Incontro del tutto inaspettato
Il vento dautunno faceva volare le foglie per i marciapiedi del centro di Bologna, portandole su e giù, e lasciando una scia di malinconia dorata sulla pietra umida. Aurora camminava senza fretta tra le vie del Quadrilatero, stringendo il colletto del suo nuovo cappotto di cashmere, appena comprato in una boutique di via DAzeglio. Usciva ora dal parrucchiere: piega perfetta, trucco impeccabile, niente lasciato al caso. Nella testa già metteva in fila le cose da fare nei prossimi giorni: iscriversi finalmente a pilates, trovare labito giusto per laperitivo del sabato, dare unocchiata al nuovo negozio in Galleria Cavour. I pensieri le scorrevano in testa in modo leggero, quasi trasportati anche loro da quelle folate frizzanti.
Proprio mentre stava attraversando Piazza Galvani, si scontrò con qualcuno. Uno spintone lieve, lo sfregare dei cappotti, quellattimo di impaccio in cui tutto sembra sospeso.
Oh, mi scusi! esclamò Aurora senza neanche pensarci, alzando gli occhi.
Davanti a lei cera Michele. Il Michele che anni fa vedeva sempre in compagnia di amici comuni. Saranno passati dieci anni, forse anche di più. Lui era invecchiato: qualche capello bianco, rughe leggere agli angoli degli occhi, la faccia un po stanca ma ancora viva. Gli occhi però non erano cambiati: sempre attenti, un po ironici, come se cercassero di intuire cosa si nascondesse dietro la sua espressione.
Aurora? Non è possibile! scoppiò a sorridere Michele, ma Aurora notò subito che il sorriso era un po tirato, di quelli trattenuti. Che ci fai a Bologna?
Sono venuta a trovare la mia famiglia rispose lei, lanciando intanto uno sguardo rapido e forse un po altezzoso ai vestiti di Michele: un cappotto comunissimo, niente di griffato, zero dettagli da persona di successo. Uguale alla folla che passava intorno. E tu? Ancora alle prese con i tuoi come si chiamano quei lavori al computer?
Programmazione, Aurora. E sì, ancora quello. A te invece vedo che la vita sorride, vero? Parigi, Milano?
Diciamo che non mi posso lamentare disse lei, giocando con una ciocca dei capelli, e regalando un sorriso leggerissimo. E tu? Famiglia? Figli?
Moglie e due maschi. Vita normale, insomma scrollò le spalle Michele, ma cera un orgoglio che trapelava malgrado il tono neutro. E tu invece? Sempre alla ricerca del principe azzurro?
So benissimo io chi cerco, grazie ribatté fredda, sollevando appena il mento. Ma senti, e Andrea? Non lhai più visto?
Michele rimase qualche secondo in silenzio, come se pensasse se fosse il caso di rispondere. Poi lentamente, quasi divertito, disse:
Andrea? Oh, hai perso diversi colpi, sai? Ormai è una persona importante. Dirigente in una delle aziende più grosse della zona, stipendio da capogiro. Casa in collina, Audi nuova Insomma, mica pizza e fichi.
Aurora sentì qualcosa muoversi dentro di lei. Andrea? Proprio lui, quel ragazzo che una volta stentava ad arrivare a fine mese, sempre in ansia per i soldi e senza il coraggio di rischiare? E ora invece dirigente, macchina di lusso, villa Le sembrava impossibile.
Davvero mormorò Aurora, cercando di mascherare il turbamento. La voce le tremò appena, ma tirò subito fuori il sangue freddo. Ma non era uno tranquillo? Senza troppe ambizioni?
Ecco, vedi! rise Michele, và che risata genuina, che mescolava sorpresa e rispetto. Lo pensavano tutti. Invece ha fatto il salto. Moglie bellissima, pure lui due figli Vita da copertina.
Aurora si accorse che stava stringendo i pugni dentro le tasche del cappotto. Dentro era una tempesta: un po di rabbia, molta invidia, e una curiosità che le attorcigliava lo stomaco. Come aveva fatto a cambiare improvvisamente rotta così? E perché nessuno le aveva detto niente? Avevano passato tanto tempo insieme, avevano condiviso sogni e progetti Ora scopriva tutto per caso!
Curioso fece lei con indifferenza, sforzandosi di non lasciar trapelare nulla. E dove lavora adesso? Magari faccio un salto a salutarlo, così per congratularmi
Michele la fissò ironico, inclinando la testa di lato. Lo sguardo diceva Dici davvero? Come se fosse tanto semplice.
Pensi che sia una buona idea? Dopo tutto quello che cè stato?
Che cè stato? Aurora alzò un sopracciglio e tentò di sembrare superiore. Ci siamo solo lasciati. Non significa che non possa essere felice per un vecchio amico.
Se lo dici tu scrollò la testa Michele, col tono di chi vuole quasi mettere in guardia. Non dire che non ti avevo avvisata. Andrea è cambiato molto. E la sua vita pure.
Cambiato dici Aurora sorrise appena, ma negli occhi le brillò la vecchia curiosità. Si vedeva che stava già architettando qualcosa. Quasi come se il destino le avesse consegnato il biglietto vincente della lotteria: una seconda opportunità per rientrare nella vita di una persona che aveva sottovalutato. Dai, raccontami.
Michele si rabbuiò per un istante. Stava già pentendosi daver attaccato bottone. Ancora cinque minuti prima, era solo uno qualunque in giro per fare le sue cose; ora si ritrovava a discutere con Aurora e non sapeva come era finito in quella trappola.
Perché dovrei raccontarti qualcosa? borbottò, più brusco di quanto avrebbe voluto. Fatti i fatti tuoi. Andrea è felice, ha una moglie che lo adora, due bambini che stravedono per lui. Non cè spazio per te soprattutto dopo quello che hai combinato!
Aurora tenne il mento alto, sembrando impassibile. Ma di dentro le ribolliva la rabbia: non tanto per le parole di Michele, quanto per il modo in cui gliele aveva sputate addosso. Era abituata a gente che cercava sempre di compiacerla, non certo di rimproverarla.
Vorrei proprio vedere che mi puoi insegnare, tu! sbottò, ormai era chiaro che da Michele non avrebbe tirato fuori nulla. Ma la cosa non importava più di tanto: aveva abbastanza amicizie in città, e ora sapeva almeno dove indagare. Anzi, il modo in cui lui cercava di tenerla lontana, le faceva salire ladrenalina: un pizzico di brivido in più. Lunica sua paura era che Michele andasse a raccontare tutto ad Andrea, ma tutto sommato meno male! Almeno Andrea si sarebbe fatto qualche domanda su di lei.
Voglio solo sapere come vive il mio ex, tutto qui. Tre anni insieme non sono pochi! Lo disse con una nota quasi offesa, come a difendersi da chi non aveva diritto di giudicarla.
E con Caterina sono dieci anni ormai! subito la frecciatina di Michele, con un sorriso un po velenoso. Meglio che mi dici la verità: perché sei tornata a Bologna? Il tuo benefattore ti ha abbandonata?
Aurora si irrigidì per un attimo, ma subito ricompose il volto nel suo sorriso più disarmante, come se quellinsinuazione non avesse scalfito nemmeno un millimetro delle sue sicurezze. Mentalmente però infieriva su Michele: sapeva proprio dove colpirla, maledetto! E quel sorrisino compiaciuto la irritava da impazzire. Ma non avrebbe lasciato trasparire nulla: non avrebbe mai dato a Michele la soddisfazione di vederla franare.
Non sono cose che ti riguardano. E no, se voglio riavvicinarmi ad Andrea, sua moglie non sarà un ostacolo. Lo sai bene a chi appartiene veramente il suo cuore, vero? Aurora lo disse con sicurezza, quasi distrattamente, ma osservava bene la faccia di Michele, cercando il minimo segno di incertezza. Lo leggo nei tuoi occhi che sai. Quindi non immischiarti.
Michele esitò, sembrava tentato di ribattere, ma poi lasciò perdere e si fece un po indietro, sventolando una mano come a liberarsi di un peso di troppo.
Fa come vuoi lasciò andare, con indifferenza Ma ti avviso: se Andrea molla Caterina e i figli per ripiombare nelle tue solite montagne russe, io non avrò più rispetto per lui.
Aurora, con le dita sempre più strette nelle tasche del cappotto, non abbassò mai gli occhi e la voce le uscì fredda e ferma.
Come se ti importasse davvero del tuo rispetto! Ne faremo a meno. E vedrai: se decideremo di darci unaltra possibilità
Quello che fate sono affari vostri la interruppe Michele tagliente.
La squadrò con un certo disgusto, chiarissimo da leggere. Gli era salito un senso di fastidio, come se avesse appena toccato qualcosa di sporco. Non aggiunse altro, le girò alla larga e se ne andò via deciso, quasi non volesse contagiare la sua giornata con quella presenza.
Camminando, Michele rise fra sé. Si vedeva già dove sarebbe andata a parare la cosa: che provasse pure! Lui avrebbe aspettato con impazienza. Non credeva per nulla che Andrea si sarebbe davvero lasciato travolgere: troppo affezionato alla famiglia, troppo attaccato alla sua routine per lanciarsi in certe avventure solo per un ritorno di Aurora. Ma, se proprio dovesse succedere bhé, allora Andrea se la sarebbe proprio cercata.
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Aurora si mise davanti allo specchio, osservandosi con occhio critico. Continuava a canticchiare quella canzoncina che da ore aveva in testa, poi si assicurò ancora una volta di essere perfetta: vestito che valorizzava il fisico, tacchi eleganti, gioielli discreti. Aveva scelto anche il profumo giusto quello che usava ai tempi di Andrea.
La storia con Andrea era finita undici anni prima, dopo tre di rapporto. Allepoca tutto le era sembrato così chiaro, quasi banale. La verità è che aveva smesso di credere in lui, pensava non sarebbe mai arrivato da nessuna parte.
Andrea si spaccava la schiena, ma il suo lavoro non lasciava presagire nessuna svolta. Né lui sembrava desiderare qualcosa di più. Per lui ogni giornata era fotocopia della precedente: sveglia presto, ufficio, orari fissi, ritorno serale a casa, qualche poltrona davanti alla TV. Due stanze in periferia, arredate senza pretese ma pulite e accoglienti. Niente Madrid o New York: per le vacanze preferiva Rimini o uno chalet in Trentino. Era felice così.
Aurora invece aveva mire completamente diverse! A ventitré anni era al centro di tutte le attenzioni: ragazzi a bizzeffe, complimenti e inviti piovevano a ogni aperitivo. Ma non le bastava: voleva una vita migliore. Non aveva nessuna intenzione di sacrificarsi con uno stipendiuccio qualunque, né di sistemarsi in una banale provincia. Sognava spiagge di Santorini, regali costosi, attenzioni costanti e unintensa vita mondana.
Andrea, per quanto si sforzasse, non poteva darle niente di tutto ciò. Non ci aveva messo molto a prendere la decisione: perché restare con qualcuno che non corrispondeva alle sue ambizioni? Lei si meritava di più.
Così nella sua vita era arrivato un imprenditore di Roma. Più anziano, ma questa era una fortuna: negli occhi aveva la sicurezza di uno che già sapeva gestire il mondo. Soprattutto, era single. Aurora aveva giocato tutte le sue carte: sguardi, sorrisi, ogni gesto calcolato. E lentamente si era allontanata da Andrea.
Limprenditore non aveva resistito: dopo pochi mesi erano a Capri, poi a Londra, e Aurora si era buttata a capofitto nella sua nuova esistenza. Andrea era rimasto solo, attaccato ai suoi piccoli riti, alle sue giornate monotone
Chi lavrebbe mai detto che avrebbe fatto strada! mormorò Aurora mentre sistemava unultima volta i capelli. Alla fine anche lui, ora, ha la villa, lAudi Che vita si è rifatto Andrea! E io che non ci credevo
Per un attimo, guardandosi riflessa, le sembrò quasi di provare una specie di emozione. Ma non si lasciò trasportare dalla nostalgia: cera troppo da fare. Doveva riconquistare Andrea, e doveva riuscirci in fretta. Il tempo correva; non era più una ragazza. Il pensiero la pungeva, la spronava a muoversi.
Con l’imprenditore la storia non era finita come sognava. Due anni di promesse mancate: lui sempre troppo preso dagli affari, oppure non era il momento giusto. Era bastato poco e lei si era ritrovata di nuovo sola, senza casa, senza sicurezza. Solo una piccola mansarda a Milano lasciata in regalo dal suo ex, per fortuna.
Per un breve tempo aveva pensato anche di rimettersi con Andrea. Ma lui, con la solita vita ordinaria e anche una piega amara un po dalcool di troppo non le dava nessuna certezza. E così era ripartita da zero.
Gli anni erano scivolati via tra unavventura e laltra. Tanti uomini, nessuno davvero pronto al grande passo. Aurora cercava di non farsene un problema, ma il tempo cominciava a pesarle addosso.
Così, arrivata a Bologna per vedere i parenti, ecco quellincontro con Michele. Gli occhi le si erano illuminati ascoltando le novità su Andrea: finalmente aveva le carte giuste per rientrare, stavolta dalla porta principale.
Aveva studiato tutto: dove incontrare Andrea, come vestirsi, cosa dire. Immaginava la scena: lui che la vede, non riesce a staccarle gli occhi di dosso, si fa prendere dai ricordi e boom, tutto ricomincia da capo con un finale diverso. Era sicura che in due settimane Andrea sarebbe stato in ginocchio. Pensava già a tutto: lui via di casa, lei regina nel suo nuovo regno.
Lo scontro, come prevedeva, avvenne per caso solo allapparenza. Aurora, con la sua solita nonchalance, riuscì persino a rendere plausibile la scena: la scusa della distrazione, un piede mal posato, la voce alzata di poco.
Oh, scusami! Non volevo investire nessuno
Nessun problema, capita a tutti rispose lui con un sorriso, sorreggendola per non farla cadere.
Che fortuna incontrarti, Andrea Sei proprio tu, vero? Per lei fu facile mostrarsi sorpresa.
Andrea la guardò, e negli occhi brillò una fiammella che non era cambiata nemmeno dopo tutti quegli anni. Aurora, la donna che aveva amato, che non aveva mai davvero dimenticato
Sono io rispose, con la voce incrinata dallemozione. Tossicchiò, cercando di controllarsi. Aurora ma sei davvero tu o mi sto immaginando tutto?
Sì, sono io. Non pensavo mi avresti riconosciuta, dopo tanto tempo gli disse, abbassando gli occhi in modo perfettamente studiato.
Impossibile dimenticarti! Andrea gridò quasi, tanto che chi passava lì vicino si girava a guardare. Ma lui vedeva solo Aurora davanti a sé. Sei ancora più bella di prima.
È bello sentirselo dire pensò tra sé Aurora, trattenendo il sorriso. Tutto stava andando esattamente come voleva. Ti va di prenderci qualcosa insieme e fare due chiacchiere?
E tuo marito non si offende? chiese Andrea, con tono curioso e un po malizioso.
Non sono sposata. Mai stata. rispose lei con un mezzo sorriso, lanciando uno sguardo con sottointeso perfetto.
Sai che mi fa piacere? Andrea sorrise come non sorrideva da anni. Ho sempre sperato che tra noi insomma
Aurora già sentiva la vittoria tra le dita. Non ci volevano nemmeno due settimane: una sola sera, qualche frase ben piazzata e Andrea non aveva saputo resistere. Dopo pochi giorni aveva chiesto il divorzio, ignorando ogni supplica di moglie e figli. Aurora non pensava nemmeno un attimo a loro: le bastava sapere che il suo piano si stava realizzando.
Non restava che aspettare la firma della separazione e poi padrona di quella casa, di quella vita che ormai riteneva sua. Mentra già si immaginava le sue scarpe nellarmadio, i suoi trucchi sul lavandino, la sua presenza in ogni stanza. Tanto la moglie di Andrea non lavorava; tutto era intestato a lui, tutto in automatico sarebbe rimasto a lei, Aurora. Era giusto. Una sistemazione perfetta: via la moglie e i bambini nella vecchia casa umile, lei nel lusso.
Arrivò in anticipo nel solito caffè, euforica. Il piano era perfetto: cena romantica, qualche ricordo del passato e Andrea fra le sue braccia. Presto avrebbero iniziato la loro nuova vita. Doveva solo mettere daccordo Andrea sui dettagli e scegliere come apparire di nuovo tra la cerchia delle sue conoscenze.
Si avvicinò decisa al tavolo in fondo, quello di sempre. Ma, invece di Andrea, ad aspettarla cera Caterina, la moglie. Dritta come un palo, in un tubino nero senza fronzoli, capelli raccolti, trucco appena accennato, ma negli occhi una determinazione glaciale.
Ciao Aurora la salutò Caterina, con voce piatta, senza emozioni. Sapevo che saresti venuta. Andrea mi ha detto tutto.
Che ci fai qui? Io sto aspettando Andrea Aurora cercò di mantenere la voce decisa, ma un coltello di incertezza le attraversò le parole.
Gli ho chiesto io di non venire. Dobbiamo parlare, tu ed io. Caterina accennò un sorrisetto amaro Permettimi di spiegarti cosa succederà.
Sfilò dalla borsa una pila di documenti, poggiandoli con cura sul tavolo.
Questi sono i certificati catastali della casa, i rapporti bancari, i contratti. Tutto quello che ti serve per farti unidea della vera ricchezza di Andrea. Lo disse con lo stesso tono gelido di prima, osservando ogni reazione di Aurora.
Aurora allungò una mano verso le carte, ma Caterina ci appoggiò velocemente la sua, fermandola senza violenza ma con decisione.
Non correre. Adesso ti spiego continuò sempre con quella calma spaventosa. La casa in collina è mia (mio padre mi ha lasciato tutto). LAudi è intestata a me. Persino il super lavoro di Andrea era nella ditta di mio fratello. E sai cosa? Tre giorni fa è stato licenziato.
Ma Michele non è possibile! Mi ha detto che Andrea aveva costruito tutto da solo! esplose Aurora, la voce incrinata dallo smarrimento. Cera ancora un filo di speranza, ma stava svanendo.
Michele? Caterina fece un sorriso tagliente, senza cattiveria, solo con una leggera ironia. Lui la verità la sa. Gli piaceva solo vedere quanto ti saresti spinta lontano.
Aurora rimase pietrificata. In un attimo le crollarono addosso tutti i castelli costruiti nelle settimane precedenti: i sogni di una vita perfetta, i piani minuziosi, lillusione di essere di nuovo la prescelta. Ora tutto appariva ridicolo, patetico come una commedia di cui era protagonista e burattinaia, ma lo spettacolo laveva diretto qualcun altro.
Lui ti ama ancora aggiunse Caterina, senza rabbia né rimprovero, solo con una punta di triste rassegnazione. sarebbe pronto a darti tutto ciò che può. Ma tu cosa sei disposta a perdere per lui?
Si alzò, lasciando sul tavolo la giusta cifra in euro per il caffè niente mancia, nessun giudizio poi si voltò verso luscita. Giunta alla porta di vetro, si fermò ancora un attimo e la guardò.
Non torturare né lui, né te stessa, disse con tono basso e semplice. Poi sparì. La porta si richiuse piano.
Aurora rimase seduta lì, paralizzata. Fissava la pila di documenti, la mente annebbiata. I pensieri giravano a vuoto, come se qualsiasi ragionamento fosse ormai inutile
Uscì dal locale senza una parola. Il vento le strappò la piega ai capelli, ma non se ne curò. Camminò per via Farini senza vedere nessuno né sentire una sola voce. Solo ununica idea, ripetuta allinfinito: Non ha niente. Proprio niente. Che me ne faccio così?
Il giorno dopo comprò un biglietto del treno per Firenze. Non mandò un solo messaggio, non fece una chiamata ad Andrea, niente spiegazioni. Mise in valigia due cose e se ne andò, lasciando a Bologna solo lombra di un sogno che non avrebbe mai preso vitaSi lasciò alle spalle la città e ogni certezza, la sua figura fiera dissolta tra i binari e le luci del mattino. Forse non avrebbe mai ammesso la sconfitta, ma qualcosa dentro si era incrinato per sempre. Nei giorni successivi, a chi le chiedeva come mai fosse così silenziosa, Aurora rispondeva con una scusa: troppi impegni, la stanchezza del viaggio. In realtà era la prima volta, da molto tempo, che si ascoltava davvero. E dentro quel silenzio amaro, capì che le vite degli altri non erano solo trofei da conquistare, ma ferite e sogni intrecciati, troppo fragili per essere usati come appigli.
Michele, intanto, rientrando a casa dopo una lunga giornata, si ritrovò più leggero. Nessun peso sulla coscienza, nessuna storia da aggiustare. Andrea e Caterina, dopo qualche settimana di tempesta, ricominciarono a parlarsi davvero. Forse per la prima volta, al di là dei doveri e delle apparenze, impararono a riscoprirsi. Non fu facile, ma fu reale: una ricostruzione lenta, a piccoli passi, di quello che valeva la pena salvare.
Solo Aurora, nelle sue nuove città, continuava il viaggio. Lo specchio le restituiva la solita immagine elegante, ma nello sguardo si insinuava unombra nuova la consapevolezza che la felicità, dopotutto, non si trova mai nel prossimo treno, nella casa più grande, nel sorriso invidiato degli altri. Era altrove. E forse, per la prima volta, capire dove cercarla era già un inizio.
Mentre lautunno a Bologna perdeva foglie e malinconia, la vita, testarda, ricominciava a fiorire nei cuori disposti ad accoglierla.







