Coperta: il comfort e il calore che avvolgono le notti italiane

Ma davvero non litigate mai mai? Giulia aggiustò la tendina della carrozzina e guardò curiosa la sua amica Martina.

Ma figurati, ogni tanto capita! Siamo umane, mica macchine. Succede di discutere, poi magari ci teniamo il muso per un po. Martina buttò locchio dentro la carrozzina, sistemò il lenzuolino leggero sopra suo figlio, dopo si accomodò meglio sulla panchina e socchiuse gli occhi quando un raggio di sole le scaldò la guancia. Che bello qui! Finalmente è arrivato il caldo. Questestate sembrava novembre, sempre pioggia

Ma Giulia, che aveva una vita che sembrava più una battaglia di Solferino che una normalità familiare, specie tra discussioni con sua madre e il marito, non aveva nessuna intenzione di lasciar cadere largomento.

E allora come fate?

Guarda, abbiamo un solo segreto. È una cosa che ci siamo inventati praticamente subito, appena abbiamo iniziato a vivere insieme. In realtà non siamo neanche stati i primi, ma poco importa, no? A noi non piace discutere per ore, tanto spesso non serve nemmeno. Ma sai comè: tutto tranquillo, poi allimprovviso succede qualcosa, magari una sciocchezza, e ti sembra la fine del mondo. Poi partono mille accuse, spesso per nulla. Classici giovani

E ora, che siete vecchi? Giulia fece una smorfia, guardando lamica. Tu sembri una ragazzina: niente rughe, nessuna occhiaia! Io? Se esco senza trucco, sembro la Befana

È semplice, Giuly. Io la notte dormo. Vabbè, tre volte a settimana, ma basta e avanza!

Comè possibile? E la poppata?

Il viso di Martina si velò dombra.

Allatta Riccardo, mio marito. Si alza lui la notte. Il nostro bimbo prende il latte artificiale. Io ci tenevo un sacco a farlo da sola Ma non è andata.

Come mai?

Martina stette un attimo in silenzio, con gli occhi chiusi.

Quanti cambiamenti negli ultimi anni Tante cose belle, ma anche dolorose. Lei, sempre coccolata da mamma e papà, aveva dovuto darsi una forza immensa per non crollare.

Prima la mamma che se ne va nel momento in cui serviva di più Poi papà Loro due vivevano uno per laltra. Era evidente. Mi ricordo mia mamma che scuoteva la testa guardando papà crollato dopo il turno in ospedale, e poi gli copriva le spalle con una coperta perché non arrivava neanche al letto, sveniva sul divano. Ma sai che turni che faceva, Giulia! Operava ore e ore, in piedi come una statua. Era normale!

Poi ci sono quei momenti tenerissimi, li vedo come fosse ora: lui che raccoglie le fragoline nei boschi e gliele porge di mano in mano, mamma che le mangia dalle sue mani dandogli un bacio sul polso ogni volta. O quando papà le toglieva con delicatezza le foglioline dai capelli dopo una pesca sotto il vecchio salice E poi si fermavano a guardarsi, come se il mondo si fermasse. Io da bambina stavo lì immobile, nel timore di rompere quellincanto Giuro, era come un abbraccio doro. Sento ancora questo calore, anche se loro non ci sono più.

Papà non ce lha fatta a vivere senza di lei. Ha chiesto favori, si è battuto, ma nemmeno il miglior chirurgo Sai, tutti parlano di amare col cuore, ma io ho visto cosa significa: il cuore vive di quellamore, se lo perdi si spegne anche lui. È successo a papà

Martina sospirò, ricordando quando la nonna laiutava a sistemare le cose dopo la perdita anche di suo padre.

Prendi le foto, Martina.

No!

Perché?

La nonna si spaventò per quel grido e Martina si trattenne.

Non sono loro Le ricordo diverse, vive. Qui sono solo carta Lasciamole qui per adesso, nonna. Ci penso dopo

Quel “dopo” è durato tanto.

Martina ha vissuto dalla nonna. Prima luniversità, poi il lavoro. Ma non poteva andarsene, perché la nonna peggiorava sempre di più, finché non ha più potuto alzarsi dal letto.

Martina, portami pure in una casa di riposo! Sei giovane, devi vivere, uscire

Ma dai, nonna, ma che dici! Vuoi il brodo che ho fatto fresco?

Ma come fai a far tutto?

Non lo so, diceva Martina ridendo, soffiando sul cucchiaio per darle da mangiare.

E meno male che cera la vicina, la signora Maria, che laiutava senza volere un euro.

Mi metti a disagio, Maria! protestava Martina. Fai troppo per noi!

Ma va là, Martina! Un giorno ti renderai conto che nessuno fa niente per niente. Sono sola, un giorno, chi lo sa, magari avrò bisogno io di un bicchiere dacqua. Così, gioco danticipo!

Proprio Maria fu quella che aiutò Martina dopo che la nonna se ne andò.

Oh, povera stella, tutto sulle tue spalle! Prima i genitori, poi la nonna Ma ricorda, eh: la vita ti darà tanta gioia quanti dolori hai avuto, credimi. È la legge della vita. Dove manca, arriva.

Magari, Maria Ma dove la trovo questa gioia?

Martina, con gli occhi gonfi di pianto, in quel foulard nero storto che qualcuno delle vicine le aveva portato, stava in cucina con le ginocchia al petto. Tutto sembrava grigio, spento. Lunica macchia di colore era la foto della nonna con una fascia nera. Giovane, bella Martina si sporse, tolse quella fascia e la buttò.

Così, brava. Finché la ricordi, la nonna vive. E ti somigli molto: occhi, sorriso, pure il carattere! Io la tua nonna la conoscevo da mezzo secolo: una persona così non lho mai più incontrata.

Maria si fece il segno della croce, abbracciò Martina. E, finalmente, le lacrime divennero più leggere, quasi di sollievo.

Martina non volle rimanere nellappartamento della nonna, tornò in quella dei suoi genitori. Lì, aprendo la porta, sentì un silenzio assordante. Nessuna traccia di chi cera stato: solo silenzio e vuoto.

Non riusciva a riempire quel vuoto. Trovò subito lavoro niente di che, ma almeno pagavano bene e puntuali, che per Napoli già non è male. Il lavoro laiutava a distrarsi, ma in casa era dura. A Martina spaventavano la solitudine, il silenzio. Accendeva la TV, ma non bastava. Uscire di sera, da sola? Non ci pensava. E le amiche? Sparite dai tempi del liceo

Così una sera si fece coraggio e andò dalla signora Maria.

Vieni a stare con me.

Ma no, Martina, ho i miei anni! E tu sei giovane, ti innamorerai, sistemerai tutto

Ma non cè nessuno allorizzonte e sto male Mi manca avere qualcuno, mi manca la voce della nonna, cucino le sue ricette e poi non riesco neanche a mangiarle senza di lei

Ma tesoro! Maria labbracciò, asciugandole le lacrime. Niente panico. Vengo io, ti faccio compagnia finché non ti sistemi un po. Devo solo prepararmi. Ma guarda che non sono sola, lo sai vero?

Martina, tra le lacrime, accarezzò la gatta di Maria. Giacomina la fissava con occhi verdi e brillanti, e subito si accovacciava di nuovo, come a dire che le stava bene.

Così, nellappartamento di Martina arrivarono due nuove coinquiline. Ora non doveva più farsi coraggio per entrare in casa vuota: la gatta Giacomina sapeva quando stava arrivando e laspettava dietro la porta, la accoglieva e correva subito da Maria in cucina a segnalarle il suo rientro.

Hanno convissuto così quasi un anno, e poi Martina ha incontrato Lorenzo.

Lorenzo, che sua madre chiama Lore, era uno spettacolo. Matematico, con quellaria svagata ma geniale. Passava ore immerso nei suoi numeri, non si accorgeva di niente, poi subito cercava gli occhiali che aveva proprio davanti al naso Però sapeva vedere davvero Martina. E non solo vederla, ma guardarla come suo padre guardava sua madre.

Martina se nè accorta subito, di quello sguardo. Lha bastonata dritto nel cuore: ha perso la testa e ha deciso di sposarlo. Maria, mentre la vedeva svolazzare felice per casa, si asciugava una lacrima di nascosto e laiutava con i preparativi.

Ecco, dovremmo avere tutto

Maria sistemava il velo a Martina, guardava le foto finalmente appese alle pareti.

Peccato che mamma, papà e nonna non ti possano vedere ora. Sapessero quanto saresti stata felice. Sai che ti dico?

Cosa? Martina alzò la testa per non piangere.

Ti vedono eccome! E sanno che stai bene! Capito?

Maria! Il trucco

I genitori di Lorenzo la accolsero freddini. Gente impegnata, di carattere duro, ma avere una casa sua fu la salvezza: neanche una notte coi suoceri.

Vado, Martina! Maria, una sera, preparando il tè mentre Martina faceva i ravioli per il marito, si sedette vicino.

Dove vai? le mani di Martina non si fermarono neanche un secondo.

A casa mia. Non servo più. Adesso non sei sola.

Ma che dici!

Dai, Martina! Qui sono di troppo. È giusto che stia a casa mia.

Maria, ma che stai dicendo! Mi hai fatto da mamma e nonna! Che farei io senza di te? E poi, dai Ok che Lorenzo fa i calcoli, ma pure noi sappiamo fare due conti, no? Sbagli a contarci!

E quanti siete?

Siamo già tre. E con Giacomina facciamo cinque! Martina si asciugò le mani, prese le mani di Maria. Non ti lascio andare da nessuna parte! Voglio che mio figlio abbia una vera nonna: una di cui innamorarsi per sempre, come è stato per me.

Ma tu lo sai che mi hai regalato la famiglia? Per me è tutto

Lorenzo, affacciato in cucina, con gli occhiali storti, chiese:

Che fate, organizzate unalluvione? State allagando mezzo condominio!

Martina non lo fece finire. Si alzò, gli diede un bacio sulla fronte, gli rimise gli occhiali, lo cacciò fuori ridendo.

Vai, amore! Fra poco è pronto! Ora stiamo tra donne, ok?

Il primo figlio di Martina nacque puntualissimo.

Un figlio di matematico! Maria fasciava con destrezza il piccolo Tommaso. Tempi svizzeri: neanche lorologio!

Martina, appena dimessa giusto in tempo per Natale, cucinava e sorrideva. Tutto bene. I genitori di Lorenzo sarebbero venuti a vedere il nipote.

Solo che nessuno era particolarmente contento. Sono arrivati, si sono seduti a tavola per i canonici dieci minuti e poi, appena visto il bimbo, sono spariti per criticare a voce bassa con Lorenzo il fatto che non somiglia per niente. Per fortuna Martina non lha mai saputo, e Lorenzo per la prima volta ha chiesto ai suoi di non farsi vedere a casa finché non cambiavano atteggiamento. Così, praticamente, per il piccolo Tommaso cera solo una nonna: Maria.

Cresceva sotto lala potentissima di Maria che, tra una pozzanghera e una canzoncina stonata, faceva da mentore e compagnona, mentre Martina e Lorenzo lavoravano.

A quattro anni di Tommaso, Martina scopre di aspettare di nuovo. Una gioia immensa, interrotta quasi subito.

Ma come? Un altro figlio? Ma sapete le spese, la responsabilità? Martina, scusami, ma non è il momento. Dovresti pensare anche a Lorenzo: ha la tesi, ci sono i pannolini, una donna malata in casa Non vi capisco.

La madre di Lorenzo fu di una sincerità impietosa. Martina ascoltava, spingendo via la tazza di tè verde ordinata solo per non cedere allennesimo caffè proposto dalla suocera. Aveva la pressione ballerina, e anche se i medici non vedevano niente di serio, Martina sentiva che non era una buona cosa. Da bambina aveva sempre avuto una salute di ferro.

Martina, io vi consiglio di pensarci bene. Ascoltate anche i nostri desideri. Lorenzo deve crescere professionalmente, e tu lo stai rallentando.

Cera qualcosa nelle sue parole che dava fastidio a Martina, ma lo capì solo rincasando: nostri. Cosa intendeva? Le vennero mille dubbi. Magari anche Lorenzo la pensava così? Magari ne aveva parlato con sua madre

Verso sera, presa dai pensieri, ricevette Lorenzo senza sorrisi e con gli occhi segnati dalla rabbia.

Lorenzo, ma tu vuoi davvero un altro figlio?

Il povero Lorenzo alla porta non capiva più nulla. Martina bastò una pausa del marito per scatenarsi.

​​Ne seguì una scenata epica. Martina urlava, piangeva, spaventando Maria, che non sapeva se prendere le gocce di valeriana o trattenere la ragazza Dopo aver rotto mezza cucina, Martina si sedette e, guardando Lorenzo e il disastro intorno, chiese incredula:

Davvero tutto questo lho fatto io?

A Lorenzo non restava che annuire. Non si aspettava certo che Martina, di solito pacifica, arrivasse a tanto.

Poi Maria prese in disparte Lorenzo:

Lorè, sono gli ormoni! È normale, specialmente in gravidanza. Però non devi farla soffrire. Non so che si sono dette lei e tua madre, ma tu hai visto le conseguenze. Ora prendi la coperta e vai a fare pace con lei. Se non risolvete subito, si forma una crepa che poi cresce, capisci?

Lorenzo annuì. Prese dal fondo dellarmadio la vecchia copertina, ormai troppo piccola anche per loro, e andò in camera.

Era proprio quello il segreto che Martina aveva raccontato a Giulia.

Vedi, appena sposati volevamo una nuova coperta. Andiamo in negozio, scegliamo, ci confondiamo e torniamo con una copertina troppo corta. Non tanto, ma abbastanza da costringerci a stare appiccicati se volevamo dormire entrambi sotto. Maria, quando la vide, piangeva dal ridere. Poi ci diede lidea: quando litigate, usate quella! E lei, di nascosto, ci nascondeva il piumone grande, lasciandoci solo quella corta. Non si poteva fare altro che riavvicinarci Poi è diventata una regola: se discutiamo, niente letto finché non ci siamo chiariti. Ora quella coperta la tiriamo fuori solo nei momenti difficili, ma ci serve sempre. Siamo persone vere, Giuly, ti voglio bene ma se una coppia non litiga mai è strano, no? Moglie e marito vengono da famiglie diverse: è normale avere discussioni.

Hai ragione E quella volta, poi avete fatto pace?

Sì. Non subito, serve tempo, ma sì. E ho capito una cosa importante.

Cosa?

Prima si ascolta chi si ha accanto: solo dopo si dà ascolto agli altri. Perché Lorenzo lho visto felice quando ha saputo del bimbo, come lo diceva a Tommaso. E invece io mi sono fatta influenzare da fuori e lho quasi perso di vista.

Martina allungò una mano verso la carrozzina. Andrea dormiva beato, e lei lo guardò a lungo, piena daffetto.

E Andrea? Giulia si sistemò sulla spalliera della panchina e chiuse gli occhi. Il sole filtrava tra le foglie, così si girò per prenderne qualche raggio. Altro che mare, almeno ci abbronziamo un po Martina?

Sì?

Come è andato il parto con Andrea? Difficile, o quello stress ha pesato?

Martina rimase in silenzio, poi rispose a bassa voce.

Non era Andrea Quel bimbo labbiamo perso.

Giulia rimase scioccata, si attaccò al manico della carrozzina, come se la figlia avesse percepito la tristezza della madre e avesse cominciato a lamentarsi nel sonno.

La voce di Martina si fece piatta, e Giulia pensò di interromperla, ma poi si rese conto che forse aveva solo bisogno di sfogarsi.

Ero avanti già con la gravidanza, Giulia, e per mesi sono rimasta a letto, isolata da tutti. Maria mi costringeva a mangiare, quasi mi portava in braccio in bagno Per me la vita era finita. Comè possibile andare avanti senza chi aspettavi così tanto? Sentivo un dolore terribile, come se qualcuno mi avesse strappato la felicità dal cuore Nessuno sembrava capirmi, anche se Lorenzo e Maria mi amavano tantissimo. Lui non mi lasciava mai sola, ha mandato via sua madre quando è venuta a fare pressioni perché tornasse al lavoro. Per lui non esisteva altro che me. Non mi faceva discorsi inutili, non cercava neanche di consolarmi: veniva con la coperta, mi abbracciava forte Stava vicino anche a Tommaso, che era troppo piccolo per capire e piangeva la notte.

E come?

Come mi sono ripresa? Piano piano. ​​Ringrazio Lorenzo e Maria. Da allora ho iniziato a chiamarla mamma Maria. Una notte ho sognato non so cosa, ma ho gridato così tanto che è arrivata la vicina del piano di sopra. Chiamavo la mamma. In sogno, lei arrivava, mi abbracciava forte con la coperta e mi cantava la ninna nanna che io cantavo a Tommaso. Quella della mamma. Poi, stranamente, mi sono sentita un po liberata, come se si fosse allentato il dolore.

E dopo?

Dopo Maria mi ha presa per mano, medici, visite Mi ha convinta a crederci ancora. Andrea è la sua vittoria. Per cinque anni ci abbiamo provato, niente. Solo lei non ha mai smesso di crederci.

In fondo al viale si avvicinavano due figure, una grande e una più piccola, e Martina sorrise tra le lacrime.

Eccoli, i miei angeli custodi. Maria è andata a prendere Tommaso in palestra. Bello il centro sportivo, ma è dallaltra parte della città! Non ha mai voluto che Tommaso andasse da solo. Maria si è scomodata, ha organizzato anche il club dei tifosi con altri genitori: bandiere, cori, sciarpe E fanno il tifo così bene che vincono quasi sempre. Mi sa che i ragazzi hanno paura di perdere con tutto quel casino sugli spalti!

Un ragazzino spettinato in maglietta chiara arrivò di corsa alla carrozzina, ci mise subito il naso e sussurrò:

Mamma, posso portarlo io a casa?

Certo, ma attento! Martina si alzò e fece un cenno a Giulia. Grazie!

Grazie? Di cosa?

Per avermi fatto ricordare ancora una volta quanto amo chi ho accanto. A domani?

Sì, ci vediamo!

Martina abbracciò la donna bassa e tondeggiante che era Maria, che le sistemò una ciocca dietro lorecchio e le fece un saluto a Giulia:

Buona giornata!

Anche a voi!

Giulia le guardava allontanarsi e pensava che Tolstoj aveva proprio ragione con la sua Anna Karenina. Sarebbe il caso, tornando a casa, di passare dal negozio sotto casa a cercare una buona coperta. Chissà che non serva anche a lei. E magari prendere delle ciliegie: fare una torta al marito, che aiuta sempre nelle cose di casa.

Anche questa è sempre stata la mia soluzione per farmi capire, pensò Giulia, sorridendo.

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Coperta: il comfort e il calore che avvolgono le notti italiane
Ridevano del suo cappotto economico, finché non hanno scoperto la verità