Ti racconto la storia di una ragazza che mi sta davvero a cuore: si chiamava Assunta Pellegrini, nata e cresciuta in un piccolo paese dellUmbria, la maggiore di cinque fratelli e sorelle. Era una ragazza alta e robusta, spalle larghe, gambe lunghe. Da bambina, i ragazzi del posto ogni tanto le affibbiavano qualche soprannome poco carino: la chiamavano Gigantessa, o Montagna, e qualcun altro rideva un po troppo forte. Ma nessuno di quei nomignoli durava: Assunta sapeva difendersi bene.
Crescendo, anche gli altri smussarono i loro modi, imparando ad apprezzarla come unamica leale, pronta sempre a dare una mano, proteggeva chi era più debole che fosse un bambino o una gattina abbandonata e se vedeva uningiustizia, si schierava senza pensarci, sapendo far sentire la sua voce bella forte.
Da figlia maggiore, non riceveva troppe coccole dai genitori: la mamma si chiamava Anna, il papà era Giovanni. Assunta passava tanto tempo a badare ai fratellini, spesso mettendo da parte i suoi stessi desideri. Nonostante tutte le responsabilità, andava bene anche a scuola e qualche volta riusciva pure a uscire con le amiche a prendere il gelato in piazza. Forse le prime parole davvero affettuose dalla mamma le ha sentite a sedici anni, quando il piccolo Nicola, lultimo arrivato, si era ammalato sul serio. Urlava e non dormiva da giorni, si calmò solo tra le braccia di Assunta.
Sei proprio un tesoro, figlia mia, le disse Anna, guardandola con gli occhi stanchi, accarezzandole i capelli chiari e baciandola piano sulla testa.
Vai tu a riposare, mamma, le sussurrò Assunta. Tengo io Nicola in braccio, lo cullerò se si sveglia. È sfinito poverino, e anche tu sei distrutta.
Domani hai scuola, tesoro, mancano pochi giorni agli esami. Meglio che dorma tu, o domani starai a lezione con gli occhi chiusi! ribatté la madre.
Mamma, gli esami li so già. E poi a scuola ci posso anche non andare un giorno. Meglio che ti riposi tu, domattina tocca ancora a te correre dietro a Nicola.
Anna la guardò un momento in silenzio, quasi commossa. Ma che brava ragazza che sei diventata, e quasi quasi non me ne sono accorta. Sempre con la testa nelle faccende di casa, dietro ai piccoli forse ti ho trascurata.
Non dire così, mamma! Non mi sono mai sentita sola. Ho sempre saputo che ci vuoi bene. Sì, sono la più grande e ho avuto più compiti, ma anche più libertà. Ricordi che quando finivo le faccende potevo uscire in cortile, basta che portassi Vera e Saverio con me? E poi i miei amici mi aiutavano sempre!
Così, le due donne continuarono a parlare a voce bassa quella notte, mentre Nicola dormiva pesantemente tra le braccia di Assunta. La madre le confidò che aveva parlato con la professoressa di Assunta, che le aveva detto che la ragazza era bravissima e sempre tra le migliori in classe.
Brava sì, ma sai comè mamma, è pur sempre una scuola di paese. In città le cose cambiano, le richieste sono più alte.
E che ti importa, tu mica resterai sempre in paese?
Appunto, mamma, io voglio continuare a studiare in città. Devo competere anche con quelli che a scuola in città ci vanno da sempre.
Quella notte, pensarono anche al futuro. Zia Tommasa, la sorella della mamma, che viveva a Perugia da tanti anni, aveva invitato Assunta a vivere da lei, almeno per il tempo delluniversità. Tommasa era uneconomista che si era costruita la carriera da sola, non aveva figli e aveva sempre adorato Assunta.
Quando venne il momento, i genitori accettarono di buon grado. Figlia mia, vai e pensa a te stessa un po, la testa ce lhai, fatti valere.
Assunta si diplomò alla grande, entrò subito in università a Perugia, e presto trovò un bel gruppo di amici sia di città che altri fuori sede come lei. In paese le spedivano spesso salsicce, formaggio, uova fresche e conserve dalla campagna. Zia Tommasa si metteva le mani nei capelli per tutto quello che arrivava, ma gli amici di Assunta, quelli che stavano in studentato, erano felicissimi quando lei si presentava con borse piene di delizie: facevano delle vere e proprie cene da re!
Le sue amiche, una dopo laltra, cominciarono a mettersi con qualche ragazzo, qualcuno anche con ragazzi del posto. Assunta rimaneva spesso lunica single, ma la cosa non le pesava troppo era ben voluta da tutti, e non le mancava certo chi le faceva il filo.
Fu quasi alla fine del quarto anno che conobbe Edoardo al classico party universitario. Lincontro fu buffo: Assunta aveva portato due borse cariche di roba da mangiare (pane, prosciutto, crostate), e Yuri, un suo caro amico, le dava una mano.
Ma ce la farai a portarle da sola? scherzò Assunta con lui, sapendo che era il più magrolino del gruppo. Guarda che io sono più forte di te!
Yuri rise: avevano questo gioco tra di loro, a prenderli tutti in giro sulle differenze di altezza e stazza. Quella sera, Yuri le presentò Edoardo: bello, sicuro, sempre vestito allultima moda. Aveva il sorriso facile, sapeva parlare con tutti, e ovviamente piacque anche a lei.
Edoardo iniziò a farsi vedere spesso con loro, complice anche la cucina di Assunta. Tra i due cera unintesa forte, anche se lui non si sbilanciava mai veramente. Ne parlò un giorno anche Yuri: Oh, Edo, ti piace Assunta, si vede. Perché non fai un passo avanti? Tu non hai nessuno, lei neppure!
Ma Edo rispondeva sempre a metà: Sì, è fantastica, ma lei è proprio di paese, capisci?
A parte che basta con sta storia del paese! Le ragazze come Assunta non si trovano mica! Poi si vede che anche a lei piaci.
Lo so Ma lei è talmente genuina Non so se si inserirebbe tra i nostri amici più glam. Dai, ti immagini? Lei con i cappotti larghi della mamma, le borse piene di cibo, mentre le nostre sono tutte skinny jeans, scarpe con il tacco, colazioni con cornetto e cappuccino Mah, forse mi sbaglio io.
Col tempo però, Edoardo non resistette. Cominciarono a vedersi, lui la accompagnava a casa, una sera si baciarono. Però lui si teneva sempre un po indietro, quasi a non voler mostrare a tutti la loro relazione. Assunta non diceva nulla, ma ci restava male. Lei lavrebbe presentato anche subito a zia Tommasa, e poi perché nascondersi dagli amici? Alla fine, comunque, decise di non forzare le cose e non cedere troppo presto: se lui non voleva ufficializzare, niente coccole troppo intime.
Gli amici lo presero un po in giro, ma come puoi immaginare, Edoardo era cotto di Assunta. Lei era un tipo unico, anche a livello pratico: una volta capitò che il fratellino combinò un pasticcio in casa mentre i genitori erano via e ci fu anche da litigare con i vicini. Edoardo era nel panico ma Assunta, tranquilla come sempre, sistemò tutto con le parole giuste, conquistando anche il rispetto del fratellino di lui.
Col tempo, Assunta conquistò anche i suoi genitori; era sempre quella che trovava il modo giusto per aggiustare le cose, con gentilezza e un pizzico di ironia. Alla fine, quando arrivò il momento di laurearsi, zia Tommasa la rassicurò: Resta pure qui a Perugia da me, questa casa è casa tua. E comunque, io ti voglio bene come una figlia, lo sai.
Assunta si commosse, ma capiva che le sarebbe piaciuto costruirsi una vita tutta sua. Alla fine, sarebbe dipeso molto da Edoardo se avesse voluto cominciare davvero qualcosa insieme.
Una sera, parlando davanti a un caffè del Centro, Edoardo le disse finalmente: Ti prego, non tornare in paese. Resta qui, con me
Volentieri ma come sistemiamo la casa, il lavoro?
Ci sono io qui, ti aiuto io… rispose lui, un po incerto.
Assunta sperava in una frase più decisa Ma poi, quella sera, negli occhi di Edoardo ci lesse quello che desiderava: amore vero. Passarono la notte insieme e, la mattina seguente, una telefonata spezzò quellincanto: zia Tommasa era stata male e non ce laveva fatta. Assunta, devastata, ricordava però una cosa con certezza, cera Edoardo: accanto a lei, sempre, in ogni momento difficile.
Con la morte della zia, le venne lasciata la casa; Edoardo si trasferì subito da lei, e pian piano ricominciarono. Lei trovò lavoro in unazienda seria uno stipendio niente male, ben sopra i millecinquecento euro. Da brava donna di campagna, cucinava piatti sostanziosi: polpette, lasagne, minestroni. Quando andavano fuori, Assunta ordinava con passione fagioli con le cotiche, saltimbocca alla romana, roba di ciccia, non certo insalatine o sushi.
Cera solo un piccolo problema: pian piano, Edoardo cominciava a sentire che quella non era più la vita che voleva. Gli mancavano gli amici con cui andare allaperitivo, ascoltare musica indie in qualche locale, cambiare aria. Amava Assunta, per carità, ma la loro vita era fatta di cene in cucina, nulla di più.
Un giorno, rincasando a sorpresa, Assunta sentì Edoardo parlare in cucina con Yuri. E scoprì tutto. Mi sento fuori posto con lei. Non è cattiva, anzi: è affidabile, è vera, mi vuole bene. Ma è troppo campagnola. Porta sempre borse di cibo, veste comoda ma mai alla moda, è una montagna di donna Vorrei uscire con una ragazza sottile, elegante, che mangia uninsalata dietro il banco e non una che cucina a pentoloni
Assunta ebbe la forza di non reagire subito rientrò, raccolse in silenzio le cose di Edoardo, gliele mise davanti: Da oggi questa casa non è più tua.
Lui ci provò a spiegarle, a chiederle scusa, a inventarsi storie. Ma lei ormai aveva deciso. E pianse, eh, quanto pianse. Poi fermamente, mise a posto la casa, la pitturò da sola, si buttò nel lavoro, tornò per un po in paese a respirare laria di casa tra i suoi.
Al rientro a Perugia, Edoardo si fece trovare sotto casa con un fascio di gigli freschi. La supplicò di tornare insieme, dichiarò di non poter vivere senza di lei. Assunta capì che il dolore si era spento: era andata oltre.
Tempo dopo nella sua vita arrivò Michele, un tipo concreto, serio. Con lui è riuscita a costruire una famiglia vera, senza rimpianti. Edoardo tentò ancora messaggi, telefonate, lettere ma Assunta aveva imparato a volersi bene davvero, col sorriso abbracciando la forza che solo una figlia della terra sa portarsi dietro.







