pretendeva i voti più alti… Il professore era avanti con gli anni e cresciuto nei valori più autentici della società italiana: meglio una vita dignitosa che piegarsi ai compromessi. Ma come si dovrebbe capirli questi ragazzi? Neanche il sei stiracchiavano! E se si presentavano a lezione, era già tanto… La sua coscienza da ex scout e cattolico convinto diceva tutt’altro. Ma c’era anche il rettore che non suggeriva, ordinava. Insomma: dai il trenta! E magari anche con la lode! E così sarai felice! Il professore, non giovane e non in perfetta salute (diabetico, iperteso, sovrappeso), come tanti oltre i settanta. Ma chi si preoccupa della sofferenza altrui? Gli studenti non lo amavano. Anzi, lo odiavano! Quando Liduccia, curiosa di cosa scrivessero sul marito, trovò la pagina delle recensioni, le mancò il fiato. Non per felicità, ma per orrore. Insulti di ogni lettera possibile, vietati ormai dalle piattaforme. Tutto perché pretendeva! E giudicava solo per merito. Secondo tanti “bamboccioni” – non doveva farlo: tanto l’università è privata! Paghi, passi! Ma qui non bastava pagare: dovevi anche studiare qualcosa! E questa non era l’intesa. Che razza di professore, davvero! C’era da chiedersi quanto avessero “investito” nella direzione, se arrivavano tali ordini. Non pensate che volessero sfruttare Paolo gratis. Sicuramente c’erano interessi da spartire. E ci provarono. Ma lui, astuto, amava gli scherzi: appena vide la busta in mano al rettore, capì subito il trucco. Recitò una rima che gli venne in mente: “Se prendi i soldi in nero, finisci col penale davvero!” E rifiutò la busta, mostrando subito la sua posizione civile: niente voti, ma scope per le strade! Il rettore, deluso, uscì. Oleg Paolo rimase senza soldi, ma con una grande soddisfazione morale, cara a chi è cresciuto nell’Italia migliore. Il professore era una specie di “italiano colobacino”: robusto, rassicurante, al contrario di quello della favola con la volpe… La morale: stattene a casa, perché cercare guai come Cappuccetto Rosso? L’anima italiana cerca sempre avventure… Oleg Paolo era prudente, mai in cerca di avventure. Eppure, lo trovavano. In quell’università insegnava da decenni: poi il carico era minimo, ma persino quello dava fastidio. Belle ragazze della segreteria annunciavano ordini sempre nuovi della direzione. Ordini aumentavano, paghe no! Da tempo si dovrebbe pagare la “nocività”. Le segretarie nulla sapevano di matematica, come spesso i capi. Ma per dirigere bastava il titolo! Tu dovevi sapere! E compilare scartoffie! Allora, la relazione annuale? Muoviti, musone! La segretaria lo guardava con disprezzo: che vuoi da quel dinosauro? Non sa cos’è “cringe”! Mai un “wow”! E i pantaloni? Negati! Dai, ormai tutti portano i jeans! Insomma, il lavoro dava solo soldi, non gioia: la gioia era la famiglia. Aveva una moglie amata, due figli e cinque nipoti. La storia con la moglie era speciale. La bella e ricciolina Lidia, all’inizio, non amava il giovane studente di matematica. Ma lui si era innamorato. Eppure Lidia accettò di uscire con lui, alla vigilia di Capodanno. Le inverni erano gelide. La prima cosa che chiese lui: – Hai messo la lana? Fa freddissimo! – La lana? – si stupì Lidia. – Sì: i pantaloni sono caldi? Lei arrossì, delusa. Non pretendeva rose: già tre garofani erano lusso. Nonostante il gelo, Oleg portò cinque garofani avvolti nel giornale. Glieli donò e li rimise al caldo: usanza diffusa. Come nel film amato: “I pantaloni gialli – tre volte ‘cu’!” Il film non era uscito, ma stessa cosa: i pantaloni caldi – tre volte ‘pu’! Si parlava d’alto: città, dighe, fisica e letteratura. E qui: pantaloni caldi. Che prosa! E la coppola? In inverno si usavano cappelli di pelliccia, la sua era troppo piccola. Poi Lidia seppe che lui non si curava del vestiario! Per nulla. All’epoca era quasi goffo: sembrava una caffettiera, con manico in cima… Lidia si sentì triste e scappò con una scusa, non si rividero più. Lui la ricontattò quattro anni dopo: si incontrarono per caso. E lui l’aveva amata sempre. Che dire di Lidia? A venticinque anni, ancora nubile. All’epoca ci si sposava presto. Com’è? Bella e single? Non c’era nulla di serio, uomini troppo irrequieti. I ricordi dei pantaloni caldi non le parevano più imbarazzanti. Alla seconda occasione, il dottorando Scerbaccini era cambiato: portava il cappello d’ondatra, mentre gli altri quello di coniglio. Lidia non era venale, ma lo guardò diversamente. Iniziarono a vedersi, presto fu la signora Scerbaccini e il sostegno del matematico: si innamorò dell’ironia di Oleg. Così il professore pensava alla moglie prima della lezione: che fortuna, averla! Doveva iniziare la lezione, ma mancava il quorum: su quindici, solo tre arrivati. Tanto, dicevano: “Pagato, dov’è il problema?” Non poteva aspettare: iniziò. Mezz’ora dopo arrivò uno studente straniero. – Perché il ritardo? – chiese il docente. – Ero in bagno, mal di pancia! – rispose sfrontato. – Mezz’ora? – chiese Paolo. – Di diarrea! – rispose senza scomporsi. Risate… Cosa fare? Nessun rispetto ormai! Mai visto. E nelle scuole? La lezione continuò: ma ormai la decisione era presa. Il professore decideva sempre con attenzione. S’intramurò nella decisione quando quello studente, all’appello, non rispose a nessuna domanda, eppure lui era tra i cinque “di raccomandare”… Stava lì, osservando il docente sfrontato: tanto il rettore aveva ordinato… Sai quanti soldi ho speso per te? Vedremo come te la cavi quando ti licenziano! – Perché non sa nulla? – chiese Paolo. – Son stato male! – E di che? – Mal di pancia! Sapete voi! Il bel barbuto ondeggiava sulla sedia… – Ah, vero! Mi ero dimenticato che lei è il capo degli infiltrati! Non si direbbe! – disse il professore e restituì il libretto senza firma. – Alla prossima! Lo studente ammutolito… Poi Paolo scrisse al rettore: “Volete i trenta? Dateli voi!” E fece le dimissioni, deciso a non presentarsi né a lavorare né a chiudere le pratiche. Basta lavoro, basta tutto! E adesso si arrangino: Scerbaccini era l’unico docente di matematica superiore all’Università… – Liduccia, ho dato le dimissioni! – chiamò sua moglie. – Mi vorrai con te, pensionato disoccupato? – Vediamo come ti comporti! – rispose Lidia. – Vuoi polpette o pesce per pranzo? – Siccome sono stato bravo, meglio le polpette! – scelse il professore. – Oggi fa freddo. Se esci, mettiti i pantaloni caldi! – Anch’io ti amo tanto! – sussurrò Liduccia.
Entrai senza bussare nello studio di mio marito e restai ghiacciata per la conversazione telefonica che ascoltai