Papà se n’è andato dopo aver scoperto la relazione di mamma con un collega: in casa è scoppiato uno scandalo tremendo.

Papà era svanito dopo aver scoperto la relazione segreta di mamma con un collega dell’ufficio. La casa era stata travolta da un litigio da incubo.
Cosa vorresti? Sono sempre sola! Tu lavori giorno e notte, non ci sei mai. Sono donna, ho bisogno di attenzioni! aveva urlato mamma, con la voce spezzata.
E cosa dirai quando quel tuo premuroso Lorenzo finirà dietro le sbarre? Basta una parola, gli trovo subito qualcosa per farlo arrestare, eh? ringhiò papà, glaciale.
Lui era ispettore della Polizia.
Non ne hai il coraggio! Non hai il coraggio di rovinare tutto! Hai già distrutto la nostra famiglia.
Mamma si lasciò cadere sul divano, singhiozzando come una bambina. Papà mise due camicie in una vecchia valigia e si trascinò verso la porta. Io rimasi ferma tra il corridoio e il soggiorno, pronta a distendermi sul pavimento per non farlo uscire. Che idea assurda. Eravamo sempre stati una famiglia allegra, quasi inseparabile: mamma e papà ridevano alle stesse battute, si prendevano in giro e si stringevano forte. Sì, papà lavorava troppo, tornava a casa stremato, sognando solo di chiudere gli occhi. Ma quando eravamo tutti insieme ogni piccolo gesto sembrava confermare che andava tutto bene. Come aveva fatto mamma a innescare il disastro? Papà sarebbe mai riuscito a perdonarla?
Pietro, non andare via disperata, mamma si scoprì il viso bagnato di lacrime Ti supplico! Perdona! Stefania, tu perché ascolti in silenzio? Saranno solo i soliti giochi di famiglia?
Eppure non mi mossi. Rimasi di fronte a lui come un muro fragile. Avevo dodici anni, e pensavo che così avrei fermato la fine di una felicità che non volevo veder crollare.
Stefania, lasciami passare mi ordinò lui, con il tono che usava solo in ufficio. Quel timbro non lo aveva mai usato a casa.
Non andare sussurrai anchio.
Spostati!
Sempre quella voce gelida.
Papà e io?
Mi spinse via come si fa con una sedia e uscì sbattendo la porta. Sembrava che fuggisse per non commettere qualcosa di sciagurato. Temevo per mamma, ma temetti anche la pistola dordinanza che portava con sé. I suoi occhi ardevano di rabbia; ora capisco che stare lontano quella notte fu la sola scelta sensata. Quella sera, papà fu luomo che mi spinse via senza guardarmi. E mammala regista di questo incubo irreale delle nostre vite.
Lorenzo, naturalmente, si rivelò vigliacco e lasciò subito mamma dopo papà. Lei rimase sola, incastrata in una miseria opprimente: marito perduto, amante scappato, figlia che la accusava per la rottura. E io
Cominciai a vagare di notte, mi infilai in compagnie indesiderate. In principio rubacchiavo piccoli spiccioli, poi mi spinsi oltre. Fummo beccate mentre rubavamo lo zaino a una ragazzina ricca non riuscimmo con tutto. Lei aveva persino una guardia del corpo, e alla fine prendemmo solo io e Marcello. Mio padre, ormai commissario alla Squadra Criminale della Questura, si presentò alla stazione della polizia dove ero trattenuta. Il nostro cognome era raro Merlo non un Rossi o un Bianchi. Qualcuno nella caserma conosceva papà, e lo chiamò subito.
Vieni fuori disse lui, gelido.
Vai allinferno ringhiai tra i denti.
Mi strattonò fuori dalla cella.
E Marcello? urlai mentre mi divincolavo.
Mi spinse dentro una sala interrogatori e mi mollò due ceffoni che mi lasciarono il viso rosso di sangue e lacrime, piena di odio verso di lui.
Quanti anni hai?
Cosa? Non capivo.
Quanti anni hai? Quindici?
Mi parve surreale.
Complimenti, non sai quanti anni ha tua figlia!
Perché non sei mia! urlò. Ho sposato Lucia già incinta. Credevo fosse donna affidabile. Ma è rimasta usò una parola brutta.
Allora chi è mio padre? domandai, stordita.
Mi passato un fazzoletto e una bottiglia dacqua, mi pulii la faccia. Pietro si sedette davanti, e disse:
Mi dispiace averti picchiata. Mi hai deluso troppo, lo capisci? Pensi che i miei problemi siano lievi?
Sbrigateli allora, borbottai.
Stefania sui documenti, sei mia figlia. E ti pago la pensione alimentare regolarmente. Ma se continui così ti disconosco. Che ti rinchiudano, che mi importa, ormai?
Ma adesso?
Cosa?
Adesso mi rinchiudete?
Fece cenno di no.
E Marcello?
Senti, lui ha il suo padre. Hanno soldi, sapranno inventarsi qualcosa. Tu pensa alla tua vita. Mi spieghi cosa vi attira della galera? Credi sia il paradiso? È linferno! Soprattutto per i minorenni inferno puro.
Non volevo andare in galera. Solo che la mia vita era piena di dolori, soprattutto guardando mamma. Allora mi divertivo come potevo. Dissi tutto a Pietro.
Nessuno farà la scelta per te. O decidi di vivere normalmente studiando e costruendoti il futuro. O segui la strada sbagliata, che finisce spesso male. Vuoi evitare la galera? Cambia strada. Sei libera.
Mi avviai alla porta. Il suo tono mi fermò:
E non dare la colpa a tua madre. Nei divorzi, sempre vengono colpevoli entrambi. Quello che ho detto su di lei era la rabbia. Dimentica.
Pietro papà, vi amate! Magari potete tornare insieme? chiesi senza speranza.
Dimentica anche questo, figlia mia.
I ragazzi della banda vollero continuare a inseguirmi. Ebbi un paio di pestaggi e girai per giorni con lividi sulla faccia. Ma riuscii a sganciarmi da loro. Marcello se la cavò con una sospensione grazie a papà e tornò alle sue cose. Io, finalmente, ho scelto.
Ho perdonato mamma. Ho faticato tanto ma alla fine ci sono riuscita. Volevo scoprire chi fosse davvero mio padre, ma non lo domandai mai. Non avevo tempo per le indagini a scuola ero così indietro che per recuperare ho impiegato ogni attimo. Mi sono diplomata alla Scuola di Polizia e ora, in piedi nellufficio di papà, sento il suo sguardo fiero su di me. E capisco che, alla fine, la vita ci ha fatti ritrovare ancora una volta.

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Papà se n’è andato dopo aver scoperto la relazione di mamma con un collega: in casa è scoppiato uno scandalo tremendo.
Non riesco a capire come abbia potuto crescere figli così