La Solitudine: Un Viaggio nell’Intimo dell’Anima

25 aprile 2025

Oggi mi sono svegliata con il cuore pesante, come se un peso invisibile mi avesse schiacciato il petto. Il marito Marco mi ha chiesto di sposarlo, ma ho rifiutato. È stato come quando a Napoli si dice Chi è solo, meglio di un piatto di spaghetti senza sugo. Mi è rimasto chiaro che la solitudine, anche se a volte è una compagna amara, è preferibile a una vita senza vero affetto.

Che cosa centra stare sola? ha sbottato Marco, con la sua voce che cercava di nascondere la delusione. Un uomo non dovrebbe mai rimanere isolato, e una donna dovrebbe sempre avere al suo fianco un uomo. Ha provato a paragonare la solitudine a un bicchiere vuoto, ma le sue parole sembravano solo il fruscio di una brezza leggera, senza alcun vero calore.

Marta, la madre, ha alzato gli occhi al cielo e ha commentato con un sorriso amaro: La solitudine è come unombra che ti segue quando vuoi bere un sorso dacqua fresca. Ha poi aggiunto, I figli sono la tua forza, ma anche loro hanno bisogno di un sostegno. Ho sentito il suo sguardo penzolare su di me, come se volesse capire se avrei accettato di restare legata a lui.

Sono ormai dieci anni che vivo da sola. Il mio ex, Alessandro, è rimasto un ricordo distante, come la nebbia che avvolge Venezia al mattino. Ha fatto capolino una volta, ma solo per ricordarmi che una volta si può. Quando ho scoperto che la sua presenza era solo il riflesso di una nostalgia che il tempo non può cancellare, ho chiuso la porta sul suo ricordo e ho deciso di non aprirla più.

Il marito ha cercato di trattarmi con gentilezza, lasciando a Marta e ai due figli del suo precedente matrimonio le sue vecchie case a Roma e i suoi piccoli terreni fuori città. I figli si sono sparsi, uno a Torino per lavoro, laltra, la piccola Sofia, è volata allestero per stare con il marito. Io, invece, ho finito per abitare in un piccolo bilocale di centro, con pareti grigie ma con una finestra che dà sulla via.

La vita di solitudine non mi ha più spaventato. Ho trovato un lavoro stabile come insegnante di lingue, guadagnando un salario di circa 1.800 euro al mese. Le mie giornate sono piene di letture, nuotate in piscina, lezioni di yoga e qualche viaggio improvvisato quando il tempo mi lo permette. Anche se non mi considero una grande intellettuale, riesco sempre a trovare occupazioni che rendono la routine meno noiosa. Ho una piccola fattoria urbana dove alle volte coltivo pomodori e zucchine, e accudo a una mensa di beneficenza dove Marta, ormai anziana, prepara il pranzo per i pochi clienti.

Fino a poco tempo fa, Marta non aveva ancora deciso come sistemare il suo destino. Un giorno, mentre mi stavo preparando il caffè, mi ha detto: Ascolta, Ginevra. Un uomo buono, un po scorbutico, ha 61 anni, ha una fattoria di sette ettari, con animali di ogni tipo: mucche, capre, ma non cè maiale! Questo è un pasto sano, con latte, uova e carne. Se ti fidi, potresti averne uno. Ho sorriso, ma sapevo che era solo una proposta di vita tranquilla, forse più adatta a chi vuole una routine stabile.

Alessandro, lex, è tornato in città con una nuova compagnia di importazione di carne e latticini. Il suo nome, Luca, suona come un eco di vecchie promesse. Quando lho incontrato di nuovo, ha mostrato un aspetto curato, muscoloso, ma con mani sporche di lavoro. Le sue parole erano piene di barzellette, ma il suo sguardo rimaneva freddo come il marmo delle statue di Firenze. Ha cercato di convincermi a tornare con lui, dicendo che lamore è come il vino: più invecchia, più diventa pregiato. Io ho riso, ma ho capito che il suo cuore era già altrove.

La nostra storia è diventata un intreccio di sguardi e promesse non mantenute. Luca ha unazienda che vende carne, latte e uova, ma anche un piccolo allevamento di capre. Mi ha detto: Se vuoi una vita di confort, devi lavorare sodo, dare latte alle capre, raccogliere uova, e alla fine potrai avere una piccola casa senza troppi problemi. Ho risposto, Va bene, facciamo un patto: io mi occupo della fattoria, tu ti occupi degli animali, e noi ci dividiamo il pane.

Mentre tornavo a casa, ho pensato a quanto fosse complicata la mia vita. Ho una piccola azienda agricola cittadina, un lavoro che mi paga bene, ma anche una vecchia casa di campagna dove mi piace trascorrere le sere a guardare le stelle. Ho comprato unauto a otto posti per trasportare la spesa, i figli e la mamma quando viene a trovarmi. Non capisco più perché devo pulire i porcini, mungere le mucche, o tagliare il legno per il fuoco. È come se stessi cercando di trovare un senso in ogni piccolo gesto quotidiano.

Nel frattempo devo preparare la cena per il marito, fare la spesa, sistemare la casa, e mantenere il giardino. Il reddito della fattoria è buono, ma non è sufficiente per una vita di agi. Devo anche pensare alla pensione, che dovrebbe arrivare quando sarò sui 65 anni, ma con le spese attuali non sembra facile.

Mi rendo conto che tutti questi impegni sono necessari per una vita confortevole, ma mi chiedo se davvero vale la pena piegarmi così tanto a lavorare la terra quando vorrei solo respirare un po di libertà. La sera ho chiamato Marta, chiedendole di rimanere sola, di non più accettare proposte di matrimonio da Luca. Ho detto: Marta, ti prego, resta nella tua solitudine. Non voglio più sentire le promesse di chi vuole solo un pezzo di terra. Ho chiuso la chiamata, sentendo il rumore della pioggia sulla finestra, e ho capito che la solitudine, sebbene dolorosa, è ancora il mio rifugio più sicuro.

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