Che vergogna, tutti hanno già sistemato l’orto e il nostro sembra uno sfregio agli occhi. Lo faremmo anche noi, ma io ho l’artrite e a mamma le è venuto un forte mal di schiena

Che vergogna, tutti hanno già sistemato lorto, e il nostro sembra il Colosseo durante i lavori. Lo faremmo anche noi, ma con la mia sciatica e la schiena di mamma fuori uso Insomma.

Michele, ti spiego perché sono venuto sbuffò papà Franco, torcendosi il berretto tra le mani ci daresti una mano con la raccolta delle patate? Già, è una vergogna. Tutti hanno ormai lorto pulito, e il nostro risalta come la Torre di Pisa. Ce la faremmo anche da soli, ma io ho lartrite che se ne approfitta, mamma la schiena a pezzi.

Michele, mentre infilava a fatica gli scarponi, mugugnò:

Ma quante ne pianti, pa? Non ci manca da mangiare, eh. Oggi non posso, devo andare in Comune, sai.

Papà avrebbe voluto dirgliene quattro, ma fece spallucce ed uscì in cortile.

Prese il forcone e, zoppicando, si avviò verso lorto.

Assunta, con lo scialle dangora annodato ben stretto sulla schiena dolorante, gli corse dietro.

Franco, verranno i ragazzi?

Lui sbottò:

Verranno, sì Aspetta e spera. Prendi il secchio e raccogli le patate. Ne abbiamo fatti cinque e manco uno che aiuti. Movimento, donna, almeno per stasera ne svanghiamo un po.

Intanto, Irene, la moglie di Michele, lo cazziava tra una tazza di caffè e laltra:

Ma che razza di figli siete. Tutto per voi, sempre per voi, mai un colpo di telefono, mai una mano a mamma e papà. Vergogna! Se avessi qui i miei, correrei a piedi nudi singhiozzò.

Michele abbracciò la moglie:

Hai ragione. Non è bello. Viviamo dietro langolo e ci si vede solo per Natale. Facciamo così: prendo un permesso a lavoro. Tu chiama gli altri.

Irene si sedette al tavolo, prese lagenda e iniziò a telefonare:

Come sarebbe, non potete? Lavorate tutti, eh! Un permessino, dai. I vecchi si spaccano la schiena e voi niente. I bambini? Portateli! Meglio nella natura che rincitrulliti col tablet! Vi aspettiamo tutti, chiaro?

Un po a suon di minacce, un po di ricatti emotivi, Irene convinse tutti.

Nel frattempo nonno Franco si accasciò su una cassetta a riposare.

Assunta, qui finiamo a tirare su patate per la Befana Ma chi le ha piantate tutte ste patate? E tu che sempre pensi ai figli: E se a loro non basta?. E dove sono sti tuoi figli? Non alzano nemmeno un dito. Ricordi quando invece ci mettevamo tutti insieme e per mezzogiorno era tutto finito? Altri tempi

Assunta invece, sempre allerta, sentì un tramestio:

Franco, hai sentito? Pare sia arrivato qualcuno. Dai, vai a vedere.

Franco zoppicando si trascinò verso il cancello. Da lì, risate, vociare, confusione. Assunta, massaggiandosi la schiena, seguì la scia.

Madonna benedetta, quanta gente! Tutti qua, i figli, pure i nipotini. Che gioia!

Allora, papà, tira fuori pale, forconi e secchi, che si comincia! prese in mano la situazione Michele.

Franco, tra il commosso e limpacciato, sbraitò:

Sono lì dove sono sempre stati. Oh, ti sei scordato pure dovè il magazzino?

Da quel momento, il delirio. Chi scavava, chi raccoglieva, chi trasportava le patate sotto la tettoia per farle seccare. Ad Assunta le hanno imposto di starsene in casa a riposarsi, ma lei gironzolava dando ordini a destra e a manca: come si fa senza il controllo della regina dellorto? Impossibile.

E in mezzo al campo risate e scherzi:

Te lo ricordi, Michele, quando da piccolo mi lanciavi le patate sulla fronte? Ora te la restituisco! rideva Sergio.

Il nonno, con quella burbera ironia del vecchio, borbottava:

Ma la volete piantare di giocare? Siete quasi da pensione e giocate come bimbi dellasilo

Alla fine, missione compiuta: orto scavato, piantagione sistemata, patate sotto la tettoia. Era ora di mangiare.

Tirarono fuori il tavolone in cortile, apparecchiarono una tavola da matrimonio. Tra risate, ricordi dinfanzia e foto di gruppo, la giornata aveva preso un altro sapore.

Assunta ogni tanto si asciugava una lacrima: i figli erano proprio bravi. I vicini passavano, salutavano, facevano i complimenti. Qualcuno, con nostalgia, ricordava che i suoi ormai venivano solo due volte lanno.

Irenina sussurrò a Michele:

Ma tu che hai detto a lavoro?

E lui, abbracciandole le spalle:

Ho detto che dovevo aiutare papà e mamma. Mi hanno mollato subito: aiutare i genitori, qui, è sacro.

Tra una patata e una chiacchiera, non dimenticatevi dei vostri genitori. Anche quando non chiedono, un po di compagnia li farà felici. Anche se fingono di non averne bisogno, lorto da soli non lo si sistema mai.

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