Vi siete fatti male i conti – Stasera passa Daiana, verso le sette. Ti dà fastidio? Irina posò la s…

Martina oggi passa da noi, verso le sette. Ti va bene?
Giulia lasciò la spazzola sul comodino e si voltò verso il marito, che stava armeggiando con il telecomando della televisione. Lorenzo fece cenno di sì senza staccare gli occhi dallo schermo.

Certo. Che venga pure.
Giulia sorrise, tornando davanti allo specchio. Le piaceva che il marito e sua sorella andassero daccordo. Martina faceva spesso capolino, a volte anche due o tre volte la settimana, si fermava fino a tardi, e la casa si riempiva di risate e chiacchiere. Giulia ascoltava mentre discutevano di una serie TV o litigavano scherzosamente di politica e pensava di essere davvero fortunata. Un marito fidato, una sorella adorata, una famiglia solida. Sembrava un film, ma era la sua vita vera.

Certe volte, però, qualcosa le pungeva lanima. Piccolezze ma le sentiva. Come Lorenzo si chinava verso Martina quando lei raccontava una storia del lavoro, o come la sorella gli sfiorava la spalla ridendo per una battuta. E quei bisbigli in cucina che si interrompevano appena lei compariva. Scacciava quei sospetti. Sciocchezze. Era Martina, la sua piccola sorella, che aveva cresciuto fin dalle medie. E Lorenzo il suo Lorenzo, cinque anni insieme, tra poco il loro anniversario.

Quella sera maledetta, Giulia era uscita prima dallufficio: voleva passare in un supermercato di via Cola di Rienzo, prendere qualcosa di speciale per la cena danniversario. Voleva che il giorno dopo fosse indimenticabile.

La chiave nella toppa girò troppo facilmente. Giulia entrò nellingresso e si bloccò. Il silenzio della casa aveva qualcosa di viscoso, come se laria si fosse fatta pesante. Dalla sala arrivavano voci basse.

Giulia avanzò nel corridoio, spinse la porta del soggiorno e rimase di sasso sulla soglia.

Martina era sprofondata nella sua poltrona preferita, come se fosse stata sempre sua. Lorenzo in piedi vicino alla finestra; vedendola entrare, si voltò ancora più di spalle, quasi volesse scomparire nel muro.

Vi siete spaventati? provò a scherzare Giulia, ma le parole le uscivano incollate alle labbra. È successo qualcosa?
Martina la fissò; Giulia non la riconobbe. Dovera finita quella sorellina dolce, un po timida, che correva da lei ogni volta che aveva il cuore spezzato per lennesimo fidanzato? Davanti a lei sedeva una donna estranea, dallo sguardo glaciale, quasi trionfante.

È successo, sì. Sono incinta di tuo marito, disse Martina, il tono piatto. Fai le valigie e togliti di mezzo. Da oggi vivo qui io.
La mano le scivolò sulla pancia ancora piatta, nascosta dalla camicetta larga.

Giulia restò paralizzata. Per strada, una Fiat si mise a suonare il clacson. Dallappartamento accanto arrivava leco della pubblicità della TIM. La vita continuava, ma lei non riusciva a respirare.

Cosa?! la voce rotta di Giulia sembrò uscirle da un pozzo.
Hai sentito. Martina si appoggiò meglio nella poltrona. Abbiamo già sistemato tutto io e Lorenzo. Basta prendere in giro tutti.
Giulia si girò verso il marito: Lorenzo continuava a fissare il vuoto, le spalle curve, le mani bianche a stringere il davanzale.

Lorenzo, fece un passo, le gambe molli Lorenzo, guardami.
Finalmente lui si voltò, e Giulia nei suoi occhi non trovò né rimorso, né vergogna. Solo stanchezza, forse persino sollievo.

Giuly, alzò appena le mani. È andata così, perdonami.
È andata così? Giulia sentiva la propria voce rimbalzare lontana, estranea. Cinque anni di matrimonio e è andata così?
Dai, basta tragedie, sbuffò Martina. Siamo tutti adulti. Lamore finisce, capita. Ora invece fra me e Lorè è tutto vero.
Lorè. Come lo chiamava anche Giulia.

Da quanto? a stento riuscì a domandare Giulia. Da quando va avanti?
Martina e Lorenzo si scambiarono unocchiata, la bocca di Martina si piegò in un sorrisetto.

Un anno, forse più. Che importa?
Un anno. Tutte quelle sere in cui Martina si attardava. Quelle battute in cucina, quei sguardi che Giulia aveva creduto affetto fraterno.

Pensavo fossi mia sorella, la voce le si rafforzò a sorpresa. Pensavo mi volessi bene.
Te ne voglio, Martina alzò le spalle, lindifferenza le incenerì il volto. Ma voglio più bene a me stessa. E a Lorenzo. Tu sei sempre stata una noia, Giuly. Troppo perfetta. Si finisce col non poterne più.
Giulia si lanciò verso Lorenzo, lo afferrò per la camicia e gliela torse tra le mani.

Dimmi che è una menzogna! Dimmi che questa è una di quelle battute infelici!
Lui provò a liberarsi ma Giulia strinse ancora, la stoffa scricchiolò.

Giulia, lasciami, hai già capito
Non ho capito niente! lo spinse, Lorenzo sbatté sulla cornice del davanzale. Cinque anni! Ho rifiutato un lavoro a Milano per restare con te, ho assistito tua madre in ospedale un mese, e tu
Il braccio le cadde sul divano e raccolse il cuscino, che lanciò contro Lorenzo. Lui schivò allultimo.

Hai dormito con lei nel nostro letto! Bastardo!
Calmati, Martina si alzò svelta, lisciando la camicetta con fare teatrale. Piantala di urlare, sembri fuori di testa.
Giulia si voltò furiosa verso la sorella, afferrò una cornice da una mensola: una foto di Capodanno, tutte e tre davanti allalbero, labbraccio e la felicità, la famiglia che pensava di avere.

Ti ho cresciuta io! la foto schizzò attraverso la stanza, la cornice si sfracellò contro la parete e il vetro andò in frantumi. Ti ho aiutato con i compiti mentre la mamma era di turno! Ti ho protetto dai bulli sotto casa! E tu mi premi così?
Oddio, ci risiamo, Martina strabuzzò gli occhi. Quante volte dobbiamo sentirti vantarti dei tuoi sacrifici? Lorenzo ha sempre preferito le ragazze giovani, brillanti. Te ha sopportata solo per pietà. Io almeno lho detto in faccia.
In faccia? Giulia scoppiò a ridere, un suono che graffiò i nervi persino a Lorenzo. Un anno alle mie spalle è in faccia?
Afferò il posacenere di cristallo, quello regalato dalla suocera al trasloco, e lo brandì.

Giulia, mettilo giù! Lorenzo tentò di fermarla, ma non fece in tempo.
Il posacenere si schiantò contro la credenza, i bicchieri cadevano in mille pezzi.

Non è finita qui, Giulia respirava affannosamente, la fronte madida di sudore. Non è neanche linizio.
Cominciò a tirar giù i libri, gli album, le statuette e i souvenir delle vacanze, facendo volare tutto a terra.

Giuly, basta! Lorenzo cercò di prenderle il braccio.
Non mi toccare mai più! Nemmeno con un dito!
Martina si era portata accanto alla porta, per la prima volta unombra di preoccupazione negli occhi.

Ascolta, ora parliamo con calma. Devi solo andare via. A noi serve la casa, stiamo per avere un figlio. Prendi le tue cose e
Io devo andarmene? Giulia si bloccò tra i cocci, lo sguardo ferino rivolto alla sorella, che indietreggiò ancora. Io?
Allimprovviso, tra il dolore e la vergogna, qualcosa di freddo e lucido le tagliò i pensieri.

Avete fatto male i vostri conti, si aggiustò i capelli, fissando i due. Questa casa è mia. Lho acquistata prima di sposarmi, quando ancora non avevamo fatto le pubblicazioni. E labbiamo intestata tutta a me. Non te lha detto, Lorenzo?
Martina cercò lo sguardo del cognato: lui divenne pallido, rimase in silenzio.

Ma questo che centra? Martina scrollò le spalle, nervosa. Noi siamo una famiglia, avremo un bambino abbiamo più bisogno noi della casa che tu, da sola!
Una famiglia? Giulia rise amaro. Fatela in un altro posto. Ora prendete le vostre cose e uscite dalla mia casa.
Non puoi cacciarci! la voce di Martina si incrinò. È disumano, sono incinta!
Dovevi pensarci prima di andare con luomo di tua sorella. Giulia aprì la porta dingresso spalancandola. Fuori. Subito.
Lorenzo si avvicinò titubante, provando a porgerle la mano.

Giulia, ti prego, ragioniamo! Non ho dove andare, tutte le mie cose sono qui e poi ti porto in tribunale!
Fa pure. La casa è mia, acquistata prima del matrimonio. Non hai appigli. Le tue cose verranno imballate e ti chiamerò per prenderle, quando sarà il momento.
Ma
Fuori! Giulia pronunciò la parola con una calma definitiva, che zittì Lorenzo. Tu e la tua amante incinta. Fuori da casa mia.
Martina prese di scatto la borsa, si diresse verso luscita borbottando:

Quando la mamma saprà come mi hai trattata, tu la pagherai.
Vediamo.
Giulia chiuse la porta e vi si accasciò contro, le lacrime le rigavano le guance. Tutto il corpo le tremava.

Tre giorni dopo la mamma la chiamò direttamente. Giulia prese il telefono preparandosi al peggio.

Amore, la voce della madre era stanca. Martina mi ha detto la sua. La sua versione, ovviamente.
Mamma, io
Lasciami finire. Lho ascoltata. E poi le ho detto che finché non capirà e non tornerà da te in ginocchio, non voglio vederla.
Giulia scoppiò in singhiozzi.

Sei sei dalla mia parte?
Certo, figlia mia. Martina ha sbagliato, e tuo marito non è da meno. Tieni duro. Divorzia da quellinetto e riparti da capo. Hai già una casa tua a lui neanche un euro. Tieni duro, sei forte, ce la farai.
Giulia si lasciò scivolare a terra, piangendo. In quella battaglia non era più sola. Ora aveva chi la sosteneva dove meno se laspettava.

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