Mi marito e la sua amante hanno cambiato la serratura mentre ero al lavoro, ma non potevano immaginare ciò che li attendeva
Mi trovo davanti alla porta di casa a Torino, chiave in mano, eppure la serratura, nuova e lucente come una moneta appena coniata, non si apre. Il cuore mi si scioglie in petali neri. Il matrimonio in cui ho investito ogni fibra di pazienza si è sgretolato in un solo istante. Ma il mio infedele marito e la sua compagna non immaginano la lezione che li scuoterà, una lezione che si insinuerà nei loro sogni per sempre.
Davide, sono quasi le dieci,la voce mi si incrina nella notte precedente, arrotolandosi sui muri come nebbia. Mi avevi promesso che saresti tornato alle sette.
Lui abbandona le chiavi sulla credenza senza degnarmi di uno sguardo.
Lavoro, Giulia. Che dovrei dire al direttore, che devo correre da mia moglie?il suo tono è già greve, stanco di me come di una camicia troppo stretta.
Deglutisco, osservo il tavolo che avevo preparato per una cena semplice di compleanno. Due candele tremolano accanto alla torta che ho acquistato durante la pausa pranzo.
Ecco, Davide. Sì, proprio questo potresti fare. Solo per una volta,incrocio le braccia, trattengo le lacrime. Oggi compio gli anni.
Finalmente i suoi occhi incontrano la tavola. Il volto si adombra, come se scrollasse via una colpa.
Maledizione, Giulia, me ne ero completamente dimenticatoborbotta, passandosi una mano tra i capelli.
Ovviamente,rispondo gelida, sentendo il dolore salirmi fino alla gola.
Lascia stare,si difende. Lavoro per noi due, non lo dimenticare.
Sorrido, amaro come il caffè del mattino.
Per noi?replico. Non passi mai in casa, Davide. Quando è stata lultima volta che abbiamo cenato insieme, guardato un film, parlato da marito e moglie?
Sei ingiusta,il suo viso si fa duro. Sto costruendo un futuro per entrambi.
Quale futuro? Siamo due stranieri sotto lo stesso tetto!la voce mi trema. Io guadagno più di te, quindi non parlarmi di sostenere la famiglia.
Il suo viso si irrigidisce.
Lo sapevo che me lavresti rinfacciato,risponde sarcastico. Come potrei mai stare al passo con mia moglie dallo stipendio doro?
Non era quello che
Basta, Giulia. Vado a letto,taglia corto e mi lascia sola, con la torta ormai fredda e le candele spente.
Le soffio via, sussurrandomi tra i denti che domani sarà meglio. È mio marito. Lo amo. Tutti i matrimoni hanno crisi, no?
Quanto mi sono sbagliata a perdonarlo così in fretta?
Tre anni di matrimonio, ma lultimo è stato uno sfaldarsi continuo. Niente figlied è forse stata una benedizione, mi dico ora. Il mio ruolo di direttrice marketing portava la maggior parte dello stipendio in casa, mentre Davide, responsabile commerciale, si lamentava di stress, traffico, orari. Di tutto, tranne della verità che ho scoperto troppo tardi.
Tre settimane dopo il mio compleanno andato in cenere, rientro prima dal lavoro per via di unemicrania feroce. Voglio solo una pastiglia e il letto. Ma arrivata nel nostro appartamento alle porte di Torino, mi ferma una sensazione destraneità. La maniglia e la serratura, un tempo di ottone, ora sfavillano dargento.
Ma che?mormoro infilando la chiave. Non entra.
Ancora, con più forza. Niente.
Controllo lindirizzo. È il mio.
Sul portone, un foglio bianco. Il tratto di Davide mi trafigge: Questa non è più casa tua. Trovatene unaltra.
Il mondo mi si stropiccia davanti agli occhi. Il sangue si fa ghiaccio.
Ma che diavolo?sfugge dalle mie labbra.
Busso, urlo. Alla fine la porta si apre. Davide è lì; dietro di lui una donna indossa la mia vestaglia di lino, regalo di mamma.
Ma davvero?la mia voce si increspa di rabbia e dolore.
Giulia, ascolta,incrocia le braccia, ghignando. La vita va avanti. Martina ed io stiamo insieme. Abbiamo bisogno di questa casa. Vai da qualche parte.
Martina. Quella semplice collega di lavoro di cui parlava sempre. Mi fronteggia con aria di sfida, le mani sui fianchi:
Le tue cose stanno in scatole in garage. Prendile e vattene.
Li guardo, incredula. Poi mi giro, cammino verso la macchina, e sento la volontà accendersi nel petto come un sigaro appena acceso. Pensano di buttarmi via? Di cavarsela liscia? Non se ne parla. Serve un piano, e sarà preciso come un orologio svizzero.
So chi chiamare.
Giulia? Madonna santa, cosè successo?mia sorella Laura mi apre la porta, mi vede devastata e mi trascina dentro.
Crollo sul divano e attraverso singhiozzi racconto tutto.
Che bastardo!sibila Laura. E quella lì con LA tua vestaglia?
Il regalo di mamma,piango. Quella di lino bianco, dal mio ultimo compleanno.
Torna dalla cucina con due bicchieri di Barbera.
Bevi,ordina. Poi troviamo come farli disperare.
Cosa posso fare?sussurro sorseggiando. La casa è intestata a Davide, il mutuo è sul suo nome perché io ero ancora in ballo con il master.
Laura accende gli occhi.
E chi ha pagato tutto il resto?
Noi due, mami blocco. Ho comprato tutto io. Mobili, elettrodomestici, bagno nuovo. Tutto a mio nome.
Brava!sogghigna. Cosa resta a Davide oltre quattro muri vuoti?
Apro lapp della banca, controllo i movimenti.
Ho tutti gli scontrini. Ho sempre gestito io i conti.
Mai visto una regina del controllo simile!ride. Sei nata per vincere.
Sorrido per la prima volta in questa giornata da incubo.
Pensano di averla avuta vinta, eh?mormoro.
Laura urta il suo bicchiere sul mio.
Non sanno contro chi stanno giocando.
La mattina dopo chiamo la mia amica avvocata, Francesca.
Quello che ha fatto è illegale,dice sorseggiando il caffè. Non può cambiare serratura e cacciarti, anche se la casa è sua. Hai diritto a viverci.
Non voglio più tornarci,rispondo. Voglio solo riprendermi ciò che è mio.
Francesca sorride.
Allora facciamo un elenco.
Passiamo la mattina a scrivere tutto ciò che ho acquistato: divano, televisore, frigorifero, persino i tappeti. A mezzogiorno ho una lista dettagliata con scontrini, date e cifre.
Impeccabile,annuisce. Con queste prove nessuno può negare la proprietà.
Allora posso portare via tutto?domando.
Legalmente sì, ma vai con un carabiniere, così nessuno può accusarti di furto.
Mi vengono in mente il sorriso arrogante di Davide, Martina con la mia vestaglia, la loro aria di onnipotenza.
No,dico piano. Ho unidea migliore.
Quello stesso giorno, contatto una ditta di traslochi. Il proprietario, Enrico, ascolta la mia storia e annuisce comprensivo.
Ne ho viste di cose simili,racconta. Va tranquilla, ci pensiamo noi.
Il giorno dopo, appena Davide e Martina escono per il caffè al bar sotto casa, i traslocatori entrano con la mia vecchia chiave e portano via tutto: ogni sedia, ogni stoviglia, perfino gli asciugamani bianchi ricamati con le mie iniziali. Quando rientrano, trovano solo stanze vuote e uneco che rimanda, sognante, il vuoto che loro stessi hanno creato.






