I VOLTI DEL DESTINO

Ciao, Ginevra! Scusa se ti disturbo a questora, ma ho una brutta notizia mia moglie è morta in un incidente Puoi aprire la porta? Lorenzo, ben ubriaco, balbettava le parole.

Mi ha colpito come una botta di vento. Lho comunque fatto entrare, nonostante la nostra lite che durava da un mese. Lorenzo si era presentato alle due di notte con una notizia che aveva trasformato tutte le nostre discussioni in fumo.

Lorenzo, dimmi comè successo. Non stare zitto, gli dissi, già sentendo il peso della sua perdita sulla coscienza. Avevamo avuto una relazione segreta, dopotutto.

Senza dire una parola, Lorenzo mi trascinò sul letto. Non mi opposi; volevo solo calmarlo, accarezzarlo, fargli dimenticare per un attimo. Non era il momento di dirgli quanto fosse un rompiscatole e un egoista.

La notte fu un turbine di sonno interrotto. Al mattino riuscì a svegliarmi con difficoltà.

Ginevra, perché sono qui? Eravamo in guerra, sbuffava Lorenzo, confuso.

Non gli ricordai il motivo della sua visita notturna. Invece, mi limitai a pensare che il suo racconto fosse solo un delirium da ubriaco, cosa che a lui non era estranea. Proprio allora il suo cellulare squillò: Ciliegia. Era il soprannome che usava per la moglie.

Lorenzo rifiutò la chiamata e mi guardò con unespressione di colpa, come se qualcosa gli stesse tornando alla mente.

Sei un idiota! Ieri hai seppellito tua moglie e te ne dimentichi? Non scherzare, vattene! lo cacciai fuori di casa.

Da quel giorno non lo rivedetti più.

Avevo vissuto da sola fin dal ventanni, dopo che i miei genitori se ne erano andati uno dopo laltro. Non mi sbrigai a sposarmi; gli uomini arrivavano come api al miele: avari, generosi, già sposati

Con Lorenzo durai più a lungo di tutti gli altri. Ero davvero innamorata, nonostante sapessi che aveva una famiglia. Capii presto che lui era un attore nato; mentire, inventare tre storie era per lui un gioco da ragazzi. Eppure mi regalava rose lussuose, regali strampalati, notti folli, sempre tenendo a mente la sua Ciliegia. Non mi stupirebbe scoprirne altre amanti; era un vero galantuomo di cuori, non di moglie.

Intanto le mie amiche si sposavano, avevano figli, mentre io continuavo a frequentare Lorenzo, consapevole che non avremmo mai avuto un futuro insieme. Gli litigi aumentavano per nulla e per tutto.

Alla fine Lorenzo pose il punto finale con unultima mossa assurda. Ritornai di nuovo libera, pronta a cercare una felicità sconosciuta.

Fu allora che arrivò Marco. Lavorava in città ma abitava in un paesino. Ci siamo incrociati sul treno regionale: io andavo a trovare zia, lui tornava dal lavoro. Si è seduto accanto a me, abbiamo scambiato numeri. Mi è piaciuto, soprattutto perché non era sposato. Iniziammo a frequentarci.

Se Marco fosse Lorenzo, sarebbe stato il cielo contro la terra. Marco era parsimonioso, poco affettuoso, un po rude, ma io avevo già accettato i suoi difetti, perché a quelletà si accetta tutto. Un giorno mi invitò a casa sua:

Mia madre vuole vederti.

Cosa cè da vedere se sono già incinta? Dovevo preparare il matrimonio, stirare il velo

Arrivammo nella sua casa di campagna. Il tavolo era traboccante di piatti rustici. Io, però, non riuscivo a guardare nulla; mi girava lo stomaco. Stavo per vomitare quando la futura suocera, con sguardo da giudice, ordinò a Marco:

Figlio, porta lospite sulla veranda, mettilo sulla poltrona e torna a tavola.

Marco non mi notò più.

Il giorno dopo Marco mi accompagnò al treno e tornò dalla madre, a cui evidentemente non ero piaciuta. Mi precipitai verso il matrimonio, ma non andò per il verso giusto.

Non riuscii neanche a tornare a casa prima di finire in ospedale: ebbi un aborto. Il medico, vedendo il mio strazio, mi disse:

Non preoccuparti, ragazza. Se è avvenuto un aborto, è meglio così che crescere un bambino malato.

Pensai: Basta, Marco non era il mio destino, anche sua madre ha una vita decente. Accettai la rottura con freddezza, senza rimpianti.

Tra i miei amanti cera anche Andrea, un compagno di classe. Lo corteggiavo da quando eravamo seduti sulla panchina della scuola, sempre tenendolo come opzione di riserva. Mi proponeva il matrimonio, ma io rimanevo muta.

Alla fine Andrea sposò una donna con un figlio, che poi gli diede un altro bambino. Dieci anni dopo, lex compagno di classe si presentò, chiedendomi scusa per essersi sposato in fretta e desiderando divorziare.

Andrea, mi sento intrappolato con la moglie, il carattere suo è insopportabile, i temperamenti non vanno daccordo, mi lamentava, mentre io annuivi, lo accarezzavo, gli davvo conforto. Una volta arrivò radioso come una frittella al sole:

Ginevra, è nato il mio secondo figlio! Congratulazioni!

Congratulazioni! Saluta tua moglie! Via, Andrea, sparisci per sempre! feci a malapena trattenere le lacrime. Quella notte piansi a mo di tempesta sul cuscino.

Al liceo avevo una migliore amica, Rosalba. Tutto le andava a gonfie vele: marito, figlia, benessere. Ammetto che la invidiavo. Il suo marito, Massimo, non mi attirava per nulla, non era il mio tipo. Spesso andavo a trovarla; Massimo non la notava, ignorava.

Un giorno Rosalba, sconvolta, mi confidò:

Ginevra, mi sono innamorata! Ho perso la testa. È sposato, ha due figli.

Dimentica, Rosalba. Perché distruggere la tua famiglia e la sua? Che ti manca, sciocca? Sei felice così. Non ti consiglierei mai di prendere un amante sposato. Lo sai, è solo un pasticcio le dissi, provando a consolarla.

Rosalba pianse a dirotto:

Non posso stare senza Dario, capisci? Mi soffoco, sono pronta a tutto per lui!

Capisco, ma fermati prima che sia troppo tardi. Ti morderai i gomiti, le risposi, ma sembrava non sentirmi.

Dopo quel litigio non ci sentimmo più; Rosalba non mi chiamò né mi invitò a casa.

Un giorno, allimprovviso, Max, lex marito di Rosalba, bussò alla porta:

Ciao, Ginevra. Come stai? Non ti sei ancora sposata?

Ciao. Non cè fretta, il matrimonio arriverà quando sarà il momento. Cosa ti porta qui?

Rosalba mi ha lasciato, sospirò Max.

Mi dispiacque per lui, così parlammo tutta la notte. Alla fine finimmo tra le braccia luno dellaltra. Staremmo insieme per sei mesi, e per me fu la felicità. Come poteva Rosalba rinunciare a un uomo così perfetto? Perché scambiò Max, che lama, per un uomo di zona? Non capisco.

Max però non mi propose di sposarmi; sparì come era comparso. Al lavoro trovò una collega più anziana, con una figlia adolescente, e si sposò con lei. Sono ormai ventanni che vivono come una coppia ufficiale.

Rosalba si sposò con Dario, e dicono che ora vivono una grande storia damore. Io non credo alle fortune ottenute con il furto di sentimenti; due famiglie ne hanno pagato il prezzo.

Non ho più visto la mia vecchia amica da ventanni.

E io? Ho continuato a curare ali spezzate, ferite, cuori caduti. Poi i ragazzi sono volati via verso le loro mogli. Il tempo correva inesorabile.

Come diceva la nonna:

Qualunque ragazza, quando arriva il suo tempo, sfiorirà.

È arrivato anche il mio tempo. I caroselli della vita si sono fermati. I principi non bussano più alla finestra. Ho adottato un gatto di razza, così ho qualcuno a cui parlare e cui badare. Sono una single senza figli. Non è andata come speravo

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