Portò Lucia il suo fidanzato al paese, e lui aveva già una condizione
Andrea vide arrivare lautobus sulla strada sterrata del paese e, lasciando perdere il pallone, corse alla fermata a perdifiato. La camicia a quadri sbottonata svolazzava, i capelli biondi si sollevavano al vento.
Mamma, mamma è arrivata! era tutto quello a cui Andrea riusciva a pensare mentre correva. Ma Lucia non scese dallautobus da sola: accanto a lei cera un uomo piuttosto robusto, in un completo grigio chiaro. Camminava a fianco della madre, agitando una borsa da lavoro, con laria di un importante dirigente. Andrea corse da sua madre e le afferrò la mano, guardandola felice negli occhi.
Ciao, tesoro, disse la donna, ormai trentenne, chinandosi e baciandolo sulla testa.
Ehilà, ragazzo! tuonò il signore, scompigliandogli i capelli con una mano robusta: un saluto così caloroso che Andrea quasi perse lequilibrio.
Accomodatevi a tavola, li invitava rispettosamente la signora Nina, mamma di Lucia.
Grazie, grazie, signora, disse con importanza Arcadio, guardando il tavolo ricco di ogni ben di Dio.
Ecco cosa vuol dire il paese! disse, indicando la tavola. In città si vive coi tagliandi e la crisi, qui invece si mangia quello che si produce: carne, verdure, tutto del proprio orto!
Anche il latte e la panna sono i nostri, aggiunse quasi cantilenando la signora Nina.
Finché la salute ci regge, ci teniamo stretto quello che abbiamo, intervenne Nicola, padre di Lucia, un uomo secco e di poche parole, che aveva passato la vita a lavorare col trattore nelle campagne.
Ma anche noi in città ci arrangiamo! si vantò Arcadio, passandosi la mano sulla testa un po pelata, Grazie a mia sorella che lavora al magazzino, riesco a procurare qualche prelibatezza per Lucia.
Andrea osservava il nuovo arrivato, chiedendosi quale pretesto inventare per avvicinarsi a lui. In città, dove viveva con la mamma, andava a scuola e giocava coi ragazzi del cortile, spesso si soffermava a guardare i padri dei compagni, immaginando quale potesse essere il suo. Si figurava di andare allo zoo col papà, o di giocare a calcio. Si domandava come potesse essere: forse somigliante al padre di Vittorio, o a quello di Sergio, o magari completamente diverso.
E ora, con questuomo robusto seduto vicino alla mamma, Andrea cominciò a pensare che, se era venuto fino al paese, forse sarebbe stato lui suo padre.
Andrea prese laeroplanino di legno che il nonno Nicola aveva fatto con tanta cura, scolpendo le ali perché sembrassero vere, e si avvicinò timidamente ad Arcadio con le guance arrossate:
Guardi che aereo! e gli porse la piccola creazione.
Uh, bello! disse Arcadio, afferrando il modellino e colpendo con forza lelica, che il nonno aveva fatto girevole. Ma con quel colpo, lelica si staccò e rotolò per terra.
Eh, un po fragile il tuo giochino, commentò Arcadio, restituendo laereoplanino ad Andrea.
Il ragazzo raccolse lelica caduta, lanciando un occhio al nonno.
Dai, lo sistemiamo, disse il nonno Nicola.
Arcadio è un signore importante, intervenne Lucia, cercando di cambiare argomento. È il capo dellofficina alla fabbrica dove lavoro.
Arcadio gonfiò il petto, annuendo con aria compiaciuta: Già, proprio così.
Lucia, che faceva la sarta in fabbrica, era per la prima volta pronta al matrimonio, felice di aver trovato uno stabile, con un buon lavoro, maturo ed esperto. Lo coccolava, passando piatti di pesce fritto e frittelle con la panna, tutto cucinato in casa.
Usciti fuori in veranda, Arcadio spalancò le braccia: Ma che meraviglia! E che aria, qui si respira davvero!
Arcadio, ti piace allora?
Bella domanda! Eccome!
Bene, almeno ci rilassiamo un po, poi domani torniamo in città e prendiamo Andrea, così gli compriamo la divisa per la scuola.
Senti, Lucia, ma perché portare il ragazzino in città? Non cè mica una scuola qui?
Eh, la scuola qui è solo elementare
E va bene così, tanto gli manca solo un anno, poi lo prendiamo, così nel frattempo nella casa nuova facciamo un po di lavori, prendiamo dei mobili veri, che quella roba vecchia tua non si può vedere.
Nina guardò preoccupata il marito Nicola. Lui, come diceva sempre Andrea, giocava coi baffi, segno che la proposta del futuro genero non gli piaceva proprio.
E come si fa, Arcadio, bisogna parlare con la scuola, portare tutte le sue cose qui
Ma dai, cosa ci vuole a metter su due vestiti per un ragazzino? Guarda che qui sta benissimo: aria buona, latte fresco, verdura, frutta, cresce che è una meraviglia! E in città noi lavoriamo tutto il giorno, chi se ne occupa? I tuoi genitori qui invece lo possono seguire. Un anno passa in fretta. Intanto noi ci sposiamo e ci sistemiamo. Così ti sembra giusto, Lucia?
Più che una proposta mi pare una condizione… sbottò Nicola, agitando i baffi.
Il giorno dopo, mentre Lucia spiegava ad Andrea perché non lo portava subito in città, lui annuiva silenzioso, capendo ma senza dire una parola. Quando Arcadio e Lucia andarono alla fermata, nessuno riusciva a trovare Andrea. Nina cercò dappertutto: in solaio, nellofficina del nonno. Niente.
Dove può essere finito? Era qui un attimo fa. E anche la sua bici è a posto.
Tranquilla, sarà con gli amici a giocare, disse Arcadio allargando le braccia.
Lucia scrutò il cortile, inquieta, e poi uscì dal cancello. Andrea, nascosto tutto il tempo nel fondo della legnaia, seguiva la scena in silenzio da una fessura. Moriva dalla voglia di correre da sua madre e abbracciarla, ma si trattenne, capendo distinto che da quando era arrivato quelluomo calvo, non cera più posto per lui lì.
Teneva fra le mani laeroplanino rotto, e le lacrime gli scendevano sul viso. Non era mai stato uno che piangeva, nemmeno quella volta in cui il nonno laveva sgridato per aver slegato da solo la barca e tentato di andare sul fiume. Sapeva che il nonno non lo puniva mai senza motivo. Ma questa volta, sebbene nessuno lavesse toccato, sentiva le lacrime scivolare giù, e cercava di asciugarle con i pugni.
Eccolo! esclamò la nonna, quando Lucia e Arcadio erano ormai partiti. Non ti preoccupare, Andrea, mamma tornerà fra un mese, come ti ha promesso. Intanto ti compriamo la divisa nuova qui in città, e così stai ancora con me e il nonno, ti piace, vero?
Andrea abbassò la testa, i capelli doro gli coprirono la fronte. Pensava ai compagni di scuola, agli amici di città, e sentiva un desiderio irresistibile di tornare lì da loro. Certo, anche in paese aveva amici, ma aveva ormai imparato che le estati si passano dai nonni, che amava tanto, e poi in autunno si torna in città, dove comunque stava bene.
Una settimana passò in fretta. Andrea giocava con i ragazzi fino a dimenticare la tristezza di non essere tornato con sua madre.
Quasi fece cadere il secchio dalle mani la signora Nina quando vide Lucia varcare il cancello.
Figlia mia, non ti aspettavamo.
Lucia si sedette stanca sulla panca:
Avevo promesso di tornare dopo un mese, ma dopo due settimane sono già qui. Sono venuta a riprendere Andrea.
Ma come? Avevamo deciso di lasciarlo qui. O Arcadio ha cambiato idea?
No, mamma, sono stata io. Non posso permettermi di rinunciare a mio figlio. E poi Arcadio… si è messo a frequentare la Simona, quella che fa la contabile, le porta tutto dalla base della sorella, lei non ha figli. A me invece, come dice lui, tocca in dote Andrea, pretendeva che non lo portassi via dal paese.
Nina guardava la figlia con occhi tristi. Voleva vederla felice, ma non con uno come Arcadio.
Forse è meglio così, Lucia.
Meglio davvero, mamma. Adesso porto via Andrea, gli compro la divisa, uno zaino nuovo, lo accompagno in seconda elementare e tutto ritorna come prima. Siamo sempre andati avanti io e lui, e andremo avanti ancora. Io non avevo bisogno dei suoi prodotti, ma di una famiglia, di un papà per Andrea, di un marito per me.
Nel cortile spuntò Andrea. Vedendo la mamma, rimase di colpo immobile: la sorpresa era tanta che loffesa di prima non gli tornò nemmeno in mente. Corse da lei:
Mamma!
Figlio mio! Quanto mi sei mancato! Lucia lo strinse forte, guardando il viso abbronzato dal sole. Sono venuta a prenderti, fra poco ricominciano le lezioni.
Andrea la fissava meravigliato.
Continueremo a vivere come sempre. Tu studierai, io controllerò i compiti, e poi ti iscrivo anche al gruppo sportivo e a calcio, come volevi tu.
Andrea, mettendo tutto quel che poteva nello zaino, cercava di alleggerire la valigia della mamma.
Tesoro, basta, sennò sarà troppo pesante per te.
Non preoccuparti, sono forte!
Il nonno e la nonna li accompagnarono fin quasi alla fermata. Lautobus, lampeggiando coi fari, fece manovra e si fermò con una ruota sulla ghiaia, aprendo le porte. Andrea si mise vicino al finestrino e salutava agitando la mano finché i nonni non scomparvero dietro la curva.
Stringeva in mano proprio quellaeroplanino che il nonno aveva rimesso a nuovo, e guardava la mamma. Andrea tornava a casa, e sentiva dentro una felicità che solo cuore di bambino può conoscere: una gioia vera, perché vicino a lui cera la mamma, la persona più cara che esista.






