Ritorno dalla cena di compleanno: ricordi di una serata indimenticabile.

Ritorno dalla cena di compleanno: ricordi di una serata ben passata.

Agnese tornò dal ristorante con suo marito, dove avevano festeggiato il suo compleanno. Avevano passato una serata magnifica. Tanta gente, parenti, colleghi di lavoro. Agnese non conosceva la maggior parte di loro, ma se Salvatore aveva deciso di invitarli, un motivo c’era.

Agnese non era il tipo di donna che discuteva le decisioni del marito. Non amava i litigi e le spiegazioni forzate. Per lei era più facile accettare le cose piuttosto che insistere sulle proprie ragioni.
“Agnese, i tuoi portachiavi sono lontani? Riesci a trovarli?”
Agnese aprì la borsetta, cercando di afferrare le chiavi. All’improvviso, un dolore acuto. La ragazza ritrasse la mano così bruscamente che la borsa cadde a terra.
“Perché strilli così?”
“Mi sono punta con qualcosa.”
“La tua borsa è un disastro, non c’è da stupirsi.”

Agnese non replicò. Raccolse la borsa, tirò fuori con cura le chiavi ed entrarono in casa. Già aveva dimenticato la puntura. Le facevano male le gambe per la stanchezza, voleva solo una doccia e poi tuffarsi a letto. La mattina dopo, al risveglio, sentì un dolore intenso alla mano: il dito era rosso e gonfio. Allora ricordò cosa era successo la sera prima, prese la borsa per controllare. Tirando fuori gli oggetti con attenzione, trovò sul fondo un grosso ago arrugginito.

“Che cos’è questo?”
Non capiva come avesse potuto finirle lì dentro. Prese quel curioso oggetto e lo gettò nella spazzatura. Poi andò in bagno a disinfettare la ferita. Dopo aver medicato il dito, uscì per lavoro. Ma già all’ora di pranzo si accorse di avere la febbre.

Chiamò suo marito:
“Salvatore, non so cosa fare. Credo di aver preso qualcosa ieri sera. Ho la febbre, mi fa male la testa, sento tutto il corpo indolenzito. Salvatore, hai capito? Nella mia borsa ho trovato un ago arrugginito, proprio quello che mi ha punto.”
“Forse dovresti vedere un medico, non vorrei che fosse uninfezione o qualcosa di peggio.”
“Salvatore, non ti preoccupare. Ho disinfettato, sarà tutto a posto.”

Ma non era così. Di giorno in giorno, anzi, di ora in ora, Agnese stava sempre peggio. Riuscì comunque a finire la giornata lavorativa, poi chiamò un taxi e tornò a casa. Capì che con i mezzi pubblici non ce lavrebbe mai fatta. Appena arrivata, si lasciò cadere sul divano e sprofondò in un sonno pesante.

Sognò la nonna Anna, morta quando lei era ancora piccola. Non sapeva come facesse a riconoscerla, ma era sicura che fosse lei. La nonna era una vecchietta curva, dallaspetto che avrebbe spaventato molti, ma Agnese sentiva che voleva aiutarla.

La nonna la guidò attraverso un campo, le mostrò quali erbe raccogliere e le disse di preparare un infuso per purificare il corpo dalloscurità che lo stava corrodendo. Le spiegò che cera qualcuno che le voleva male. Ma per combatterlo, doveva restare viva. Agnese non aveva molto tempo.

Si svegliò coperta di sudore freddo. Le sembrò di aver dormito per ore, ma controllando lorologio capì che erano passati solo pochi minuti. Sentì il cigolio della porta dingresso: era tornato Salvatore. Agnese si trascinò giù dal divano e andò nel corridoio. Lui la vide e si turbò:
“Che ti è successo? Guardati allo specchio.”

Agnese si avvicinò. Il giorno prima vedeva una ragazza bella e sorridente. Ora, invece, riconosceva a malapena se stessa: capelli arruffati, occhiaie profonde, viso grigio, sguardo vuoto.
“Che significa tutto questo?”

Allora Agnese ricordò il sogno. Disse a suo marito:
“Ho sognato la nonna. Mi ha detto cosa fare…”
“Agnese, vestiti, andiamo in ospedale.”
“Non andrò da nessuna parte. La nonna ha detto che i medici non possono aiutarmi.”
Scoppiò un litigio furioso. Salvatore la chiamò pazza, una che si lasciava suggestionare da sogni assurdi.

Per la prima volta, litigarono pesantemente. Lui cercò persino di trascinarla via con la forza, convinto che fosse lunico modo per portarla allospedale.
“Se non vuoi andare volontariamente, ti costringerò io.”
Ma Agnese, tentando di svincolarsi, vacillò e cadde, sbattendo contro lo spigolo del tavolo. Salvatore, ancora più arrabbiato, afferrò la borsa, sbatté la porta e se ne andò. Tutto ciò che Agnese riuscì a fare fu scrivere al capo, dicendo di aver preso un virus e che sarebbe rimasta a casa qualche giorno.

Salvatore tornò verso mezzanotte, chiedendo scusa, ma Agnese rispose solo:
“Domani portami al paese dove viveva la nonna.”
La mattina dopo, Agnese sembrava più un cadavere che una donna in salute. Salvatore cercò ancora di convincerla:
“Agnese, smettila con queste follie, andiamo in ospedale. Non voglio perderti.”

Ma partirono ugualmente per il paese. Lunica cosa che Agnese ricordava era il nome del luogo. Non ci tornava da quando i genitori avevano venduto la casa della nonna dopo la sua morte. Per tutto il viaggio, dormì. Non sapeva nemmeno in quale campo dovessero andare, ma arrivando al paese si svegliò e gli indicò la direzione:
“Andiamo là.”

Appena scesa dalla macchina, stremata, crollò sullerba. Ma sapeva che era quel posto, quello che la nonna le aveva mostrato nel sogno. Trovò le erbe e tornarono a casa. Salvatore preparò linfuso, seguendo le sue indicazioni. Agnese iniziò a berlo a piccoli sorsi, e con ogni goccia si sentiva un po meglio.

Si trascinò in bagno e, alzandosi dal water, vide che la sua urina era nera. Ma invece di spaventarsi, ripeté le parole della nonna:
“Loscurità sta uscendo…”

Quella notte, nel sogno, la nonna ricomparve. Sorrideva. Poi parlò.
“Nipote mia, qualcuno ti ha maledetto con quellago arrugginito. Il mio infuso ti ridarà forza, ma non per molto. Devi trovare chi ti ha fatto questo e restituirgli il male. Non so chi sia. Non lo vedo. Ma cè qualcosa che riguarda tuo marito. Se non avessi gettato via lago, avrei potuto dirti di più. Ma…”

Ecco cosa fare. Vai in merceria, compra un pacchetto di aghi, e sopra al più grande recita questa formula: “Spiriti della notte, creature antiche! Ascoltatemi, ombre profetiche. Guidatemi, aiutatemi a trovare il mio nemico”. Poi metti lago nella borsa di tuo marito. Chi ti ha maledetta si pungerà con esso. Allora sapremo il suo nome e potremo restituirgli il male.

La nonna, dicendo questo, svanì come nebbia.

Agnese si svegliò. Si sentiva ancora male, ma sapeva che sarebbe guarita. Sapeva che la nonna lavrebbe aiutata.
Salvatore decise di rimanere a casa quel giorno per starle vicino. Ma rimase stupito quando lei si preparò per uscire, dic

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Una vita da favola, altro che realtà