Alessandro, perché non rispondi, tutto bene? la voce di una donna, agitata, arrivò dallaltro capo del telefono e Alessandro, colto alla sprovvista, rimase senza parole. «Come fa questa donna a sapere il mio nome? Sarà uno scherzo?»
Per sicurezza, luomo guardò intorno, cercando volti con fotocamere. Non vide nulla di sospetto. I passanti che attraversavano la piazza di via Manzoni gli passarono accanto senza accorgersi di lui.
Uscito dal palazzo, Alessandro si avviò con passo tranquillo verso lufficio, contento di non dover correre alla fermata dellautobus e infilarsi in unordinaria filobus affollata.
Negli ultimi dodici mesi era riuscito a svegliarsi senza sveglia alle sei di mattina, così da non avere fretta e, soprattutto, fare una passeggiata rigenerante prima di iniziare la giornata.
Il trasporto pubblico ormai non lo serviva più: il suo lavoro, da sistemista, lo teneva sia seduto che in piedi davanti al computer. Così poteva unire lutile al dilettevole.
Mentre passava davanti alla fermata, udì un suono delicato, un rintocco quasi impercettibile tra il frastuono della città. Voltandosi, notò un vecchio cellulare a pulsanti abbandonato accanto al lampione. Probabilmente per questo nessuno lo aveva notato; oggi pochi usano più questi relici, riservati agli anziani che non vogliono o non possono permettersi uno smartphone.
Alessandro esitò, ma poi si avvicinò e lo raccolse. Sul piccolo schermo lampeggiava in grandi lettere: NONNO CARO. Prima che potesse rispondere, il messaggio si trasformò in una spia di chiamata persa. Dopo qualche secondo, la chiamata ricominciò. Alessandro premé il pulsante verde e portò learpiece allorecchio.
Alessandro, perché non rispondi, tutto bene? la voce femminile era di nuovo lì, più agitata. «Come fa a sapere il mio nome? Sarà uno scherzo?»
Alessandro girò lo sguardo, cercando telecamere nascoste, ma non cera anima viva.
Sì, chi è? A chi sto parlando?
Silenzio, poi solo il respiro rumoroso della donna. Mi chiamo Valentina Bianchi. Stavo chiamando il nipote, ma ho sbagliato numero. Scusate, è stato un errore per favore, mi aiutate?
Alessandro cercò di spiegare di aver trovato il telefono e voleva restituirlo, ma la voce interruppe il collegamento. Mentre si avvicinava allufficio dove lavorava, il cellulare squillò di nuovo.
Pronto.
Alessandro? Oh, scusi, ho sbagliato ancora ripeté la stessa voce.
Valentina Bianchi, signora, per favore non chiuda il telefono. Il mio nome è Alessandro, ma non conosco suo nipote. Ho trovato questo telefono vicino alla fermata; forse il ragazzo lo ha lasciato cadere.
Oh, ma io avevo il numero del nipote nella rubrica, non può essere errore. Come faccio a contattarlo? Dovè la sua casa?
Non posso aiutarla molto, ma potrei portare il telefono al suo nipote. Dove si trova?
Alessandro controllò lorologio: era presto, doveva finire un rapporto importante. Lufficio lo aspettava. Valentina rispose, ma la sua voce tradiva lansia.
Sono in campagna, al casolare di Via degli Olivi. Sono così preoccupata, ho una gatta intrappolata in un pozzo! Non so come tirarla su, lho persa la copertura di ferro e nessuno è in zona.
Alessandro, colto da compassione, pensò: «Non posso abbandonare il lavoro, ma non posso neanche lasciare una nonna sola con una gatta in pericolo».
Valentina, mi dica lindirizzo esatto, chiamerò i soccorritori.
Il telefono segnò lultimo tasto, ma subito dopo si spense. Unauto di lusso si fermò davanti allentrata delledificio: era la vettura del direttore generale, il signor Lorenzo Vitale, un uomo sui sessanta con i capelli argentati che gli conferivano autorità.
Alessandro, che fai fermo qui? Vieni, è ora di lavorare lo salutò Lorenzo con un sorriso. Devo affidarti un compito importante: il nuovo reparto ha bisogno di un responsabile, e penso che tu sia il candidato migliore.
Alessandro annuì, ma la mente era ancora con Valentina e la gatta. Decise di uscire di corsa dallufficio. Fuori, un taxi non era in vista. Pensò ad alta voce: «Dove vado? Non ho lindirizzo della nonna.»
Vide Lorenzo accanto alla sua auto e gli corse a chiedere.
Lorenzo, sai dove si trovano i casolari fuori città? Devo andare in fretta.
Conosco la zona, ma ho un incontro fra unora. Ti coprirei, però, se mi fai fiducia.
Presero la macchina e, dopo qualche minuto, arrivarono allingresso di un piccolo complesso rurale. Alessandro scese, guardandosi intorno, chiamando a gran voce:
Valentina! Valentina!
Una voce familiare gli rispose, appena dietro il cancello.
Giovane, sei tu! esclamò la signora Bianchi, con occhi pieni di gratitudine. Grazie per il telefono.
La guidò verso il pozzo. Il pozzo, sebbene vuoto dacqua da due anni, era profondo circa quattro metri. In fondo, una gattina miagolava, con gli occhi spalancati.
Non cè più acqua? chiese Alessandro.
No, la rete idrica è venuta solo lanno scorso. E non sappiamo chi abbia gettato la gatta lì. Hanno rubato anche il coperchio di ferro.
Alessandro osservò il buco: non cera alcuna scala.
Hai una corda? domandò.
Valentina pensò, poi corse al capanno e tornò con una fune sottile ma resistente, lunga circa quindici metri.
Alessandro legò unestremità a un tronco robusto, laltra la lanciò giù. Con la fune fissata, scese lentamente nel pozzo, avvicinandosi alla gattina. Allinizio lanimale sibilò, ma dopo qualche minuto si calmò, capendo che Alessandro non era una minaccia.
Sei un eroe, ragazzo la accarezzò, mentre la gattina iniziò a contorcersi. Improvvisamente, la piccola si accasciò, iniziando il travaglio: doveva partorire.
Valentina, ho bisogno di una scatola di cartone, subito! chiese Alessandro.
Valentina corse al capanno, tornò con un contenitore di cartone, lo mise sotto la gattina e la sistemò delicatamente. Alessandro, tenendo la fune, chiese a Valentina di sollevare il contenitore.
Mentre la gattina si metteva comoda, un piccolo miagolio si udì: era il primo cucciolo. A breve, ne seguirono altri due. Valentina piangeva di gioia.
Alessandro iniziò a risalire, ma la fune si slacciò leggermente. Cadde a terra, ma il suo pantalone lo salvò dal colpo più brutto. Valentina lo aiutò a rialzarsi, e Lorenzo, che aveva osservato la scena, si avvicinò con la sua auto.
Hai salvato la gatta, il suo cucciolo e una nonna disperata disse Lorenzo, stringendogli la mano. Questo è il tipo di uomo di cui i nostri dirigenti hanno bisogno.
Alessandro tornò in città, consegnò il telefono al nipote, un giovane di nome Marco, che gli mostrò una competenza informatica notevole. Marco venne assunto subito da Lorenzo.
Nel frattempo, Valentina e la sua gatta, chiamata Vasilla, divennero amici di Alessandro. I tre cuccioli crebbero rapidamente, trovando casa tra gli uffici di Lorenzo, il reparto di Marco e la casa di Alessandro.
Alla fine della settimana, Lorenzo lo convocò:
Alessandro, sei stato più di un dipendente: sei stato una mano tesa, un cuore generoso. Per questo, promuoverò te e Marco. E ricorda: chi aiuta gli altri senza pensare al proprio tornaconto, scopre la vera forza delluomo.
Alessandro sorrise, guardando la piccola Vasilla che ronronava sul suo grembo:
«Aiutare non è un peso, è una luce che illumina il cammino di chi la segue».







