TUTTI NOI L’ABBIAMO GIUDICATA Mila stava in chiesa piangendo già da quindici minuti. Ero sorpresa di vederla lì: “Che ci fa questa tipa qui?” pensavo. Non me l’aspettavo davvero. Non conoscevo Mila, ma la vedevo spesso: abitiamo nello stesso condominio e passeggiamo nello stesso parco. Io con i miei quattro figli, lei con i suoi tre cani. Tutti noi l’abbiamo sempre giudicata. Noi — cioè io, le altre mamme coi bambini, le signore sedute sulle panchine, i vicini e persino, immagino, i passanti occasionali. Mila era bellissima, sempre vestita all’ultima moda, e sembrava leggera e sicura di sé. — Ecco, un altro uomo nuovo, — borbottava la signora Lina dal suo posto davanti al portone. — Il terzo, — annuiva l’amica Silvia, gettando uno sguardo invidioso mentre Mila partiva con l’ennesimo accompagnatore nella sua macchina di lusso. Il figlio della Silvia, il quarantacinquenne Paolo, non ha nemmeno una Panda usata. — Piuttosto che cambiare uomo, dovrebbe fare un figlio, il tempo passa! — si inseriva il nonno Carlo, di solito in disaccordo con le signore, ma sull’argomento “Mila” erano tutti uniti. Più tardi l’intera panchina commentava soddisfatta che anche quest’ultimo compagno di Mila fosse scappato, concludendo: “Per forza, sarà una poco di buono! E sicuramente la sua casa puzza di cane!” Ma a non sopportarla eravamo soprattutto noi, le mamme con figli. Mentre noi correvamo dietro ai nostri bambini attraverso scivoli, altalene e cespugli, Mila passeggiava tranquilla con i suoi “bastardini” e sorrideva come se si sentisse superiore: noi, vittime della maternità, e lei libera di godersi la vita. — Si vede che è una tipa da “no kids”. Sono tutte così, — diceva la mia amica Federica, mamma di tre maschi. — I ricchi hanno le loro fissazioni: cagnolini, gattini, criceti, — annuiva la gravida Anna, cercando di recuperare la sua bimba scalmanata dall’albero. — È solo un’egoista che pensa a viaggiare, mentre io è il settimo anno che non vedo il mare, — sospirava Marina, madre di cinque. — Già, già, — annuivo io, sempre d’accordo con tutte. Poi correvo a soccorrere la mia Tonina col ginocchio sbucciato che piangeva nel parco. — Tutti questi cani… meglio un bambino, — sentenziò una volta una nonna col nipote. — Non sono affari vostri! — si voltò Mila, ma si trattenne e proseguì a testa alta, coi suoi cani. — Che maleducata, — le gridò dietro la vecchietta. …Guardai Mila che piangeva in chiesa ancora per qualche istante e poi uscii. — Aspetti, — sentii alle mie spalle. Era Mila, che mi seguiva nel cortile della chiesa. — È lei che passeggia sempre al parco con le quattro figlie? — Sì… e lei con tre cani. — Sì. Posso parlare con lei? Sa, la guardo sempre con le sue bambine, guardo le altre mamme, e vi ammiro tanto… — arrossì. — Lei?!? — rimasi stupita, quasi pronta a pensare: “Ma come, lei non è una tipa da figli, è una egoista!” Mi tornarono in mente i suoi sguardi… Così abbiamo fatto conoscenza, sedute sulla panchina. Mila ha parlato… parlato tanto, e piangeva. Si vedeva che aveva solo bisogno di confidarsi. …Mila cresceva in una bella famiglia unita. Da sempre sognava tanti figli. Si sposò per amore, ma dopo due gravidanze finite male e la diagnosi di infertilità, il marito sparì. Il secondo fece lo stesso, dopo lunghi tentativi e una tragedia. Alla fine, anche l’ultimo compagno fuggì appena sentì parlare di figli. Gli piaceva l’auto di Mila, il suo stipendio, ma un bimbo proprio no. — Avrei dato qualsiasi cosa pur di avere un figlio! — Credevo che amasse solo i cani, — dissi, un po’ imbarazzata. — Sì, li amo, — sorrise Mila, — ma questo non vuol dire che non ami i bambini. Per non sentirsi sola, prese con sé Teo. Poi arrivò Mike, che le affidarono gli amici. E infine raccolse Fenia per strada durante l’inverno. “Meglio avrebbe fatto ad avere un bambino,” mi tornò in mente la frase di quella nonna. “I suoi orologi biologici stanno scadendo,” sussurrò una volta il nonno Carlo guardandola. Mila aveva già quarantuno anni, anche se ne dimostrava trenta. Decise di adottare un bambino. Si affezionò subito a Nicolò, un bimbo di sei anni che corse da lei chiedendo: “Vuoi essere la mia mamma?” “Sì,” rispose Mila. Ma non glielo diedero: la mamma naturale soffriva di una malattia mentale, ma non aveva perso la patria potestà. — È stato un colpo, — ricorda Mila. — Un bimbo che soffre, ha bisogno di una famiglia, e non si può fare niente… Poi conobbe la piccola Elena, quattro anni, già rimandata indietro due volte da chi provava ad adottarla. Raccontavano che Elena, riportata alla casa famiglia dalla sua seconda “mamma”, le si aggrappava alla gonna piangendo: “Mammina, ti prego, non lasciarmi! Non lo farò più!” Alla domanda di Elena “Anche tu mi rimanderai indietro?” Mila rispose con le lacrime: “No, non ti lascerò!” Ma anche con Elena sorsero degli ostacoli. “È mia figlia, e lotterò per lei,” disse Mila. Quel giorno era la prima volta in chiesa. Il parroco le parlò a lungo: — Andrà tutto bene! Coraggio! — e Mila sorrise. Siamo tornate a casa insieme. — Penserà che sono arrogante e superba, — disse Mila, — ma sono solo esausta di dover sempre spiegare tutto a tutti… Mi invitò con le bambine a casa sua, a giocare con i suoi cani. Accettai, e lo farò. Ma più avanti. Intanto, mi vergognavo. E pensavo: “Perché in noi c’è così tanta cattiveria? Da dove viene il peggio che pensiamo degli altri?” Vorrei tanto che a Mila, questa donna straordinaria che tutti noi abbiamo giudicato, andasse tutto bene. Che Elena le corresse incontro dicendo: “Mamma!” e sapesse che ormai nessuno la toglierà più dalle sue braccia. E che insieme a loro saltellassero felici Teo, Mike e Fenia… E magari, davvero, arrivi anche un bravo compagno per Mila. E magari una sorellina o un fratellino per Elena… A volte accadono miracoli, no? E che mai nessuno osi più dire loro una parola cattiva…

LA GIUDICAVAMO TUTTI

Mirella stava ferma nella chiesa, le lacrime le rigavano il viso da almeno un quarto dora. Non riuscivo a credere ai miei occhi. Ma cosa ci fa qui questa signorina? pensavo tra me e me. Se c’era una persona che non mi sarei mai aspettata di incontrare in chiesa, era proprio lei.

Non conoscevo Mirella personalmente, ma la incrociavo spesso. Abitiamo nello stesso palazzo e portiamo a spasso nei giardini dello stesso quartiere. Io, con i miei quattro bambini, lei, con i suoi tre cani.

Lavevamo sempre guardata dallalto in basso. Noi: io, le altre mamme coi bambini, le vecchiette sedute sulle panchine, i vicini di casa e, ne sono certa, anche un bel po di passanti.

Mirella era bellissima, sempre vestita allultima moda, e sembrava superficiale e sicura di sé.

Guarda, ha già cambiato un altro fidanzato borbottava nonna Gina, seduta fuori dal portone.

È il terzo, fai il conto aggiungeva sua amica nonna Rosaria, lanciando occhiate di invidia verso Mirella che, mano nella mano con lennesimo compagno, si dirigeva verso una costosa Alfa Romeo.

Il figlio di Rosaria, Enrico, quarantacinque anni, non aveva neanche i soldi per una vecchia Panda.

Era meglio fare figli, ormai il tempo passa stava dietro alle nonne anche il loro solito contraddittore, il signor Carlo. Ma almeno su Mirella erano tutti daccordo.

A ogni nuovo pettegolezzo sulle disgrazie amorose di Mirella, la panchina intera si animava: È ovvio, con quel carattere! E poi in casa deve puzzare di cane, ne sono sicura!

Ma tra tutte, noi mamme la invidiavamo di più.

Mentre noi rincorrevamo i figli sulle altalene, tra i cespugli, dietro i cassonetti sempre dietro a qualcuno, sempre col fiatone lei passeggiava, composta e leggermente sorridente, con i suoi bastardini, come se nulla la toccasse. Ogni tanto ci lanciava uno sguardo, che a noi sembrava di scherno. Avete fatto figli, ora arrangiatevi. Io mi godo la vita e, mentre voi fate i conti per capire se avete abbastanza euro per comprare scarpe e giacche nuove alle vostre bimbe, io vado dove mi pare.

Si vede che è una di quelle che non vuole figli, sussurrava la mia amica Paola, madre di tre maschi.

I ricchi hanno questi capricci: cagnolini, gatti, criceti annuiva Lucia, incinta di due gemelli, mentre cercava di recuperare la figlia maggiore arrampicata sullalbero.

Egoista e basta, viaggia e pensa solo a sé. Io non vedo il mare da sette anni sospirava Marina, madre di cinque figli.

Eh sì, proprio così, concordavo anche io con tutte, persino con le nonne sulla panchina, e poi correvo a raccattare la piccola Antonia col ginocchio sbucciato che urlava come unossessa in tutto il parco.

Ha messo su un canile, sarebbe stato meglio pensare a un bambino disse una volta ad alta voce una vecchina con il nipote.

Non sono affari vostri! si voltò Mirella di scatto. Stava per aggiungere altro, ma si trattenne, tirò dritto con i suoi cani odiosamente perfetti.

Maleducata! gridò la vecchia dietro di lei.

Rimasi ancora per qualche secondo a fissare Mirella che piangeva, poi uscii dalla chiesa.

Aspetti, sentii dietro di me, un momento, per favore.

Mirella mi raggiunse sotto il portico della chiesa.

Lei è la signora che va sempre in giardino con le quattro bambine, vero?
Sì E lei coi tre cani
Già Posso parlarle un attimo? Sa, la guardo sempre con le sue figlie e le altre mamme, e le ammiro molto arrossì, abbassando lo sguardo.

Lei?!? rimasi senza parole. E stavo quasi per dirle in faccia: Ma lei non era quella senza figli per scelta, egoista e superficiale? E subito mi tornarono in mente tutti quegli sguardi acidi che credevo mi lanciasse

Così ci sedemmo su una panchina, fianco a fianco. Mirella cominciò a parlare. E piangeva. Era evidente che aveva solo bisogno di sfogarsi con qualcuno

Mirella era cresciuta in una bella famiglia unita, e da sempre aveva sognato di avere molti figli. Si innamorò, si sposò. Ma dopo due gravidanze interrotte e la diagnosi definitiva dei medici infertilità il marito la lasciò in fretta e furia.

Anche il secondo sparì appena saputo che non avrebbe avuto figli. Ma prima Mirella aveva provato tutte le cure possibili. Finì quasi per morirne, quando ebbe una gravidanza extrauterina.

Arrivò anche il terzo compagno. Ancora una gravidanza extrauterina, e lui era già sparito solo sentendo la parola figlio. Gli piaceva la sua macchina nuova, lo stipendio alto di Mirella, ma un bambino, quello no.

Avrei dato tutto pur di avere un piccolo tra le braccia, sussurrò Mirella.

Pensavo lei avesse una passione per i cani, dissi ingenuamente.

Sì, li adoro, sorrise Mirella. Ma ciò non significa che non ami anche i bambini

Per non sentirsi sola, Mirella adottò Tepo. Poi le chiesero di tenere in casa Mick mentre i padroni rifacevano l’appartamento: non arrivarono mai a riprenderselo. Fenia, invece, laveva raccolta lei, cucciola, per strada, un inverno troppo freddo.

Ha messo su un canile, meglio avrebbe fatto con un bambino, mi tornarono in testa le parole della vecchina con il nipotino.

Il tempo scorre, aveva anche sussurrato il signor Carlo.

E davvero scorreva. Mirella aveva già quarantuno anni, anche se ne dimostrava poco più di trenta.

Decise di adottare un bambino. Grande o piccolo, non importava. Colpita da un bambino di sei anni, Nicolò. O meglio fu Nicolò a sceglierla: le corse incontro e le chiese: Vuoi essere la mia mamma? Sì, voglio! rispose lei.

Egoista, non si vuole complicare la vita mi tornava in mente il sospirare di Marina.

Ma Nicolò non le venne affidato. Sua madre, malata di schizofrenia, non aveva perso i diritti genitoriali.

Per me fu uno shock raccontava Mirella. Non riuscivo a capire Quel bambino soffriva, aveva bisogno di una famiglia, e non potevo far niente.

Poi conobbe una bambina di quattro anni, Elena. La piccola era già stata adottata e rimandata indietro due volte: troppa esuberanza, dicevano.

Si raccontava che, la seconda volta, Elena si fosse aggrappata disperata alla gonna della mamma mentre la riportavano in istituto, implorando: Mamma, ti prego, non lasciarmi! Non lo farò più!

Quando Mirella la incontrò, la prima domanda della bimba fu: Anche tu mi riporterai indietro? No, non ti riporterò! le rispose Mirella, soffocando le lacrime.

Anche per ladozione di Elena cerano ostacoli. Mirella non entrò nei particolari. Ma è mia figlia, e per lei lotterò.

Quel giorno Mirella era entrata in chiesa per la prima volta in vita sua. Non sapevo più dove andare, disse a bassa voce.

Arrivò il parroco. Mirella si confidò lungo, mentre prendeva degli appunti.

Tutto andrà bene. Con la benedizione di Dio! le rispose. E Mirella tornò a sorridere.

Tornammo verso casa insieme.

Pensa che sono altezzosa e piena di me? mi chiese Mirella In realtà sono solo stanca di dovermi sempre giustificare ne ho sentite troppe

Rimasi in silenzio.

Mirella mi invitò a casa, per giocare coi cani insieme alle mie bambine, quando volessimo. Accettai. E so che ci andrò. Ma più avanti.

Per ora, provo solo tanta vergogna.

E continuo a domandarmi: da dove esce tutto questo fango? Da dove nasce in noi, in me? Perché è così facile pensare sempre il peggio degli altri?

E adesso, davvero, spero che Mirella, questa donna straordinaria che tutti abbiamo giudicato, possa finalmente essere felice. Che Elena la abbracci, le si stringa forte al cuore, dicendo Mamma!. Che sappia che, questa volta, nessuno la lascerà più. E che vicino a loro saltino felici i dolcissimi Tepo, Mick e Fenia

E magari, chissà, un giorno arrivi un miracolo, e Mirella incontri un uomo buono. E forse, per Elena, arrivi anche un fratellino o una sorellina. Queste cose succedono, no?

E che nessuno possa mai più dire una sola cattiveria su di loro.

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TUTTI NOI L’ABBIAMO GIUDICATA Mila stava in chiesa piangendo già da quindici minuti. Ero sorpresa di vederla lì: “Che ci fa questa tipa qui?” pensavo. Non me l’aspettavo davvero. Non conoscevo Mila, ma la vedevo spesso: abitiamo nello stesso condominio e passeggiamo nello stesso parco. Io con i miei quattro figli, lei con i suoi tre cani. Tutti noi l’abbiamo sempre giudicata. Noi — cioè io, le altre mamme coi bambini, le signore sedute sulle panchine, i vicini e persino, immagino, i passanti occasionali. Mila era bellissima, sempre vestita all’ultima moda, e sembrava leggera e sicura di sé. — Ecco, un altro uomo nuovo, — borbottava la signora Lina dal suo posto davanti al portone. — Il terzo, — annuiva l’amica Silvia, gettando uno sguardo invidioso mentre Mila partiva con l’ennesimo accompagnatore nella sua macchina di lusso. Il figlio della Silvia, il quarantacinquenne Paolo, non ha nemmeno una Panda usata. — Piuttosto che cambiare uomo, dovrebbe fare un figlio, il tempo passa! — si inseriva il nonno Carlo, di solito in disaccordo con le signore, ma sull’argomento “Mila” erano tutti uniti. Più tardi l’intera panchina commentava soddisfatta che anche quest’ultimo compagno di Mila fosse scappato, concludendo: “Per forza, sarà una poco di buono! E sicuramente la sua casa puzza di cane!” Ma a non sopportarla eravamo soprattutto noi, le mamme con figli. Mentre noi correvamo dietro ai nostri bambini attraverso scivoli, altalene e cespugli, Mila passeggiava tranquilla con i suoi “bastardini” e sorrideva come se si sentisse superiore: noi, vittime della maternità, e lei libera di godersi la vita. — Si vede che è una tipa da “no kids”. Sono tutte così, — diceva la mia amica Federica, mamma di tre maschi. — I ricchi hanno le loro fissazioni: cagnolini, gattini, criceti, — annuiva la gravida Anna, cercando di recuperare la sua bimba scalmanata dall’albero. — È solo un’egoista che pensa a viaggiare, mentre io è il settimo anno che non vedo il mare, — sospirava Marina, madre di cinque. — Già, già, — annuivo io, sempre d’accordo con tutte. Poi correvo a soccorrere la mia Tonina col ginocchio sbucciato che piangeva nel parco. — Tutti questi cani… meglio un bambino, — sentenziò una volta una nonna col nipote. — Non sono affari vostri! — si voltò Mila, ma si trattenne e proseguì a testa alta, coi suoi cani. — Che maleducata, — le gridò dietro la vecchietta. …Guardai Mila che piangeva in chiesa ancora per qualche istante e poi uscii. — Aspetti, — sentii alle mie spalle. Era Mila, che mi seguiva nel cortile della chiesa. — È lei che passeggia sempre al parco con le quattro figlie? — Sì… e lei con tre cani. — Sì. Posso parlare con lei? Sa, la guardo sempre con le sue bambine, guardo le altre mamme, e vi ammiro tanto… — arrossì. — Lei?!? — rimasi stupita, quasi pronta a pensare: “Ma come, lei non è una tipa da figli, è una egoista!” Mi tornarono in mente i suoi sguardi… Così abbiamo fatto conoscenza, sedute sulla panchina. Mila ha parlato… parlato tanto, e piangeva. Si vedeva che aveva solo bisogno di confidarsi. …Mila cresceva in una bella famiglia unita. Da sempre sognava tanti figli. Si sposò per amore, ma dopo due gravidanze finite male e la diagnosi di infertilità, il marito sparì. Il secondo fece lo stesso, dopo lunghi tentativi e una tragedia. Alla fine, anche l’ultimo compagno fuggì appena sentì parlare di figli. Gli piaceva l’auto di Mila, il suo stipendio, ma un bimbo proprio no. — Avrei dato qualsiasi cosa pur di avere un figlio! — Credevo che amasse solo i cani, — dissi, un po’ imbarazzata. — Sì, li amo, — sorrise Mila, — ma questo non vuol dire che non ami i bambini. Per non sentirsi sola, prese con sé Teo. Poi arrivò Mike, che le affidarono gli amici. E infine raccolse Fenia per strada durante l’inverno. “Meglio avrebbe fatto ad avere un bambino,” mi tornò in mente la frase di quella nonna. “I suoi orologi biologici stanno scadendo,” sussurrò una volta il nonno Carlo guardandola. Mila aveva già quarantuno anni, anche se ne dimostrava trenta. Decise di adottare un bambino. Si affezionò subito a Nicolò, un bimbo di sei anni che corse da lei chiedendo: “Vuoi essere la mia mamma?” “Sì,” rispose Mila. Ma non glielo diedero: la mamma naturale soffriva di una malattia mentale, ma non aveva perso la patria potestà. — È stato un colpo, — ricorda Mila. — Un bimbo che soffre, ha bisogno di una famiglia, e non si può fare niente… Poi conobbe la piccola Elena, quattro anni, già rimandata indietro due volte da chi provava ad adottarla. Raccontavano che Elena, riportata alla casa famiglia dalla sua seconda “mamma”, le si aggrappava alla gonna piangendo: “Mammina, ti prego, non lasciarmi! Non lo farò più!” Alla domanda di Elena “Anche tu mi rimanderai indietro?” Mila rispose con le lacrime: “No, non ti lascerò!” Ma anche con Elena sorsero degli ostacoli. “È mia figlia, e lotterò per lei,” disse Mila. Quel giorno era la prima volta in chiesa. Il parroco le parlò a lungo: — Andrà tutto bene! Coraggio! — e Mila sorrise. Siamo tornate a casa insieme. — Penserà che sono arrogante e superba, — disse Mila, — ma sono solo esausta di dover sempre spiegare tutto a tutti… Mi invitò con le bambine a casa sua, a giocare con i suoi cani. Accettai, e lo farò. Ma più avanti. Intanto, mi vergognavo. E pensavo: “Perché in noi c’è così tanta cattiveria? Da dove viene il peggio che pensiamo degli altri?” Vorrei tanto che a Mila, questa donna straordinaria che tutti noi abbiamo giudicato, andasse tutto bene. Che Elena le corresse incontro dicendo: “Mamma!” e sapesse che ormai nessuno la toglierà più dalle sue braccia. E che insieme a loro saltellassero felici Teo, Mike e Fenia… E magari, davvero, arrivi anche un bravo compagno per Mila. E magari una sorellina o un fratellino per Elena… A volte accadono miracoli, no? E che mai nessuno osi più dire loro una parola cattiva…
Ecco perché non voglio lasciare le mie figlie con le loro nonne: sono una mamma italiana a tempo pieno di 31 anni con due bambine piccole e, dopo tante aspettative e qualche delusione, vi racconto la mia esperienza tra vecchie tradizioni, consigli strampalati, paure personali e tanto amore (ma anche timore) verso le nostre mamme