Oh, ti devo raccontare lultima di Marco! Allora, lui si è fatto prendere alla grande dallagitazione perché oggi aveva un appuntamento con una ragazza fantastica che ha conosciuto da poco, si chiama Fiorenza, proprio un nome che più italiano non si può. Insomma, voleva farle una sorpresa, così si è precipitato in centro a Milano e si è messo a girare tra le bancarelle del mercato dei fiori in Piazza Duomo.
Cè da capirlo, poveretto, perché dentro quel negozio cerano fiori ovunque rose rosse intensissime, tulipani gialli, calle bianche, vasi giganteschi e quei mazzolini raffinati pieni di nastri svolazzanti. Marco però andava avanti e indietro, totalmente nel pallone.
Si ricordava di aver parlato con Fiorenza dei suoi fiori preferiti proprio la sera in cui si sono conosciuti, però tra l’emozione e un bicchiere di prosecco di troppo in quel bar accogliente dei Navigli, era rimasto talmente stregato dalla sua risata e dai capelli lunghissimi, che le aveva solo sorriso e annuito, senza davvero registrare quali fiori le piacessero.
Vabbè, in fondo limportante è il pensiero, no? E poi il cielo oggi su Milano era così bello che sembrava primavera anche se era ancora fresco. Però niente, la memoria di Marco era proprio andata in tilt. La commessa gli intanto gli faceva vedere delle gerbere spettacolari, dicendogli che erano appena arrivate da Sanremo rarissime in questa stagione! Ma Marco si stava facendo prendere dalla fretta perché doveva riscappare in ufficio dopo la pausa pranzo.
Manco a dirlo, proprio quando stava per decidersi su quale bouquet prendere, squilla il telefono: è sua madre, la Signora Teresa, che insisteva perché passasse a trovare lei e la nonna nella loro casetta a Vaprio dAdda, quel paesino dove lui era cresciuto. Lei ci teneva un sacco, lui un po meno, soprattutto perché ultimamente aveva la testa altrove.
Marco, ma passi a trovarci almeno questo weekend? La nonna è qui che ti aspetta e chiede sempre di te e lui lì a dire che aveva troppo da fare, anche se si sentiva una puntina di colpa subito dopo.
Alla fine, chiude la chiamata alla veloce, si prende un bel mazzo di gerbere bianco-rosate pensa che tanto, in fondo, è il gesto quello che conta, mica deve essere tutto perfetto! E si fionda a lavorare.
Lappuntamento era davanti al nuovo fontanone vicino al Castello Sforzesco. Però Marco, come suo solito, si è trovato trattenuto in ufficio allultimo per una riunione a sorpresa. Pare pure che, con quella grinta, ci sia aria di promozione. Avvisa subito Fiorenza con un sms, e mette il cellulare in silenzioso.
Finita la riunione, si lancia letteralmente verso il centro, parcheggia a caso e corre al fontanone con il bouquet in mano e il sorriso da ragazzino innamorato. Ma di Fiorenza, nemmeno lombra. Chiama, nessuno risponde. Si siede su una panchina e pensa che probabilmente sta facendo tardi anche lei. In cuor suo spera che lo chiami, invece niente. Dopo dieci minuti richiama questa volta lei risponde.
Fiorenza, ma dove sei? Io sono già qua che ti aspetto!
Lo so, Marco, ti vedo dal secondo piano del bar di fronte. Sono qui già da un po e ti sto guardando… Gli dice lei con la sua voce sempre un po ironica.
Lui si guarda attorno, cerca il suo viso dietro i vetri, ma non la vede. Dai, scendi tu o vengo io?
Lei lo blocca subito: Hai fatto tardi, e lui si giustifica che il capo l’aveva trattenuto allimprovviso. E poi il colpo di grazia: E i fiori, Marco?
Che hanno i fiori? chiede lui, un po spaesato.
Non ti ricordi nemmeno quali sono i miei preferiti.
Lui vorrebbe dirle che di fiori davvero cerano solo gerbere belle fresche al negozio, ma capisce dallintonazione che non cè troppo spazio per scuse. Fiorenza continua: Le rose, Marco! Le rose! Sono settimane che ti dico che impazzisco per le rose, e tu.
Allora lui promette di rimediare, dice che sale da lei, che la troverà subito e farà tutto per farsi perdonare. Sale e la trova nellangolo più nascosto del bar, seduta a contemplare fuori dalla finestra il viavai di gente. Si avvicina, posa il bouquet sul tavolino senza osare porgerglielo. Lei nemmeno lo degna di uno sguardo.
Marco tira fuori tutto il suo fascino, racconta, la fa sorridere un po, seppure accigliata. Bevono un caffè, alla fine si avviano verso luscita e… Fiorenza nemmeno sfiora i fiori.
Appena usciti, la giovane cameriera si avvicina: Avete dimenticato i vostri fiori Marco, che cerca ancora di sdrammatizzare, glieli regala con un sorriso. La cameriera non ci crede e lo ringrazia felice. Fiorenza, invece, si chiude ancora di più.
Fiorenza, giuro che adesso ti porto via un mazzo di rose grande così!
Basta Marco, è sufficiente per oggi coi fiori grazie gli dice lei freddissima.
Scendono le scale, lui le cammina dietro, arrabbattandosi tra mille pensieri. Proprio in quel momento, di nuovo squilla la madre. Marco risponde stavolta.
Scusami mamma, arrivo domani! le promette deciso.
Con Fiorenza, invece, si salutano poco dopo. Marco ha già capito che quella storia si è spenta ancor prima di cominciare. Lindomani, prende la macchina e parte davvero per la campagna, tra i campi che ormai conosce a memoria.
E lì, tra il verde del Parco Adda, si mette a raccogliere margherite, fiordalisi, papaveri di campo tutte quelle cose semplici che però sanno di casa. È sicuro che la mamma e soprattutto la nonna saranno felici del suo piccolo regalo.
A casa, divide il mazzetto in due. La mamma gli salta letteralmente al collo e lo inonda di baci sulle guance. E la nonna ah, la nonna! Le aiutano a sedersi dritta, le mettono i fiori tra le mani tremanti mentre li tocca, quasi non vedendoli bene, ma sentendone il profumo.
Era da un secolo che nessuno le regalava un fiore. E lei, con il naso infossato tra i petali, sente risvegliarsi nei ricordi la giovinezza intera: i balli destate, le corse in bici tra le spighe, tutto ciò che la faceva sentire viva allora e che adesso, stando vicino a Marco, tornava a pulsare ancora.
Che meraviglia! Invece la vita va avanti, si rinnova sempre. Marco si siede al fianco della nonna, poggia la testa sulle sue ginocchia; lei, tra la commozione e la paura di schiacciare i suoi fiori, gli accarezza la testa come faceva quando era piccolo.
E lui pensa, sorridendo tra sé, che prima o poi incontrerà anche lui una donna speciale, magari con il sorriso della mamma e la saggezza della nonna, e che sapranno amarsi come hanno fatto i nonni prima di loro. Basta solo imparare a riconoscerlo, quel momento giusto.
La nonna non voleva saperne di lasciare i suoi fiori alla figlia. Aspetta prima porta lacqua fresca, di quella buona del pozzo prendi il vaso grande mettici dentro piano piano devono stare qui vicino a me, così li guardo bene
Quando un nipote ti porta dei fiori, che siano comprati oppure raccolti nei campi, sono sempre i più belli. Quei fiori non hanno prezzo, valgono più di qualsiasi mazzetto da fioraio perché sono regalati col cuore.






