Non va tutto liscio come lolio, rispose Eleonora. Il mio patrigno non perde occasione per rimproverarmi.
Quindi, come ti chiami, piccola bella? Luomo si accovacciò vicino alla bambina.
Eleonora! rispose lei. E tu?
Sono Carlo, io e la tua mamma andremo a vivere insieme. Ora siamo noi tu, io, e tua mamma una sola famiglia!
Di lì a poco mamma e Eleonora si trasferirono a casa di Carlo.
Il patrigno aveva un appartamento spazioso con tre stanze, dove Eleonora ebbe finalmente la sua cameretta. Carlo era gentile, arrivava sempre con dolci e giocattoli, mentre il suo vero papà la chiamava solo per litigare con la mamma.
Un giorno la mamma spiegò a Eleonora che il papà aveva una nuova famiglia e si era trasferito. La bambina ci rimase malissimo, perché gli voleva bene. La mamma poteva anche sgridarla e darle una sculacciata, ma il papà, quello, non laveva mai fatto. Eleonora ricordava nitidamente la scena del divorzio: la mamma che urlava contro il papà, intenzionata persino a tirargli uno schiaffo. E quella frase che rimase per sempre nella sua memoria:
Non pensare di essere stato tu il primo a mettermi le corna, tesoro mio tu ce le hai dalla nascita, come i cervi!
Poi la mamma preparò le valigie e si trasferirono dalla nonna. Eleonora non capiva: che corna poteva mai avere papà, che era pure pelato come una mozzarella? Comunque, mamma e papà si lasciarono definitivamente.
Con Carlo le cose filavano lisce fino a che Eleonora iniziò la prima elementare. Non amava la scuola, in cortile era una peste e i genitori venivano convocati spesso; a volte toccava a Carlo correre in presidenza. Il patrigno prendeva molto sul serio la sua istruzione, e faceva i compiti con lei anche quando ci avrebbe preferito i tortellini.
Sei nessuno per me, quindi non puoi darmi ordini! sbottava Eleonora, ricordando le parole della nonna.
In realtà sono il tuo papà, perché sono io che ti do da mangiare e ti vesto, rispondeva Carlo con aria da padrone di casa.
Quando Eleonora compì dieci anni, il papà tornò in città. Ormai aveva capito bene cosa significasse mettere le corna. Scommetto che anche la seconda moglie gliele ha fatte, per quello è tornato, mormorava la mamma tra una lasagna e laltra.
Al ritorno del papà, chiese subito di rivedere la figlia; la mamma consentì. Eleonora e il suo papà erano felicissimi di rivedersi.
Come va? chiese lui.
Non tanto bene, confessò Eleonora. Il mio patrigno mi rimprovera sempre!
Lui non conta nulla, che diritto ha di gridare? sbottò il papà, da vero napoletano verace.
Anche la nonna dice così, ma lui non ci bada. In realtà Carlo non aveva mai alzato la voce con lei, ma Eleonora voleva solo che il papà si preoccupasse un po di più.
Va bene, ci penso io, sentenziò il papà.
Durante una passeggiata al parco, scoprirono che i bambini potevano salire solo su otto scivoli su venti, e sugli altri ci volevano gli adulti. Ma il papà di Eleonora non ne voleva sapere di slittare. Allora lei gli disse che presto avrebbe avuto il compleanno e sognava un nuovo smartphone. Quando la mamma venne a prenderla, rassicurò il papà che Carlo non urlava mai con la bambina, ma lui non volle sentire ragioni.
Mio papà è un vero tirchio! si lamentò Eleonora con Carlo. Al parco non mi ha preso niente, neanche un peluche, solo il gelato. Abbiamo fatto due passi e basta. Carlo, sei meglio di lui!
Allora rimediamo e questo weekend andiamo nel centro divertimenti per bambini!
Peccato che il piano andò in fumo per colpa di una crisi in ufficio di Carlo. Sorda, anche la richiesta dello smartphone nuovo.
Papà, Carlo mi ha imbrogliato! Eleonora chiamò piangendo il padre. Mi aveva promesso il weekend al centro divertimenti, poi ha detto che non me lo meritavo, né la gita né il telefono!
Era una bugia bella e buona, ma il papà rimase stregato e le comprò lo smartphone. Stavolta aveva proprio fatto centro: aveva ceduto al sogno della figlia. Peccato che dovette scegliere la versione economica, perché in banca aveva rimasto solo briciole di euro.
Non potevi aspettare il tuo compleanno? chiese Carlo.
Vorrei un cane! rispose Eleonora.
Eh no, il cane bisogna portarlo fuori, e tu di muoverti non ne hai mai voglia! sbottò il patrigno.
Dopo queste parole Eleonora fece la tragedia greca, corse subito a chiamare il papà e si lamentò.
Papà, ti prego, portami via! Carlo mi fa la morale e mi sgrida! piangeva disperata.
Alla fine scoppiò il putiferio, ognuno dava contro laltro, tutti si mettevano di traverso. Eleonora fu mandata dalla nonna per calmare le acque e poco dopo la mamma si presentò con le valigie dicendo che tra lei e Carlo era finita.
Il papà tornò con la moglie, che nel frattempo si era scoperta incinta. Così Eleonora non avrà nessun smartphone nuovo né cagnolino, e la nonna probabilmente non le permetterà nemmeno di avere il gatto…





