Ricordo, come se fosse ieri, quei pomeriggi trascorsi nella piccola biblioteca del centro di Firenze, quando lamore non correva, perché noi già lo conoscevamo da sempre.
Buongiorno, salutò con voce lieve e cortese il nuovo lettore, come uneco di rispetto.
Buongiorno, rispose prontamente la bibliotecaria, una giovane donna dal sorriso delicato.
Ho bisogno di un libro, esitò un attimo, forse rimuginando sul titolo o sullautore, poi con decisione aggiunse, spero lo abbiate, scandì gli scaffali imponenti e aggiustò gli occhiali.
Ci vorrà qualche minuto, è qui, al ripiano superiore, disse la bibliotecaria, allontanandosi verso le mensole; il cliente osservava il salone di lettura con occhi curiosi.
Quelluomo era Ruggero, un ingegnere timido che lavorava nel reparto di architettura della città, sempre intento a sfogliare progetti antichi e a disegnare nuovi soggetti. Dopo aver atteso che la bibliotecaria riportasse il volume richiesto, sorrise con calore.
Lara si sedette al tavolo e cominciò a compilare il registro, scoprendo presto il nome del visitatore: Ruggero. Lui pose la firma, ma rimase incerto, il libro ancora tra le mani, come se fosse legato a un dubbio.
Grazie, si rese conto allimprovviso di non aver ringraziato.
Prego, rispose Lara.
Un silenzio insolito calò nella sala; i due si fissarono senza parole, lui non riusciva a andarsene, lei non trovava frase da dire. Il tempo scorreva, ma nessuno dei due ne era consapevole. Alla fine fu Lara a rompere il velo del silenzio.
Ruggero, ha bisogno di un altro volume?
Sì cioè no balbettò, ma poi, raccogliendo coraggio, proseguì.
Conosce il mio nome, ma il suo? Se non è un segreto.
Lara, rispose lei modestamente.
Ah, Lara nome dolce, diffuso, tipicamente italiano. Sempre lho pensato così, rimase in silenzio, e Lara colse la sua timidezza, capendo quel sentimento perché ella stessa ne era avvezza.
Grazie, ripeté Ruggero, restituisco il libro integro. Arrivederci.
Non dubito, rispose Lara con cortesia.
Lara sapeva bene che luomo era scrupoloso, perché curava i suoi vestiti: pantaloni stirati, camicia immacolata, cravatta ben annodata, completo che gli calzava come un guanto, scarpe lucide come specchi.
Ruggero se ne andò, ma Lara rimase a rimuginare a lungo su di lui.
Siamo quasi anime gemelle, pensò improvvisamente, lo capisco e lo sento
Poi, sorridendo, si rimise a posto.
Ma io? Non ho mai osservato così attentamente i visitatori.
Ruggero, uscito dalla biblioteca, si sentiva fuori dal suo abituale sé.
Che bella Lara, dovrebbe lavorare qui, è il suo posto. E quel suo sguardo! Non trovai un complimento da dire le parole belle mi abbandonarono, si rimproverava. Perché sono così timido? La mia modestia mi ostacola. Ora non so più come vivere o lavorare senza il suo volto nella mente.
Il pomeriggio dopo il pranzo, Ruggero lottava a concentrarsi sui disegni; limmagine di Lara gli ronzava nella testa.
Che incantesimo è questo? cercava di distrarsi, scrutando il progetto, ma
Il giorno seguente, durante la pausa pranzo, tornò in biblioteca con il pretesto di prendere un altro libro, poiché era vicina.
Buongiorno, Lara, lei alzò lo sguardo e lui rimase rapito dallintensità del suo occhio.
Buongiorno, sorrise come a unamica di vecchia data, serve anche un altro volume?
Ruggero, arrossendo, trovò il coraggio di parlare.
In realtà sono qui per un altro motivo, e vorrei aprirmi sinceramente Mi piaci molto, scusami.
Lara si illuminò, le guance si tinsero di rosa.
Perché chiedi scusa? Anche a me sei piaciuto ieri; non ho dormito bene per lemozione.
Lui rispose, felice:
Anchio. Gli occhi non hanno chiuso.
Seguì un attimo di imbarazzo; entrambi tacevano. Lara attendeva qualcosa, ma le parole gli sfuggivano. Alla fine, trovò la voce.
Lara, posso accompagnarti a casa dopo il lavoro?
Posso, rispose modestamente, con un lieve sorriso.
Da quel giorno le loro uscite si trasformarono in passeggiate nei giardini di Boboli, dove Ruggero raccontava appassionato del suo lavoro, mentre Lara parlava dei libri che amava.
Sai, Ruggero, i libri sono come le persone: ognuno ha la propria anima, diceva lei, e lui non rimaneva sorpreso dal paragone, perché capiva quanto per lei fossero sacri quei volumi.
Con lavvicinarsi dellautunno freddo, trascorrevano ore nella cucina di Lara, sorseggiando tè, spesso in silenzio, condividendo lo stesso sguardo complice:
È bello stare insieme anche senza parole.
Sognavano viaggi e gioie; Lara desiderava ardentemente visitare Venezia, ne aveva letto mille volte e descriveva a Ruggero le gondole che scivolavano tra i canali. Lui immaginava la coppia che, mano nella mano, scivolava su una gondola silenziosa.
Un sabato di riposo, Ruggero arrivò a casa di Lara con un mazzo di rose rosse.
Questo è per te, cara Lara, voglio sposarti, è un sogno che coltivo da tempo Accetti?
Accetto, rispose lei, semplice e gioiosa.
Organizzarono una cerimonia sobria, non per mancanza di desiderio di festa, ma perché non cera fretta. La loro vita scorreva con tranquillità, felici di aver trovato lun laltro. Dopo molti anni, però, non riuscirono a dare alla luce un figlio.
Non si scoraggiarono; adottarono un gatto nero dal rifugio, lo chiamarono Micio, comprarono una casa di campagna. Così la loro routine si dipanava tra lavoro, giardinaggio, letture serali, chiacchiere attorno al tè e il morbido ronfare di Micio. Ruggero costruiva casette per gli uccelli, Lara lavorava a maglia calze, curava le aiuole fiorite. I vicini, talvolta, sussurravano sulla loro vita placida:
Vivono noiosamente, sempre la stessa cosa.
Ma loro non si annoiavano. Ruggero preparava il caffè ogni mattina in una vecchia caffettiera di rame, versandolo in tazze di ceramica finemente decorate; Lara rompeva il pane per le rondini alla finestra. Destate trascorrevano più tempo in campagna, piantando fiori; dinverno, al ritorno, ascoltavano il crepitio del fuoco nel camino. Parlavano poco, perché le parole non servivano quando tutto era già compreso.
Vissero molti anni, divennero anziani. Non si affrettarono ad amare, perché lamore li aveva accompagnati fin dal principio. Quando arrivò la pensione, si stabilirono sempre più spesso nella loro casa di campagna, amando il silenzio, il canto degli uccelli, i funghi autunnali nei boschi vicini. I vicini li rispettavano per la loro serenità.
Un giorno Ruggero tornò dal mercato con una bottiglia di vino rosso pregiato e della frutta fresca, cosa rara per loro. Con un panno di cucina pulì due bicchieri, li posò sul tavolo e versò il vino.
Un brindisi?
No, rispose Ruggero, estraendo dalla tasca due biglietti aerei, a Venezia.
Lara rimase senza fiato. Sognavano quella città da tutta la vita, sempre rimandata per lavoro, per la casa di campagna, per la salute di Micio.
Ma siamo ormai vecchi, commentò.
Non vecchi, ma anziani, e per questo andiamo concluse lui.
Partirono e si godettero i canali stretti, le gondole sotto i ponti, ridendo come adolescenti. Lara indossava un cappello di paglia, Ruggero portava una fotocamera. Una sera, mentre il sole si spegneva nella laguna, lui le sussurrò ancora:
Sono felice con te, cara Lara, ti amo più di ogni cosa.
E io ringrazio quel giorno in cui mi hai chiesto di sposarmi; sapevo quanto fosse difficile per te Grazie per aver realizzato il mio sogno. Non desidero altro dalla vita, se non stare insieme per sempre.
Risosero, felici, perché quel desiderio era condiviso. Così continuarono a vivere, senza fretta, con il cuore colmo di gratitudine.






