Il vicino adorava ascoltare il rock alle due di notte. Io ho comprato una viola a mio figlio e abbiamo iniziato a esercitarci con le scale musicali esattamente alle otto di mattina, quando il vicino riusciva finalmente ad addormentarsi.
Precisamente alluna e mezza di notte, il soffitto della mia camera da letto prendeva improvvisamente vita, come se avesse voglia di ballare. Iniziava con un rombo cupo, simile a un temporale lontano, poi arrivavano le frequenze basse: i bassi andavano talmente forti che il cristallo nella credenza vibrava nervosamente al ritmo della batteria.
Il mio vicino di sopra si chiamava Fabrizio. Era un patito della musica, che consisteva in un interminabile tour tra la discografia dei Litfiba e dei primi Modà, accompagnato da birra di dubbia provenienza e poca cura per gli orari.
Sono una persona pacifica di natura. Faccio la contabile, cresco da sola mio figlio setteenne Ettore e il mio sogno più grande al mondo è semplicemente dormire bene. Ma quando ti svegli con il sospetto che Piero Pelù stia urlando El Diablo direttamente nellorecchio, il mio spirito zen sparisce in fretta.
La prima volta sono salita da Fabrizio intorno alle due, in vestaglia e pantofole di peluche. Ha aperto la porta un uomo sulla trentina, spettinato e con lo sguardo da bradipo. Dallappartamento arrivava odore di sigarette e del più pesante rock italiano.
Fabrizio, abbi pietà, gli ho detto cercando di restare calma. È notte, io domani devo lavorare e Ettore ha scuola.
Ma dai, ha risposto francamente stupito appoggiandosi alla porta. Non è così forte, ho limpianto buono, i bassi sono morbidi.
La mia lampada si dondola, ribatto io.
Ok, abbasso, mormora lui, e sbatte la porta.
Il silenzio è durato, indovinate, dieci minuti esatti. Poi tutto è ripartito come se niente fosse.
Il giorno dopo ho deciso di agire secondo le regole. Ho chiamato i carabinieri. Sono arrivati dopo unora e mezza quando la maratona musicale era già terminata e Fabrizio russava in pace. I carabinieri hanno solo scrollato le spalle: Rumori non ce ne sono, quindi tutto a posto. Scriva alla polizia municipale.
Il vigile davvero si è fatto vivo, ma solo una settimana dopo.
Ho parlato con lui, mi informa al telefono. Ha promesso di stare più tranquillo, però sappia, le multe sono simboliche, tanto non gliene importa.
E tutto è proseguito. Ogni notte le mie cellule nervose venivano martellate dal solito ritmo: bam-bam-bam. Ho iniziato a prendere la valeriana, mi presentavo al lavoro con la faccia color cenere e odiavo casa mia, Fabrizio e la mia ormai celebre impotenza.
La vendetta è uno strumento musicale
Lidea è arrivata improvvisa, sabato mattina. Ero in cucina, con caffè e occhiaie da panda, guardando gli anelli scuri intorno agli occhi di Ettore. Anche lui non dormiva più.
Mamma, posso imparare a suonare la viola? mi chiede sfogliando qualcosa sul telefono.
Avete mai sentito una viola suonata da un principiante? Non è musica. È il suono che inspiegabilmente ti fa desiderare la fuga immediata: stridore ad altissima frequenza, luniverso che si strappa.
Certo, Ettore, ho detto, sorridendo per la prima volta in mese con il sorriso di una leonessa. E compreremo uno strumento bello.
Siamo andati al negozio di musica quel giorno stesso. Il commesso, signore distinto e anziano, ci ha aiutato a scegliere una quartina.
Il ragazzo ha orecchio? ha chiesto.
Ha motivazione, ho risposto io.
Nel frattempo, ho studiato il Regolamento regionale sul silenzio. Nei giorni feriali si poteva fare rumore dalle otto, nei festivi un po più tardi.
Fabrizio di solito si addormentava intorno alle quattro del mattino. Alle otto dormiva invece come un sasso.
Lunedì, ore 8. Io ed Ettore in mezzo alla stanza.
Vai, Ettore, scala di do maggiore. Forte. Con sentimento.
Quello che è seguito non si può descrivere. Il suono era simile a un gatto chiuso nella lavatrice, combinato con graffi di tacco sul vetro. La viola, libera e potente, trasmetteva direttamente dal pavimento al soffitto, come una radio codificata per il vicino.
Dopo dieci minuti qualcosa è caduto rumorosamente dal piano di sopra probabilmente Fabrizio stesso. Cinque minuti dopo, qualcuno ha iniziato a picchiare la batteria. Noi? Avanti, il regolamento era dalla nostra parte.
Alle 8:20 suona il campanello. Apro la porta. Sul pianerottolo cè Fabrizio, in canottiera e boxer, occhi rossi e faccia da naufrago.
Ma che state combinando?! grugnisce. Alle otto, la gente dorme!
Buongiorno, Fabrizio! ho risposto allegra. Proviamo. Ettore ha talento. Il maestro ha detto ogni giorno prima di scuola. Almeno unora.
Ma siete impazziti? Ho mal di testa!
Strano, ho detto io sorpresa. Non è così forte. A proposito, come ti è sembrato El Diablo stanotte? Mi sembrava che i bassi fossero un po molli.
Lui mi guarda, poi guarda Ettore, che nella sua piccola veste da artista regge viola e archetto come un gladiatore.
Lo fate apposta?
È arte, Fabrizio. E larte richiede sacrifici.
La pace attraverso la musica
Abbiamo suonato per una settimana, ogni mattina, alle otto in punto. Già dal terzo giorno, i concerti notturni sopra sono cessati Fabrizio sperava che il silenzio mattutino portasse al silenzio anche da parte nostra. Ma la formazione artistica, come si sa, non si interrompe.
Venerdì sera, scende lui. Sobrio, in jeans e maglietta.
Sentimi, esclama esausto. Facciamo un patto. Non ce la faccio più. Quel suono mi risuona in testa anche di giorno.
Ascolto attentamente, gli dico trascinandolo in cucina.
Metto foglio e penna sul tavolo.
Semplice: silenzio totale dopo le 22:00.
E se ho ospiti? tenta di barattare.
E se Ettore ha lispirazione alle sette la domenica mattina? rispondo serenamente.
Fabrizio rabbrividisce.
Ok, dopo le dieci silenzio. Affare fatto. La viola la vendete?
No, ho risposto. La tengo. È la garanzia. Rimarrà sopra larmadio, pronta e carica.
Abbiamo firmato il patto del silenzio improvvisato. Funziona da sei mesi. Ettore ha già abbandonato la viola ora ha scoperto gli scacchi.
Il palazzo è tornato silenzioso. Ogni tanto io e Fabrizio ci salutiamo allascensore. Lui guarda mio figlio con rispetto misto a terrore, me con autentica stima. Ha capito che una donna contabile tranquilla con un figlio educato può essere più spaventosa di qualsiasi rocker ribelle italiano.





