“La storia di Natalia: dalla fuga in Italia alla battaglia per crescere la sua unica nipote abbandonata dalla madre.”

– Sì. Non ho dove portarla. Non ho con che mantenerla. Se non la prendete voi, farò una rinuncia. Diventerà unorfana. Ma non vi è estranea È vostra nipote. La vostra unica nipote.

“Unorfana…”. Quella parola attraversò come un bulldozer i nervi ormai a pezzi di Natalia.

***

Natalia si stava abituando a condurre una vita che mai avrebbe voluto scegliere di sua volontà. Ora viveva e lavorava in Italia. Un clima piacevole, dei vicini cortesi, eppure non era venuta lì per godersi la vecchiaia sulla riviera, ma per fuggire dalla propria tragedia.

– Allora inizieresti da lunedì? – le chiese Mila, una compatriota. Anche lei russa, di San Pietroburgo. Forse fu per questo che Natalia si sentì immediatamente attratta da quellofferta di lavoro che Mila, la vicina, le aveva proposto: in essa cera qualcosa di familiare.

Un lavoro cera, un alloggio anche

La casa, in effetti, Natalia laveva ereditata dal suo ex marito, e sarebbe dovuta passare a suo figlio, Massimo. Massimo l’aveva ricevuta in eredità dal padre e progettava di trascorrervi le vacanze estive

Ora che Massimo non cera più, lappartamento era passato a lei.

– Che crudele sorte… firmare i moduli di successione del proprio figlio – sospirò Natalia, immersa nelle trafile burocratiche.

Ma quellabitazione si rivelò una manna dal cielo.

Anche il lavoro non era male: un impiego in una piccola galleria darte, dove si sarebbe occupata dellorganizzazione di mostre ed eventi. Questo rappresentava per lei unopportunità: un nuovo inizio, lontana dal peso dei ricordi dolorosi.

Lontano da Torino.

Torino Amava quella città. Sei mesi prima, dopo il funerale di Massimo, il suo soggiorno lì era divenuto insopportabile. Ogni piazza, ogni caffè, ogni panchina del Parco del Valentino le ricordava il figlio. La sofferenza laccompagnava ovunque

E adesso si trovava in Italia. Un nuovo capitolo. Una vita da capo.

– Ora siamo solo io e te, – disse Natalia accarezzando Stefano, il gatto che aveva adottato.

Il telefono vibrò nel taschino.

Numero sconosciuto. Natalia, stanca di bloccare numeri di spam e call center, non rispose. Tornata a casa, mentre cenava con mozzarella e pomodori, notò un’altra chiamata persa. Lo stesso numero. Di solito lo spam chiama da numerazioni diverse Chi mai poteva cercarla dallItalia, ora che aveva cercato di lasciare tutto alle spalle?

Quella sera, incapace di dormire nonostante il sonnifero, Natalia stava guardando la televisione senza audio, quando il telefono squillò di nuovo.

Questa volta rispose.

– Signora Natalia? – Una voce di donna, giovane. Familiarità nel tono, eppure non riconoscibile subito. Uneco nellaudio: sembrava chiamare dall’androne di un palazzo.

– Sì, sono io. Chi parla?

– Sono Alessia. Si ricorda di me? Ero la fidanzata di Massimo.

Alessia

Era da molto che non la sentiva. La ragazza con cui Massimo aveva avuto una relazione incostante durante gli anni delluniversità. E lei e Alessia non si erano mai sopportate. Alessia vedeva in Natalia una potenziale minaccia alla sua felicità con Massimo, mentre Natalia la considerava immatura e impreparata per il figlio.

Dopo che loro due si erano lasciati, Natalia non aveva più avuto contatti con Alessia. Neanche al funerale di Massimo si era presentata. Lultima cosa che Natalia si sarebbe aspettata era una sua chiamata.

– Alessia Che sorpresa. Come mai mi chiami?

La giovane rispose esitante, ma determinata:

– Natalia, non so come dirlo Quando Massimo è morto, io ero incinta.

Natalia si sentì paralizzata. Incinta? Di Massimo?

– Sì, aspet… Aspetti. Ha detto che era incinta di mio figlio?

– Sì. E ieri ho dato alla luce una bambina.

Sentendo quelle parole, Natalia si lasciò cadere su una sedia. Dentro di lei si combattevano incredulità, shock e una malinconia pungente.

– Una bambina, – mormorò infine.

– Natalia, – continuò Alessia pronta a sganciare il vero colpo, – Io non ce la faccio. Non riesco a fare la madre. Non ero pronta allora, e non lo sono adesso. Massimo mi avrebbe aiutata, ma ora non cè. Io non posso, non voglio. La prego, prenda lei la bambina. È sua nipote.

Lidea travolse Natalia. Sua nipote? Possibile? Perché le arrivava tutto questo solo ora? Dopo tutto?

– Vuoi che mi prenda cura io della bambina? – chiese, cercando di raccogliere i suoi pensieri.

– Sì. Non ho il modo né i mezzi per crescerla. Se non la prendete, metteranno la bambina in un istituto. Diventerà unorfana. Lei è la sua unica nonna, e lei non può lasciarla

Orfana La parola le scavò un’altra ferita nell’animo già distrutto. Aveva perso suo figlio. Come poteva ora lasciar perdere una nipote, destinata a finire in un orfanotrofio?

– Alessia Dammi un po di tempo per pensarci.

– Certo, Natalia, ma il tempo stringe. Presto mi sarà chiesto di firmare i documenti per la rinuncia, e voi sarete la mia ultima speranza.

***

Natalia trascorse mesi a sbrigare le carte a Torino, ritornata da quel nuovo inizio italiano che per lei aveva rappresentato la fuga dal dolore. Non fu una cosa rapida né semplice.

Dimostrare di essere la nonna biologica per poter adottare la nipotina non era facile, visto che Alessia e Massimo non si erano mai sposati. Esami, colloqui, perizie, oltre alla visita della casa da parte degli assistenti sociali.

Dopo giorni e settimane di carte, testimoni e interviste, Natalia si trovò finalmente con il documento di affido in mano. In testa una sola parola: Vittoria. Questo il nome della bambina.

Quel giorno, Alessia la stava aspettando nelle vicinanze degli uffici:

– Beh, è fatta, – disse Alessia, mentre osservava serenamente la bambina dall’altra parte del passeggino. – Immagino che ora voi due siete a posto a me non rimane più nulla da fare. Non vi disturberò oltre.

Ma Natalia la fermò:

– Alessia Sei sicura?

– Assolutamente.

E se ne andò in fretta, lanciando uno sguardo fugace come se fosse unestranea.

***

Natalia cambiò la sua vita da capo. Le notti insonni, la fatica di crescere una bambina a cinquantanni passati, gli impegni di lavoro che dovevano essere conciliati: tutto questo la sfidava, ma ogni volta che guardava Vittoria, trovava la forza per andare avanti.

Quando la bimba guardava Natalia con i grandi occhi azzurri, che ricordavano tanto quelli di Massimo, il suo cuore si riempiva d’amore.

Gli anni passarono. Vittoria crebbe, e a diciassette anni era ormai una splendida giovane, pronta ad affrontare luniversità. Natalia si sentiva immensamente orgogliosa di lei. Tuttavia, un giorno una figura riapparve nella loro vita: Alessia. Tornò per la figlia, reclamando un posto che aveva abbandonato anni prima.

Vittoria, con chiarezza e forza, le disse:

– Puoi avermi dato la vita, ma la vera madre per me è sempre stata mia nonna. Non cambierò idea.

Quella fu l’ultima volta che Alessia fece capolino nelle loro vite. Vittoria e Natalia continuarono il loro cammino insieme. La vita spesso divide e ferisce, ma a volte dà loccasione di riconoscere che lamore, quello vero e incondizionato, trova sempre la strada per prevalere.

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“La storia di Natalia: dalla fuga in Italia alla battaglia per crescere la sua unica nipote abbandonata dalla madre.”
Vado via, Sonia. Lascio tutto a te e alla nostra bambina. Ma ho una sola richiesta.