Due anni dopo il divorzio, incrociai di nuovo la mia exmoglie: comprendevo tutto, ma lei si limitò a un sorriso amaro e respinse la mia preghiera disperata di ricominciare da capo
Quando nacque il nostro secondo figlio, Katarzyna smise completamente di prendersi cura di sé. Un tempo cambiava abito cinque volte al giorno, ossessionata dalla ricerca dellaspetto perfetto; però, al rientro dallospedale di Cracovia, sembrava avesse dimenticato lesistenza di qualsiasi cosa al di fuori del suo logoro maglione e dei pantaloni della tuta con le ginocchia cadenti, che le pendevano addosso come una bandiera di sconfitta.
In quel splendido completo, la mia donna non si limitava a gironzolare per la casa: vi abitava giorno e notte, addormentandosi spesso in quel panni come se fossero una seconda pelle. Quando le chiedevo il perché, scrollava le spalle e mormorava che era più comodo alzarsi di notte per i bambini. Cera una logica cupa, lo ammetto, ma tutti quegli elevati principi che un tempo mi elencava in stile sermone Una donna deve restare donna, anche allinferno! svanirono. Katarzyna dimenticò tutto: il suo amato salone di bellezza a Rzeszów, la palestra che considerava sacra e, scusate laudacia, al mattino non indossava nemmeno reggiseno, aggirandosi per casa con il seno cadente, come se non avesse più importanza.
Il suo corpo subì lo stesso declino. Tutto si sgretolò vita, addome, gambe, persino il collo perse la forma di un tempo, divenendo lombra di quella che era. I capelli? Un vero incubo: o una massa selvaggia e spettinata, come se un uragano vi avesse passato, o un ordinato chignon con ciocche ribelli che urlavano aiuto. Il peggio era che, prima del parto, Katarzyna era strabiliante una vera decina! Camminando per le strade di Danzica, gli uomini giravano la testa, i loro sguardi si fissavano su di lei. Questo gonfiava il mio orgoglio la mia dea, solo mia! Ora, da quella dea non resta che un pallido ricordo del suo antico splendore.
La nostra casa rifletteva il suo tramonto un fosso tetro di caos. Lunica cosa che riusciva ancora a gestire era la cucina. Con tutta la sincerità, Katarzyna era una maga dei fornelli, criticare il suo cibo sarebbe stato un peccato. Il resto? Una pura tragedia.
Provai a svegliarla, la supplichei di non lasciarsi andare così, ma lei si limitava a un sorriso di scuse e a promesse di cambiamento. Il tempo passava e la mia pazienza si scioglieva osservare ogni giorno quel triste spettro femminile divenne insopportabile. In una notte tempestosa, pronunciò il verdetto: divorzio. Katarzyna tentò di trattenermi, ripetendo vuoti giuramenti, ma non urlò, non lottò. Quando vide che la mia decisione era irrevocabile, emise un gemito doloroso:
Come vuoi Pensavo mi amassi.
Non mi lasciai trascinare in un inutile dibattito sullamore o la sua mancanza. Depositai i documenti e, poco dopo, al tribunale di Lublino ricevemmo i certificati di divorzio fine della vicenda.
Forse non sono un padre modello oltre gli alimenti, non ho più aiutato la mia exfamiglia. Lidea di rincontrare colei che una volta mi aveva incantato con la sua bellezza era un colpo allo stomaco che preferivo evitare.
Passarono altri due anni. Una sera, vagando per le vivaci strade di Varsavia, intravidi una figura in lontananza il suo passo era così familiare, leggero, quasi danzante. Si avvicinava dritta a me. Quando fu vicino, il cuore mi balzò in gola era Katarzyna! Ma quale Katarzyna! Rinata dalle ceneri, ancora più bella dei nostri primi, appassionati giorni lincarnazione della femminilità. Tacchi alti, acconciatura perfetta, tutto armonizzava: abito, trucco, unghie, gioielli Il profumo dei suoi vecchi profumi mi colpì come unonda, sommergendomi di ricordi sopiti.
Il mio volto tradì tutto shock, nostalgia, vergogna e scoppiò in una risata acuta e trionfante:
Cosa, non mi riconosci? Ti avevo detto che mi sarei riorganizzata non mi hai creduto!.
Katarzyna, con gentilezza, mi permise di accompagnarla in palestra, accennò brevemente ai figli crescono bene, pieni di energia. Non parlò molto di sé, ma non ne aveva bisogno il suo splendore, lautostima incrollabile, quel nuovo fascino irradiante annunciavano la sua trasformazione più forte di qualsiasi parola.
La mia mente tornò a quei giorni bui: come si trascinava per la casa, spezzata dalle notti insonni e dal peso della quotidianità, avvolta in quel maledetto maglione e nella tuta, con quel patetico cocoon come segno di resa. Quanto mi irritava leleganza perduta, la fiamma spenta! Era la stessa donna che avevo abbandonato, e con lei i nostri figli, accecato dal mio egoismo e da una rabbia momentanea.
Salutandomi, esitai a chiedere se potevo chiamarla, confessai di aver capito tutto e implorai una nuova partenza. Lei, però, mi lanciò un sorriso freddo e trionfante, scosse la testa con ferma decisione e rispose:
Troppo tardi per capirlo, amico. Addio!.






