A Capodanno è entrata la vicina: Posso stare da voi per mezzora?
Non mi hanno dato lo stipendio.
In casa non c’è niente, neppure qualcosa da offrire ai bambini con il tè.
Sono sola coi ragazzi, pure loro vorrebbero un po’ di festa
Ludovica era davanti ai fornelli, godendosi la vista dellanatra allarancia appena tolta dal forno.
Il profumo era così intenso che veniva voglia di chiudere gli occhi e respirare solo quellaroma.
Dalla mattina si era dedicata completamente alla preparazione: bagnava la carne col succo, controllava la cottura, non si muoveva mai dalla cucina.
Il risultato era impeccabile.
Marco, vieni a vedere!
chiamò Ludovica il marito.
Marco uscì dal soggiorno, fischiò ammirato e annuì:
Ludovica, sembra uscita da un ristorante!
Eh, ci credo!
sorrise soddisfatta.
Ora la sistemo sul piatto, la decoro sarà una meraviglia.
Trasferì con attenzione lanatra su un grande piatto di ceramica, sistemò attorno le fette darancia e qualche rametto di rosmarino.
Sembrava davvero una foto da rivista di cucina.
La tavola era già piena: tre insalate insalata russa, capesante e greca tartine col salmone e caviale, tagliere di formaggi e salumi pregiati, frutta fresca in una coppa uva e kiwi.
Cerano anche un vassoio di polpette fatte in casa con patate arrosto.
Che facciamo, abbiamo aperto una sala ricevimenti?
scherzò Marco.
No rispose Ludovica tranquilla.
Voglio solo festeggiare Capodanno come si deve.
Dopo un anno di lavoro, ce lo siamo meritati.
Marco la abbracciò sulle spalle:
Hai ragione.
Era tanto che non festeggiavamo così.
In effetti, negli ultimi anni avevano risparmiato su tutto per i lavori in casa.
Ora la ristrutturazione era conclusa, il reddito era stabile e finalmente potevano concedersi una vera festa.
Ludovica disponeva con cura le posate, tirava fuori i bicchieri di cristallo che di solito rimanevano in disparte.
Tutto doveva essere perfetto e davvero festivo.
Alle dieci di sera, la tavola era pronta.
Si cambiarono, si sedettero uno di fronte allaltro.
Marco versò da bere.
Allora, cin cin a noi?
Cin cin a noi.
Si scambiarono un brindisi.
Ludovica assaggiò linsalata era venuta benissimo.
Marco si prese un po di anatra e sgranò gli occhi:
Che bontà!
Ludovica, sei una maga.
Le faceva piacere.
Quella tavola, la serata raccolta, la pace e il tempo senza fretta era proprio ciò che desiderava da tempo.
Alle undici in punto suona il campanello.
Si guardano senza capire chi possa arrivare a quellora.
Marco va ad aprire.
Sulla porta cè la vicina, Serena, con i suoi due figli.
Serena ha unaria spaesata, gli occhi arrossati.
Marco, scusa balbettò.
Possiamo restare da voi un attimo?
Mi sento proprio male.
Che è successo?
chiese preoccupato.
Tutto insieme singhiozzò Serena.
Non mi hanno pagata.
Lavoravo senza contratto e mi hanno fregata prima delle feste.
In casa non cè nulla, neppure qualcosa per i bambini.
Le amiche mi avevano promesso che sarebbero passate nessuna è venuta.
Ma i ragazzi vogliono sentire almeno un po di festa
I figli le stavano dietro, magri, con maglioni vecchi, in silenzio.
Marco si trovò in difficoltà.
Mandare via una vicina con i figli la notte di Capodanno non era da persone.
Entrate, disse.
Chiamo Ludovica.
Quando Ludovica uscì dalla cucina e vide gli ospiti, capì che la loro serata tranquilla era finita.
Buonasera Serena ragazzi.
Ludo, scusa se ci siamo intrufolati così, Serena si asciugava nervosamente gli occhi.
Davvero non abbiamo dove andare.
Solo venti minuti, ti prego.
Ludovica guardò i bambini.
Non dicevano nulla ma i loro occhi erano attirati dalla cucina col suo profumo invitante.
Sedetevi a tavola, sospirò.
Gli ospiti entrarono, e tutto prese unaltra piega.
Mamma, guarda quanta roba!
esclamò il maggiore.
Quanta scelta!
Posso la tartina col caviale?
subito chiese il più piccolo.
Sedetevi, disse Ludovica, un po fredda.
I ragazzi si sedettero.
Il maggiore prese una coscia danatra con le mani:
Zia Ludo, posso?
Senza aspettare risposta, la morse.
Il piccolo già divorava tartine e insalata.
Che buono!
gridò contento.
Mamma, posso prenderne ancora?
Serena non fermò i figli, anzi, serviva loro da mangiare:
Mangiate, che in casa abbiamo solo pasta, e qui potete finalmente fare un pasto vero.
I ragazzi mangiavano di fretta, quasi con fame arretrata.
Il maggiore divorò metà insalata russa, il piccolo finì tutto il caviale.
Poi fu il turno dei salumi, formaggi, prosciutto.
Nel giro di pochi minuti, il tagliere era sparito.
Ludovica osservava tutto come in trance.
Marco cercò di alleggerire:
Che appetito che avete, ragazzi!
Ma nessuno lo ascoltava.
Passarono allanatra.
I pezzi sparivano uno dietro laltro.
Cè pane?
chiese il maggiore.
Ludovica portò il pane in silenzio.
I ragazzi subito fecero sandwich improvvisati.
Serena non si tratteneva: continuava a servire insalate, anatra, polpette.
Scusate se siamo così, disse con la bocca piena.
Ma capite, i bambini sono affamati.
Dopo venti minuti della cena festiva rimaneva ben poco.
Le insalate sparite, lanatra divorata, caviale, salumi, formaggi, frutta tutto finito grazie agli ospiti inattesi.
Ludovica rimaneva immobile, il volto bloccato.
Aveva cucinato per giorni, investito euro e tempo, sognando un Capodanno tranquillo col marito.
Invece era tutto diverso.
Alle undici e quarantacinque, Serena si alzò:
Ora dobbiamo andare.
Vi ringrazio davvero!
Ci avete salvato!
I bambini si prepararono.
Il più piccolo afferrò una pastina e chiese:
Posso portarla via?
Prendi pure, rispose Ludovica stanca, senza guardarlo.
Se ne andarono, lasciando solo qualche augurio.
La porta si chiuse.
Ludovica e Marco rimasero sulla soglia della cucina, guardando quel che poco prima era la cena di festa.
Solo briciole sui piatti, insalatiere vuote, la frutta sparita tutta.
Restavano solo qualche mandarino nella coppa.
Hai visto?
chiese Ludovica sottovoce.
Ho visto, rispose Marco, uguale.
In mezzora hanno mangiato tutto.
Tutto ciò che avevo preparato in due giorni.
Ludo
Nemmeno un vero ringraziamento.
Nessuno.
Solo mangiavano, prendevano e chiedevano di più.
Marco la abbracciò.
Ludovica non piangeva fissava i piatti vuoti, pensando a quel che era successo.
Col brindisi di mezzanotte si scambiarono un bicchiere.
Ma la festa era ormai rovinata, anche lumore.
Il giorno dopo Ludovica riordinava in cucina: lavava i piatti, sistemava quel poco che era rimasto.
Si fa per dire: erano solo qualche avanzo.
Sai, Marco, disse, capisco le difficoltà delle persone.
Capisco lo stipendio mancato.
Ma perché lei non ha fermato i figli?
Perché non ha detto loro: «Basta, ragazzi, non è casa nostra»?
Non lo so, Marco alzò le spalle.
Magari erano veramente affamati.
La fame è una cosa rispose Ludovica , la voracità unaltra.
Non mangiavano, arraffavano tutto, come se non avessero più visto cibo.
Marco tacque, lei continuò:
E Serena sospira, si mostra disperata, e intanto spinge piatti ai figli: «Mangiate ragazzi».
Ma a noi ha pensato?
Cosa mangeremo dopo?
La sera del primo gennaio Ludovica incrociò Serena nellandrone.
Serena sorrise allegra:
Ludo, ciao!
Buon anno ancora!
Grazie di cuore per ieri!
Ludovica guardò il viso soddisfatto della vicina e qualcosa scattò definitivamente dentro di lei.
Ciao, rispose fredda, passandole accanto.
Serena la osservò un po’ sorpresa.
Ludovica gettò limmondizia e tornò in casa.
Hai visto Serena?
chiese Marco.
Sì.
E allora?
Non parlerò più con lei.
Che trovi altri benefattori.
Passò una settimana.
Ludovica incrociava Serena in ascensore o nellandrone.
Faceva finta di non vederla.
Serena tentava di parlare in risposta solo silenzio.
Ludo, non esagerare disse Marco un giorno.
Non esagero rispose calma Ludovica.
Ho capito che la pietà è un cattivo consigliere.
Abbiamo avuto compassione, li abbiamo accolti.
Ci è rimasta la tavola vuota e la festa rovinata.
Ma davvero hanno una situazione difficile
Marco, guardò il marito negli occhi Ludovica, le difficoltà non giustificano la mancanza di rispetto.
Si poteva chiedere solo un po di tè, qualcosa da mangiare.
Invece hanno spazzato via tutto.
E nemmeno si sono scusati davvero.
Marco sospirò era inutile discutere.
Passò un mese.
Il rapporto con la vicina non si ristabilì.
Ludovica salutava breve, senza sorriso, a volte nemmeno quello.
Serena si lamentava con altri che Ludovica era diventata snob, ma Ludovica non ci faceva caso.
Quel Capodanno rimase impresso.
La tavola vuota, i volti felici degli ospiti inattesi e quel senso di tristezza.
E decise fermamente: mai più aprire casa a chi confonde lospitalità con loccasione per approfittarsene.


