La suocera ha rovesciato la mia cucina davanti a tutti!

Rosa Battaglia, la suocera, è scoppiata davanti a tutti: ha tirato fuori il mio cibo dalla tavola.

Hai di nuovo messo il piccolo Michele in quella maglietta leggera? Fa freddo fuori!

Mamma, fuori è più di quindici gradi, non si congelerà.

Non si congelerà! Voi giovani non capite niente! Un bambino devessere vestito bene caldo!

Ginevra stava in fondo al corridoio a guardare in silenzio la suocera Rosa togliere a Michele la maglietta sottile e infilargli un maglione pesante. Il bambino sbuffava, piagnucolava, ma Rosa non si sfiancava.

Mamma, gli farà caldo, provò a dire Ginevra.

Meglio caldo che un raffreddore! Rosa lo avvolse nel maglione, annuì soddisfatta. Così è giusto. Andate a giocare.

Ginevra serrò i denti per non dire di più, prese la mano al figlio e uscì dallappartamento della suocera. Lì sopra, al piano di sopra, viveva la famiglia di Rosa, che si sentiva in dovere di controllare ogni passo della nuora.

Ginevra aveva sposato Lorenzo quattro anni fa. Allora vivevano in un piccolo appartamento a Roma. Quando è nato Michele, Lorenzo ha proposto di trasferirsi nella casa dei genitori, più spaziosa e con laiuto della nonna. Ginevra ha accettato, ma ha rimpianto subito la decisione.

Rosa si intrometteva in tutto: come nutrire il bambino, come vestirlo, come farlo dormire. Ginevra non aveva voce in capitolo; ogni sua opinione veniva subito smentita.

Sei giovane, inesperta. Ho cresciuto tre figli, so meglio di te, diceva la suocera.

Lorenzo di solito taceva, scusando Rosa come solo una mamma premurosa. Ma per Ginevra era un peso enorme: si sentiva più una serva che una padrona di casa.

In cucina la cosa era ancora più evidente. Rosa si considerava la chef di casa e non tollerava nessun altro metodo di cucina.

Il ragù si fa solo così, con la carne affumicata! E tu che hai messo?

Le polpette devono avere il lardo! Le tue sono secche come il suolo!

Il panettone deve riposare tre ore, non unora!

Ginevra provava a difendersi, a spiegare che anche i suoi metodi erano validi, ma Rosa non ascoltava. Alla fine Ginevra smise di cucinare: perché provarci se la si criticava sempre?

Ma questa volta ha deciso di reagire. Il giorno dopo era il compleanno di Pietro Bianchi, il suocero. Ginevra voleva fargli una sorpresa e dimostrare di saper cucinare. Si alzò presto, mentre tutti dormivano, e si mise ai fornelli. Preparò uninsalata di gamberi il piatto preferito di Pietro una pollo al forno con verdure e una torta di mele alla maniera della sua mamma. Meticolosamente ha messo anima e cuore in ogni ricetta.

A mezzogiorno la cucina profumava di bontà. Pietro uscì dalla sua stanza, annusò laria.

Ma che profumo! È stata lei, Ginev?

Sì, Pietro, felice compleanno!

Grazie, cara! rispose il suocero, sempre più dolce di sua moglie. Difendeva Ginevra ogni volta che Rosa la rimproverava.

Allora la suocera entrò nella cucina con unespressione di disappunto.

Che profumi di mattina?

Mamma, è Ginevra che ha cucinato per il tuo compleanno, rispose Pietro, sorridendo.

Rosa si avvicinò al tavolo, tirò il coperchio dellinsalatiera e annusò.

Che cosè?

Insalata di gamberi, rispose Ginevra. A Pietro piace.

Gamberi? fece una smorfia Rosa. Pietro prende acidità dai gamberi!

Ma lui laveva detto

Non lha detto! la suocera rimise linsalatiera sul tavolo. E questo?

Pollo con verdure.

Rosa aprì il forno, guardò il pollo e lo infilzò con una forchetta.

Secco, bruciato.

Mamma, è appena uscito dal forno, intervenne Lorenzo, entrando in cucina. Fammi almeno assaggiare.

Non servono assaggi, lo vedo già, Rosa chiuse il forno con un tonfo. E quella torta, che schifo!

È una torta di mele, Ginevra sentì il nodo alla gola. È la ricetta della mia mamma.

Della tua mamma, eh? Rosa sbuffò. La tua mamma non sa cucinare. Mela non fa la mela.

Ginevra strinse i pugni. Mia mamma cucina bene!

Ah, certo, lhai imparato da lei, Rosa prese linsalatiera e la portò al cestino della spazzatura.

Che fate? Ginevra si precipitò verso di lei.

La butto via. Nessuno la mangerà lo stesso.

E così Rosa scaraventò linsalata di gamberi nella spazzatura, davanti a tutti. Ginevra rimase senza parole. Aveva comprato i gamberi freschi, costosi, li aveva preparati con cura, e adesso erano spariti.

Mamma, che stai facendo? Lorenzo, furioso, si avvicinò. Perché lhai buttata?

Perché Pietro soffre di acidità! Lo so meglio di te!

Pietro, non è vero, lo volevo gustare, intervenne il suocero. Perché gettare via?

Non discutere con me! Rosa si voltò a Lorenzo. Trenta anni ti ho curato, so cosa è buono per te!

Ginevra rimase lì, guardando il cestino, le lacrime quasi a farle perdere il respiro, ma tentò di non piangere davanti a quella donna. Si alzò, uscì dalla cucina, chiuse la porta della stanza, si sedette sul letto e lasciò scorrere le emozioni.

Il marito la raggiunse.

Ginev, non piangere. Mamma è solo un po agitata.

Agitata? Ginev alzò la voce. Ha buttato via il mio cibo, davanti a tutti!

Beh lei è davvero preoccupata per Pietro, ha spesso acidità.

Da lui? Ma mi aveva detto che gli piacciono i gamberi!

Forse prima sì, ora no.

Ginev osservò Lorenzo, che ancora difendeva la madre. Non lo vedeva mai dalla sua parte.

Perché la difendi sempre?

Non la difendo, la capisco. È così, vuole controllare tutto.

E i miei sentimenti? Non contano?

Contano, certo, Lorenzo si sedette accanto a lei. Ma non prenderla sul personale, è il suo modo di fare.

Non mi rispetta, non mi vede né come moglie né come madre.

Non è vero

È vero! Mi tratta come una principiante, tutti i miei gesti sono sbagliati!

Lorenzo rimase in silenzio.

Non litighiamo, è il compleanno di Pietro, siediamoci tutti insieme.

Ginev scosse la testa.

Non voglio.

Ginev

Vai senza di me, dì che hai mal di testa.

Lorenzo sospirò, si alzò e uscì. Ginev rimase sola, sdraiata a fissare il soffitto, il cuore in subbuglio. Decise che non poteva più sopportare.

Quella sera, quando tutti si erano andati a dormire, Ginev tornò in cucina. Il pollo e la torta erano ancora sul tavolo, intatti. Rosa aveva preparato la sua cena: patate fritte e polpette. Tutti mangiavano il suo cibo, nessuno assaggiava le sue pietanze, tranne Pietro, che rubò un pezzo di torta, la mangiò in un attimo e le sorrise.

Buona, grazie, figlia.

Ginev pulì il tavolo, lavò i piatti. Rosa, sul divano davanti alla TV, non offrì aiuto; pensava che fosse compito della nuora. Quando finì, Lorenzo si avvicinò.

Ginev, tua madre vuole parlare.

Di che?

Non lo so, vai in salotto, è lì.

Ginev asciugò le mani e andò in salotto. Rosa spense la TV, si girò verso di lei.

Siediti.

Ginev si sedette sul bordo del divano, Rosa la scrutò.

Voglio che tu capisca una cosa: questa è casa mia, le mie regole. Se vuoi stare qui, fai come dico.

Ginev rimase muta.

In cucina cucina io, capito? Niente più le tue insalate di gamberi e le altre cose inutili.

Volevo solo fare una cosa carina per Pietro.

Carino è obbedire a tua suocera, non fare il tuo.

Rosa Battaglia, anchio faccio parte della famiglia, ho diritto di cucinare.

Rosa sorrise con sufficienza.

Parte della famiglia? Vivi a mie spese, ti nutro, ti lavo. Tu cosa fai? Stai a casa con il bambino.

Mi prendo cura di lui!

Io mi prendevo cura, lavoravo anche. Tu non fai altro che lamentarti.

Ginev saltò in piedi.

Non mi lamento! Voglio solo rispetto!

Il rispetto si conquista, Rosa alzò anche lei. E cosa hai fatto per meritarmelo? Niente. Solo piangerai.

Ginev si girò e uscì dalla stanza, non poteva più ascoltare. Andò in camera, dove Lorenzo era già a letto.

Dimo, dobbiamo andare via.

Lorenzo, sorpreso, chiese:

Dove?

Cercare un appartamento. Non posso più stare qui.

Ma non abbiamo i soldi per affittare.

Troveremo. Io troverò lavoro.

E Michele?

Lo mettiamo allasilo.

Sii realista, la mia paga a malapena copre le spese. Un affitto in più e non rimarremo a galla.

Allora resto a sopportare tua madre?

Non è così…

È stata lei a buttare via la mia insalata! Di fronte a tutti!

Forse è stato un gesto impulsivo, ma non doveva farlo.

Ginev guardò Lorenzo, che stava sul cellulare, indifferente al suo dolore.

Sei sempre dalla sua parte.

Non è così, solo non voglio litigare.

E i miei sentimenti?

Sono importanti, ma cerca di essere più paziente. Tra sei mesi avremo una promozione, metteremo da parte i soldi e ce ne andremo.

Sei mesi. Ancora sei mesi a sopportare Rosa. Ginev non sapeva se ce lavrebbe fatta, ma non aveva altra scelta.

Il giorno dopo, Rosa fece finta di nulla, cucinò la colazione, impartì ordini. Ginev mangiò in silenzio, evitando lo sguardo della suocera.

Il pomeriggio, sua madre la chiamò.

Ginev, come è andato il compleanno?

Ginev uscì sul balcone, lontano da orecchie indiscrete.

È stato un disastro.

Cosè successo?

Raccontò della insalata, della suocera, del litigio. La madre ascoltò, in silenzio.

Figlia, perché sopporti? Andate via, lasciateli.

Non abbiamo i mezzi, mamma.

Potremmo aiutarvi

No, i vostri soldi non bastano.

Non è giusto! Ti trattano con disprezzo!

Lo so, ma Lorenzo dice che tra sei mesi ci sposteremo.

La madre suggerì di prendere un lavoro parttime. Ginev pensò: perché non ho provato?

E Michele?

Lasilo accetta bambini di tre anni.

Lorenzo è contro lasilo, dice che è pericoloso.

I bambini ammalano ovunque, ma è normale. Serve socializzare.

La mamma non accetterà.

Che la nonsi pensi! È nostro figlio, la nostra decisione!

Lorenzo rimase in silenzio.

Va bene, proviamo. Prima non dirla a tua madre.

Così il giorno dopo Ginev iscritto Michele allasilo; la lista era lunga, ma le garantirono un posto tra un mese. Dopo un mese, Ginev trovò lavoro come amministratrice in una piccola ditta, dalle nove alle tre, così poteva prendersi cura del figlio.

Il lunedì successivo, Ginev disse a Rosa:

Inizio a lavorare dal lunedì.

Rosa alzò lo sguardo dal pentolino.

Lavori? E Michele?

Allasilo.

Allasilo? Chi lha deciso?

Noi due.

E non mi avete chiesto?

È la nostra decisione.

Rosa lanciò il mestolo nel lavandino.

La vostra decisione! Mettere il figlio in asilo e lavorare! Che madre sei?

Una madre normale, che lavora e fa crescere suo figlio.

Molti! Rosa si avvicinò, con tono pungente. Io ho cresciuto i miei figli a casa!

Voglio guadagnare.

Guadagnare? Il marito non può provvedere?

Può, ma anche io voglio essere indipendente.

Rosa sbuffò.

Il bambino non ti importa!

Sì, importa! Solo che non si farà male allasilo.

Non ti importa!

Il marito intervenne:

Mamma, abbiamo già parlato, Ginev vuole lavorare, è giusto.

Rosa rimase muta, guardò Lorenzo, poi uscì dalla cucina, sbatté la porta della camera.

Lorenzo abbracciò Ginev.

Tranquilla, passerà.

Ma Rosa non si calmò. Restò una settimana a parlare solo con sé stessa, a cucinare solo per sé e Pietro. Lorenzo e Ginev dovevano ormai fare i conti da soli.

Ginev non si lamentava più; anzi, era felice di cucinare le proprie ricette senza critiche.

Il lunedì partì per il nuovo lavoro. Michele andò allasilo, felice di stare con altri bambini. Rosa prevedeva pianti e malattie, ma non successe nulla: Michele raccontava dei nuovi amici e dellinsegnante.

Al lavoro, anche i colleghi erano gentili, la capo giusta; Ginev si sentiva utile, guadagnava un po di soldi, li metteva da parte. Dopo tre mesi, avevano risparmiato abbastanza per il primo e lultimo mese di affitto.

Cercarono un appartamento: una piccola duevanze in periferia, economica ma pulita. Firmarono il contratto con la padrona.

Dovevano dirlo ai genitori. Lorenzo esitava, temeva la reazione di Rosa, ma non cera più tempo: entro una settimana si doveva entrare.

Quella sera, dopo cena, Lorenzo radunò tutti in salotto.

Mamma, papà, dobbiamo parlare.

Rosa guardò il figlio con sospetto.

Di cosa?

Ginev e io abbiamo deciso di trasferCon un sorriso rassegnato, Rosa alzò il bicchiere, brindò al nostro futuro indipendente e ci lasciò andare, sapendo che avevamo finalmente trovato la nostra libertà.

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La suocera ha rovesciato la mia cucina davanti a tutti!
Il giorno in cui mi hai cacciata di casa… senza sapere che ero l’unica in grado di salvarla