Tra di noi: Un Viaggio Intimo nella Connessione e nei Legami Umani

Loredana era seduta in cucina, la fronte premuta contro le mani intrecciate, mentre dal salotto sente il figlio, Matteo, che urla contro il controller di un gioco sparatutto. Il rumore dei colpi e delle grida trapelava dalla porta come se provenisse da una realtà parallela, dove le persone hanno tempo per divertimenti e per litigare su chi ha coperto chi.

Sul tavolo il tè si stava raffreddando, nel lavandino una ciotola di porridge ormai indurito. Sul davanzale giaceva il cellulare di Matteo. Loredana lo aveva lasciato lì, tornata dal lavoro a trovare lappartamento vuoto. Era uscito da un cliente, come aveva scritto nel messaggio, e aveva dimenticato il telefono o forse lo aveva voluto lasciare. Non era più sicura.

Conosceva la password. La sapeva da tempo, ma non laveva mai usata finché, un mese prima, unavviso lampeggiante sul messenger le mostrò un nome che non aveva mai notato, seguito da un cuore. La mano le tremò, scivolò sullo schermo e lo aprì.

Da quel momento tutto sembrò sospeso. Andava al lavoro, preparava la cena, controllava i compiti di Matteo, ma ogni gesto era come osservato attraverso un vetro. Solo quella sera, quando Matteo se ne era di nuovo andato per un incontro e il telefono era rimasto, Loredana scrisse un breve messaggio a unamica: Passi a trovarmi stasera? Ho proprio bisogno di parlare.

Nadia rispose quasi subito: Dopo le otto. Niente domande, niente emoticon. Loredana sentì un leggero sollievo. Se cera qualcuno con cui poteva sviscerare i pensieri più vergognosi, era lei.

Le due si conoscevano da più di quindici anni. Si erano incontrate a un corso di contabilità, entrambe alla ricerca di un nuovo lavoro. Avevano studiato per gli esami, festeggiato le prime promozioni, scambiato ricette e pettegolezzi. Una si era sposata, laltra anche, avevano avuto figli, ristrutturazioni, mutui, malattie dei genitori. Si chiamavano al telefono nelle notti in cui luno finiva in ospedale o litigava con il marito. Nadia diceva sempre: Sei come una sorella. Loredana rispondeva: Anche per me e ci credeva.

Alle otto e mezza e trenta, Nadia bussò. Loredana aveva già fatto bollire lacqua, affettato formaggio e mele, disposto biscotti sul piatto. Quando aprì, vide il volto familiare di Nadia, avvolto in un berretto caldo, le guance rosse dal freddo e gli occhi stanchi.

Ciao, esordì Nadia, abbracciandola subito. Che succede?

Quella semplice domanda fece vibrare il naso di Loredana. La fece entrare, le tolse il cappotto, lo appese al gancio. Dal soggiorno sbucò Matteo.

Zia Nadia, ciao! urlò, poi sparì di nuovo dietro lo schermo.

Si sedettero al tavolo. Nadia versò il tè in silenzio, guardò il cellulare sul davanzale e alzò un sopracciglio.

È a casa? chiese.

No, rispose Loredana, la voce roca. È partito per lavoro.

Di nuovo?

Loredana annuì. Un lungo silenzio seguì, carico di tutti i discorsi passati su è in ritardo al lavoro, è lalta stagione, i clienti sono esigenti. Nadia, più volte, aveva chiesto con cautela se non stesse esagerando con le missioni. Loredana aveva sempre sventolato via.

Ora non cera più nulla da sventolare.

Io balbettò. Ho trovato una conversazione. Con una collega, più giovane di noi. È da tempo.

Nadia si avvicinò di un passo.

Sei certa che non sia solo un flirt? chiese. Forse

Loredana afferrò il telefono, lo sbloccò e aprì la chat. Un paio di swipe e sullo schermo comparvero frasi che ormai le suonavano come canzoni. Mi manca il tuo profumo. Oggi non ci riesco, la moglie sospetta qualcosa. Sei meglio di lei, lei non capisce nulla.

Nadia lesse lentamente alcuni messaggi. Il suo volto mutò. Scomparve il lieve sorriso; gli occhi divennero più taglienti.

Accidenti, mormorò. Che bastardo.

Loredora tirò un sospiro, quasi di sollievo. Non aveva mai osato pronunciare quella parola ad alta voce. Era rimasta confinata nei pensieri notturni.

Lo so da un mese, continuò. Fingo che tutto vada bene. Matteo ha lezione, cè la cena. Gli chiedo come va?, che giornata hai avuto?. Non so cosa dire, come aprire quel dialogo. E soprattutto cosa succederà dopo?

Nadia strinse la tazza tra le mani, come per scaldarsi.

Vuoi divorziare? chiese.

Loredora tremò. Quella parola era ancora uneco lontana, avvolta nella nebbia. Immaginò Matteo che faceva le valigie, lei che restava con il figlio e il mutuo, gli amici che chiedevano cosa fosse successo, lei che spiegava lui ha trovato unaltra. Dentro sentiva un vuoto crescente.

Non lo so, disse onesta. Non so chi sia senza di lui. Siamo insieme da più di quindici anni. Abbiamo mutuo, scuola, i genitori di lui, i miei. Sono arrabbiata, è doloroso, ma non vedo un futuro chiaro. E esitò, cercando le parole. Ho paura che se glielo dico, sceglierà lei. Se taccio, lo guarderò ogni giorno sapendo

Nadia annuì, silenziosa, senza interrompere. Loredora ricordò quella notte in cui Nadia, dopo una lite col marito, aveva dormito da lei; avevano bevuto tè fino allalba, ridendo tra le lacrime, commentando come gli uomini non capiscano mai. Allora sembrava più semplice.

Non devi risolvere tutto in un giorno, disse Nadia. Ma non puoi vivere sospesa così a lungo. Ti consumerai. Forse inizia con una chiacchierata onesta. Dì semplicemente che lo sai.

E se lui dice che non è nulla? Che è solo Loredora sbatté una mano. Sai comè.

Nadia sorrise, senza gioia.

Lo so, rispose. Molto bene lo so.

Nel suo tono cera qualcosa di strano. Loredora alzò lo sguardo; negli occhi di Nadia brillò una tensione, come se avesse parlato troppo.

Cosa? chiese. Di cosa parli?

Nadia voltò lo sguardo verso la finestra.

Niente, rispose in fretta. Scusa, sto solo ricordando.

Loredora increspò le sopracciglia. Per anni aveva creduto che Nadia condividesse ogni cosa: lavoro, figlio, stanchezza matrimoniale. A volte, però, le sue frasi brevi lo so anchio, ci sono passata si spezzavano improvvisamente.

Non mi racconti tutto, sussurrò. Da tempo. Hai qualcosa?

Nadia rimase muta. Si sentiva il figlio urlare contro il microfono. La cucina odorava di tè e pane tostato. Loredora percepì un peso crescente tra loro.

Olya, iniziò Nadia. Non è il momento. Hai i tuoi problemi. Non è il momento di parlare di me.

È il momento, replicò Loredora, ostinata. Sono nuda davanti a te, come su una radiografia. Ho vergogna, paura, non capisco cosa fare. E tu parli in enigmi. Sei la mia amica.

La parola amica uscì più pungente del previsto. Nadia trasalì, fissò il tavolo, poi alzò lo sguardo.

Va bene, disse. Ma non interrompermi. Non decidere per me. Ok?

Loredora annuì. Dentro sentiva il cuore battere come prima di tuffarsi in acqua gelida.

Ho avuto una storia, disse Nadia. Due anni fa, al lavoro.

Loredora sentì la sedia ondeggiare. Strinse il bordo del tavolo.

Cosa? esalò.

È quello che hai sentito, rispose Nadia. Un collega. Lavoravamo a un progetto, spesso per ore. Allinizio scherzi, poi qualcosa è scattato. Ero furiosa con il marito, lui sempre immerso nel suo business. Mi sentivo un mobile. Lui mi guardava come una persona vera, mi diceva che ero brillante, che senza di me non ce lavrebbe fatta. Mi sono lasciata andare.

Parlava con calma, ma le dita tremavano mentre afferrava un biscotto.

È durato sei mesi, continuò. Poi è andato via con unaltra. Scoprii di non essere lunica. Smisi, licenziai. Il marito non seppe nulla. Decisi che fosse meglio così per tutti.

Loredora fissava Nadia, incredula. Quella stessa Nadia che disprezzava i tradimenti nei telefilm, che urlava non si fa così!.

Non me lhai detto, disse Loredora, la voce estranea. Né allora né dopo.

Mi vergognavo, ammise Nadia. Avevo paura che tu mi abbandonassi. Sei sempre stata giusta, fedele. Non volevo che mi guardassi come si bloccò. Io stessa non riuscivo più a sopportarmi.

Unondata di risentimento si sollevò in Loredora. Ricordò come due anni fa Nadia avesse cambiato lavoro, giustificandolo con stanchezza. Come era sembrata spenta, poi di nuovo viva. Loredora la aveva chiamata, chiedendo se fosse tutto ok. Nadia rispose niente di che e Loredora aveva creduto.

Ora capiva che quellombra era stata lì tutto il tempo.

Quindi, disse lentamente, mentre ti raccontavo le mie paure, tu lo sapevi già. Ma da unaltra parte.

Sapevo comè, rispose Nadia a bassa voce. Ma temei che se ti avessi detto, avresti smesso di confidarti. Avresti pensato che io fossi come lui, o peggio.

La parola peggio rimase sospesa. Loredora sentì ira e dolore intrecciarsi in un nodo.

E ora perché lo dici? chiese. Perché ti senti peggio? Perché vuoi scaricare la colpa?

Nadia sobbalzò, come colpita.

No, rispose rapidamente. Quando ho visto quei messaggi, mi è vomitato. Ho capito che, mentre tu credevi una vita stabile, io portavo il mio segreto da sola. Continuare a mentire fosse sbagliato.

Loredora guardò fuori. Un cartellone pubblicizzava corsi dinglese; persone con borse correvano sotto il lampione. Dentro, un fruscio di pensieri. Era come se il pavimento si fosse allentato sia per il marito sia per la rivelazione di Nadia.

Mi hai sempre detto che lonestà è la cosa più importante, disse Loredora con lentezza. Che la verità amara è meglio della bugia dolce. E tu

Lo sapevo, interruppe Nadia. Mi ripetevo quelle parole. Sapevo di aver tradito i miei principi. Ho pensato che rivelarlo avrebbe distrutto tutto: il matrimonio, lamicizia. Ho scelto il silenzio. È stata una scelta codarda. Non mi giustifico.

Loredora osservò Nadia. Nei suoi occhi cera unondata di colpa, ma anche il volto del marito, le conversazioni, le frasi non capisce nulla. Un nodo stringeva il petto.

E se fossi scoperta per caso? chiese. Se ti avessi vista da qualche parte? Hai mai pensato a questo?

Ho pensato, rispose Nadia. E avevo paura ogni giorno. Mi svegliavo temendo che tutto sarebbe esploso. Poi è finita, lui è sparito dalla mia vita. Ho cercato di convincermi che potevo dimenticare, che era un fallimento. E che non avrei più tradito nessuno.

La parola tradire fu lanciata tra loro. Loredora la sentì scivolare nella sua situazione.

Pensi che ti abbia tradita? domandò Nadia a bassa voce.

Loredora rimase in silenzio. La risposta non era così semplice. Un primo impulso gridava sì, ma uneco più profonda sussurrava forse. Entrambe vivevano matrimoni a tratti stretti, a tratti vuoti. Entrambe fingevano che tutto andasse bene, quando sotto la superficie era il contrario.

Non lo so, ammise. È doloroso, sia per lui che per te. Ti guardo e penso: sai già come è, e non hai detto nulla. Ma capisco che sei anche umana, e sbagli.

Nadia annuò. Il suo volto sembrava aver perso la maschera, rivelando una stanchezza profonda.

Non sono qui per chiedere perdono, disse. Sono qui per stare accanto. Ma non riuscivo più a restare accanto fingendo di essere qualcun altro.

Quelle parole colpirono Loredora. Stare accanto era ciò che desiderava più di ogni cosa, qualcuno che condividesse quellorrore. Ma ora anche accanto sembrava difficile.

Capisci, disse Loredora lentamente, che ora, quando mi dici lui è colpevole, penserò che tu lo difenda? Perché anche tu eri nella sua posizione.

Capisco, rispose Nadia. E continuo a credere che sia colpevole. Come lo ero anchio. Le difficoltà del matrimonio non giustificano.

Loredora sentì una fiamma di rabbia accendersi.

Perché non sei uscita dal matrimonio? chiese. Se era così male. Perché non glielo hai detto? Perché non ti sei separata?

Nadia sospirò.

Perché sono una codarda, disse. Perché ho un figlio, un mutuo, una madre malata. Perché non credevo di poter farcela da sola. Perché, quando tutto finì, mi aggrappai al pensiero di poter tornare indietro, cancellare, vivere come se nulla fosse. Ho scelto di mantenere la struttura, non lonestà. E vivo con questo.

Loredora ascoltava, sentendo il suo stesso timore del divorzio, i figli, il mutuo. Erano su lati opposti dello stesso abisso, ma con motivi inquietantemente simili.

E vuoi che io che? chiese. Capisca? Perdoni? O che io ti urli contro, così ti sentirai meglio?

Nadia scosse la testa.

Voglio che tu sappia con chi stai parlando, disse. Non con lamica perfetta che ha sempre ragione. Ma con una persona che ha commesso un grave errore. E che è pronta a stare accanto, se lo permetti.

La parola se rimase sospesa come un filo sottile. Loredora sentì il filo tirarsi verso di lei. Poteva spezzarlo, dire non sei più la mia amica, sbattere la porta, restare in cucina con il telefono del marito e il suo dolore. Sarebbe stato pulito, chiaro, bianco o nero.

Ma il mondo intorno a loro non era così. Sul davanzale cera il telefono, nella stanza il figlio urlava al microfono, nel corridoio la giacca di Nadia. Nel portafoglio cerano i loro progetti estivi, il viaggio in campagna, i piani per invecchiare insieme, aiutarsi con i nipoti.

Non so se posso stare con te come prima, disse Loredora. Dentro di me tutto è capovolto, anche dalla tua storia.

Nadia annuì.

Non chMentre la luce del tramonto filtrava attraverso la finestra, Loredora si alzò, guardò il suo riflesso nel vetro e, con un sospiro che sembrava svanire nella brezza, decise di accogliere il futuro come unombra che, lentamente, si fondeva con la sua stessa essenza.

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Tra di noi: Un Viaggio Intimo nella Connessione e nei Legami Umani
Ho sprecato la mia vita con un ubriacone, mentre l’amore mi aspettava sulla soglia